ANTONELLA
di Antonella De Francesco
 Dogman può definirsi, a mio modesto parere, uno dei migliori film di Matteo Garrone. Cucito addosso al protagonista, Marcello Fonte, un attore non professionista che si è aggiudicato la Palma d’oro al festival di Cannes, proprio per questa insuperabile interpretazione.
Il regista, che parte spesso dagli attori per costruire i suoi film, non avrebbe potuto scegliere un uomo migliore di Marcello per interpretare l’eroe del suo viaggio senza ritorno nella disperazione e nella tenerezza.

 Lui, un calabrese di provincia, il disagio, gli stenti, le sconfitte e il desiderio di dare e ricevere affetto, se li porta addosso, tra le pieghe del sorriso, nello sguardo trasognato proprio di chi vuole cambiare vita, nella magrezza asciutta di chi non ha mangiato mai abbastanza, in quelle sue spalle un po’ ricurve per il peso di anni difficili.

Marcello Fonte vincitore a Cannes
Marcello Fonte vincitore a Cannes
 Il film si muove, come spesso nei film di Garrone, in ambienti ai margini della società, una specie di far west dei giorni nostri, un microcosmo suburbano dove la violenza la fa da padrona, con una storia che, prendendo spunto da un fatto di cronaca, l’assassinio del Canaro della Magliana, diventa qualcosa di più, assumendo una connotazione assolutamente universale senza tempo e senza luogo come gli istinti dell’uomo.
Non è facile filmare con tale maestria la paura, con una cinepresa a camera fissa che non lascia scampo a nessuno: buoni e cattivi, perché nessuno lo è veramente del tutto, neanche gli animali, come mostra in modo eloquente la scena iniziale del film. Lo sgomento dei cani da lui accuditi, che osservano la ferocia degli uomini, raggiunge livelli elevatissimi di lirismo senza bisogno di parole.
 Per tutto il film non puoi fare a meno di seguire con benevolenza quest’uomo piccolo e innocente, scongiurando il peggio per lui. Con lui senti crescere la rabbia e la vergogna, il senso d’impotenza, il desiderio di riscatto. Con lui provi gli istinti più bassi e i sentimenti più nobili, ne condividi leggerezza e patimenti. Sei lì quando tiene per mano l’amata figlioletta, il suo bene più prezioso; sei lì sino alla fine e con lui ti porti a casa il sapore amaro della sconfitta. Perché il desiderio di riscatto e la vendetta consumata non restituiscono nulla ma ci hanno tolto tutto, snaturando il senso di tutte le nostre azioni, spingendoci fin dove mai saremmo voluti arrivare .
locandina DOGMAN
 Lì, in quell’area abbandonata, tra le pozzanghere paludose, sotto la pioggia sporca che non lava le coscienze, dove i bambini non hanno forse mai giocato, un uomo solo e vinto porta dentro l’arena il suo trofeo e, come un gatto fedele che ha catturato il topo nel giardino di casa, cerca lo sguardo grato di chi vive con lui.
 Ma non trattandosi di una favola a lieto fine, non trova nessuno a rendergli onori, non ritrova più la benevolenza della sua piccola comunità dalla quale non può fuggire e capisce di aver perso davvero tutto.
Da vedere assolutamente !
 

Antonella De Francesco

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