di Sara La Rosa

Doveva essere una domenica come tante altre: riordinare la casa, una passeggiata, due chiacchiere con gli amici.

Mi è toccato riordinare i pensieri invece, tanti, che mi affollavano la mente dopo la tragica notizia dell’ennesimo terremoto che stavolta ha colpito Norcia.

Norcia…era il 2000 quando mi hai accolto per un evento importante, il primo Forum Europeo dei Giovani dei Parchi. Una settimana dedicata allo scambio delle migliori esperienze (non le best practice, le esperienze! …) tra giovani professionisti giunti a Norcia da tutta Europa. Un luogo magico, immerso nella natura e nell’incanto, protetto dal Parco dei Monti Sibillini, dove cultura e tradizione si intrecciano e dove ho trascorso un periodo davvero significativo per la mia crescita professionale.

Non ho mai dimenticato l’accoglienza della “gente del Parco”, le escursioni tra i canti di quella terra e le leggende che aleggiavano in ogni angolo: la Sibilla, che manda le sue ancelle tra il popolo ad insegnare l’antica arte della tessitura o il lupo, animale presente sul territorio e a cui sono dedicate filastrocche, canzoni che abbiamo cantato insieme, in una notte fatata alla scoperta di un centro storico tutto per noi, tra magia e tradizione. Quelle stesse tradizioni che hanno fatto unica la gastronomia locale: il termine “norcineria” vi ha reso riconoscibili in tutto il mondo, come il vostro tartufo e le lenticchie di Castelluccio di Norcia.

Ricordo ancora la mia meraviglia una sera a tavola, quando con tantissimi colleghi, è stata servita una zuppa di lenticchie: con tanti ospiti, un piatto così umile.ma era “locale” ed era quello il messaggio che doveva passare. Quello di salvaguardare luoghi e tradizioni. La Piana di Norcia è uno spettacolo di colori per la sua fioritura, al pari della Basilica di S.Benedetto. Che non c’è più, perché è crollata l’ultima domenica di ottobre di questo tragico 2016.

Quando dovevamo preoccuparci di mettere indietro le lancette degli orologi. E invece siamo andati indietro di più, molto di più.

Perché la nostra Terra si ribella e ancora non l’abbiamo capito.

Perché non abbiamo saputo programmare interventi e strategie di prevenzione efficaci, ahimè costose ed i cui effetti sarebbero visibili solo in caso di disastri e comunque nel lungo periodo. L’uomo è in buona parte causa di fenomeni sempre più frequenti di dissesti idrogeologici e di inquinamento. Come se i danni ricadessero sugli “altri” e non sull’intera comunità.

Come se dovesse capitare sempre agli altri, riuscendo a sorvolare il problema perché lo abbiamo semplicemente “spostato”. Qui è la Terra che si sposta: da noi, che non riusciamo ad amarla per quanto merita e a difenderla dagli assalti del nemico. L’Uomo.

Non abbiamo messo in sicurezza i nostri centri storici ed il nostro patrimonio edilizio, le scuole dove quotidianamente mandiamo i nostri figli: abbiamo conoscenze sempre maggiori e strumenti pressoché illimitati, ma qualcosa ci frena.

Spostare il problema dalla fase della ricostruzione a quello della prevenzione è davvero opera ardua: la nostra Terra è troppo fragile e la responsabilità di questa gracilità è la nostra che abbiamo costruito laddove non si poteva, privilegiando il cemento ad alberi e fiumi.

Sara La Rosa
Sara La Rosa
Norcia, prodotti tipici
Norcia, prodotti tipici

Bisogna cominciare a farlo e da subito, senza aspettare il prossimo terremoto. Gli accorgimenti antisismici devono essere adottati prima, non dopo in fase di ricostruzione, quando il danno è già avvenuto.

 

 

 

 

 

 

 

Gaetano Perricone

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