MARCO NERIdi Marco Neri *

La nostra terra è bellissima e non parlo in generale. Mi riferisco proprio alla Sicilia ed in particolare a quello spicchio d’Isola, tra Sole e mare, che esibisce l’Etna, a cui tutti apparteniamo più di quanto possiamo immaginare ed ammettere. I paragoni si sprecano nella sua descrizione. Ora l’Etna è “maschio” perché è un vulcano, ora è “femmina” perché percepita più come madre, o come donna attraente e dall’umore volubile. In ogni caso, non appena il cielo si scrolla le nubi di dosso, questa enorme montagna  diventa visibile da centinaia di chilometri di distanza, attirando invariabilmente la nostra attenzione. Ed allora, ecco che la vediamo immediatamente ritratta da tutti i lati ed angolazioni possibili, ammirata e disseminata attraverso i social network attraverso un rito di partecipazione collettiva planetaria,  che per alcuni è diventato urgente come fosse un certificato di esistenza in vita.

Eppure, nonostante l’enorme sovraesposizione mediatica che caratterizza questo vulcano, soprattutto quando entra in attività, gli scatti che la ritraggono non risultano quasi mai banali o scontati. Perché l’Etna è una montagna “viva”, che si trasforma ed “invecchia” insieme a noi, dandoci la possibilità di afferrare meglio il trascorrere del tempo e forse anche di intuire il senso che si cela dietro questo continuo divenire. Perché l’Etna, a pensarci bene, è un vulcano giovanissimo: è nato “soltanto” mezzo milione di anni fa,  e quasi certamente continuerà ad esistere anche quando l’umanità  sarà scomparsa dalla faccia di questa Terra. Insomma, l’Etna ci sopravvivrà, continuando a dispensare le sue meraviglie ad altre forme di vita che verranno dopo di noi, forse provenienti da mondi tanto lontani da non saperli neanche immaginare.

Ecco, allora, che l’Etna diventa non solo un vulcano attivo, ma anche un compagno di viaggio, seppure temporaneo. Un compagno con il quale è quasi sempre assai piacevole condividere il proprio tempo. Ci offre terra fertile da coltivare, nuova aria da respirare e tanto materiale per indagare come funziona quel fantastico meccanismo che, attraverso i vulcani, porta in superficie segreti celati a decine di chilometri di profondità. E potrei andare ancora molto oltre con questo elenco. Ma tra le mille cose che l’Etna elargisce, ce n’è una che, a mio avviso, è più alla portata di tutti: la Bellezza. Perché l’Etna è un bellissimo modello estetico di Natura in formazione, soggetto ideale per chi ama la fotografia naturalistica.

IDDA A MUNTAGNA

La traduzione di questa predisposizione estetica naturale si concretizzerà, il prossimo 16 Dicembre 2017, nella seconda edizione della collettiva fotografica “IDDA” a Muntagna. Un evento organizzato da Alfio Landro e Gianni Pennisi presso il Casale Papandrea di Fiumefreddo, con la collaborazione di Maria Azzia (Assessore agli Eventi del Comune di Fiumefreddo) e dell’artista fiumefreddese Michele Patanè. Anche in questa seconda edizione sono molti i partecipanti, per lo più fotografi per passione, che hanno presentato i loro scatti, dimostrando di sapere osservare in profondità e con estrema sensibilità il sempre sorprendente mondo etneo che ci circonda.

Nel corso della serata ci sarà anche spazio per una conferenza che coniugherà l’estetica fotografica con la consapevolezza che deriva dalle moderne conoscenze scientifiche sui fenomeni naturali che caratterizzano la nostra terra. Perché l’Etna non è soltanto un vulcano bello, buono e piacevole con cui convivere. E’ anche un vulcano tra i più attivi della Terra, che tanto regala, ma che a volte chiede e riprende. E lo fa attraverso colate laviche che radono al suolo ogni cosa si trovi sul loro percorso, terremoti a volte devastanti, maremoti potenzialmente molto pericolosi. Un rovescio della medaglia inevitabile, ma che sarà raccontato con parole accessibili e con l’intento di informare, non terrorizzare. Perché mai come in questo caso, essere informati può significare salvezza di vite umane e salvaguardia dei beni materiali.

*Primo Ricercatore INGV Osservatorio Etneo

Con il titolo: attività eruttiva del Cratere Voragine, 4 dicembre 2015. Foto di Gianni Pennisi.