Il Vulcanico https://ilvulcanico.it/ Il Blog di Gaetano Perricone Fri, 09 Jan 2026 11:15:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9 Le associazioni ambientali al Parco: va aperta una fase nuova, fondata sul confronto continuo. “L’Etna non può essere lasciata al caso, né al far west” https://ilvulcanico.it/le-associazioni-ambientali-al-parco-va-aperta-una-fase-nuova-fondata-sul-confronto-continuo-letna-non-puo-essere-lasciata-al-caso-ne-al-far-west/ Fri, 09 Jan 2026 11:15:41 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26088 Riceviamo dal CAI Sicilia e volentieri pubblichiamo: Nota congiunta delle associazioni di guide ambientali escursionistiche/naturalistiche e di volontariato che operano sull’Etna e sui Crateri Silvestri (a seguito della riunione presso l’Ente Parco dell’Etna) L’incontro svoltosi presso l’Ente Parco dell’Etna ha avuto l’obiettivo di aprire un confronto ampio e necessario sul presente e sul futuro della […]

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“E’ forse una colpa fare la Guida Vulcanologica sull’Etna?” https://ilvulcanico.it/e-forse-una-colpa-fare-la-guida-vulcanologica-sulletna/ Wed, 07 Jan 2026 15:48:58 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26074 Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Vincenzo Greco In questi giorni sento il bisogno di condividere un pensiero personale, legato alle vicende che stanno interessando la mia figura professionale come Guida Vulcanologica. Quando ho scelto di lavorare sull’Etna, non l’ho fatto per togliere qualcosa a qualcuno, né perché mi sentissi migliore di altri. L’ho fatto semplicemente […]

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Vincenzo Greco

In questi giorni sento il bisogno di condividere un pensiero personale, legato alle vicende che stanno interessando la mia figura professionale come Guida Vulcanologica.

Quando ho scelto di lavorare sull’Etna, non l’ho fatto per togliere qualcosa a qualcuno, né perché mi sentissi migliore di altri. L’ho fatto semplicemente perché mi piaceva. Mi piaceva stare sul vulcano fin da bambino, e sognavo di trovare un lavoro che mi permettesse di farlo ogni giorno. Mi piaceva studiarlo, viverlo, capirlo, e ho deciso di trasformare questa passione in un lavoro attraverso studio, formazione, esami e competenze specifiche.

Per questo motivo trovo profondamente ingiusto e, a tratti, offensivo, sentire o leggere commenti che fanno passare chi ha acquisito una competenza come se avesse un “monopolio” o un’esclusiva indebita.

Non esiste alcun monopolio: esiste la competenza. Così come esistono maestri di sci, guide alpine, chef, tecnici, medici, artigiani specializzati. Nessuno di loro “toglie” qualcosa agli altri: semplicemente fa il lavoro per cui si è formato.

C’è poi un aspetto fondamentale che spesso viene dimenticato. Avendo scelto la strada di lavorare sui vulcani attivi e nelle aree attive, quindi in contesti dove possono essere presenti eruzioni in corso, questa scelta è stata fatta con la piena consapevolezza che esistono leggi e regolamenti che tutelano, riconoscono e disciplinano le competenze specifiche di determinate figure professionali in determinati ambienti.

Nessuno sta dicendo che una guida debba essere imposta. Chi vuole essere accompagnato sceglie liberamente. Ma quando un sindaco o un amministratore pubblico si trova a dover gestire, regolamentare o organizzare la fruizione di questi eventi naturali, proprio per tutelare le persone e garantire un minimo di ordine e sicurezza, è chiaro che la prima cosa che fa è verificare cosa dice la legge. E quindi va a individuare quali sono le figure professionalmente competenti, riconosciute ai sensi di legge, sia regionale che nazionale, per operare in quel settore specifico e in quel contesto territoriale.

La risposta non la danno le guide, né i singoli professionisti: la dà la legge. Ed è per questo che, nei regolamenti e nelle ordinanze, vengono citate e inserite le Guide Alpine e Vulcanologiche. Non per imporre una figura, non per creare esclusività, ma per regolamentare una scelta, tutelare chi decide di affidarsi a un professionista e cercare di organizzare in modo responsabile la fruizione di fenomeni naturali complessi.

Le ordinanze nascono quindi come strumenti di tutela e gestione, non come atti punitivi o discriminatori. E il fatto che una figura venga citata all’interno di un’ordinanza non è una colpa, ma la conseguenza naturale di ciò che la legge riconosce.

E allora mi chiedo: anche questo è una colpa? Se lo dice la legge, la colpa sarebbe di chi ha deciso di lavorare in quel settore? Lo dico da appassionato prima ancora che da professionista: sono il primo ad essere contento che la gente ammiri ciò che il nostro vulcano offre, con o senza guida.

Quello che non accetto è essere accusato o colpevolizzato per aver scelto di fare questo nella vita. Credo che, come tutti, si debba avere il diritto di scegliere che lavoro fare, almeno questo.

E allora mi chiedo ancora: la colpa di lavorare, di avere un’entrata economica dal lavoro che si è deciso consapevolmente di fare nella propria vita… è una colpa?

Arrivare a far sentire una persona in colpa per aver scelto un percorso professionale che ama, per aver investito tempo, sacrifici e responsabilità in una formazione riconosciuta, è qualcosa che non trovo normale. Sono arrivato perfino a pensare: cosa che non avrei mai immaginato, di sperare che :”l’eruzione finisse”, solo per il peso di tutto ciò che si è creato attorno al mio lavoro, accettando l’inevitabile danno che ne sarebbe derivato. Chi mi conosce sa quanto questo pensiero sia lontano da me.

È chiaro che ci sono sempre aspetti migliorabili: organizzazione, comunicazione, approccio. Su questo non mi sono mai tirato indietro. Ma una cosa deve essere chiara: le guide non esistono per mettere a rischio le persone. Chi si affida a un professionista lo fa proprio per avere sicurezza, responsabilità e tutela, e quella responsabilità ricade interamente su chi accompagna. La vita delle persone viene prima di tutto, sempre.

Io rispetto profondamente il lavoro e il percorso di chiunque abbia scelto una strada diversa dalla mia. Chiedo solo lo stesso rispetto per la scelta che ho fatto io: non per danneggiare, non per competere, non per togliere, ma perché è ciò che amo fare e che ho scelto consapevolmente come lavoro.

Volevo fare questa precisazione perché certi commenti e certe affermazioni, per come sono stati espressi, mi hanno sinceramente rattristato. Non cerco scontri, non cerco colpevoli. Cerco solo rispetto reciproco. GRAZIE

E allora mi chiedo ancora: che cos’è una colpa? Buon vulcano a tutti.

(Gaetano Perricone). Sono stato il primo, carissimo Vincenzo, a “scoprirti” sul mio blog IlVulcanico.it quando diventasti allora la più giovane guida vulcanologica d’Italia, sull’Etna. Apprezzai molto, nonostante la tua giovanissima età, la tua serietà, il tuo equilibrio, la tua passione infinita per l’Etna e con il passare del tempo sempre più la tua preparazione e crescente competenza nello svolgimento del mestiere che ti sei scelto. Questa tua riflessione, per quanto intrisa di legittima amarezza, conferma tutto quello che di buono ho subito pensato di te. E allora ti dico, con la stima e l’affetto di sempre: vai avanti con il tuo lavoro, con la tua passione, con il tuo impegno a servizio di chi vuole conoscere insieme a te il nostro meraviglioso vulcano Patrimonio dell’umanità e di tutto il resto … futtitinni 

 

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Etna, ultime dal fronte. Lavico https://ilvulcanico.it/etna-ultime-dal-fronte-lavico/ Fri, 02 Jan 2026 16:33:24 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26066 FONTE: https://ingvvulcani.com/ ETNA. 2 GENNAIO 2026. ORE 12,30 … Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove … L’eruzione dell’Etna, iniziata il 24 dicembre 2025, a partire dal pomeriggio […]

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ETNA. 2 GENNAIO 2026. ORE 12,30

… Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove …

L’eruzione dell’Etna, iniziata il 24 dicembre 2025a partire dal pomeriggio del 1° gennaio 2026 è stata interessata da una nuova fenomenologia caratterizzata dall’apertura di una piccola fessura eruttiva ad una quota di circa 2100 m s.l.m. localizzata subito a monte del M. Simone, alla base della parete nord della Valle del Bove (Foto di copertina di Stefano Branca).

Da questa fessura eruttiva, interessata da una debole attività esplosiva e da un basso tasso effusivo medio (circa 5m3/s) misurato da dati satellitari, viene emessa una colata lavica che si sta sviluppando all’interno della porzione centrale della desertica Valle del Bove.

Foto 1 - Immagine della colata lavica (Foto B. Benchke)

Figura 1 – Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke)

Questa mattina i dati forniti dall’Osservatorio Etneo hanno evidenziato che la lunghezza massima del campo lavico era di circa 2.8 km e il fronte lavico più avanzato si attestava a una quota di circa 1420 m s.l.m. alle ore 12.30, subito a est del rilievo di Rocca Musarra.

Figura 2 - Immagine della colata lavica (Foto B. Benchke)

Figura 2 – Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke).Contestualmente prosegue una debole attività esplosiva Stromboliana al Cratere Voragine che produce blande emissioni di cenere. Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove.

Figura 3 - Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke).
Figura 3 – Immagine della colata lavica (Foto B. Behncke).

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Etna, Nord-Est. Il gran risveglio del vecchio brontolone https://ilvulcanico.it/etna-nord-est-il-gran-risveglio-del-vecchio-brontolone/ Sun, 28 Dec 2025 12:46:35 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26058 FONTE: https://ingvvulcani.com/ di Boris Behncke Per alcuni decenni, il Cratere di Nord-Est, il più anziano dei quattro crateri sommitali dell’Etna, sembrava un vecchio brontolone, che nella sua gioventù aveva fatto tanto spettacolo, però ormai si limitava ad attività piuttosto modeste, normalmente limitate all’interno del suo ampio e profondo pozzo interno. A Natale 2025 però è tornato a […]

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FONTE: https://ingvvulcani.com/

di Boris Behncke

Boris Behncke

Per alcuni decenni, il Cratere di Nord-Est, il più anziano dei quattro crateri sommitali dell’Etna, sembrava un vecchio brontolone, che nella sua gioventù aveva fatto tanto spettacolo, però ormai si limitava ad attività piuttosto modeste, normalmente limitate all’interno del suo ampio e profondo pozzo interno. A Natale 2025 però è tornato a farsi sentire con  fontane di lava e colonne eruttive cariche di cenere e lapilli, quasi 28 anni dopo il suo ultimo episodio parossistico.

Tutto è iniziato nella giornata del 24 dicembre, quando la rete di monitoraggio dell’INGV-Osservatorio Etneo a Catania ha mostrato un deciso cambiamento dei segnali monitorati, ossia il tremore vulcanico (Figura 1), le deformazioni del suolo, e l’attività infrasonica.

Figura 1 - Il grafico mostra l’andamento dell’ampiezza del tremore vulcanico registrato dalla stazione “ECPN”, che è ubicata a quota circa 3000 m alla base sud-occidentale del cratere Bocca Nuova. Si notano bene i due picchi prodotti dagli episodi parossistici nel mattino e nel pomeriggio del 27 dicembre 2025

Figura 1 – Il grafico mostra l’andamento dell’ampiezza del tremore vulcanico registrato dalla stazione “ECPN”, che è ubicata a quota circa 3000 m alla base sud-occidentale del cratere Bocca Nuova. Si notano bene i due picchi prodotti dagli episodi parossistici nel mattino e nel pomeriggio del 27 dicembre 2025. Nella notte tra il 25 e il 26 l’attività stromboliana alla BN-2, una delle due bocche aperte all’interno del cratere Bocca Nuova, è diventata più frequente ed intensa, con lanci di materiale incandescente fino a 100 m sopra l’orlo craterico; contemporaneamente sono aumentati i bagliori in corrispondenza del Cratere di Nord-Est (Figura 2).

Figura 2 - Attività stromboliana al cratere BN-2 della Bocca Nuova (a sinistra) e bagliori prodotti dall’attività del Cratere di Nord-Est sullo sfondo, all’alba del 26 dicembre 2025, ripresa dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna

Figura 2 – Attività stromboliana al cratere BN-2 della Bocca Nuova (a sinistra) e bagliori prodotti dall’attività del Cratere di Nord-Est sullo sfondo, all’alba del 26 dicembre 2025, ripresa dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna.

Durante la giornata del 26, le condizioni meteorologiche sono peggiorate e a partire dal tramonto e per tutta la notte erano visibili solo dei forti bagliori rossastri in mezzo alle nuvole (Figura 3), accompagnati da continui boati udibili lungo le pendici del vulcano.

Figura 3 - Bagliori nelle nuvole: l’attività del Cratere di Nord-Est nella serata del 26 dicembre 2025, vista dalle campagne vicino all’abitato di Bronte, sul versante occidentale dell’Etna. Foto di Boris Behncke (INGV)
Figura 3 – Bagliori nelle nuvole: l’attività del Cratere di Nord-Est nella serata del 26 dicembre 2025, vista dalle campagne vicino all’abitato di Bronte, sul versante occidentale dell’Etna. Foto di Boris Behncke (INGV).

Nelle prime ore del 27 dicembre, le condizioni di visibilità sono gradualmente migliorate nei settori occidentale e settentrionale del vulcano, e all’alba l’attività del Cratere di Nord-Est è progressivamente aumentata (Figura 4). Contemporaneamente, da una bocca posta sul fianco orientale del cratere Voragine, è stata emessa una colata di lava in direzione della Valle del Bove, che in mattinata aveva raggiunto una lunghezza di poco meno di 2 km.

Figura 4 - (a) Attività stromboliana al Cratere di Nord-Est all’alba del 27 dicembre 2025. (b) Colonna eruttiva prodotta dal primo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel mattino del 27 dicembre. Immagini catturate dalla webcam di sorveglianza “EBVH” dell’INGV-Osservatorio Etneo a Bronte
Figura 4 – (a) Attività stromboliana al Cratere di Nord-Est all’alba del 27 dicembre 2025. (b) Colonna eruttiva prodotta dal primo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel mattino del 27 dicembre. Immagini catturate dalla webcam di sorveglianza “EBVH” dell’INGV-Osservatorio Etneo a Bronte.

Dopo una breve diminuzione dell’attività eruttiva, alle ore 10:00 il Cratere di Nord-Est ha cominciato a produrre delle fontane di lava, getti incandescenti alti circa 100-150 m sopra l’orlo craterico e una colonna eruttiva carica di materiale piroclastico (Figura 4). Allo stesso tempo, la bocca apertasi sull’alto fianco orientale della Voragine ha cominciato ad emettere cenere. La fase parossistica è durata circa un’ora e la colonna eruttiva ha raggiunto un’altezza di circa 8 km sopra il livello del mare.

Dopo questo episodio, è continuata una modesta attività esplosiva alla bocca posta sul fianco orientale della Voragine, producendo un pennacchio di cenere diluita, mentre il Cratere di Nord-Est ha continuato ad emettere sporadici sbuffi di cenere.

Alle ore 15:15 l’attività del Cratere di Nord-Est si è rapidamente accentuata, con fontane di lava che hanno raggiunto altezze di circa 400-500 m e che hanno prodotto una densa colonna eruttiva (Figura 5a) che si è alzata fino a oltre 10 km sopra il livello del mare. Questo secondo episodio parossistico è durato circa 45 minuti ed è stato seguito da una serie di potenti esplosioni stromboliane “a bolla”, che hanno lanciato materiale molto grossolano su tutto il cono del Cratere di Nord-Est e oltre la sua base (Figura 5b). Successivamente sono state osservate nuove emissioni di ceneri.

Figura 5 - (a) Il secondo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel pomeriggio del 27 dicembre 2025. (b) Attività stromboliana alla bocca sul fianco orientale della Voragine, al tramonto del 27 dicembre 2025. Immagini catturate dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna.
Figura 5 – (a) Il secondo episodio parossistico al Cratere di Nord-Est nel pomeriggio del 27 dicembre 2025. (b) Attività stromboliana alla bocca sul fianco orientale della Voragine, al tramonto del 27 dicembre 2025. Immagini catturate dalla telecamera di sorveglianza “EMOV”, che è ubicata sulla Montagnola, sull’alto versante meridionale dell’Etna. All’imbrunire si sono visti piccoli getti incandescenti alla bocca che si era aperta all’alba sul fianco orientale della Voragine. Nella serata è avvenuta una nuova ripresa dell’attività esplosiva al Cratere di Nord-Est; alcune esplosioni hanno lanciato bombe incandescenti su tutto il cono e oltre la sua base (Figura 6).
Figura 6: Spettacolare immagine dell’attività esplosiva del Cratere di Nord-Est nella serata del 27 dicembre 2025. A sinistra si vede anche l’attività, molto meno intensa, alla Voragine (Foto Fabrizio Zuccarello, guida vulcanologica).

Figura 6 – Spettacolare immagine dell’attività esplosiva del Cratere di Nord-Est nella serata del 27 dicembre 2025. A sinistra si vede anche l’attività, molto meno intensa, alla Voragine (Foto Fabrizio Zuccarello, guida vulcanologica) Questa volta però l’attività non si è evoluta verso ulteriori fenomeni parossistici. All’alba del 28 dicembre 2025 continua in maniera costante l’attività stromboliana alla bocca posta sull’alto fianco orientale della Voragine, e la colata lavica, che sta uscendo da un’altra bocca, ubicata alla base orientale della Voragine, è tuttora alimentata.

Un anno movimentato

Gli eventi di questi giorni sono l’ultimo colpo di scena alla fine di un anno caratterizzato da diverse fasi di attività con caratteristiche molto variabili. Tre sono state le fasi eruttive precedenti nel 2025la prima dall’8 febbraio al 2 marzo, con l’emissione di una colata di lava sul fianco sud-occidentale (https://ingvvulcani.com/2025/03/05/tra-lava-e-ghiaccio-il-risveglio-delletna/) e un’attività esplosiva al Cratere di Sud-Estla seconda dal 15 marzo fino al 19 giugno al Cratere di Sud-Est, che si è articolata in quindici episodi eruttivi, per lo più molto modesti – e con un singolo episodio (2 giugno) risultato notevolmente più intenso (https://ingvvulcani.com/2025/06/03/etnas-il-sistema-di-rilevamento-precoce-di-eventi-eruttivi-delletna/); infine la terza fase, dal 14 agosto al 2 settembre, ha prodotto una nuova colata di lava accanto a quella di febbraio, ma anche altre due, più piccole, dai fianchi del Cratere di Sud-Est. Anche in questa fase, l’attività effusiva è stata accompagnata da attività esplosiva al Cratere di Sud-Est.

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Padre, madre, sorella, fratello. Distanze, silenzi, distacchi. Disgregazione e solidarietà https://ilvulcanico.it/padre-madre-sorella-fratello-distanze-silenzi-distacchi-disgregazione-e-solidarieta/ Sat, 27 Dec 2025 12:50:45 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26048 di Antonella De Francesco Father mother sister brother di Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’Oro all’ultimo Festival del cinema di Venezia, è un film disperato sulla fine delle relazioni familiari che si sgretolano per le distanze vere o virtuali, per i silenzi troppo prolungati, per l’eccesso di autonomia che ciascuno di noi esige con prepotenza. […]

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di Antonella De Francesco
Father mother sister brother di Jim Jarmusch, vincitore del Leone d’Oro all’ultimo Festival del cinema di Venezia, è un film disperato sulla fine delle relazioni familiari che si sgretolano per le distanze vere o virtuali, per i silenzi troppo prolungati, per l’eccesso di autonomia che ciascuno di noi esige con prepotenza. È un film sulla mancanza di circolarità dei sentimenti che io e quelli come me abbiamo cercato di mantenere oltre le perdite, in barba alle separazioni e alle delusioni, con l’intento di restare vivi.
Niente a che vedere con il remake di Stanno tutti bene ( con uno strepitoso Robert De Niro) che forse riesce ancora a salvare qualcosa della sua famiglia, mentre qui non c’è più niente da salvare se non la finta consapevolezza che “loro” stanno bene . E di “loro” non possiamo né, in fondo vogliamo, sapere tutto, perché oggi andare a fondo nelle cose ci fa male.
L’unico filo di speranza resta per brother and sister che si ritrovano soli e fratelli, uniti nel lutto che li accomuna, ma incapaci di farsi carico dell’unica responsabilità a cui sono chiamati e che non vi svelerò.
Il regista Jim Jarmush con il Leone d’Oro vinto all’ultimo Festival del Cinema di Venezia
Questa parte del film mi ha toccata particolarmente perché svuotare la casa di famiglia è il viaggio più doloroso a cui siamo chiamati: decidere di disfarci di tutto ciò che per noi figli è irrilevante ma per chi ci ha cresciuto era importante, tradirli ancora una volta o per la prima volta è brutale. Accumuliamo in vita tutta una serie di oggetti che dicono di noi ma che non parlano più a chi resta, una volta che ce ne saremo andati. Non “oggetti” dunque, ma “gesti”: abbracci veri, sorrisi spontanei, solidarietà e vicinanza nel quotidiano è questo l’unico senso della vita per costruire quel bagaglio di ricordi che almeno i più accorti e sensibili di noi serberanno con cura per sempre . Sconsigliato ai “deboli” di cuore e da evitare sotto le feste …

 

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Un segnale chiave per riconoscere l’arresto delle intrusioni laterali del magma https://ilvulcanico.it/un-segnale-chiave-per-riconoscere-larresto-delle-intrusioni-laterali-del-magma/ Fri, 19 Dec 2025 14:48:03 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26037 FONTE: https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/ Uno studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) individua nei meccanismi focali inversi (ovvero un terremoto causato da compressione della crosta, in cui le rocce vengono spinte una contro l’altra) un segnale chiave per riconoscere in tempo quasi reale l’arresto della propagazione dei dicchi magmatici, uno degli aspetti più critici nella gestione […]

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FONTE: https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/

Uno studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) individua nei meccanismi focali inversi (ovvero un terremoto causato da compressione della crosta, in cui le rocce vengono spinte una contro l’altra) un segnale chiave per riconoscere in tempo quasi reale l’arresto della propagazione dei dicchi magmatici, uno degli aspetti più critici nella gestione delle emergenze eruttive dell’Etna

Schema concettuale della propagazione di un dicco magmatico. Nella fase iniziale della propagazione del dicco (in alto a sinistra), la sismicità è caratterizzata da meccanismi focali di tipo normale e trascorrente. Nella fase finale (in alto a destra) si osservano anche meccanismi focali inversi, associati alla fratturazione del margine del magma solidificato, indotta dalla spinta del dicco. Nella figura in basso è riportato l’andamento del Momento sismico totale calcolato dalla sismicità registrata. La linea tratteggiata rossa rappresenta il momento sismico totale atteso; le linee tratteggiate blu indicano l’inizio della fase iniziale e finale del dicco che non ha raggiunto la superficie. Sono riportati anche alcuni esempi di meccanismi focali ordinati temporalmente. Il rettangolo rosso tratteggiato evidenzia gli eventi registrati durante la fase di arresto, caratterizzata da meccanismi di faglia inversa.

Durante le crisi eruttive dell’Etna, uno degli elementi decisivi per la gestione dell’emergenza è comprendere se e come il magma si stia propagando nel sottosuolo, soprattutto nei casi di intrusioni laterali potenzialmente pericolose.

Le intrusioni laterali di magma, che si propagano lungo fratture nella crosta alimentando possibili eruzioni di fianco a bassa quota, rappresentano infatti il principale fattore di rischio per i centri abitati e le infrastrutture che circondano il vulcano. In questi contesti, la domanda cruciale per la Protezione Civile è se la propagazione del dicco (ovvero un’intrusione di magma che si propaga lungo fratture della crosta, spesso in direzione laterale) sia destinata a fermarsi o possa proseguire verso quote più basse. “Prevedere in tempo reale l’evoluzione di un’intrusione laterale è una delle sfide più complesse della vulcanologia operativa – spiega Alessandro Bonaccorso dirigente di ricerca dell’Osservatorio Etneo dell’INGVIn recenti studi abbiamo affrontato il problema analizzando il bilanciamento energetico tra l’energia associata all’apertura del dicco e quella rilasciata sotto forma di sismicità”.

Normalmente, la risalita del magma genera un campo di stress estensionale, associato a terremoti con meccanismi focali diretti. La comparsa di eventi con meccanismo focale inverso, tipici di un regime compressivo, è invece rara in questi contesti. “La presenza di meccanismi inversi indica che la spinta del magma incontra una resistenza crescente, tale da rallentare e potenzialmente arrestare la propagazione”, sottolinea Carla Musumeci ricercatrice dell’INGV.

L’analisi di diversi episodi storici dell’Etna – dalla crisi del 1989 all’eruzione del 2002, fino agli eventi del 2008 e del dicembre 2018 – mostra un quadro coerente: la parte terminale delle intrusioni laterali che non raggiungono la superficie è sistematicamente caratterizzata dalla comparsa di meccanismi focali inversi, assenti invece nelle fasi iniziali o nei casi di risalita verticale del magma.

Etna 22 aprile 2025

 

Un esempio emblematico è rappresentato dall’eruzione del 2002, quando l’Osservatorio Etneo, durante una fase di forte preoccupazione per la possibile propagazione verso aree densamente abitate, interpretò la comparsa di questi segnali sismici come indicativa di un arresto imminente del dicco. Un’ipotesi allora considerata audace, ma successivamente confermata dai fatti.

Secondo lo studio, la comparsa dei meccanismi focali inversi è legata a un cambiamento del campo di stress nella parte terminale del dicco, probabilmente associato ai processi di raffreddamento e solidificazione del magma, che favoriscono condizioni compressive. Quello che emerge è un indicatore semplice ma estremamente efficace – conclude Elisabetta Giampiccolo. ricercatrice dell’INGV. “I meccanismi focali inversi non sono un’anomalia, ma un segnale chiave che consente di riconoscere il potenziale arresto di un dicco in near-real time, offrendo un supporto concreto alle decisioni operative durante le crisi eruttive”.

L’approccio proposto si basa esclusivamente su dati sismici, rendendolo rapidamente applicabile anche in contesti con reti di monitoraggio geodetico meno sviluppate. Un risultato che rafforza il ruolo della sismologia nella sorveglianza vulcanica e nella mitigazione del rischio, contribuendo in modo diretto alla sicurezza del territorio etneo.

Con il titolo: Etna, 14 agosto 2023. Foto di Giovinsky Aetnensis

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Muori, Amore mio. Quell’ossessione fatale https://ilvulcanico.it/muori-amore-mio-quellossessione-fatale/ Mon, 01 Dec 2025 09:17:53 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26026 di Antonella De Francesco Il film Die my love, della regista Lynne Ramsay, tratto dal romanzo di Ariana Harwicz e prodotto da Martin Scorsese è un pugno allo stomaco dall’inizio alla fine, un viaggio nella mente di una giovane donna che ha appena partorito. Un film di poche parole dove il messaggio arriva per immagini […]

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di Antonella De Francesco
Il film Die my love, della regista Lynne Ramsay, tratto dal romanzo di Ariana Harwicz e prodotto da Martin Scorsese è un pugno allo stomaco dall’inizio alla fine, un viaggio nella mente di una giovane donna che ha appena partorito. Un film di poche parole dove il messaggio arriva per immagini e non lascia spazio a fraintendimenti.
Il corpo di Jennifer Lawrence nei panni di Grace, giustamente candidata all’ Oscar come miglior attrice protagonista, ci mette di fronte all’inferno che può scatenarsi nella mente di una donna dopo il parto quando la “madre” e la “femmina” (concedetemi questo termine ), si trovano a convivere, quando quell’essere a cui devi tutte le premure e le attenzioni e al quale sei inesorabilmente legata per sempre, ti prende ogni linfa vitale, ti toglie il sonno e ti relega all’unico ruolo di cui ha bisogno, ma che a te non basta. Il suo pianto c’è sempre nella mente di una madre, anche quando non c’è, sarà capitato anche a voi di alzarvi nel cuore della notte per controllare se il bimbo piange, ma Grace ne è ossessionata. Ogni giorno l’accudimento fatto di routine e pochi gesti estenuanti e senza fine scavano nella sua mente un baratro che l’allontana progressivamente e inesorabilmente dal mondo esterno e dagli altri affetti.
Che ne è stato della donna sensuale a cui il marito non poteva resistere e perché lui torna sic et simpliciter alla vita di prima, fatta di lavoro e di rapporti sociali, mentre lei resta con quel minuscolo esserino tra le braccia, lontana da tutti e invisibile ai più? È un declino graduale ma irreversibile in un abisso di emozioni, allucinazioni, simboli e sogni che lo spettatore non sa mai se immaginari o reali, mentre guarda lo schermo in un crescendo di tensione emotiva e di pena, ecco che arriva lo schianto di Grace (metaforico e reale) da qualche parte, su uno specchio o contro un vetro. Grace sta male e non sa esprimerlo se non attraverso le sue folli azioni e la sua aggressività verbale che si placano solo con il suo bambino. A lui resta sottomessa, da lui è vinta, lui che è tutto il suo mondo, ma un mondo che non le basta più e dal quale non può scappare.
Il film parla anche di solidarietà femminile perché la suocera Pam, magistralmente interpretata da Sissy Spacek, le è vicina. Lei, anziana , segnata dalla vita e dalla morte del marito (Nick Nolte) è la prima a carpire il suo malessere, lo riconosce, ci è già passata, avvisa il figlio, Jackson (Robert Pattinson) , lo mette in guardia, cerca di dare una mano se non fosse che Grace rifiuta ogni collaborazione, allontana chi le tende la mano, prova sdegno per tutto ciò che è “normale” perché per lei semplicemente non è così .
Il film si distingue per una regia cruda e mai melensa che alterna sapientemente riprese in ambienti claustrofobici, che sembrano chiudersi addosso a Grace, a distese boschive senza confini, quasi da western, dove il senso di smarrimento e solitudine si fa ancora più profondo. Questi contrasti visivi riflettono lo stato d’animo della protagonista: la casa diventa prigione, mentre la natura sconfinata non offre comunque vie di fuga, ma ne amplifica il senso di isolamento. Gli occhi di Grace, che diventano il filo conduttore emotivo del film, sono una costante richiesta di aiuto a tutti noi e riportano l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato, soprattutto dal mondo maschile: la sofferenza psicologica delle madri nel periodo post-partum.
Per pochi/e e selezionati, da vedere.
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di Gaetano Perricone
Ci sono anch’io, stavolta. Ho avuto, per la prima volta, il grande piacere e l’esperienza interessantissima di vedere questo film così difficile, impegnativo, duro,  insieme all’autrice di questa ancora una volta straordinaria recensione. Riesco ad apprezzarne ancora di più il valore proprio perché i miei occhi erano accanto ai suoi nel guardare immagini che dicono tutto, sentire poche parole quasi sempre dolorosissime, pensare e giudicare quello che vedevamo. E non ho alcuna difficoltà, da giornalista di vecchio mestiere, a confermare un’opinione già espressa: Antonella De Francesco è un eccellente critico cinematografico, lo scrivo al maschile perché non riesco a fare diversamente.
Sui contenuti di Die, my love ho ben poco da aggiungere. Non solo perché Antonella ha detto e scritto tutto con analisi perfetta e chiarissima, anche di fronte a un film per niente facile, pieno di complessità e aspetti psicologici, psicanalitici, psichiatrici diversi. Non sono proprio in grado di aggiungere altro perché non essendo mai stato padre, non ho mai fatto l’esperienza diretta di stare accanto a una madre che abbia attraversato le problematiche post parto che, nel film, dilaniano tragicamente la vita di Grace. Dopo il film, Antonella De Francesco commentava, ragionevolmente, che è una storia soprattutto per donne. Ma è altrettanto vero che un uomo giovane e non solo che guarda in Die, my love cosa può accadere, in modo estremo nel caso di Grace ma drammaticamente possibile, dopo che la mamma di suo figlio lo ha messo al mondo, può riflettere profondamente e perfino attrezzarsi a una più forte e solidale vicinanza. Oppure, finisco con una provocazione semplicistica e brutale da uomo mai padre, pensarci cento volte prima di mettere su famiglia …

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L’eleganza dell’Etna, presenza viva e mutevole, negli scatti di Massimo Siragusa https://ilvulcanico.it/leleganza-delletna-presenza-viva-e-mutevole-negli-scatti-di-massimo-siragusa/ Sat, 29 Nov 2025 07:16:49 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25996 FONTE: comunicato stampa Con ETNA, il fotografo Massimo Siragusa firma un’opera edita da Cavallotto edizioni, che rompe gli schemi della narrazione visiva tradizionale e restituisce al lettore l’immagine autentica di un vulcano vivo, imprevedibile e in continua trasformazione. Il libro, con testi in italiano e in inglese, è appena arrivato in libreria ed è un […]

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Eroi civili nel silenzio, in camera di consiglio. La verità, oltre ogni ragionevole dubbio https://ilvulcanico.it/eroi-civili-nel-silenzio-in-camera-di-consiglio-la-verita-oltre-ogni-ragionevole-dubbio/ Sat, 22 Nov 2025 13:51:35 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25987 di Antonella De Francesco Sembra quasi una pièce teatrale per l’ambientazione chiusa e i dialoghi serrati, il film La camera di consiglio, della regista Fiorella Infascelli, che racconta come due magistrati onesti, differenti ma determinati e otto giurati volontari, segregati per più di un mese in un appartamento all’interno del carcere Ucciardone, riscrissero la storia […]

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di Antonella De Francesco
Sembra quasi una pièce teatrale per l’ambientazione chiusa e i dialoghi serrati, il film La camera di consiglio, della regista Fiorella Infascelli, che racconta come due magistrati onesti, differenti ma determinati e otto giurati volontari, segregati per più di un mese in un appartamento all’interno del carcere Ucciardone, riscrissero la storia d’Italia, sancendo definitivamente e irreversibilmente l’esistenza della mafia e pronunciandosi con una sentenza epocale contro gli oltre 400 imputati del Maxi Processo.
Si tratta di un film dal profondo valore civile, quasi indispensabile per una società spesso incline a dimenticare il proprio passato, aspetto che diventa ancora più rilevante in un momento storico in cui il ruolo della magistratura viene frequentemente messo in discussione, perfino dalle stesse istituzioni.
L’opera di Fiorella Infascelli, con il contributo di Francesco La Licata in qualità di consulente storico, con il suo approccio onesto e misurato, rappresenta un monito e un invito a riflettere sull’importanza della memoria e della giustizia. Il film si caratterizza per la delicatezza con cui tratteggia i personaggi, sia i giurati che i due magistrati protagonisti, Alfonso Giordano (interpretato da Sergio Rubini) e Pietro Grasso (interpretato da Massimo Popolizio), che, pur diversi per carattere, visione e strategie, condividono un unico obiettivo: perseguire la giustizia, arrivando a condanne giuste e, dove necessario, alle dovute assoluzioni.
Nel corso della vicenda, il principio del “ragionevole dubbio” viene costantemente riaffermato da Alfonso Giordano, per voce di Sergio Rubini, che con consapevolezza e responsabilità lo ricorda a sé stesso e agli altri giurati, persino ridimensionando il peso delle confessioni dei pentiti, laddove non supportate da prove certe. Ritratti nella solitudine di quei giorni, separati dal resto del mondo, immersi in un’atmosfera quasi sospesa, che la regista restituisce con una scenografia essenziale a sottolineare la condizione di chiusura e concentrazione assoluta a cui erano sottoposti, con i pochi oggetti personali (unici strumenti per non perdere il senso di sé e per ricordare la propria storia e il proprio percorso umano) loro sono i primi “eroi”, ben prima delle stragi e del clamore mediatico dell’antimafia che avrebbe investito l’Italia. Sono stati loro, nella solitudine forzata e nel silenzio di quelle stanze, a scrivere una delle pagine più importanti della storia civile del nostro Paese, affrontando le paure, le fragilità e i dubbi che inevitabilmente accompagnano ogni decisione di grande portata.
In quel piccolo corteo finale che si dirige verso l’aula per esporre la sentenza, in quei visi fieri dei giurati con indosso la fascia tricolore, in quelle toghe indossate con onore, dovremmo riconoscerci tutti noi Italiani onesti per rinnovare quotidianamente il nostro senso di appartenenza e il rispetto verso la giustizia. La camera di consiglio, dunque, non si limita ad essere un semplice racconto di giustizia e di memoria ma, attraverso la narrazione delle vicende di quei magistrati e dei giurati, si fa portavoce della responsabilità collettiva di noi spettatori e cittadini, ricordandoci che la giustizia non appartiene soltanto a chi amministra la legge, ma a ogni individuo che, nella quotidianità, sceglie di schierarsi dalla parte dell’onestà e della verità.

 

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Siamo tutti prigionieri, tutti. Basta “Un semplice incidente” https://ilvulcanico.it/siamo-tutti-prigionieri-tutti-basta-un-semplice-incidente/ Mon, 10 Nov 2025 07:50:36 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25975 di Antonella De Francesco Un semplice incidente, l’ultima fatica del regista iraniano Jafar Panahi, insignito della Palma d’oro al festival di Cannes, è un capolavoro. È un coltello che ti entra dentro e che ti fa sentire tutta l’angoscia della prigionia, l’ingiustizia e la spietatezza del regime che cambia per sempre la vita della gente […]

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di Antonella De Francesco

Un semplice incidente, l’ultima fatica del regista iraniano Jafar Panahi, insignito della Palma d’oro al festival di Cannes, è un capolavoro.

È un coltello che ti entra dentro e che ti fa sentire tutta l’angoscia della prigionia, l’ingiustizia e la spietatezza del regime che cambia per sempre la vita della gente e lo fa con una semplicità disarmante, partendo da un evento assolutamente banale. In quel momento iniziale in cui la telecamera inquadra il protagonista, Vahid, mentre guida la sua auto nell’oscurità, la vittima è un cane investito che resta fuori dall’inquadratura  Si avverte lo schianto ma non si vede la vittima. È solo un povero cane … Ricordatevi di questo buio e di questo fuori campo nel finale, perché lì resterà fuori dalla vostra vista il carnefice, anche se ne sentirete la presenza e ne riconoscerete l’identità senza vederlo.

È questo il miracolo che compie Pahani alla fine della sua pellicola: di averci reso tutti prigionieri, capaci di riconoscere il nostro aguzzino anche senza vederlo! Il film si basa proprio sulla paura che resta in chi ha subito la prigionia: una paura legata al buio delle bende sugli occhi, al rumore dei passi dei carcerieri, alle voci, alle umiliazioni e alle torture rimaste senza volto, ma indelebili e nitide nella memoria di chi le ha subite. È un film sul senso di vendetta, sul perdono e sulla pietà e su come ciascuno di noi sviluppi nella vita la sua personale capacità di provarle, oppure no. È a tratti anche una commedia grottesca che ci conduce con il sorriso nella quotidianità di un paese in cui regna la corruzione e nell’orrore che si compie tutti i giorni. E sul finale è un grido disperato perché venga fermata questa spirale di violenza che si perpetra da troppo tempo e non solo in Iran.

Jafar Panahi con la Palma d’Oro a Cannes

Jafar Panahi potrebbe essere definito geniale se non fosse che quello che racconta è reale e non si è inventato nulla. Qui non si tratta di una trovata cinematografica, né di un brutto sogno che possiamo lasciarci alle spalle, perché i carcerieri del regime esistono davvero e i prigionieri pure. Panahi lo sa bene e dopo questo film, anche i più distratti tra noi non possono ignorarlo. Da vedere assolutamente

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