di Gaetano Perricone

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Con l’autrice Francesca Curcuruto

Cultura, tradizione, emozioni, famiglia, sentimenti, divertimento. Non è mancato proprio nulla sede del Parco dell’Etna, l’antico e suggestivo ex Monastero Benedettino di Nicolosi, all’attentissimo pubblico che ha assistito alla presentazione di “Ora vi cuntu ‘na parità” (Algra Editore) – una pari verità, una storia simile alla verità come diceva nonno Salvatore all’autrice bambina – di Francesca Curcuruto, un vero e proprio trattato di antropologia siciliana, tra circa 2300 motti e proverbi dialettali di altri tempi o anche, come ha sottolineato il popolare comico Roberto Lipari nella prefazione, “un libretto di istruzione per la vita”. Per me è stato davvero un grande piacere, un prezioso arricchimento e un momento decisamente piacevole condurre la presentazione di questo interessantissimo, appassionante e divertente libro di un’autrice veramente brava, persona di grande spessore culturale e umano.

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Francesca Curcuruto sul palco del Parco dell’etna con tre dei suoi nipoti

Dopo un lungo lavoro di ricerca durato ben cinque anni, Francesca, nativa di Castiglione di Sicilia e residente a Mascalucia, con un brillante passato nella Pubblica Amministrazione e all’Università, ha coniugato in questo libro (che a mio avviso, come ho ribadito nel corso della presentazione, potrebbe essere una preziosa antologia per tutte le scuole del territorio) il bagaglio di tradizioni siciliane ricevuto nel corso della sua infanzia contadina tra nonni e genitori, con il desiderio di trasmettere ai propri nipoti, presenti e felici sul palco con la vulcanica nonna, l’amore per la terra e la cultura siciliana, raccogliendo circa 2300 tra proverbi e modi di dire dialettali, per potere in un certo modo raccontare loro le profonde radici che accomunano i siciliani di ogni tempo.

Foto ricordo della presentazione del libro, con Pina Gemmellaro e Angelo Pulvirenti, assessore e sindaco di Nicolosi, la presidente del Parco Marisa Mazzaglia, l'autrice e Mirella Sapienza
Foto ricordo della presentazione del libro, con Pina Gemmellaro e Angelo Pulvirenti, assessore e sindaco di Nicolosi, la presidente del Parco Marisa Mazzaglia, l’autrice e Mirella Sapienza

C’è riuscita benissimo, Francesca Curcuruto  – che ringrazio davvero di cuore per avermi coinvolto nella presentazione – , in questo volume che vi consiglio con molto entusiasmo di leggere. Sarà un tuffo affascinante e molto accattivante nell’anima autentica della nostra terra meravigliosa e maledetta, ma anche un ritorno a momenti e tradizioni felici di altri tempi.

A Francesca  abbiamo chiesto la possibilità di pubblicare integralmente sul Vulcanico la sua bellissima premessa di “Ora vi cuntu na parità“, che riassume la storia, l motivazioni e i contenuti di questo bellissimo libro. Eccola. LIBRO CURCURUTO

Un momento della presentazione del libro al Parco dell'Etna
Un momento della presentazione del libro al Parco dell’Etna

 

 

 

PREMESSA

di Francesca Curcuruto

Da diversi anni sentivo il desiderio, quasi la necessità, di realizzare una raccolta di proverbi in dialetto siciliano. Ho avuto la fortuna e la gioia di vivere parte della mia vita accanto ai miei nonni paterni, Francesca e Salvatore, che possedevano una enorme conoscenza delle tradizioni siciliane, e soprattutto dei proverbi.

Questo bagaglio di espressioni di antica tradizione, che accompagnava la vita quotidiana elargendo insegnamenti e perle di saggezza, ha inevitabilmente suscitato in me, fin da ragazzina, curiosità, interesse e amore nei confronti della cultura e della lingua siciliana.

Divenuta adulta, dopo il matrimonio, i miei figli rimanevano incuriositi nel sentire vocaboli a loro poco familiari, ed io cercavo di spiegare l’importanza del dialetto siciliano, e mi incitavano a mettere per iscritto ciò che i miei nonni e i miei genitori, mi avevano trasmesso, ma c’è voluto del tempo prima di iniziare l’impresa, rimandata di volta in volta, sia per impegni di lavoro, che per pigrizia.

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A tavula cci mancinu i patruni, e cu travagghia non havi ‘nzoccu voli. A tavola ci mangiano i padroni e chi lavora non ha quel che vuole

A rinnovare l’interesse per i proverbi siciliani è stata Rosanna, una cugina di mio marito, nata in America da genitori di origine italiana, figlia di migranti siciliani, venuta in Sicilia per conoscere le sue origini, le sue radici; durante la sua permanenza presso la nostra famiglia, rimaneva colpita dal fatto che spesso, nei dialoghi familiari, venivano inserite frasi in dialetto, la cui comprensione le risultava più complicata rispetto al resto. Toccava quindi soffermarsi a spiegare il significato di quelle frasi che, in quel momento, la colpivano per la ricchezza, la semplicità, l’autenticità, l’immediatezza, e a volte l’ilarità e la stravaganza.

Il suo interesse mi ha stimolato a realizzare una raccolta vera e propria, di proverbi e detti siciliani ma, a fare scattare la molla decisiva, è stata in seguito la nascita della mia splendida nipotina Bianca, nata a Shanghai (diremmo in siciliano da banna o munnu, dall’altra parte del mondo), la madre piemontese e il papà, mio figlio Andrea, ovviamente siciliano.

La molla, è stata il pensiero che, sicuramente, Bianca non avrebbe avuto la possibilità di poter conoscere a fondo la nostra cultura, le nostre tradizioni, né avrebbe potuto comprendere le radici di un comportamento, tipicamente del sud, ritenuto fin troppo caloroso e appassionato da chi non ha sperimentato da vicino la passione e le contraddizioni di questa terra. Chi non conosce la nostra cultura potrebbe, infatti, equivocare e interpretare il nostro modo di fare – dall’abituale parlare a voce alta, alla marcata gestualità, alla smisurata ospitalità – come sopraffazione, maleducazione, invadenza, cosa ben lontana dalle nostre intenzioni. In sintesi, la mia preoccupazione nei confronti di Bianca, era quella che non avrebbe potuto comprendere appieno il nostro modo di amare e volere bene.

Spinta da tutto ciò, con l’ausilio di un taccuino, giorno dopo giorno, ho cominciato a trascrivere tutti quei detti che i miei nonni mi avevano insegnato, sforzandomi di ricordare per ciascuno il significato, il contesto e ogni altro dettaglio. In questo lavoro di raccolta e di ricerca, non sempre facile, sono stata aiutata fin da principio da mio marito Serafino che, con meticolosa cura e pragmatico impegno, ha iniziato a trasferire i miei appunti poco leggibili sul suo computer; ma il destino, a volte all’improvviso, ci stravolge l’esistenza, ci cambia la vita radicalmente. Una mattina, ancora calda di ottobre, la persona che più di tutti mi abbia amato, in cinque minuti, ci ha lasciati, in silenzio, senza fare rumore, come era nel suo stile, lasciando un vuoto incolmabile, irrecuperabile, che neanche l’inesorabile trascorrere del tempo riesce a colmare (è proprio vero che bisogna viverle le esperienze per poterle comprendere davvero!).

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Cu’ patri e matri non rispetta, jorna curti e n’vernu aspetta. A chi non rispetta padre e madre, lo aspettano giorni curti e inverno

Sono precipitata in una profonda tristezza, ogni cosa aveva perso senso e valore; di colpo é cambiata tutta l’essenza e la prospettiva della mia vita, ormai privata della voglia di vivere, tanto meno di continuare il lavoro della raccolta dei proverbi.

Poi un giorno, la visita di Elisabetta (per me Elisa da sempre), che ho praticamente visto crescere, avendo abitato fin da bambina nell’appartamento di fronte al nostro, mi ha ridato l’avvio per ripartire, aiutandomi a ritrovare la motivazione per tentare di completare il lavoro: «Serafino sicuramente proverà tanta gioia nel sapere che la raccolta dei proverbi iniziata con lui, la porterai comunque a termine», mi disse. Ed eccomi qui con il cuore grato a lei, per avermi aiutato nella stesura, e a tante altre persone, solo in parte qui citate, e al Signore che mi ha sostenuta in questo tempo.

Il mio auspicio per questo lavoro è che, oltre ad essere motivo di orgoglio per Serafino, possa essere strumento per rendere onore e dignità al popolo siciliano, noto, nel bene e nel male, in tutto il mondo, ma soprattutto che attraverso queste pagine possa essere trasmesso al lettore il carico di profonda umanità e passione che caratterizza i siciliani.

Per facilitare la lettura – si tratta di circa 2.300 tra proverbi e modi di dire siciliani – Il criterio che ho scelto è stato quello di suddividere la raccolta in tre sezioni (dell’agire umano, dei sentimenti, della vita quotidiana), che rappresentano come tre diverse lenti attraverso cui osservare la realtà; ogni sezione si compone di capitoli (es. sull’amore, sull’amicizia, sulla donna, ecc.), ciascuno contenente i proverbi che ritengo essere più attinenti all’argomento presentato, preceduti da una breve introduzione.  Ultima, come sezione a sé stante, ho posto i modi di dire, espressioni idiomatiche che, a differenza dei proverbi, non hanno quasi mai un risvolto di saggezza popolare.

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Al di là, di questa struttura generale, desidero sottolineare che lo scopo del lavoro è stato quello di raccogliere tutte le espressioni proverbiali che sono state sulla bocca dei miei nonni, dei miei genitori e di quanti hanno contribuito alla mia crescita individuale, creare cioè una raccolta prettamente personale, quasi originale, che sappia raccontare la storia della mia famiglia. Non è un caso che abbia deciso di intitolare questo libro con la frase che mio nonno Salvatore era solito pronunciare quando si predisponeva a raccontare a figli e nipoti una storiella di vita vissuta, un aneddoto, una “parità” appunto, ossia una storia “pari alla verità”, che ha qualcosa di vero dentro. Iniziava dicendo proprio così: «Ora vi cuntu ‘na parità» e noi, i più piccoli, ci sedevamo tutti in cerchio, magari per terra, e pendevamo dalle sue labbra.

Finisco questa lunga premessa dedicando questo libro ai miei nipoti tutti, Francesco, Marco, Matteo e Bianca, nella speranza che un giorno potranno leggerlo ai loro figli, trasmettendo l’amore per la nostra terra e ricordando gli insegnamenti e tutto l’amore che i loro nonni hanno provato per loro.

Con il titolo, “Criccu, Croccu e Mamico di Sciascu”. Tutte le foto in bianco e nero sono tratte da “Ora vi cunto na parità”

Francesca Curcuruto

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