Enzo Ganci
Enzo Ganci

di Enzo Ganci

Madonia e panelle ...
Pane e panelle, rito propiziatorio per Giacomino Madonia, il primo da sinistra

A volte può essere una barba non fatta, un particolare “mantra” propiziatorio recitato ad alta voce, un modo particolare di equipaggiarsi o di entrare in campo. A volte, però, può essere pure un panino con le panelle. Il mondo del calcio, non lo scopriamo di certo noi, è pieno di aneddoti legati alla superstizione. Gesti magari senza significato alcuno, ma ai quali i diretti interessati non rinuncerebbero mai. Pena: una sensazione di insicurezza o di irrequietudine che non permetterebbe loro di essere protagonisti in campo con la serenità necessaria. Tutta roba, parliamoci chiaro, che fa a pugni con la logica e con la razionalità, ma volendoci ragionare sopra: cosa c’è di razionale nel mondo del calcio?

A questa convinzione non si sottrae nemmeno il buon Giacomino Madonia, apprezzato allenatore del Monreale calcio a 5,squadra che milita nel campionato di serie C2, “schiavo”, ormai, di un rito che – dice – lo ha portato l’anno scorso a vincere il campionato di serie D, quest’anno, quindi, ad incassare le prime quattro vittorie della stagione e con esse i primi 12 punti in classifica.

Il tecnico del Monreale, caschi il mondo, il sabato mattina di buon ora, “deve” far colazione con un panino con le panelle e magari anche con le crocchè e per far questo si reca tassativamente presso una delle migliori panellerie del mondo, che come è noto ha sede al “Canale” di Monreale.

E’ lì che, accompagnato da altri dirigenti della società, a volte pure dal diesse Tony Sabella, consuma la sua colazione, magari poco indicata in considerazione dell’orario, e poco raccomandata dai dietologi, ma certamente gustosa e, a quanto pare, pure efficace.

Il buon Giacomino, pertanto, entra di diritto in una galleria di personaggi, (l’accostamento ai quali gli farà certamente piacere), che hanno fatto di piccole manie e piccoli riti scaramantici il loro pane quotidiano.

Qualche esempio non guasta: il compianto Giacinto Facchetti, indimenticato terzino dell’Inter e della Nazionale, non si faceva mai la barba il giorno della partita. Marco Tardelli, uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio italiano, invece, entrava in campo sempre per ultimo, preceduto da Antonio Cabrini. Per non dire dell’ormai celebre rituale compiuto dagli azzurri campioni del mondo a Spagna ’82: si mettevano tutti a cerchio, con Bruno Conti inginocchiato in mezzo a loro. Tutti gli posavano la mano sulla testa e lui urlava: “Chi si estranea dalla lotta…” E tutti in coro: “E’ un gran figlio di mignotta!”. Un rito scaramantico che funzionò alla grande, tanto che – come tutti sanno – l’Italia vinse il titolo mondiale.

Piccoli gesti, stupidi per quanto si vuole, che però hanno fatto la storia del gioco del calcio. Più recenti ci sono: il bacio sulla pelata del portiere della Francia, Fabien Barthez dato dal compagno Laurent Blanc, la cravatta gialla dell’AD del Milan Adriano Galliani, la manica lunga e l’altra corta di Daniele De Rossi.

Il nostro Giacomino per ora si ferma al pane e panelle, per la felicità del signor Perna, storico titolare della friggitoria monrealese. Considerati i risultati finora conseguiti, non possiamo che augurargli tante altre grandi abbuffate.