scienza e divulgazione Archivi - Il Vulcanico https://ilvulcanico.it/category/scienza-e-divulgazione/ Il Blog di Gaetano Perricone Fri, 02 Jan 2026 16:33:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9 Etna, ultime dal fronte. Lavico https://ilvulcanico.it/etna-ultime-dal-fronte-lavico/ Fri, 02 Jan 2026 16:33:24 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26066 FONTE: https://ingvvulcani.com/ ETNA. 2 GENNAIO 2026. ORE 12,30 … Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove … L’eruzione dell’Etna, iniziata il 24 dicembre 2025, a partire dal pomeriggio […]

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ETNA. 2 GENNAIO 2026. ORE 12,30

… Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove …

L’eruzione dell’Etna, iniziata il 24 dicembre 2025a partire dal pomeriggio del 1° gennaio 2026 è stata interessata da una nuova fenomenologia caratterizzata dall’apertura di una piccola fessura eruttiva ad una quota di circa 2100 m s.l.m. localizzata subito a monte del M. Simone, alla base della parete nord della Valle del Bove (Foto di copertina di Stefano Branca).

Da questa fessura eruttiva, interessata da una debole attività esplosiva e da un basso tasso effusivo medio (circa 5m3/s) misurato da dati satellitari, viene emessa una colata lavica che si sta sviluppando all’interno della porzione centrale della desertica Valle del Bove.

Foto 1 - Immagine della colata lavica (Foto B. Benchke)

Figura 1 – Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke)

Questa mattina i dati forniti dall’Osservatorio Etneo hanno evidenziato che la lunghezza massima del campo lavico era di circa 2.8 km e il fronte lavico più avanzato si attestava a una quota di circa 1420 m s.l.m. alle ore 12.30, subito a est del rilievo di Rocca Musarra.

Figura 2 - Immagine della colata lavica (Foto B. Benchke)

Figura 2 – Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke).Contestualmente prosegue una debole attività esplosiva Stromboliana al Cratere Voragine che produce blande emissioni di cenere. Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove.

Figura 3 - Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke).
Figura 3 – Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke).

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Etna, Nord-Est. Il gran risveglio del vecchio brontolone https://ilvulcanico.it/etna-nord-est-il-gran-risveglio-del-vecchio-brontolone/ Sun, 28 Dec 2025 12:46:35 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26058 FONTE: https://ingvvulcani.com/ di Boris Behncke Per alcuni decenni, il Cratere di Nord-Est, il più anziano dei quattro crateri sommitali dell’Etna, sembrava un vecchio brontolone, che nella sua gioventù aveva fatto tanto spettacolo, però ormai si limitava ad attività piuttosto modeste, normalmente limitate all’interno del suo ampio e profondo pozzo interno. A Natale 2025 però è tornato a […]

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FONTE: https://ingvvulcani.com/

di Boris Behncke

Boris Behncke

Per alcuni decenni, il Cratere di Nord-Est, il più anziano dei quattro crateri sommitali dell’Etna, sembrava un vecchio brontolone, che nella sua gioventù aveva fatto tanto spettacolo, però ormai si limitava ad attività piuttosto modeste, normalmente limitate all’interno del suo ampio e profondo pozzo interno. A Natale 2025 però è tornato a farsi sentire con  fontane di lava e colonne eruttive cariche di cenere e lapilli, quasi 28 anni dopo il suo ultimo episodio parossistico.

Tutto è iniziato nella giornata del 24 dicembre, quando la rete di monitoraggio dell’INGV-Osservatorio Etneo a Catania ha mostrato un deciso cambiamento dei segnali monitorati, ossia il tremore vulcanico (Figura 1), le deformazioni del suolo, e l’attività infrasonica.

Figura 1 - Il grafico mostra l’andamento dell’ampiezza del tremore vulcanico registrato dalla stazione “ECPN”, che è ubicata a quota circa 3000 m alla base sud-occidentale del cratere Bocca Nuova. Si notano bene i due picchi prodotti dagli episodi parossistici nel mattino e nel pomeriggio del 27 dicembre 2025

Figura 1 – Il grafico mostra l’andamento dell’ampiezza del tremore vulcanico registrato dalla stazione “ECPN”, che è ubicata a quota circa 3000 m alla base sud-occidentale del cratere Bocca Nuova. Si notano bene i due picchi prodotti dagli episodi parossistici nel mattino e nel pomeriggio del 27 dicembre 2025. Nella notte tra il 25 e il 26 l’attività stromboliana alla BN-2, una delle due bocche aperte all’interno del cratere Bocca Nuova, è diventata più frequente ed intensa, con lanci di materiale incandescente fino a 100 m sopra l’orlo craterico; contemporaneamente sono aumentati i bagliori in corrispondenza del Cratere di Nord-Est (Figura 2).

Figura 2 - Attività stromboliana al cratere BN-2 della Bocca Nuova (a sinistra) e bagliori prodotti dall’attività del Cratere di Nord-Est sullo sfondo, all’alba del 26 dicembre 2025, ripresa dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna

Figura 2 – Attività stromboliana al cratere BN-2 della Bocca Nuova (a sinistra) e bagliori prodotti dall’attività del Cratere di Nord-Est sullo sfondo, all’alba del 26 dicembre 2025, ripresa dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna.

Durante la giornata del 26, le condizioni meteorologiche sono peggiorate e a partire dal tramonto e per tutta la notte erano visibili solo dei forti bagliori rossastri in mezzo alle nuvole (Figura 3), accompagnati da continui boati udibili lungo le pendici del vulcano.

Figura 3 - Bagliori nelle nuvole: l’attività del Cratere di Nord-Est nella serata del 26 dicembre 2025, vista dalle campagne vicino all’abitato di Bronte, sul versante occidentale dell’Etna. Foto di Boris Behncke (INGV)
Figura 3 – Bagliori nelle nuvole: l’attività del Cratere di Nord-Est nella serata del 26 dicembre 2025, vista dalle campagne vicino all’abitato di Bronte, sul versante occidentale dell’Etna. Foto di Boris Behncke (INGV).

Nelle prime ore del 27 dicembre, le condizioni di visibilità sono gradualmente migliorate nei settori occidentale e settentrionale del vulcano, e all’alba l’attività del Cratere di Nord-Est è progressivamente aumentata (Figura 4). Contemporaneamente, da una bocca posta sul fianco orientale del cratere Voragine, è stata emessa una colata di lava in direzione della Valle del Bove, che in mattinata aveva raggiunto una lunghezza di poco meno di 2 km.

Figura 4 - (a) Attività stromboliana al Cratere di Nord-Est all’alba del 27 dicembre 2025. (b) Colonna eruttiva prodotta dal primo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel mattino del 27 dicembre. Immagini catturate dalla webcam di sorveglianza “EBVH” dell’INGV-Osservatorio Etneo a Bronte
Figura 4 – (a) Attività stromboliana al Cratere di Nord-Est all’alba del 27 dicembre 2025. (b) Colonna eruttiva prodotta dal primo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel mattino del 27 dicembre. Immagini catturate dalla webcam di sorveglianza “EBVH” dell’INGV-Osservatorio Etneo a Bronte.

Dopo una breve diminuzione dell’attività eruttiva, alle ore 10:00 il Cratere di Nord-Est ha cominciato a produrre delle fontane di lava, getti incandescenti alti circa 100-150 m sopra l’orlo craterico e una colonna eruttiva carica di materiale piroclastico (Figura 4). Allo stesso tempo, la bocca apertasi sull’alto fianco orientale della Voragine ha cominciato ad emettere cenere. La fase parossistica è durata circa un’ora e la colonna eruttiva ha raggiunto un’altezza di circa 8 km sopra il livello del mare.

Dopo questo episodio, è continuata una modesta attività esplosiva alla bocca posta sul fianco orientale della Voragine, producendo un pennacchio di cenere diluita, mentre il Cratere di Nord-Est ha continuato ad emettere sporadici sbuffi di cenere.

Alle ore 15:15 l’attività del Cratere di Nord-Est si è rapidamente accentuata, con fontane di lava che hanno raggiunto altezze di circa 400-500 m e che hanno prodotto una densa colonna eruttiva (Figura 5a) che si è alzata fino a oltre 10 km sopra il livello del mare. Questo secondo episodio parossistico è durato circa 45 minuti ed è stato seguito da una serie di potenti esplosioni stromboliane “a bolla”, che hanno lanciato materiale molto grossolano su tutto il cono del Cratere di Nord-Est e oltre la sua base (Figura 5b). Successivamente sono state osservate nuove emissioni di ceneri.

Figura 5 - (a) Il secondo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel pomeriggio del 27 dicembre 2025. (b) Attività stromboliana alla bocca sul fianco orientale della Voragine, al tramonto del 27 dicembre 2025. Immagini catturate dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna.
Figura 5 – (a) Il secondo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel pomeriggio del 27 dicembre 2025. (b) Attività stromboliana alla bocca sul fianco orientale della Voragine, al tramonto del 27 dicembre 2025. Immagini catturate dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna. All’imbrunire si sono visti piccoli getti incandescenti alla bocca che si era aperta all’alba sul fianco orientale della Voragine. Nella serata è avvenuta una nuova ripresa dell’attività esplosiva al Cratere di Nord-Est; alcune esplosioni hanno lanciato bombe incandescenti su tutto il cono e oltre la sua base (Figura 6).
Figura 6: Spettacolare immagine dell’attività esplosiva del Cratere di Nord-Est nella serata del 27 dicembre 2025. A sinistra si vede anche l’attività, molto meno intensa, alla Voragine (Foto Fabrizio Zuccarello, guida vulcanologica).

Figura 6 – Spettacolare immagine dell’attività esplosiva del Cratere di Nord-Est nella serata del 27 dicembre 2025. A sinistra si vede anche l’attività, molto meno intensa, alla Voragine (Foto Fabrizio Zuccarello, guida vulcanologica) Questa volta però l’attività non si è evoluta verso ulteriori fenomeni parossistici. All’alba del 28 dicembre 2025 continua in maniera costante l’attività stromboliana alla bocca posta sull’alto fianco orientale della Voragine, e la colata lavica, che sta uscendo da un’altra bocca, ubicata alla base orientale della Voragine, è tuttora alimentata.

Un anno movimentato

Gli eventi di questi giorni sono l’ultimo colpo di scena alla fine di un anno caratterizzato da diverse fasi di attività con caratteristiche molto variabili. Tre sono state le fasi eruttive precedenti nel 2025la prima dall’8 febbraio al 2 marzo, con l’emissione di una colata di lava sul fianco sud-occidentale (https://ingvvulcani.com/2025/03/05/tra-lava-e-ghiaccio-il-risveglio-delletna/) e un’attività esplosiva al Cratere di Sud-Estla seconda dal 15 marzo fino al 19 giugno al Cratere di Sud-Est, che si è articolata in quindici episodi eruttivi, per lo più molto modesti – e con un singolo episodio (2 giugno) risultato notevolmente più intenso (https://ingvvulcani.com/2025/06/03/etnas-il-sistema-di-rilevamento-precoce-di-eventi-eruttivi-delletna/); infine la terza fase, dal 14 agosto al 2 settembre, ha prodotto una nuova colata di lava accanto a quella di febbraio, ma anche altre due, più piccole, dai fianchi del Cratere di Sud-Est. Anche in questa fase, l’attività effusiva è stata accompagnata da attività esplosiva al Cratere di Sud-Est.

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Un segnale chiave per riconoscere l’arresto delle intrusioni laterali del magma https://ilvulcanico.it/un-segnale-chiave-per-riconoscere-larresto-delle-intrusioni-laterali-del-magma/ Fri, 19 Dec 2025 14:48:03 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26037 FONTE: https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/ Uno studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) individua nei meccanismi focali inversi (ovvero un terremoto causato da compressione della crosta, in cui le rocce vengono spinte una contro l’altra) un segnale chiave per riconoscere in tempo quasi reale l’arresto della propagazione dei dicchi magmatici, uno degli aspetti più critici nella gestione […]

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FONTE: https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/

Uno studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) individua nei meccanismi focali inversi (ovvero un terremoto causato da compressione della crosta, in cui le rocce vengono spinte una contro l’altra) un segnale chiave per riconoscere in tempo quasi reale l’arresto della propagazione dei dicchi magmatici, uno degli aspetti più critici nella gestione delle emergenze eruttive dell’Etna

Schema concettuale della propagazione di un dicco magmatico. Nella fase iniziale della propagazione del dicco (in alto a sinistra), la sismicità è caratterizzata da meccanismi focali di tipo normale e trascorrente. Nella fase finale (in alto a destra) si osservano anche meccanismi focali inversi, associati alla fratturazione del margine del magma solidificato, indotta dalla spinta del dicco. Nella figura in basso è riportato l’andamento del Momento sismico totale calcolato dalla sismicità registrata. La linea tratteggiata rossa rappresenta il momento sismico totale atteso; le linee tratteggiate blu indicano l’inizio della fase iniziale e finale del dicco che non ha raggiunto la superficie. Sono riportati anche alcuni esempi di meccanismi focali ordinati temporalmente. Il rettangolo rosso tratteggiato evidenzia gli eventi registrati durante la fase di arresto, caratterizzata da meccanismi di faglia inversa.

Durante le crisi eruttive dell’Etna, uno degli elementi decisivi per la gestione dell’emergenza è comprendere se e come il magma si stia propagando nel sottosuolo, soprattutto nei casi di intrusioni laterali potenzialmente pericolose.

Le intrusioni laterali di magma, che si propagano lungo fratture nella crosta alimentando possibili eruzioni di fianco a bassa quota, rappresentano infatti il principale fattore di rischio per i centri abitati e le infrastrutture che circondano il vulcano. In questi contesti, la domanda cruciale per la Protezione Civile è se la propagazione del dicco (ovvero un’intrusione di magma che si propaga lungo fratture della crosta, spesso in direzione laterale) sia destinata a fermarsi o possa proseguire verso quote più basse. “Prevedere in tempo reale l’evoluzione di un’intrusione laterale è una delle sfide più complesse della vulcanologia operativa – spiega Alessandro Bonaccorso dirigente di ricerca dell’Osservatorio Etneo dell’INGVIn recenti studi abbiamo affrontato il problema analizzando il bilanciamento energetico tra l’energia associata all’apertura del dicco e quella rilasciata sotto forma di sismicità”.

Normalmente, la risalita del magma genera un campo di stress estensionale, associato a terremoti con meccanismi focali diretti. La comparsa di eventi con meccanismo focale inverso, tipici di un regime compressivo, è invece rara in questi contesti. “La presenza di meccanismi inversi indica che la spinta del magma incontra una resistenza crescente, tale da rallentare e potenzialmente arrestare la propagazione”, sottolinea Carla Musumeci ricercatrice dell’INGV.

L’analisi di diversi episodi storici dell’Etna – dalla crisi del 1989 all’eruzione del 2002, fino agli eventi del 2008 e del dicembre 2018 – mostra un quadro coerente: la parte terminale delle intrusioni laterali che non raggiungono la superficie è sistematicamente caratterizzata dalla comparsa di meccanismi focali inversi, assenti invece nelle fasi iniziali o nei casi di risalita verticale del magma.

Etna 22 aprile 2025

 

Un esempio emblematico è rappresentato dall’eruzione del 2002, quando l’Osservatorio Etneo, durante una fase di forte preoccupazione per la possibile propagazione verso aree densamente abitate, interpretò la comparsa di questi segnali sismici come indicativa di un arresto imminente del dicco. Un’ipotesi allora considerata audace, ma successivamente confermata dai fatti.

Secondo lo studio, la comparsa dei meccanismi focali inversi è legata a un cambiamento del campo di stress nella parte terminale del dicco, probabilmente associato ai processi di raffreddamento e solidificazione del magma, che favoriscono condizioni compressive. Quello che emerge è un indicatore semplice ma estremamente efficace – conclude Elisabetta Giampiccolo. ricercatrice dell’INGV. “I meccanismi focali inversi non sono un’anomalia, ma un segnale chiave che consente di riconoscere il potenziale arresto di un dicco in near-real time, offrendo un supporto concreto alle decisioni operative durante le crisi eruttive”.

L’approccio proposto si basa esclusivamente su dati sismici, rendendolo rapidamente applicabile anche in contesti con reti di monitoraggio geodetico meno sviluppate. Un risultato che rafforza il ruolo della sismologia nella sorveglianza vulcanica e nella mitigazione del rischio, contribuendo in modo diretto alla sicurezza del territorio etneo.

Con il titolo: Etna, 14 agosto 2023. Foto di Giovinsky Aetnensis

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L’eleganza dell’Etna, presenza viva e mutevole, negli scatti di Massimo Siragusa https://ilvulcanico.it/leleganza-delletna-presenza-viva-e-mutevole-negli-scatti-di-massimo-siragusa/ Sat, 29 Nov 2025 07:16:49 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25996 FONTE: comunicato stampa Con ETNA, il fotografo Massimo Siragusa firma un’opera edita da Cavallotto edizioni, che rompe gli schemi della narrazione visiva tradizionale e restituisce al lettore l’immagine autentica di un vulcano vivo, imprevedibile e in continua trasformazione. Il libro, con testi in italiano e in inglese, è appena arrivato in libreria ed è un […]

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Eroi civili nel silenzio, in camera di consiglio. La verità, oltre ogni ragionevole dubbio https://ilvulcanico.it/eroi-civili-nel-silenzio-in-camera-di-consiglio-la-verita-oltre-ogni-ragionevole-dubbio/ Sat, 22 Nov 2025 13:51:35 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25987 di Antonella De Francesco Sembra quasi una pièce teatrale per l’ambientazione chiusa e i dialoghi serrati, il film La camera di consiglio, della regista Fiorella Infascelli, che racconta come due magistrati onesti, differenti ma determinati e otto giurati volontari, segregati per più di un mese in un appartamento all’interno del carcere Ucciardone, riscrissero la storia […]

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di Antonella De Francesco
Sembra quasi una pièce teatrale per l’ambientazione chiusa e i dialoghi serrati, il film La camera di consiglio, della regista Fiorella Infascelli, che racconta come due magistrati onesti, differenti ma determinati e otto giurati volontari, segregati per più di un mese in un appartamento all’interno del carcere Ucciardone, riscrissero la storia d’Italia, sancendo definitivamente e irreversibilmente l’esistenza della mafia e pronunciandosi con una sentenza epocale contro gli oltre 400 imputati del Maxi Processo.
Si tratta di un film dal profondo valore civile, quasi indispensabile per una società spesso incline a dimenticare il proprio passato, aspetto che diventa ancora più rilevante in un momento storico in cui il ruolo della magistratura viene frequentemente messo in discussione, perfino dalle stesse istituzioni.
L’opera di Fiorella Infascelli, con il contributo di Francesco La Licata in qualità di consulente storico, con il suo approccio onesto e misurato, rappresenta un monito e un invito a riflettere sull’importanza della memoria e della giustizia. Il film si caratterizza per la delicatezza con cui tratteggia i personaggi, sia i giurati che i due magistrati protagonisti, Alfonso Giordano (interpretato da Sergio Rubini) e Pietro Grasso (interpretato da Massimo Popolizio), che, pur diversi per carattere, visione e strategie, condividono un unico obiettivo: perseguire la giustizia, arrivando a condanne giuste e, dove necessario, alle dovute assoluzioni.
Nel corso della vicenda, il principio del “ragionevole dubbio” viene costantemente riaffermato da Alfonso Giordano, per voce di Sergio Rubini, che con consapevolezza e responsabilità lo ricorda a sé stesso e agli altri giurati, persino ridimensionando il peso delle confessioni dei pentiti, laddove non supportate da prove certe. Ritratti nella solitudine di quei giorni, separati dal resto del mondo, immersi in un’atmosfera quasi sospesa, che la regista restituisce con una scenografia essenziale a sottolineare la condizione di chiusura e concentrazione assoluta a cui erano sottoposti, con i pochi oggetti personali (unici strumenti per non perdere il senso di sé e per ricordare la propria storia e il proprio percorso umano) loro sono i primi “eroi”, ben prima delle stragi e del clamore mediatico dell’antimafia che avrebbe investito l’Italia. Sono stati loro, nella solitudine forzata e nel silenzio di quelle stanze, a scrivere una delle pagine più importanti della storia civile del nostro Paese, affrontando le paure, le fragilità e i dubbi che inevitabilmente accompagnano ogni decisione di grande portata.
In quel piccolo corteo finale che si dirige verso l’aula per esporre la sentenza, in quei visi fieri dei giurati con indosso la fascia tricolore, in quelle toghe indossate con onore, dovremmo riconoscerci tutti noi Italiani onesti per rinnovare quotidianamente il nostro senso di appartenenza e il rispetto verso la giustizia. La camera di consiglio, dunque, non si limita ad essere un semplice racconto di giustizia e di memoria ma, attraverso la narrazione delle vicende di quei magistrati e dei giurati, si fa portavoce della responsabilità collettiva di noi spettatori e cittadini, ricordandoci che la giustizia non appartiene soltanto a chi amministra la legge, ma a ogni individuo che, nella quotidianità, sceglie di schierarsi dalla parte dell’onestà e della verità.

 

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Lazzaro Spallanzani e l’Etna https://ilvulcanico.it/lazzaro-spallanzani-e-letna/ Sun, 09 Nov 2025 07:08:54 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25946 di Santo Scalia Di Lazzaro Spallanzani (per l’esattezza di Lazaro Nicola Francesco Spallanzani) sicuramente avrete sentito parlare: se non per le sue ricerche sulla fecondazione artificiale, della quale è ritenuto il padre scientifico, probabilmente, tramite telegiornali e notiziari, per l’Istituto Nazionale Malattie Infettive di Roma, che porta il suo nome, o per l’Istituto Spallanzani di […]

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di Santo Scalia

Di Lazzaro Spallanzani (per l’esattezza di Lazaro Nicola Francesco Spallanzani) sicuramente avrete sentito parlare: se non per le sue ricerche sulla fecondazione artificiale, della quale è ritenuto il padre scientifico, probabilmente, tramite telegiornali e notiziari, per l’Istituto Nazionale Malattie Infettive di Roma, che porta il suo nome, o per l’Istituto Spallanzani di Rivolta d’Adda (Cremona), o ancora per il nome dell’Istituto Comprensivo di Scandiano, città natale dello scienziato.

INMI, Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma

Meno probabile, forse, è che ne abbiate sentito parlare come di uno dei tantissimi uomini di scienza che, tra l’altro, abbia visitato il vulcano Etna e che di questa visita ci abbia lasciato una descrizione.

Lazzaro, il cui nome ricorda miracolosi eventi evangelici, nacque nelle terre dell’odierna Provincia di Reggio Emilia, come già detto a Scandiano, il 12 gennaio 1729. Per volere del padre intraprese inizialmente studi letterari e a soli otto anni, vestì l’abito clericale.

In seguito, sempre per l’insistenza del padre, si indirizzò allo studio della giurisprudenza, nonostante la sua predilezione per le scienze naturali. Nel corso della sua vita si occupò di biologia, fisica e matematica; ma non solo, si interessò della riproduzione degli esseri viventi (confutando la tesi della generazione spontanea), di filosofia, di retorica, di storia naturale e della lingua greca.

Nel corso degli anni si convinse della grande utilità e dell’importanza del viaggio come metodo di indagine naturalistica. Fu così che nel giugno 1788, all’età di 59 anni, intraprese un viaggio nelle regioni dell’Italia meridionale, interessandosi particolarmente allo studio dei vulcani.

Esplorò quindi i Campi Flegrei, il Vesuvio, lo Stromboli e le altre isole dell’arcipelago delle Eolie, e il 3 settembre salì sull’Etna raggiungendo la vetta. Era il tempo del Grand Tour, particolare, e costosa, esperienza educativa in voga tra i più abbienti giovani studiosi europei.

Già prima di lui infatti, e durante il suo stesso secolo, altri illustri uomini di scienza e viaggiatori avevano eseguito e descritto l’ascensione alla vetta del vulcano siciliano: Johann Hermann von Riedsel; William Hamilton; Jean Paul Louis Laurent Houel; Patrick  Brydone; Friederich Münter; Deodat Dolomieu e altri ancora.

Il frutto delle sue osservazioni fu pubblicato a Pavia, in sei volumi, tra il 1792 ed il 1797, con il titolo Viaggi alle due Sicilie e in alcune parti dell’Appennino.

Ed è proprio sulla sua ascensione all’Etna che punteremo la nostra attenzione, avvalendoci dell’edizione milanese pubblicata nel 1825, un quarto di secolo dopo la morte dello scienziato. La descrizione dell’ascensione comincia nel capitolo VII:

«[…] Mi avviai la mattina del giorno 3 di settembre [1729 n.d.A.] al monte Etna, accompagnato tra gli altri da Carmelo Pugliesi e Domenico Mazzagaglia, due guide peritissime di quelle strade. […] Alle ore 10 del mattino pervenuto al villaggio di Nicolosi io mi ritrovava presso a Monte Rosso, che prima era un piano, dove nel 1669 si aperse la nuova voragine, e ne sgorgò la formidabile lava, che del continuo fluendo al basso arrivò fino al mare, dove fece una specie di promontorio. […] Si sa che questo monte è bicipite, così formato in quella eruzione, e in allora da’ paesani venne appellato Monte della Ruina, e dappoi Monte Rosso, probabilmente per varie sue parti di questo colore macchiate

Com’era d’uso a quel tempo la tappa successiva fu il Monastero Benedettino di San Nicolò La Rena, «[…] gradito ospizio pe’ forestieri che viaggiano all’Etna […]» dove il viaggiatore ebbe modo di riposare e rifocillarsi. Solo qualche ora di pausa, quindi:

«[…] prima che finisse il giorno giunsi alla Grotta delle Capre, tanto ricantata, quantunque non dia che un meschino alloggiamento di foglia e di paglia per restarvi la notte. […]»

Il viaggio continua nel successivo capitolo VIII: «Tre ore prima del giorno escito co’ miei compagni dalla Grotta delle Capre […] continuai il mio viaggio all’Etna. […] Dalla sua cima si alzavano due bianche colonne di fumo […]».

E finalmente lo studioso si trovò di fronte al Cono sommitale del vulcano: «Mi restava a valicare quel tratto che propriamente dee dirsi il cono dell’Etna, e che a retta linea ha di lunghezza un miglio, o poco più. Ripidissimo era ed insieme disegualissimo [sic] per le ammucchiate scorie che lo ingombravano».

Impiegò ben tre ore, in mezzo a mille difficoltà che così descrisse: «[…] nello scorrere o piuttosto strascinarmi sul rimanente di quella cima di monte, tra per non potere ascenderlo dirittamente, e per essere pendente in guisa che ad ogni momento doveva aggrapparmi a mani e a piedi; e struggendomi in sudore e trafelando, era necessitato di fermarmi, e prendere opportuni e replicati riposi. […]».

Poi, dopo aver affrontato ancora innumerevoli sforzi, «[…] superato quel luogo, e riacquistata a poco a poco la primiera presenza di mente, in breve d’ora mi ritrovai finalmente al vertice dall’Etna, e cominciava già a scorgere’ gli orli del cratere.[…]»

Sedutosi sul ciglio della depressione, lo scienziato cominciò ad eseguire le sue osservazioni: le pareti del baratro, la sua forma, l’apertura incandescente al fondo di essa, il fumo che da essa esalava. Gli vennero in mente le descrizioni dello stesso luogo eseguite in precedenza dal Cardinale Pietro Bembo e dal Domenicano Tommaso Fazello; una volta recuperate le forze, e volendo rientrare al Monastero prima che facesse notte, riprese la via del ritorno:

«[…] Ma non senza rincrescimento mi convenne in fine di allontanarmi da quella scena incantata, per aver divisato di dormire l’entrante notte a S. Niccolò dell’Arena, troppo memore del disagiato letto durissimo fornitomi dalla Grotta delle Capre […]».

L’opera di Spallanzani fu pubblicata, oltre che in Italia tra il 1792 ed il 1795, anche fuori dai confini nazionali: nel 1795, a Berna, apparve Voyages dans les Deux Siciles et dans quelques parties des Appennins; nel 1798, a Londra, fu pubblicato Travels in the Two Sicilies and some parts of the Appennines e l’anno successivo, a Parigi, fu data alle stampe l’opera con lo stesso titolo di quella bernese.

A partire dal 1769 lo scienziato si trasferì nella città di Pavia, nella cui Università insegnò Storia Naturale e diresse il locale Museo universitario. A Pavia Spallanzani morì l’11 febbraio 1799, dopo aver compiuto i 70 anni.

La città di Pavia, dove Spallanzani ha vissuto per trent’anni, ha mantenuto il vivo il ricordo della sua presenza realizzando nel 1972, il Collegio Lazzaro Spallanzani, con l’intenzione di ricordare l’illustre docente dell’Ateneo pavese. Inoltre l’Università di Pavia ha intitolato allo scienziato il suo Dipartimento di Biologia e Biotecnologie.

Oggi, a Scandiano, si trova il Centro Studi Lazzaro Spallanzani, fondato con l’intendo di “approfondire gli studi su Lazzaro Spallanzani, sul suo tempo, sulla sua vita di scienziato settecentesco”.

Nel 1979, nella ricorrenza del 180° anniversario dalla sua scomparsa, anche la filatelia ha voluto rendere omaggio allo scienziato, con l’emissione di un francobollo commemorativo e di una busta primo giorno di emissione (o first day cover):

L’opera di Spallanzani è stata riproposta in libreria nuovamente nel 1988 da Edizioni Giada, con la preziosa introduzione del vulcanologo Salvatore Cucuzza Silvestri. Successivamente, nel 1994, l’editore CUEN, ha pubblicato la sola parte relativa all’ascensione del 1788 con il titolo Viaggio all’Etna, avvalendosi della collaborazione del vulcanologo Paolo Gasparini.

La mia biblioteca personale accoglie le versioni elettroniche (ebooks) di tutte le edizioni citate nel testo (Pavia, Berna, Londra, Parigi e Milano), mentre i due volumi (quelli del 1988 e del 1994) trovano posto negli scaffali della mia biblioteca cartacea.

Con il titolo: Jose Armet Portanell, Lazzaro Spallanzani osserva un’eruzione del Monte Etna (particolare da MeisterDrucke) 

 

 

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Lo “scruscio” del vulcano: le magnifiche immagini INGV del caldissimo agosto dell’Etna https://ilvulcanico.it/lo-scruscio-del-vulcano-le-magnifiche-immagini-ingv-del-caldissimo-agosto-delletna/ Wed, 03 Sep 2025 12:20:40 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25883 FONTE: https://ingvvulcani.com/ Il nuovo, spettacolare video realizzato il 28 Agosto 2025 da personale dell’INGV Osservatorio Etneo e pubblicato sul canale YouTube di INGVVulcani. Il video mostra alcuni momenti dell’attività eruttiva appena conclusasi, in particolare la colata di lava emessa da quota 2890 m, sul versante sud occidentale dell’ Etna e l’attività stromboliana al cratere di […]

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FONTE: https://ingvvulcani.com/

Il nuovo, spettacolare video realizzato il 28 Agosto 2025 da personale dell’INGV Osservatorio Etneo e pubblicato sul canale YouTube di INGVVulcani. Il video mostra alcuni momenti dell’attività eruttiva appena conclusasi, in particolare la colata di lava emessa da quota 2890 m, sul versante sud occidentale dell’ Etna e l’attività stromboliana al cratere di Sud Est.

Il video è stato realizzato in occasione della visita di personale INGV-Osservatorio Etneo al teatro eruttivo in area sommitale dell‘Etna nel mattino del 28 agosto. L’attività stromboliana al Cratere di Sud-Est è notevolmente aumentata rispetto ai giorni precedenti, con frequenti esplosioni da una bocca principale nella parte occidentale del cono. Dalla bocca effusiva a quota 2980 m esce una colata lavica ben alimentata; contemporaneamente continua l’emissione di lava da una bocca effusiva a quota 3200 m sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est. Nell’ultima parte di questo video si può apprezzare il suono dell’attività stromboliana, a volte con detonazioni molto forti.

 

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Erasmo Recami, grande scienziato. Amico della Sicilia e biografo di Majorana https://ilvulcanico.it/erasmo-recami-grande-scienziato-amico-della-sicilia-e-biografo-di-majorana/ Mon, 14 Jul 2025 05:29:36 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25764 di Rosario Catania “Caro Rosario, i tuoi interrogativi non sono affatto stupidi, bensì complicati. Erasmo” Lo scienziato E’ stato un fisico e accademico italiano di grande rilievo. Erasmo Recami ha insegnato fisica presso diverse università, tra cui Catania, Bergamo e Campinas (Brasile), dove è stato molto apprezzato dagli studenti. Dal 1992 fino al suo pensionamento […]

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di Rosario Catania

“Caro Rosario, i tuoi interrogativi non sono affatto stupidi, bensì complicati. Erasmo”

Lo scienziato

Erasmo Recami (Milano, 21 novembre 1939 – Campinas, Brasile, 14 luglio 2021)

E’ stato un fisico e accademico italiano di grande rilievo. Erasmo Recami ha insegnato fisica presso diverse università, tra cui Catania, Bergamo e Campinas (Brasile), dove è stato molto apprezzato dagli studenti. Dal 1992 fino al suo pensionamento ha insegnato all’Università degli Studi di Bergamo. Ha anche svolto insegnamenti specialistici presso il Centro Brasiliano Ricerche Fisiche di Rio de Janeiro e l’Università Statale di Campinas e la sua attività di ricerca è stata vasta e interdisciplinare, occupandosi di Relatività Speciale e Generale, con ricerche approfondite sui tachioni e moti superluminali, contribuendo alla fisica delle particelle elementari e nucleari. Le sue previsioni degli anni ’70 e primi anni ’80 sui tachioni e sui moti superluminali hanno avuto varie conferme teoriche e sperimentali. Ha condotto studi significativi nel campo della Meccanica Quantistica e ha applicato la matematica a diverse aree della fisica, sia alle Particelle Elementari che alla Fisica Nucleare. È stato associato alle ricerche dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) per le sezioni di Catania e Milano e ha svolto attività di ricerca presso numerose istituzioni estere, tra cui l’Università del Texas a Austin, l’Academy of Sciences of Kiev-Institute for Theoretical Physics, il Niels Bohr Institute all’Università di Copenhagen, l’Università di Oxford e l’Università della California a Santa Barbara.

Simulazioni al computer di tracce di particelle elementari all’interno di un rivelatore: la fisica delle alte energie ha sempre confermato le previsioni della teoria della relatività speciale – fonte CERN

Le passioni

Non solo appassionato rigoroso della fisica, ma anche un eccellente archeologo. Durante il periodo di docenza a Catania, si è dedicato anche a ricerche di paletnologia, pubblicando articoli su “Sicilia Archeologica” (Anno XVI – 1983), sul “Notiziario dell’Istituto italiano di preistoria e protostoria di Firenze” (Gennaio 1973), Natura Società Italiana di Scienze Naturali (Milano 1976), Natura Alpina (Trento – 1977), Rivista di Scienze Preistoriche (1976). E’ stato promotore per l’Istituzione del Parco Regionale dell’Etna insieme a nomi illustri come Salvatore Cocuzza Silvestri, Pietro Alicata, Marcello La Greca, Emilia Poli Marchese, Giuseppe Ronsisvalle, ecc. Nell’ ottobre del 1980 ricevette una lettera di ringraziamento da Lipari (ME), da parte di Luigi Bernabò Brea (che dal 1939 al 1941, dopo un brevissimo incarico presso l’Amministrazione delle antichità di Taranto, fu primo dirigente della Soprintendenza alle Antichità della Liguria, quindi della Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale a Siracusa, dove rimase fino al 1973, anno del suo pensionamento), per le sue segnalazioni di ritrovamenti in Sicilia, come la statuetta di Tabana a Lentini del neolitico superiore. Grande amico di Vincenzo Tusa (noto archeologo) che andava spesso a trovarlo a casa per guardare la sua collezione temporanea, poi donata a vari musei dell’ isola. Erasmo scrisse

Natura Alpina 1977
Sicilia Archeologica 1983
Documento costitutivo Comitato di studio Istituzione Parco dell’Etna

 

 

 

 

 

 

 

 

Il suo legame con Ettore Majorana

Ettore Majorana

Tra i contributi più significativi, la biografia di Ettore Majorana: Erasmo Recami è ampiamente riconosciuto come il

Ettore Majorana – estratto dai manoscritti ceduti da Erasmo Recami al centro di ricerca di Erice

biografo storico e scientifico del brillante fisico italiano scomparso misteriosamente nel 1938. Ha dedicato anni di ricerca a ricostruire la vicenda di Majorana, incontrando scienziati di tutto il mondo, raccogliendo testimonianze, scoprendo e pubblicando documenti inediti dall’archivio della famiglia Majorana. La sua opera più nota in questo campo è “Il caso Majorana: epistolario, documenti, testimonianze”, pubblicato per la prima volta nel 1987. Ha anche curato, assieme a Simone Esposito, l’opera “Ettore Majorana – Appunti Inediti di Fisica Teorica“.

Il divulgatore

Oltre alla ricerca scientifica, Recami si è dedicato all’alta divulgazione, scrivendo numerosi articoli su enciclopedie e riviste di informazione scientifica italiane e internazionali. Tra le sue opere e pubblicazioni più rilevanti, oltre a quelle su Majorana, si menzionano: “I tachioni“, in Scienza & Tecnica 7, “Classical tachions and possible applications“, La Rivista del Nuovo Cimento 9, 1986. “PUBBLICAZIONI DI E. RECAMI: UNA SELEZIONE. SELECTED PAPERS BY E.RECAMI” (2015). Nel 2000 ha ricevuto il Premio SIF per la Storia della Fisica. L’8 marzo 2019, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella lo ha nominato “Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Erasmo Recami è morto improvvisamente il 14 luglio 2021 a Campinas, in Brasile. La sua figura è stata quella di un fisico innovativo, un rigoroso storico della scienza e un appassionato divulgatore, capace di esplorare le grandi domande della fisica e di indagarne le figure più enigmatiche.

Memorie

 

 

 

 

Ho conosciuto personalmente Erasmo Recami in occasione di un incontro “Conoscersi per Conoscere” organizzato da STMicroelectronics azienda leader nella produzione di semiconduttori per cui lavoro da 30 anni, un seminario sulle frontiere della Fisica, e per questo ringrazio di cuore l’amico Carmelo Papa già Executive Vice President di ST, oggi in pensione, ma inarrestabile consulente di vita!

Rimasi affascinato nel vederlo utilizzare ancora appunti su lavagna per proiezione lucidi. Con lui si parlava di fisica, di astronomia, di archeologia e delle mie attività di ricerca sulle basse frequenze legate a fenomeni spaziali e al vulcano Etna (Erasmo fu un grande sostenitore e promotore presso tanti amici ricercatori, del progetto ERO Etna Radio Observatory). Grazie a lui ho conosciuto e visitato il sito archeologico alle sponde del fiume Simeto, conosciuto come Riparo Cassataro nel territorio di Centuripe (EN), documentato dalle foto qui.

Il riparo Cassataro si trova nella zona di Centuripe (Enna), sulla riva destra del fiume Simeto, a soli 2 km dalla necropoli stentinelliana di Fontanazza, sulla sponda opposta del fiume. La definizione di “riparo” è inesatta, forse più un luogo di culto. Sulla parete maggiore si possono distinguere numerose pitture, le uniche finora documentate della Sicilia orientale. Trovandosi praticamente all’aperto e a pochi metri da quella via naturale di comunicazione che era il Simeto, le pitture “dovevano essere accessibili a tutte le comunità sparse lungo il corso del fiume, e un loro punto di riferimento centrale” (G. Biondi, 2017). Nei pressi del sito sono stati osservati manufatti che vanno da una probabile industria paleolitica inferiore e neolitica, alla ceramica geometrica o impressa del primo o medio neolitico; da frammenti di materiale castellucciano del Bronzo antico al coccio greco, fino ad una fase tardo antica – bizantina (V-VII sec. d.C.). Questi ritrovamenti non fanno pensare ad una presenza umana stanziale, ma ad una frequentazione saltuaria. Possiamo ipotizzare che il sito, facilmente raggiungibile, sia stato utilizzato come luogo di culto dai gruppi e dalle comunità della piana di Catania e della zona ai piedi dell’Etna che, nel corso del Neolitico, si sono sedentarizzate lungo i principali corsi d’acqua, a causa dello svilupparsi delle pratiche di agricoltura e allevamento.

Ricordi

Mi piace ricordare alcune email scambiate con lui in cui spesso lamentava condizioni di salute e i suoi continui ricoveri, ma era un modo per rimanere in contatto, motivo di distrazione da altre problematiche. Durante il periodo del Covid-19 abbiamo anche iniziato lo scambio di messaggi su whatsapp, che conservo con cura (l’ultimo ricevuto il 3 luglio 2021), pochissimi giorni prima della sua morte, che ho appreso successivamente con grande dispiacere

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E-mail da me invitata il 15.09.2017

Caro Erasmo, una domanda stupida..

Secondo te, se riuscissimo ad osservare l’ Universo al di sotto del tempo di Planck, potremmo vederlo completamente diverso?

Perché dopo questo, che rappresenta il limite della fisica moderna, la materia si genera e si organizza come già conosciamo. Buona guarigione.

Con affetto. Rosario

la sua risposta….

“Caro Rosario, i tuoi interrogativi non sono affatto stupidi, bensì complicati”

Solo due righe, perché devono ri-ricoverarmi per complicanze del mio intervento al cuore…

Non è neanche certo che ci sia stato il (o solo un) big-bang; come sai ci sono le teorie della creazione continua. Io amo pensare a un big bang solo perchè l’idea l’abbiamo succhiata col latte materno. Infatti Posidonio già scriveva: «La materia ha una coesione che la tiene insieme e contro la quale il vuoto circostante è impotente. In verità il mondo materiale si conserva mediante una forza immensa, ed alternativamente si contrae e si espande nel vuoto seguendo le proprie trasmutazioni fisiche, ora consumato dal fuoco, ora invece dando nuovamente inizio alla creazione del cosmo ». Né è davvero sicuro che si sappia come siano andate le cose in tempi successivi… Inoltre, le teorie –quando si avvicinano a singolarità – perdono di significato. Se hai idee circa il tuo quesito, illuminami. Io ci penserò  (a mezzodì dovrei ri-ricoverarmi –non sto bene– e credo sarò così matto da rinviare solo perché dovrei tenere una conferenza (con poca voce).  Yuo  Erasmo

P.S.: convey also my regards, please, to Dr. Carmelo Papa

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MAIL RICEVUTA IL 07.08.2019

[email protected]&gt

Caro Ing. Catania e carissimo Rosario,

molte grazie! Interessante…!! La valle dell’ Alcantara odora di preistoria…

Io sono in Brasile, e lo sarò anche in Autunno. Tra le altre cose, anche noi si individuò un possibile dolmen, la cui foto sta però in un articoletto che ora non ritrovo. Mi viene la tentazione –se già non lo feci– di mandarti i tre main-files ove raccolsi la maggior parte dei miei risultati di preistorico dilettante. Comunque il nostro riparo sotto roccia (Riparo Cassataro nda), con pitture neolitiche in ocra, richiamò Paolo Graziosi da Firenze; mentre altre nostre scoperte –una di esse riempì una vetrina all’entrata del Museo di Siracusa (anche senza citarci…) furono lodate da Bernabò Brea [come un idoletto del neolitico superiore] che programmava di parlarne nella seconda edizione del suo libro: edizione che purtroppo non fece a tempo a realizzare. Passando al paleolitico superiore, alcune stazioni furono studiate dalla Mara Guerri, allieva di Graziosi, la quale –venendo pure da Firenze– passò molto tempo con noi in Sicilia. Molte cose le lasciammo al Museo di Adrano. Per i manufatti (selci et al.) scheggiati, la sorte fu’ più incerta. Quando io scoprii il paleolitico inferiore nella Sicilia orientale, non potendo permettermi di annunciarlo da solo [quale dilettante…!], lo portai per lo studio all’IIPP di Firenze, e lì restò as far as we know (ma fu pubblicato bene dall’Anna Revedin…). Infine, una nuova stazione alla quale tenevo molto [la Valle Battaglietta, sopra Valle Battaglia, Madonie, a 1700 m slm] finì male, ed è ancora una spina per me. La mia segnalazione per il notiziario della Riv Sc. Preist. arrivò a Firenze quando Paolo Graziosi stava morendo, e si perse. PERSI PURE L’UNICA COPIA CHE AVEVO DI TALE SEGNALAZIONE… e non fui più in grado di ricostruire i dati essenziali perché rinvenni solo la metà delle pietre scheggiate relative… Stavo infatti lasciando Catania per il Brasile e poi Bergamo. Mentre scrivo mi tornano in mente perdite per la Fisica;… E’ meglio che interrompa i ricordi!

Un pensiero in occasione del quarto anniversario dalla sua morte

Erasmo sarai sempre nei miei ricordi, un pezzo importante della mia conoscenza sui misteri della vita, promotore della mia voglia di esplorazione nell’archeologia siciliana, un grande scienziato e pure un bravissimo fotografo. Grazie per quello che mi hai insegnato e per avermi raccontato della tua vita. Buon riposo Erasmo ❤

Bibliografia

Con il titolo: Erasmo Recami ed Ettore Majorana (grafica di Rosario Catania) 

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Etna, cosa pensi di noi umani? Lo sapremo al Festival Vulcani 2025, dal 27 al 29 giugno a Trecastagni, alla scoperta di terre indimenticabili https://ilvulcanico.it/etna-cosa-pensi-di-noi-umani-lo-sapremo-al-festival-vulcani-2025-dal-27-al-29-giugno-a-trecastagni-alla-scoperta-di-terre-indimenticabili/ Wed, 25 Jun 2025 04:39:03 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25721 di Giuseppe Riggio* Siamo arrivati alla terza edizione continuando a seguire la stessa ispirazione: donare all’Etna un Festival che racconti il mondo dei vulcani. Siamo gli unici in Italia ad avere inventato una manifestazione con questo filo conduttore. E del resto dove farla se non sull’Etna, su uno dei vulcani più attivi al mondo? Quest’anno […]

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di Giuseppe Riggio*

Siamo arrivati alla terza edizione continuando a seguire la stessa ispirazione: donare all’Etna un Festival che racconti il mondo dei vulcani. Siamo gli unici in Italia ad avere inventato una manifestazione con questo filo conduttore. E del resto dove farla se non sull’Etna, su uno dei vulcani più attivi al mondo?

Quest’anno proviamo a comunicare agli spettatori che ci troviamo di fronte a “terre indimenticabili”, che per altre ragioni abbiamo già definito “in movimento”, ma anche “straordinarie”. Chi è ammaliato da crateri e colate sa di cosa stiamo parlando. Per la terza edizione del Festival Vulcani – organizzato dalla Fondazione Trecastagni Patrimonio dell’Etna, presieduta da Giovanni Barbagallo dal 27 al 29 giugno a Trecastagni– abbiamo provato a immaginare anche una intervista all’Etna, per dare la parola alla sua anima femminile e chiederle cosa ne pensa di noi umani che ne abitiamo le pendici, delle nostre ossessioni e delle nostre paure.

Il programma del Festival Vulcani 2025

Ci saranno, ovviamente, nel corso della manifestazione momenti di alta divulgazione scientifica curati da INGV (il suo direttore Stefano Branca insieme al professor Luigi Ingaliso presenteranno una nuova e lussuosa edizione di una storica opera di Sartorius Von Walterhausen, mentre Eugenio Privitera spiegherà i sistemi di allertamento precoce di Etna e Stromboli), da parte sua Marco Viccaro, docente universitario e presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, coordinerà per la prima volta un corso di introduzione al vulcanismo che si terrà nella sede della Fondazione organizzatrice, rivolto innanzitutto ai giovani.

Dalla prima edizione del Festival, nel 2023

Come di consueto, verrà aperta una finestra sul mondo degli “altri” territori segnati dalla lava. Quest’anno sarà la volta di Pantelleria, che verrà raccontata da Antonietta Valenza, Francesco Ciancitto e da Marco Marcialis, wine ambassador di Cantine Nicosia. Del resto, sono molteplici le strategie di avvicinamento ai “camini della Terra”. Ognuno può scoprire una chiave per scoprirne originalità e caratteri distintivi. Maria Teresa Moscato indagherà ad esempio le tematiche del mito, che da sempre ha avuto un riferimento privilegiato con i luoghi “infernali”.  Daniele Musumeci offrirà le sue competenze di biografo di Alfred Rittmann, uno dei più grandi vulcanologi del Novecento di origine svizzera, ma venuto a morire in Sicilia, dopo avervi lungamente abitato. Rosario Fichera, giornalista e divulgatore, racconterà il suo viaggio a piedi e in bicicletta dalle Dolomiti all’Etna in nome dell’inclusione, unendo due siti Unesco e due luoghi fondamentali della sua vita.

Nella prima edizione, uno spazio fu dedicato anche a questo nostro blog

Siamo convinti che ancora una volta le terre vulcaniche non mancheranno di stupire. Il programma del Festival Vulcani 2025 si rivolge innanzitutto a chi abita sull’Etna, per aiutare gli etnei ad avere consapevolezza delle caratteristiche naturali e antropologiche di questa parte di universo, ma intende ovviamente rivolgersi anche ai turisti desiderosi di scoprire la vera essenza del luogo che vengono a visitare. Nei tre giorni della manifestazione, quest’anno ospitata nell’elegante centro storico di Trecastagni, ci sarà spazio anche per citare Franco Battiato, nella proposta della brava Rita Botto. Solo qualche brano per richiamare il suo modo di abitare il vulcano, la speciale sensibilità verso la terrà da cui Battiato partì e dove poi decise di ritornare.

*Direttore Festival Vulcani 

Con il titolo: eruzione dal cratere di Sud Est, 19 giugno 2025  (la bellissima foto di Giovinsky Aetnensis) 

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E il vulcano nacque in un giardino! https://ilvulcanico.it/e-il-vulcano-nacque-in-un-giardino/ Sun, 22 Jun 2025 05:19:56 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25681 di Santo Scalia Le aree vulcaniche, si sa, sono soggette a rischi di vario genere, quali le manifestazioni sismiche, le invasioni laviche, le abbondanti ricadute di piroclastiti, i flussi piroclastici e l’apertura di nuove fratture; a volte, però, un altro pericolo si aggiunge a quelli già indicati: la nascita di un nuovo cratere o di […]

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di Santo Scalia

Le aree vulcaniche, si sa, sono soggette a rischi di vario genere, quali le manifestazioni sismiche, le invasioni laviche, le abbondanti ricadute di piroclastiti, i flussi piroclastici e l’apertura di nuove fratture; a volte, però, un altro pericolo si aggiunge a quelli già indicati: la nascita di un nuovo cratere o di un nuovo vulcano.

La nascita di un nuovo cono eruttivo è avvenuta, ad esempio, nell’area vulcanica campana dei Campi Flegrei (nel 1538), o, più recentemente, nel Messico (nel 1943).

Sull’Etna non è mai avvenuto che un nuovo cratere nascesse là dove si trovasse un preesistente insediamento urbano, ma, come vedremo, molto vicino!

Monte Nuovo, nato tra le case del paese medievale di Tripergole (foto Jean-Claude Tanguy)

1538 – Nasce il Monte Nuovo, nell’abitato di Tripergole ai Campi Flegrei

L’ultima eruzione avvenuta ai Campi Flegrei risale al 1538: nei due anni precedenti l’inizio dell’eruzione si era intensificata l’attività sismica fino a quando, il 29 settembre del 1538, come racconta Marco Antonio Delli Falconi, le prime bocche si aprirono presso l’abitato di Tripergole; nella notte l’intero paese fu ricoperto da ceneri e pomici, mischiate con acqua.

Incisione da Dell’incendio di Pozzuolo di Marco Antonio Delli Falconi, 1938

Come già descritto in un precedente articolo su ilvulcanico.it «[…] la gente di Pozzuoli abbandonò le case, mentre il mare si era ritirato lasciando in secca barche e un gran numero di pesci morti. L’eruzione proseguì per due giorni e due notti con continui lanci di materiale dal cratere e sbuffi di pomici e ceneri. Cinque giorni dopo l’inizio, dove prima vi era una vallata, si era formato un monte (denominato subito Monte Nuovo) che seppellì il castello di Tripergole e l’area circostante fino al lago d’Averno. Alla sommità del monte, il cratere che si formò raggiunse la circonferenza di un quarto di miglio

La popolazione riuscì a fuggire dal paese prima che l’eruzione cominciasse, senonché, il sei ottobre, quando tutto sembrava finito, alcuni curiosi che si trovano sulla cima del nuovo rilievo vennero sorpresi da un improvviso lancio di materiale incandescente: sembra che oltre venti persone non vennero più ritrovate!

 

 

1669 – Nasce il Monte della Ruina, presso Nicolosi, sull’Etna

L’11 marzo del 1669 a poche centinaia di metri dal paese di Nicolosi, nel versante meridionale del vulcano, una lunga frattura si aprì da quota 2800 m. circa (presso Monte Frumento) fino a quota 600 m., in prossimità dell’abitato.

Brano da Breve raguaglio degl’incendi di Mongibello avvenuti in quest’anno 1669, di Tommaso Tedeschi Paternò

Tommaso Tedeschi Paternò, autore dell’opera Breve raguaglio degl’incendi di Mongibello avvenuti in quest’anno 1669, avendo vissuto in prima persona i funesti eventi di quell’anno, così descrive la nascita del nuovo cratere, a pochissima distanza dall’abitato del paese di Nicolosi: «[…] non da una, ma da cinque horride fauci venne à sboccare con tal empito, e vehemenza, che sempre, qual Briareo d’inferno in nuove, e nuove braccia, e scagliando tuttavia in aria tanto gran copia d’infuocati petroni, che cadendo poi in giù si ammontarono in due altissime montagne, la di cui altezza un mezzo miglio oltrepassa».

Il cratere non si aprì tra le case del paese, ma poco distante, comunque lì dove i nicolositi svolgevano le proprie attività dedicandosi alle coltivazioni e alla pastorizia. In ogni caso l’intensa attività sismica che precedette l’eruzione e la ricaduta di arena e lapilli sui tetti delle abitazioni causarono ingenti danni all’abitato.

1943 – Nasce il Paricutin, in un campo di granturco

Nel febbraio del 1943, a partire dal giorno 5, una serie di scosse sismiche mise in agitazione gli abitanti di due paesini del Messico, Paricutìn e Parangaricutiro che contavano circa 4000 anime, dedite principalmente alla pastorizia e all’all’agricoltura.

Il campo di Dionisio Pulido (collezione personale)

Il 20 di febbraio Dionisio Pulido, come ogni mattina, era andato al suo podere e stava badando alle sue pecore quando vide apparire due piccoli getti di fumo bianco, che presto si trasformarono, secondo le sue stesse parole, in “grandi colonne di fumo e grandi fiamme“. Contemporaneamente, brontolii sotterranei e scosse sismiche sempre più violente si moltiplicarono; poi, nello stesso giorno, si udirono ripetute esplosioni, e infine un’alta e possente colonna di vapore che trasportava pietre e polvere eruttò dal terreno.

Ai primi segni di questa attività sotterranea, il testimone corse a casa e poi, con la moglie, si recò dalle autorità comunali per riferire ciò che aveva appena visto, mentre dal villaggio si sentiva già il rumore di violente esplosioni.

La mattina del giorno dopo, sul presto, parecchie persone si avvicinarono al luogo in cui si era verificato il fenomeno e poterono vedere che si era già formato un cumulo alto circa 30 metri. Nel campo di Dionisio Pulido era sorto un nuovo vulcano!

Solo due giorni dopo, il 23, il nuovo cono aveva raddoppiato la sua altezza e misurava già circa 60 metri. La crescita del nuovo vulcano continuò a causa dell’accumulo di pietre, bombe, scorie, sabbia e ceneri costantemente scagliate verso l’alto dal fondo del cratere, fino a raggiunge un’altezza di 424 metri rispetto al terreno coltivato in cui era nato, raggiungendo un diametro di circa 1.350 metri alla base, con una forma leggermente ellittica.

L’eruzione si protrasse per 9 anni e 12 giorni; del campo di Pulido non rimase nulla, se non un cono vulcanico e un’arida distesa di lava.

Resti della chiesa di Paricutin (collezione personale)

Quando terminò l’eruzione, nel 1952, i due centri abitati Paricutín e San Juan Viejo Parangaricutiro erano scomparsi. Per la precisione, di San Juan Viejo restò visibile – e lo è tutt’ora – solo la torre campanaria sinistra della chiesa, parte della facciata e la parete posteriore con l’altare. Non ci furono vittime.

L’area dello stato di Michoacàn, dove era sorto il vulcano denominato proprio Paricutin, non era però nuova ad eventi del genere: solo 184 anni prima, nel settembre del 1759, un altro vulcano, molto simile al Paricutin, il Jorullo”, era apparso in mezzo a un campo di canna da zucchero, 80 km a sud-est della posizione di Paricutin.

Considerazioni finali

Nell’area del vulcano Etna sono numerosi i coni piroclastici sorti a quote oggi intensamente urbanizzate ma, per fortuna, disabitate all’epoca della formazione degli stessi.

L’intensa urbanizzazione del versante meridionale dell’Etna (foto S. Scalia)

Così si trovano oggi in contesti intensamente urbanizzati i crateri denominati Monte Serra (ad appena 5,5 chilometri da Acireale, ma a poche centinaia di metri da altri agglomerati); Monte Troina (presso Pedara); Mompileri e Monti Rossi, presso Nicolosi; Tremonti, Monpeloso, Monte Rosso (presso l’omonimo abitato di Monterosso) ed altri ancora.

E lì dove in un passato, anche remoto, si è verificato l’evento dell’apertura di un nuovo cratere, non si può certamente escludere che l’evento non si riproponga, anche in un futuro lontano.

Se vi è capitato di effettuare un’escursione sulla cima dei Monti Rossi di Nicolosi, o anche a quote più elevate, per esempio alla Montagnola (2600 m.ca.), avrete avuto modo di verificare come tutto il territorio che si estende da Nicolosi fino alla città di Catania sia un continuum di case, ville e paesi; praticamente senza soluzione di continuità!

E, senza voler aggiungere altro, lascio a ciascuno dei lettori le considerazioni del caso.

Per chi volesse approfondire gli argomenti trattati ecco alcuni riferimenti bibliografici:

Delli Falconi Marco Antonio – Dell’incendio di Pozzuolo – 1538

Boccardi Vincenzo – Monte Nuovo – storia di un ambiente vulcanico – 1997

Boccardi Vincenzo – L’eruzione del Monte Nuovo nei Campi Flegrei -1538 – 2018

 Tomaso Tedeschi – Breve raguaglio degl’incendi di Mongibello avvenuti in quest’anno 1669

Borelli Alfonsus – Historia et meteorologia incendii Aetnae – 1670

 Ordoñez Ezequiel   – Un nouveau volcan mexicain : le Paricutìn – 1945

Luhr James F. – Parìcutin, the volcano born in a Mexican cornfield – 1993

 Con il titolo: il campo di Dionisio Pulido (collezione personale Santo Scalia)

 

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