Donald Trump
Donald Trump

di Gaetano Perricone

Bill e Hillary Clinton, la sconfitta
Bill e Hillary Clinton, la sconfitta

Stamattina il Vulcanico non può fare a meno di dire la sua su ciò che sta accadendo nel mondo. E comincio con una riflessione “di getto”: certo che la gran ruota della storia (o del destino, secondo da che punto di vista la si voglia vedere) non finisce mai di sorprenderci per la sequenza a volte pazzesca e beffarda degli avvenimenti.

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi (da Repubblica.it)

Ieri abbiamo chiuso la giornata con la triste, tristissima per chi ha avuto la vita salvata da lui, notizia della morte di Umberto Veronesi, l’uomo che regalò speranza e anni di vita a tanti malati di tumore, il terribile “male oscuro”.  Oggi la giornata si apre con quello che, per il mondo, può essere considerato l’annuncio di un nuovo cancro: Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti, il 45esimo della storia, gli americani hanno scelto quello che abbiamo definito in tanti il male peggiore. Ci svegliamo prendendo atto che quella che per molti di noi era una grande paura, se non un vero e proprio incubo, è diventata realtà. Alle quale dovremo abituarci e con la quale dovremo confrontarci.

E così, per una figura straordinaria che ci lascia, piomba come un macigno nelle nostre vite un figuro davvero inquietante, a tal punto da risvegliare tutte le angosce più o meno sopite di noi sessantenni, che abbiamo vissuto le paure quotidiane dei tempi della guerra fredda . Qualche mese fa scrissi una email a un mio conoscente americano di origine siciliana, un grosso imprenditore, tipico repubblicano, che vive a New York. Gli chiesi chi avrebbe votato e la sua risposta fu davvero sorprendente: “Sono di fronte due diavoli, uno peggio dell’altro, non so davvero come finirà, ma in ogni caso non sarà una bella cosa per nessuno”.

E adesso il peggiore del due diavoli entra alla Casa Bianca, diventa l’uomo più potente del mondo.  Perché Donald Trump, per quanto ne sappiamo noi, è davvero il diavolo: rozzo, arrogante, insolente, gradasso, sgradevolissimo nell’immagine e nei toni, squallidamente maschilista e anche un po’ pappone, nell’immaginario collettivo di chi vive fuori dagli Stati Uniti incarna il peggior populismo di questi orribili tempi che stiamo vivendo, fatto di intolleranza, xenofobia, razzismo. “Indecent“, indecente come lo ha definito qualche grande giornale degli States, apparentemente un pazzo scriteriato e irresponsabile. Con la tipica, sbrigativa superficialità da social, è stato definito il signor B degli Stati Uniti; in realtà io credo che il nostro Caimano, di morettiana memoria, stando a ciò che abbiamo visto al confronto di Trump sia quasi un angioletto … Sì, perché Trump sembra davvero un individuo pericolosissimo per il mondo intero, un rischio reale per l’umanità.

E invece per gli americani, stando ai risultati delle elezioni – lo spoglio non è ancora finito – il diavolo Donald è migliore della diavolessa Hillary, forse troppo imbrogliona e inaffidabile, per niente convincente e carismatica, per nulla empatica, per un popolo frustrato dalla crisi globale, una donna di destra scelta dalla (cosiddetta) sinistra con un epilogo nefasto di questo tipo di scelta, che dovrebbe fare riflettere molta gente anche dalle nostre parti su queste scelte pasticciate e poco nitide.

La maggioranza degli americani, impoveriti come tutti dalla globalizzazione, arrabbiati e  frustrati, desiderosi di un cambiamento di qualunque genere purché foriero di nuovo benessere economico, hanno voluto invece fidarsi di questo uomo che a noi non piace e che non ispira nulla di buono.

Il supermiliardario e straricco Trump, dicono le sue biografie, incarna il sogno americano, fare soldi e soldi, il modello e l’ideologia capitalista, il potere del denaro che tutto compra (comprese le lobby che fanno vincere le elezioni presidenziali …) e tutto ottiene,  che da sempre ammalia questo popolo e che a quelli della mia generazione ha reso, forse ingiustamente, insopportabili gli americani e il loro modo di essere. E che, adesso che hanno scelto come presidente l’orribile e inquietante Donald, ce li fa sembrare di nuovo antipatici, autolesionisti e anche abbastanza stupidi.

Non so se ho ragione, probabilmente in queste ore concitate,  per me come per tanti altri, la pancia sta prevalendo sulla testa. Con una frase a effetto, degna dei capolavori del cinema americano, Barack Obama ha detto stanotte: “Non importa cosa accadrà, domani sorgerà il sole“. Il sole è sorto e Donald Trump, che assomiglia tanto a un nuovo cancro per il mondo, è diventato presidente degli Stati Uniti, è l’uomo più potente del pianeta e sta per entrare alla Casa Bianca.

Dobbiamo farcene una ragione, al più presto. Dobbiamo prendere atto che da oggi il mondo cambia, forse tornando indietro di una decina di anni, ma cambia. Cresce enormemente quell’area razzista e intollerante che non ci piace per nulla, forse assisteremo a una fuga dagli States di molti americani non bianchi, il Canada pare abbia già aperto le sue porte. Abbiamo una gran fifa del diavolo Trump, per noi e soprattutto per quelli che vengono dopo di noi. Ci terrorizza l’idea che sia lui ad avere in mano la famosa valigetta con i codici di lancio delle bombe atomiche americane. Ma dobbiamo farcene una ragione e andare avanti. Provando, anche se è molto difficile, a guardare e a giudicare senza pregiudizi ciò che farà il nuovo “Comandante in capo” degli Stati Uniti d’America.

Per adesso prevale quest’idea, che l’orrendo Donald sia un nuovo, tremendo cancro che colpisce il mondo intero. E ci chiediamo, con un pizzico di angoscia: ora che non c’è più Umberto Veronesi, l’uomo che lottato ogni giorno contro il cancro salvando molte vite o comunque allungandole, ultimo e formidabile baluardo contro il terribile male oscuro, chi ci salverà ?

Ce lo dirà la storia. L’unica cosa da fare, adesso che sentiamo come un terribile pugno nello stomaco e tanta amarezza, è accettare e rispettare la scelta del  popolo americano. Sperando, a fronte della paura e dello scetticismo che ci attanaglia, di restare di nuovo sorpresi, accogliendoci in un futuro non lontano che non è la scelta peggiore …

Ps:  ho ascoltato Donald Trump, in diretta nel suo discorso dopo la vittoria. Per la prima volta con tono presidenziale e conciliante, senza buffonate: “E’ arrivato il momento dell’unità“. “Sarò il presidente di tutti“. “Collaboreremo con tutti i Paesi che vorranno collaborare con noi, in modo uguale con tutti”.Faremo quello che è alla nostra portata“. Frasi di rito, ma espresse con una certa prudenza. Onore delle armi a Hillary Clinton, “che si è battuta con grande impegno”, poi complimenti a tutti quelli che lo hanno aiutato a vincere, famiglia, amici, collaboratori.

Il diavolo Trump che getta la maschera dell’insolenza e cerca di presentarsi in modo rassicurante anche nei toni. Inevitabile: deve rassicurare soprattutto le borse, che sembrano dovunque in picchiata. E lui ai soldi ci tiene, eccome. Siamo qui, vedremo. L’ansia deve lasciare posto alla lucida osservazione. Vedremo, il cancro che avanza va monitorato con grande attenzione …

 

 

 

 

Gaetano Perricone

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