Salute e stili di vita sono argomenti ai quali il Vulcanico intende dedicare attenzione e spazio.

E cominciamo con il dettagliato resoconto dell’interessante incontro, che si è svolto alla fine della settimana scorsa all’Hotel Nettuno a Catania Catania, dedicato alla presentazione articolata del Piano della Prevenzione in Sicilia.

Sfrutteremo in pieno l’ampio e chiaro materiale informativo messo a disposizione dall’Ufficio Stampa dell’agenzia New Service (che ha curato la comunicazione dell’iniziativa), per il quale ringraziamo la collega Monica Adorno. Divideremo il resoconto in tre parti, con vari approfondimenti. Cominceremo con alimentazione e obesità.

1- Introduzione

Prevenzione per trasmettere alla popolazione i migliori stili di vita. “Questo è il primo obiettivo – ha dichiarato Salvatore Requirez, Coordinatore del Piano della Prevenzione in Sicilia a margine dell’incontro organizzato dall’Assessorato regionale alla Sanità e dall’Asp di Catania – e si affianca a quello di ritardare l’insorgenza delle malattie cronico-degenerative. Un aspetto non secondario se si pensa che le malattie croniche (cardiovascolari, polmonari o tumorali in genere) sono quelle che si appropriano, consumandole, del 75% delle risorse del sistema sanitario pubblico destinato all’assistenza ospedaliera e ambulatoriale. L’obiettivo è quello di intervenire sulla prevenzione di patologie i cui fattori di rischio sono il fumo, l’alimentazione, la ridotta attività fisica, l’abuso di sostanze. Cinque punti che ormai, con evidenza scientifica assodata da parecchi anni, costituiscono fattori rimovibili che hanno maggiore efficacia una volta contrastati. Il rispetto della salute è il futuro della sanità moderna”.

Una importante “occasione di confronto tra tutti gli operatori della Prevenzione impegnati nell’ambito di una multidisciplinarietà professionale e di approfondimento – ha commentato l’ing. Antonio Leonardi, responsabile scientifico dell’iniziativa- di tutte le tematiche della prevenzione: dalla salute e sicurezza sul lavoro alla sicurezza alimentare, dalla veterinaria agli screening, dai vaccini alla sicurezza ambientale”.

Progetti dedicati a tutti i livelli scolastici, dalle scuole dell’infanzia ai licei per rimettere al giusto posto l’importanza della dieta mediterranea e ridurre le percentuali di persone in sovrappeso o obesi che incidono sulla spesa sanitaria per 23 miliardi l’anno solo per le spese dirette. E non solo. Ridurre l’uso di sostanze, evitare atti di bullismo e contrastare le patologie legale al gioco d’azzardo. Abbassare il numero degli incidenti stradali mortali dovuti al precoce consumo di alcool. Aumentare le percentuali di vaccinazioni per morbillo e rosolia. “In Italia la copertura per queste due malattie è dell’85%, un valore alto ma insufficiente – sottolinea Mario Cuccia, direttore Servizio Epidemiologia Asp Catania – visto che il morbillo è molto contagioso. E tanto più è contagiosa una patologia, più ha bisogno di coperture elevate. Va scongiurata una prossima significativa epidemia di morbillo con caratteristiche diverse dal passato e con un numero di casi non trascurabile”.

Accanto ai giovani va tutelata la salute dei più grandi tramite gli screening che consentono ottimi risultati a fronte di esami non invasivi. “Ci sono alcuni tumori che hanno una finestra terapeutica significativa: mammella, collo dell’utero e colon. Una diagnosi precoce – sottolinea Giovanni Magrì, dirigente di 2° livello Asp Catania – è funzionale alla guarigione della malattia. In più può essere utilizzata una metodica semplice, non invasiva e che ha una significativa riduzione della mortalità”.

2 – Alimentazione – Il Sale

Piramide del sale
Piramide del sale

In Sicilia la prima causa di morte è data dalle malattie cardiovascolari, e su tale patologia influiscono notevolmente anche abitudini alimentari non salutari; in particolare gioca un ruolo molto importante l’uso (o abuso) del banalissimo sale da cucina. Questo è il motivo per cui il Dipartimento alla Salute, regionale e provinciale, lavora moltissimo sulla sana alimentazione Sarebbe sufficiente far comprendere a ogni singolo individuo quale importanza ha, sul reale stato di salute, ridurre il consumo quotidiano di sale.

Nella realtà ci sono due aspetti. Il primo riguarda il sale che utilizziamo nelle nostre case mentre cuciniamo. In questo caso il consiglio che si dà è di ridurlo avendo presente che in Italia viene utilizzato il doppio del sale consigliato. Il secondo aspetto è forse il più importante è fa comprendere qual è la presenza del sale nascosto. Esistono alcuni alimenti, che noi acquistiamo già pronti, dove c’è un quantitativo di sale che noi, consumatori abituali, non immaginiamo.

Ecco perché se si limita il sale nella pasta o nell’insalata ma si continuano a consumare crackers, olive, formaggi o salumi sto apportando un carico di sale notevole. Imparare a fare attenzione al sale nascosto migliora la qualità della vita. Per questo può essere d’aiuto un’immagine realizzata, a livello mondiale, dalla Campagna Wash che ogni anno organizza una settimana di sensibilizzazione. Nell’immagine, realizzata sotto forma di piramide, vengono indicati gli alimenti con il più alto contenuto di sale. Giusto per fare un esempio, anche il crackers “non salato in superficie”, al suo interno può contenere un quantitativo di sale anche elevato. Fare attenzione a ciò che acquistiamo e imparare a leggere le etichette quando facciamo la spesa può regalare salute.

3 -Obesità

Ogni malattia comporta effetti negativi non solo su chi ne soffre, ma anche sui familiari e sulla collettività. L’obesità, in particolare, ha un impatto forte sulla società e ha un’incidenza economica che deriva dai costi dei sistemi sanitari, dall’assenza nel lavoro, dalla ridotta performance lavorativa e dal pensionamento anticipato. Il costo sociale dell’obesità è enorme. In alcuni Paesi europei raggiunge l’1% del P.I.L e rappresenta il 6% della spesa sanitaria diretta. In Francia ammonta al 2% della spesa sanitaria totale, mentre in Olanda si attesta intorno al 3-4%.

Obesità 1
Obesità

IN ITALIA

In Italia vivono 4.898.496 adulti obesi (prevalenza = 9,9%) e 16.000.000 in sovrappeso, con un costo sociale annuo del 6,7% della spesa sanitaria pubblica. Una persona obesa costa al sistema sanitario fino al 51% in più rispetto a una persona normopeso. I costi indiretti (dovuti alle morti premature, al calo della produttività lavorativa e ai relativi guadagni) sono doppi rispetto a quelli diretti.

In Italia nel 2014 il 46% era in sovrappeso di cui il 23% obesi i quali, direttamente o indirettamente, hanno consumato il 3% del P.I.L..

I costi sanitari diretti dell’obesità sono di circa 23 mld di euro l’anno. Si stima che più del 60% sia stata impiegata per i ricoveri ospedalieri. Una persona in sovrappeso aumenta il rischio di decesso di circa il 30% per ogni 15 kg di peso corporeo aggiuntivo. Tra i costi non quantificabili facilmente vanno calcolati quelli intangibili: minor rendimento scolastico, discriminazione lavorativa, problemi psicosociali e scarsa qualità della vita. Fino a pochi decenni fa l’obesità in Italia era quasi inesistente. Negli ultimi anni però abbiamo subito importanti cambiamenti negli stili di vita e nei cibi consumati che sono, adesso, più calorici e trattati. Inoltre si stima che circa il 50% degli adolescenti obesi (con indici di massa corporea pari o superiore al 95° percentile) tende a diventare un adulto obeso.

LO STUDIO

L’Università di Tor Vergata ha analizzato il ruolo dell’istruzione nella rilevazione dell’Indice di Massa Corporea (BMI) e negli stili di vita salutari, che includono dieta equilibrata e attività fisica. Dall’analisi emerge che più alto è il grado d’istruzione, più si riduce l’indice di massa corporea, diminuisce il consumo calorico e aumenta il dispendio. Lo studio mostra come l’istruzione sia più benefica per gli uomini in termini di ridotto consumo calorico, mentre per le donne lo è in termini di attività fisica.

INCIDENZE ECONOMICHE

Durante le crisi economiche il prezzo per kilocaloria scende in relazione all’aumento della densità calorica dei cibi consumati e contemporaneamente diminuisce il consumo di frutta e verdura (secondo l’OECD – l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico – dal 2008 in Italia e in altri paesi colpiti dalla crisi questo fenomeno è stato molto marcato).

DISPOSITIVI

Regolamentazione degli spot pubblicitari, tasse su bollicine, etichette sulle confezioni sono alcune delle misure di policy. Accanto a queste però è fondamentale attivare la domanda e l’offerta di stili di vita salutari attraverso una seria guida alla sana alimentazione, il sostegno ai gruppi svantaggiati, la promozione di attività fisica. Ma soprattutto è necessario investire in istruzione e in formazione.

Nonna e bimba in cucina
Nonna e bimba in cucina

Fonte: Il Programma F.E.D. Aspetti di economia sanitaria – dott. Salvatore Requirez Capo Servizio Promozione della Salute Dipartimento Attività Sanitarie Assessorato Regionale alla Salute

Nela prossima puntata, gli approfondimenti su incidenti stradali e incidenti sul lavoro

 

Gaetano Perricone

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