di Gaetano Perricone

ECCOMI-QUA-237x300Per Il Vulcanico il 2017 comincia davvero alla grande: sarà per me un onore e un privilegio, lunedì prossimo 9 gennaio alle ore 10 nella Sala Conferenze del Centro Direzionale Città Metropolitana di Catania (Via Nuovaluce 67, Tremestieri Etneo), coordinare la conferenza stampa di presentazione della III edizione, relativa all’anno scolastico 2016-2017, della splendida manifestazione “Storie sotto il vulcano. I ragazzi raccontano”, concorso letterario indetto da Giuseppe Maimone Editore di racconti, disegni, fotografie e fumetti inediti realizzati dalle studentesse e dagli studenti delle scuole secondarie di 1° e 2°grado dell’area etnea.

Dopo il crescente successo delle prime due edizioni, che hanno visto l’entusiastico coinvolgimento di migliaia di ragazzi delle scuole del territorio con i loro insegnanti e di parecchie amministrazioni pubbliche, per “Storie sotto il vulcano” – che esalta al massimo la creatività dei giovani partecipanti, il loro amore per la scrittura e la lettura, il legame con l’Etna Patrimonio dell’Umanità e con la natura, ma anche con le comunità di origine – si profila un’ulteriore crescita di adesioni e di penetrazione nel mondo scolastico e di interesse da parte delle istituzioni e della società civile.

Va ricordato che il progetto è svolto con il patrocinio e il partenariato di: Città Metropolitana di Catania; Assessorato Regionale Territorio e Ambiente; Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo, Ferrovia Circumetnea, Parco dell’Etna, SAC e i Comuni dell’area etnea: Aci Sant’Antonio / Adrano / Belpasso / Biancavilla / Bronte / Calatabiano / Castiglione di Sicilia / Giarre / Gravina / Linguaglossa / Maniace / Mascali / Mascalucia / Milo / Misterbianco / Nicolosi / Paternò / Pedara / Piedimonte Etneo / Randazzo / San Giovanni la Punta / San Gregorio di Catania / Sant’Agata li Battiati / Sant’Alfio / Santa Maria di Licodia / Santa Venerina / Trecastagni / Valverde. Premi offerti da
Trony Gruppo Papino.

Per illustrare nel modo più chiaro la filosofia e gli obiettivi della manifestazione, ecco una riflessione di Monica Maimone, che della complessa organizzazione di  “Storie sotto il Vulcano” è la responsabile ma soprattutto la vera “anima” e che ringrazio di cuore per avermi coinvolto per presentare l’incontro di lunedì prossimo.

I bei posti producono bei pensieri …

di Monica Maimone

Monica e Giuseppe Maimone nell'edizione 2016
Monica e Giuseppe Maimone nell’edizione 2016

La dilagante globalizzazione e omologazione in atto, sta determinando, con velocità esponenziale, la perdita delle radici culturali delle nostre comunità locali. Alla scopo di recuperare e mantenere tale legame e preso atto del grande successo riscontrato nella prima e seconda edizione (oltre 2.500 partecipanti), la Giuseppe Maimone Editore indìce la terza edizione del concorso letterario “Storie Sotto il Vulcano. I ragazzi raccontano”, a sostegno delle comunità scolastiche e attraverso il coinvolgimento diretto delle studentesse e degli studenti.

Il territorio etneo, che si caratterizza per una elevata valenza ambientale, paesaggistica e storico-culturale (Etna patrimonio dell’UNESCO), sarà anche quest’anno oggetto di riflessione per i ragazzi, rafforzando, ancora una volta, la conoscenza e lo spirito di appartenenza al territorio.

Il concorso e le tematiche collegate, infatti, si prefiggono di coinvolgere e inserire sempre più i giovani all’interno del tessuto sociale che viene visto non solo come un luogo dove si progettano infrastrutture materiali (edifici, strade, ferrovie, porti, aeroporti, ecc.), ma anche come un luogo dove si forma una comunità che si identifica in una storia umana condivisa, in grado di dare senso alla propria vita e, forte della propria identità, capace di aprirsi all’accoglienza.

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L’identità territoriale fra i giovani può realizzarsi e rafforzarsi se nasce prima nella immaginazione, nelle esperienze e nelle emozioni che i giovani sapranno vivere nel loro territorio e grazie alla necessità di rappresentarle e condividerle attraverso il mistero della scrittura e della produzione artistica.

In considerazione del forte impegno mostrato sia dai docenti che dagli studenti e dell’alto livello dei racconti, saggi, disegni e fumetti pubblicati nella IIa edizione, al fine di costituire ulteriore stimolo in termini di ricaduta emulativa e uno sprone a partecipare alla IIIa edizione del Concorso, riteniamo importante e formativo offrire agli studenti una dotazione delle pubblicazioni dei volumi, cofanetti di cartoline, fumetti Storie Sotto il Vulcano IIa edizione. La dotazione sarà a cura dei Comuni e degli Enti partner.

Storie sotto il Vulcano vuole contribuire a saldare il ruolo didattico svolto dalle scuole con lo stimolante compito di favorire la lettura, la scrittura e la produzione artistica, attraverso esperienze concrete in grado di ri-scoprire e ri-valorizzare le millenarie radici culturali della nostra terra, dove storia, leggenda e mito costituiscono l’humus indispensabile in grado di alimentare la creatività dei nostri giovani.

Un'immagine della giornata in littoria di Storie sotto il Vulcano 2016
Qui e sopra, immagini della giornata in littorina di Storie sotto il Vulcano 2016

E’ certamente condivisibile, nel generale disorientamento attraversato dalla nostra società, il convincimento che la crisi attuale, prima di essere economica, è principalmente, crisi etica e culturale. Un forte antidoto a tale deriva, è costituito dal riconoscere le vere priorità sulle quali investire le poche risorse disponibili. In tale contesto la strada da seguire e indubbiamente quella di investire nella più grande e inesauribile risorsa di cui dispone il nostro paese: la preparazione e la creatività dei nostri giovani.

Siamo certi che lavorando alla costruzione di una rete tra le diverse realtà scolastiche e territoriali, grazie anche ai numerosi eventi extracurriculari proposti quest’anno ai giovani, e ai numerosi progetti didattici richiesti dalle scuole e accolti nell’ambito del progetto, si determinerà, tra tutti i soggetti coinvolti (giovani, istituzioni scolastiche, famiglie, vertici degli enti patrocinatori, istituzioni comunali, aziende sostenitrici, scuole supporter) un processo emulativo di automiglioramento e confronto permanente, che, partendo dalla preparazione e creatività dei giovani, tenderà ad innalzare progressivamente l’intero patrimonio socioculturale della nostra comunità.
I bei posti producono bei pensieri!

La copertina della raccolta degli scritti delle scuole medie medie 2016
La copertina della raccolta delle scuole medie 2016

Il racconto – Per fare ancora meglio comprendere i valori di “Storie sotto il Vulcano” e gli stimoli profondi che la manifestazione ha determinato per la creatività e l’immaginario dei ragazzi, per gentile concessione dell’editore Maimone pubblichiamo questo racconto, a mio avviso straordinario, vincitore del primo premio nell’edizione dello scorso anno, di Giada Isabella Cassone, giovanissime studentessa della scuola media “Nino Martoglio” di Belpasso.

“Memorie di una poiana”, s’intitola così, mi ha stupito per la maturità dei contenuti e della scrittura e lo considero assolutamente simbolico di ciò che significa la manifestazione per i giovani partecipanti e per la crescita, etica e culturale, di questo magnifico territorio che circonda il più alto Vulcano attivo d’Europa.

Memorie di una poiana

di Giada Isabella Cassone

La volta celeste è colorata di cobalto, le nuvole dispettose continuano ad oscurare la tonda figura del Sole. Si addensano sempre di più, dando l’impressione che il cielo stia per piangere. Il paesaggio è tranquillo, tutti gli animali sono a riposo. Le tortore sono placidamente adagiate sui rami degli alberi, protette dai loro nidi e intente a prendere sonno. Una timida chiocciola accenna ad arrampicarsi sul tronco dell’albero su cui sono appollaiata, incurante del pericolo che rappresento per lei. E’ un sostanzioso pranzetto, ma non ho intenzione di muovermi da qui: sono troppo stanca.

Credo che la mia vita sia giunta al termine. Le mie belle ali marroni non solcano i cieli da giorni ormai, non adopero più il mio becco per dilaniare le carni dei mammiferi di cui mi nutro. Preferisco restare qui, in attesa che la Morte raggiunga anche l’Etna e accolga tra le sue fredde braccia un’altra creatura. Se devo essere sincera, l’idea non mi spaventa affatto. Non sono legata a una di quelle strampalate leggi morali che quelle singolari creature chiamate “umani” si creano. Cos’è questo Inferno, poi, vorrei tanto saperlo. Ho visto tanti di questi esseri urlarsi contro intimandosi a vicenda di raggiungere quel luogo ignoto. E il Paradiso, invece? Dev’essere una località certamente più accessibile, poiché molti abitanti giungono da lì. Sono soprattutto femmine. Spesso hanno gli occhi chiari, che tanto ricordano il firmamento del Mezzogiorno. Limpidi come l’acqua dei ruscelli e luccicanti come il ghiaccio che brilla sotto il Sole.

Una poiana dell'Etna (archivio Parco Etna)
Una poiana dell’Etna (archivio Parco Etna)

Gli angeli sono davvero delle creature meravigliose. Spesso si rivelano accompagnati da individui maschi che accarezzano loro la folta peluria che parte dalla testa. E’ chiamata “capelli”; ancora non comprendo l’usanza degli uomini di cambiare l’appellativo ad ogni cosa.

Se la natura me ne avesse dato la capacità, a quest’ora avrei abbozzato un sorriso. I ricordi riescono sempre a donare giubilo al mio cuore, il quale adesso scandisce flebilmente i secondi che mi rimangono. Il mio animo ancora ribolle, la vita di noi rapaci è troppo breve. Potrò mai accontentarmi di poche ed effimere risposte date ai miei innumerevoli quesiti? No, proprio come non potrò mai accontentarmi di aver visto la lava colare dal cratere del vulcano soltanto una volta.

Ricordo distintamente quell’esperienza. Mi ritirai tardi dalla mia caccia diurna, spingendomi troppo oltre il mio territorio e andandomi a scontrare con un’altra poiana. Quando questa mi vide aprì le sue vigorose ali dello stesso colore della quercia dove era appollaiata e si lanciò contro di me strillandomi contro: credeva che volessi invadere il suo territorio. Io, impaurita e stanca, decisi di volare via, dritta verso il cratere. Non mi pentii affatto di quel gesto vigliacco poiché mi permise di ammirare uno spettacolo etereo.

La lava attraversava lentamente le ripide rocce; ramoscelli e fiori si inchinavano al suo passaggio come sudditi sottomessi alla propria magnifica e potente sovrana. L’arancione e il rosso si sfidavano per prevalere, il giallo si insinuava fra di loro, contribuendo con la sua lucentezza ad aumentare lo splendore di quei colori che già da soli erano capaci di catturare l’attenzione di ogni essere vivente. Io contemplavo affascinata quel magma che ormai aveva perso i suoi gas ma non il suo splendore, interrogandomi sulla sua provenienza. E mentre io guardavo rapita, la lava continuava imperturbabile il suo percorso, senza chiedere alle rocce il permesso per passare; poiché sapeva di poterselo permettere.

Le pietre venivano oscurate ancora di più dalla luce emessa dalla lava, la quale si trascinava dietro piccoli pezzi di roccia che, ammaliati com’erano, volevano seguirla per poi morire con lei. Quando iniziò a solidificarsi, i bagliori delle sfumature di fuoco che la contraddistinguevano pian piano cominciarono ad affievolirsi, e la lava diventò simile alla roccia, per poi tramutarsi definitivamente in essa. I lapilli avevano smesso di fendere la volta celeste già da un po’: il cielo era stato ferito abbastanza. Anche il fumo si era diradato, aveva cercato di prendere il posto delle nuvole; ma non riuscendoci preferì trasformarsi anch’esso in una nube e diventò così un collegamento tra il cratere dell’Etna e il cielo infinito.

Quella visione non mi dispiaceva affatto, ma preferii ritirarmi per poi assopirmi sul mio albero di betulla.

Un tuono squarcia il firmamento, destandomi dai miei pensieri. E’ impossibile rimanere immersi nelle proprie riflessione per più di due minuti! A quanto sembra, le nubi non sembrano intenzionate a concedermi tregua. Sono davvero crudeli.

Ma cosa può fare un povero rapace in fin di vita se non tuffarsi nel proprio passato come un cormorano che si tuffa in acqua per catturare la preda?

E’ sconcertante… La natura è una madre così severa…

Proprio come il genitore di quei cuccioli umani che una volta vennero a cercare la loro gioia sul vulcano.

Era una limpida mattina di marzo. L’inverno si apprestava a lasciare quelle terre, ma nonostante ciò la neve era ancora ferma ai lati dell’asfalto che percorreva sinuoso la mia bella Etna e conduceva sempre più automobili verso la cima. Una di queste si fermò durante il tragitto e quattro umani scesero dal veicolo.

Fortunatamente non erano venuti per scavare o gettare lì la loro immondizia -come molti altri facevano- ma per riposarsi e godersi lo splendore di quel luogo. I due più alti si sedettero su un cumulo di neve, i restanti più bassi si arrampicarono su un muro di ghiaccio aiutati da numerose crepe e iniziarono a correre in un campo che sembrava ricoperto da soffice lana. Le nuvole cercavano di copiarne la bellezza, ma invano, poiché quel bianco puro può appartenere soltanto alla neve appena caduta. I due cuccioli ridevano e urlavano, si spingevano a vicenda e capitombolavano.  Le loro vesti multicolore raccoglievano la neve, rendendola partecipe al divertimento. Quella vista avrebbe dato sollievo e letizia anche al cuore più affranto. Attirata dai loro giochi, scesi dalla quercia sulla quale ero appollaiata e mi avvicinai ai due umani. Mi posai su una roccia poco distante, da lì potei vedere i loro visi tondi e rosei. Erano davvero teneri. I loro occhi sembravano brillare di luce propria. I loro sguardi gioiosi e innocenti ancora non si erano posati sulla mia figura; perciò decisi di avvicinarmi ulteriormente. Quando mi videro le loro piccole labbra si curvarono in un sorriso e subito i due mi raggiunsero.

Ad un “wow” di stupore si aggiungeva un complimento che mi rendeva immensamente fiera; uno dei due cuccioli decise di poggiare la mano minuta sulle mie piume per accarezzarmi. Gli beccai la mano e lui la ritrasse all’istante, aveva certamente frainteso il mio gesto di gratitudine.

All’improvviso un grido proveniente da lontano ruppe quell’atmosfera di tranquillità che si era creata.

“Marco, allontanati da quell’animale! Potrebbe farti del male o trasmetterti qualche malattia!”

A parlare fu un altro umano, ma questo era molto diverso dai piccoli.

Mi sentii oltraggiata dalle sue parole, quindi decisi di spiegare le ali e volare via. Prima di raggiungere il mio albero udii uno dei cuccioli mormorare:

“Bravo papa’… L’hai fatto andare via”.

Dopodiché li vidi salire sulla loro auto, i cui fanali si illuminarono brevemente colorandosi di fuoco, le stesse sfumature caratterizzavano anche la lava da me tanto amata. Mi misi a fissarli, fino a quando quelle luci non sparirono nascoste dalla flora, trasportate dalle curve della strada.

Un altro tuono irrompe con forza nella mia mente, il cielo inizia a colorarsi di nero.

Ormai sento le forze abbandonarmi, non ho più la facoltà di muovermi. Lascio che le formiche percorrano timide le insenature dell’albero, incapace di catturarne una per sfamarmi.

Poiana in volo

Dal mio becco esce un pigolio soffocato, non resisterò a lungo…

Sento qualche gocciolina di pioggia cadere e inzupparmi le penne, ne seguono diverse moltitudini. Il cielo è scuro, il Sole è già andato a dormire. Anche io presto mi addormenterò, ma a differenza dell’astro per me non ci sarà risveglio. La Luna cerca di rischiarare il paesaggio con la sua fioca luce, ma la pioggia ne dissente. Probabilmente non vuole renderla partecipe al suo pianto. Vorrei che il cielo stesse piangendo per me, mi darebbe consolazione.

Le mie ali sono distese lungo il ramo, non riesco più neanche a chiuderle. Una volta erano così forti da riuscire a sollevarmi senza alcuno sforzo. Ricordo ancora le acrobazie, i voli in picchiata e la preoccupazione da parte dei miei simili. Spesso rimanevo in cielo per tutto il giorno, fino a quando il Sole non tramontava. Le correnti ascensionali alleviavano la mia fatica, potevo rilassarmi ed ammirare lo splendido paesaggio davanti ai miei occhi: quel percorso che mai terminava; i pini e le betulle; le grandi querce; le volpi e gli istrici che camminavano indisturbati… Era meraviglioso sentire il vento agitarmi le piume e sfidarlo con innumerevoli volteggi.

Ho fatto tesoro di queste esperienze, non ho rimpianti.

Orsù cielo, non versare altre lacrime; ci sono molti altri uccelli capaci di tenerti compagnia, non rammaricarti per questa piccola poiana.

C’è freddo. Sento la mano ghiacciata della morte prendermi per un’ala, tutto il mio corpo sussulta e si irrigidisce. E’ arrivato il momento di andarsene. Rivolgo un’ultima occhiata alla quercia che mi ha fatto da giaciglio per tutti questi anni… E poi cado nel baratro nero, sapendo che ci saranno dei cuscini -che siano di marmo o di neve non m’importa- ad accogliermi.

Per informazioni: www.storiesottoilvulcano.it;@storiesottoilvulcano

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INVITO_WEB-2017 SOTTO IL VULCANO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gaetano Perricone

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