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di Gaetano Perricone

Buonasera, caro Marco Neri. Mi piacerebbe molto un tuo autorevole articolo sul Vulcanico che spieghi, in modo chiaro e semplice, ai lettori del mio blog se è vero che si prepara una grande eruzione. Sarebbe cosa buona e giusta, visto si vedono sul web parecchi articoli con valutazioni di esperti che vanno in questa direzione.

Scrivo così, su Messenger, al Primo Ricercatore dell’INGV Osservatorio Etneo, eccellente studioso e autorevolissimo divulgatore dell’attività del più alto Vulcano attivo del Continente, Patrimonio Mondiale dell’Umanità. E caro amico, sempre disponibile a offrirci tempestivamente le sue brillanti spiegazioni e opinioni. La risposta di Marco Neri non si fa attendere.

Marco Neri. “Buonasera Gaetano, è sempre un piacere sentirti, anche se solo attraverso mezzi virtuali. Sono di turno in sala operativa fino a mezzanotte, e dopo una giornata di lavoro iniziata molto presto non so se avrò la forza di scrivere qualcosa di pubblicabile. In ogni caso, voglio scriverti ugualmente qui qualcosa, Come in una chiacchierata tra amici, quali siamo”
 Certo, facciamo così, va benissimo. In modo semplice e di getto. E’ anche più bello e interessante per chi legge. Puoi dirci qualcosa, di nuovo e aggiornato, su questa insistente ipotesi della imminente, grande eruzione dell’Etna ?
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M. N. “Con l’Etna si rischia di essere banali e ripetitivi. Banali quando si afferma che l’Etna “si ricarica” (manco fosse una molla o una cisterna) e ripetitivi quando si dice che sta per arrivare una nuova eruzione. Possono essere vere entrambi le affermazioni, ma a me suonano come quelle frasi che si dicono quando non si sa cosa altro dire. Perché in fondo è così che stanno le cose. Ci sono precursori che arrivano settimane o mesi prima, ma non ti dicono esattamente quando si passerà alla fase successiva e le attività di questi giorni sono, appunto, di questo tipo. Poi ci sono altri tipi di precursori, sismici, geochimici e deformativi, più definiti e “numerici”, che quando arrivano non puoi avere dubbi di sorta, perché l’eruzione arriva davvero, ma si tratta di precursori che ti allertano solo poche ore prima. E di questo tipo di precursori, per adesso, non se ne sono ancora visti”
 Questo per ciò che riguarda i segnali di una nuova e imminente attività. Relativamente alle “dimensioni” di una eventuale, nuova attività, cosa ci puoi dire ?
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M.N.  “Riguardo alla “grandezza” dell’eruzione prossima ventura, possiamo solo fare delle supposizioni più qualitative che quantitative. Per esempio, sappiamo che il vulcano alterna fasi eruttive “sommitali”, quelle che avvengono da uno dei crateri sommitali, e fasi in cui si aprono bocche laterali, sui fianchi dell’apparato. Ognuna di queste fasi dura tra i 10 ed i 20 anni circa, ma basarsi su questo tipo di cicli porta facilmente in errore, a causa dell’elevata approssimazione insita nel suo calcolo. Potremmo rifarci ai volumi eruttati nel tempo. In questo caso possiamo fidarci sul fatto che l’Etna produce mediamente un determinato tasso eruttivo abbastanza costante nel lungo termine. Secondo questa ipotesi, guardando ai volumi eruttati negli ultimi anni, non dovremmo aspettarci eruzioni enormi nell’immediato futuro. Ma anche qui, andiamo su approssimazioni grossolane.  Le deformazioni dell’apparato possono essere un buon precursore riguardo i volumi in risalita dal mantello verso la superficie, soprattutto quando il magma arriva negli ultimi chilometri superficiali di crosta. Stiamo ancora aspettando di vedere grandi deformazioni, quindi per adesso la grande eruzione non sembra essere proprio imminente. I precursori geochimici ci danno altre importanti informazioni, soprattutto quelli derivati dall’analisi del pennacchio gassoso che il vulcano emette ogni giorno. Ma per adesso siamo ancora in quantità e concentrazioni che non fanno presumere enormi eruzioni imminenti”.
 Come sempre e com’è giusto, è dunque un po’ azzardato lanciarsi in previsioni che possono allarmare le comunità che vivono alle pendici del Vulcano ?
 M.N. “Al tirar delle somme, insomma, stiamo ancora aspettando di vedere qualcosa di più chiaro e netto, prima di potere affermare che la “grande eruzione” è in arrivo. Ecco perché è un po’ banale e ripetitivo parlare dell’Etna, adesso. Per adesso, godiamoci lo spettacolo di queste attività microscopiche ugualmente belle a vedersi, da lontano e tra le nuvole di questo autunno stranamente poco freddo. Ci sarà tempo per godere di ben altre attività, che quando arriveranno, vedrai, saranno ben “annunciate”. E speriamo che siano solo belle a vedersi”.
 
 Grazie Marco Neri. Forte, chiaro e incisivo. Completo. Semplice e diretto, come sempre.
Finisce in bellezza questo illuminante dialogo, questa “chiacchierata tra amici e tra appassionati di vulcani”, come la definisce il vulcanologo dell’INGV.  In realtà è stata (per me) un’appassionante intervista e per chi legge una gran bella lezione, di consistente spessore scientifico ma di altrettanta efficacia divulgativa, su segnali e precursori di una nuova attività eruttiva. Su quello che può accadere e che possiamo aspettarci. Con la certezza di un monitoraggio formidabile, il migliore al mondo, ma anche con la consapevolezza della meravigliosa imprevedibilità della Natura.
Grazie Marco, ottimo lavoro.
Con il titolo: Marco Neri nella sala operativa dell’INGV Osservatorio Etneo, in Piazza Roma a Catania

Gaetano Perricone

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