Artisti Archivi - Il Vulcanico https://ilvulcanico.it/category/artisti/ Il Blog di Gaetano Perricone Wed, 14 Oct 2026 05:14:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 L’estranea: le madri e il patto con il diavolo https://ilvulcanico.it/lestranea-le-madri-e-il-patto-con-il-diavolo/ Wed, 14 Oct 2026 05:14:30 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26679 di Antonella De Francesco Il tema del grande “patto con il diavolo” è un classico della letteratura di tutti tempi, ma per Paolo Strippoli, autore e regista de L’Estranea (film selezionato per rappresentare l’Italia ai Premi Oscar 2027 nella sezione Miglior film internazionale) il “diavolo” è dentro di noi e, quel che è peggio, è […]

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di Antonella De Francesco

Il tema del grande “patto con il diavolo” è un classico della letteratura di tutti tempi, ma per Paolo Strippoli, autore e regista de L’Estranea (film selezionato per rappresentare l’Italia ai Premi Oscar 2027 nella sezione Miglior film internazionale) il “diavolo” è dentro di noi e, quel che è peggio, è dentro una madre, magnificamente interpretata da Jasmine Trinca!
Un film a suo modo inquietante e geniale (non so quanto Horror) che abbraccia diversi generi filmici, impeccabilmente recitato e scandito in quattro tempi che segnano la caduta progressiva e irreversibile in una spirale di violenza, oscurità e progressiva disgregazione familiare. Noi madri riteniamo di rivestire, tra i tanti, un ruolo fondamentale all’interno della famigli : quello di proteggerla sempre da ogni accadimento negativo. Vorremmo tutelare i nostri figli e custodirli virtualmente nel nostro grembo per sempre, preservandoli da ogni forma di dolore, da qualunque malefico pettegolezzo, auspicando per loro il meglio e nessuna delle sofferenze che sono toccate a noi.
Il regista Paolo Strippoli
Fin qui, direte voi, è tutto fisiologico! Ma il fatto è che alcune “madri “ più di altre sposano la missione, ne fanno il loro principale scopo di vita, fanno delle vite dei propri figli le loro “seconde opportunità” e tramano affinché i figli si conformino più alle loro malcelate ambizioni e ai loro schemi mentali che alle proprie inclinazioni. Ecco, di questo “diavolo” sopito in alcune madri, che delle volte le induce a compiere scelte scellerate in nome di una “ perfezione “ definita solo dai loro canoni, di un primato che non vorrebbero perdere, di un consenso sociale e di una visibilità a cui non possono rinunciare, fa un ritratto indimenticabile, (recitato ai massimi livelli da Valeria Bruni Tedeschi), il giovane regista Paolo Strippoli .
Cosa c’è di più diabolico di una madre così? Nulla: e il film L’Estranea ve lo dimostrerà. Da vedere

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Alla scoperta di Etna Social Hub: come raccontare l’Etna attraverso il talento tecnologico e l’uso corretto della “rete” https://ilvulcanico.it/alla-scoperta-di-etna-social-hub-come-raccontare-letna-attraverso-il-talento-tecnologico-e-luso-corretto-della-rete/ Mon, 28 Sep 2026 05:41:09 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26591 di Gaetano Perricone C’era Vincenzo Greco, il mio carissimo amico Vincenzino, Guida Vulcanologica di Etna Nord, figlio e nipote d’arte. Bravissimo e ricercatissimo, in tanti vorrebbero lui per guidarli alla conoscenza del vulcano Patrimonio mondiale dell’umanità, ma non può accontentarli tutti. Gli ho mandato per visitare l’Etna alcuni miei amici palermitani illustri personaggi, ne sono […]

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di Gaetano Perricone

Vincenzo Greco

C’era Vincenzo Greco, il mio carissimo amico Vincenzino, Guida Vulcanologica di Etna Nord, figlio e nipote d’arte. Bravissimo e ricercatissimo, in tanti vorrebbero lui per guidarli alla conoscenza del vulcano Patrimonio mondiale dell’umanità, ma non può accontentarli tutti. Gli ho mandato per visitare l’Etna alcuni miei amici palermitani illustri personaggi, ne sono rimasti entusiasti. Lo cito per primo, tra i protagonisti di Etna Social Hub a Fornazzo di Milo, perché ho avuto il piacere di “lanciarlo” pubblicamente proprio qui, su questo blog, con un articolo che raccontava della più giovane Guida Vulcanologica d’Italia, etnea, era lui, Vincenzo. Che oggi è anche un eccellente comunicatore, impeccabile con i suoi post a indirizzare al meglio i visitatori.

I lavori di Klaus Dorschfeldt

C’era Klaus, Klaus Dorschfeldt, più noto come Kd Etna con la sua pagina social. Conobbi anche lui tanti anni fa, fui uno dei suoi scopritori. Di non molte parole, ma di tanta intelligenza profonda, Klaus è un vero talento, come del resto tutti gli altri ragazzi che hanno animato l’evento che vi sto raccontando: possiede una genialità e una sensibilità non comune, assoluta per me che sono di un’altra generazione, nel creare partendo da foto o frame video immagini di enorme suggestione, con il loro sfondo che definirei rosso Etna, capaci di raccontare storie e personaggi del vulcano di ieri e di oggi stimolando emozioni. I suoi miti sono due grandi maestri dell’Etna e due amici speciali come Salvo Caffo e Giovanni Tomarchio: li ha definiti i suoi “due padri”, io sono molto contento di essere stato considerato “uno zio”.

Grazia Musumeci e i suoi fumetti

E c’era Grazia Musumeci, donna dolcissima come il suo nome di battaglia social “Mismisha”, che vuol dire in arabo albicocca. Anche lei conobbi più o meno al tempo di Klaus, quando ero addetto stampa del Parco. Donna combattente e combattiva, tanto, per le giuste cause, dotata di ottima scrittura, ha una mano molto talentuosa di brillantissima fumettista. Le sue vignette, con deliziosi disegni e battute incisive e ricche di ironia nel “balloon”, hanno come protagonista assoluta l’Etna, la nostra Muntagna, alle prese con interlocutori diversi a seconda dei temi di attualità legati non soltanto all’attività del vulcano. E’ proprio brava, Grazia, penso che i suoi disegni farebbero eccellente figura nelle ormai tante rassegna varie di comics.

Le foto di Giovinsky Sicilia

E poi c’era lei, la carissima, formidabile, preziosissima Giovanna, per tutti Giovinsky Aetnensis. A mio avviso una vera e propria regina delle foto e dei video sull’Etna, autrice di piccoli capolavori che entrano nell’anima di chi ama il vulcano. Sempre pronta, sempre in campo, sempre sul pezzo quando il vulcano chiama. Con entusiasmo incredibile, sempre crescente, sempre rinnovato, al cospetto delle meraviglie di quella fenomenale macchina geologica che è l’Etna. I suoi lavori, in qualche caso e come si è visto nella sua rassegna personale a Fornazzo, possono essere considerati opere d’arte. Hanno un livello di perfezione, nel loro magnifico realismo, da surclassare i falsi clamorosi, le fake dell’Intelligenza Artificiale, che oggi impazzano sul web. Non ho mai fatto e mai farò a Giovanna, pardon Giovinsky, le classiche domande: dov’eri, come ha fatto, che tecnica hai usato, eccetera. Mi basta godere della bellezza semplice e spesso sublime delle sue foto e dei suoi video, che spesso hanno trovato posto in questo blog.

I disegni di Cristina “Pesce Rosso”

C’era anche Cristina Scalia, Pesce Rosso il suo nome social. Bravissima disegnatrice e illustratrice: mano aggraziata, elegante, nitida e precisa, le sue opere a tema principalmente Etna e natura in generale riescono a volte ad incantare. E alcune sono diventate splendide stampe. E’ una vera artista, Cristina. Molto brava con i più piccoli, direi che fa parte a pieno titolo di questo gruppo di figure giovani, ma già con esperienza e produzione consolidata, che ha reso i social un bel posto da vedere e seguire con attenzione dagli amanti del vulcano, distinguendosi nettamente dal marasma spesso disordinato e presuntuoso.

Rosario Catania nel suo intervento a Etna Social Hub

E c’era anche il mitico Rosario Catania, vecchio e caro amico, lo conobbi come geniale e preziosissimo collaboratore di tante iniziative del Parco. Lavora alla ST Microelectronics, è appassionato di astronomia e astrofisica con il Comitato Cepes e il Gruppo Astrofili Etnei con cui era presente all’evento, ma soprattutto ha messo in piedi con la profonda e formidabile conoscenza delle nuove tecnologie informatiche una serie di attività di monitoraggio dell’Etna “fiancheggiatrici” dell’INGV, a cominciare dal bellissimo ERO (Etna Radio Observatory). Ultima prodezza, realizzata insieme a un team di ricerca di prim’ordine e illustrata in un articolo su questo blog, una sperimentazione d’avanguardia pubblicata sulla rivista scientifica Remote Sensing: la prima applicazione terrestre di un radiometro a microonde passivo per il monitoraggio continuo delle aree crateriche di un vulcano.

Foto ricordo con gli organizzatori di Etna Social Hub: Elvira Di Stefano, Graziano Lucio Massimino e Antonio De Luca

Dulcis in fundo, c’erano ovviamente gli organizzatori: Antonio De Luca, una volta e ancora oggi per molti Tony Etna, soprattutto Passione Etna, la nota pagina social nella quale raccoglie le sue accurate riflessioni sul vulcano che amiamo e – è la sua forza, il talento per cui si è fatto molto conoscere nell’ambiente etneo – i suoi documentari, di eccellente qualità per immagini e testi, sulla natura e sulla geologia dell’Etna. Insieme alla vulcanica, mai come in questo caso e contesto è termine appropriato, compagna Elvira Di Stefano e a Graziano Lucio Massimino, si prodiga da due anni a questa parte per organizzare in maniera precisa, direi encomiabile, con fatica ed entusiasmo, con spirito di aggregazione e di servizio, Etna Social Hub, un progetto come ho potuto constatare con i miei occhi molto significativo, che mette insieme, come dice lo stesso nome, risorse valide, importanti, preziose per la conoscenza del vulcano Patrimonio dell’umanità con un uso molto corretto e brillante delle nuove tecnologie e del mondo social.

E’ stata davvero molto bella e interessante la mia visita all’Ecomuseo del Castagno di Fornazzo di Milo, che ospitava la seconda edizione dell’evento. Ho avuto il piacere di rincontrare e riabbracciare gli eccellenti talenti del mondo web innamorato dell’Etna, che conobbi giovanissimi e ripassare i loro geniali lavori. Il filo che li unisce, la parola magica che mette in connessione i ragazzi di cui ho scritto qui (da molti di voi certamente conosciutissimi), che li aggrega con la sua potente forza vitale, è passione: volutamente non l’ho usata descrivendo i singoli personaggi che hanno animato Etna Social Hub, avrei dovuto ripeterla per ciascuno di loro o peggio avrei gravemente sbagliato se l’avessi omessa per qualcuno. E invece ne parlo per tutti quanti: è il meraviglioso comune denominatore, l’amore infinito, struggente, per l’Etna, anche con le sue disagevoli colonne di cenere, che fanno parte del suo lavoro di vulcano.

Chiudo con due considerazioni importanti e con un augurio affettuoso. Prima considerazione: con rarissimo e grandissimo merito, spero di non sbagliare, Etna Social Hub non ha avuto padrini né potenti ammuttate, spinte, politiche. Solo qualche sponsor e basta. La politica famelica, a cominciare da quella locale, si nutre solo di ciò che porta consenso, voti. Più che mai in questa fase storica. Questo evento porta solo bellezza, passione, amore per la natura: e dunque, meglio così, non può interessare la politica e non può che essere snobbato dai tanti domineddio del territorio. Seconda considerazione: credo, invece, che i valori e i contenuti umani, artistici, anche culturali nel più alto senso educativo di Etna Social Hub, vale a dire l’uso più corretto dei social e delle loro potenzialità per raccontare in modo semplice ed efficace un bene naturale che è patrimonio del mondo intero, meritino attenzioni e sostegni importanti nelle prossime edizioni. Ed è proprio questo il mio carissimo augurio, di vecchio giornalista che da tanti anni l’Etna e il suo mondo lo racconta anche fuori d’Italia: un meritato percorso di crescita importante, di autentica valorizzazione, per Etna Social Hub e i suoi protagonisti.

Doverose e bellissime le mie foto ricordo, che illustrano anche nella gallery il mio racconto. Con il titolo: Giovinsky Aetnensis e le sue foto 

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Non partecipo al “tiro all’Ulisse” https://ilvulcanico.it/non-partecipo-al-tiro-allulisse/ Sat, 18 Jul 2026 04:09:56 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26457 di Gaetano Perricone  Nel senso che non scriverò alcuna riflessione, recensione o altro tipo di approfondimento particolare su Odissea dell’ottimo Cristopher Nolan, un film già fatto a pezzi dopo due giorni di programmazione da critici letterari, cinematografici, critici di tutto quanto compresa la loro puzza sotto il naso, perfino da gente che non solo non […]

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di Gaetano Perricone 
Nel senso che non scriverò alcuna riflessione, recensione o altro tipo di approfondimento particolare su Odissea dell’ottimo Cristopher Nolan, un film già fatto a pezzi dopo due giorni di programmazione da critici letterari, cinematografici, critici di tutto quanto compresa la loro puzza sotto il naso, perfino da gente che non solo non ha lo ha visto ma non conosce il poema epico di Omero. La verità è che mi spavento quasi a pronunciarmi, se scrivo cose positive rischio anch’io la fucilazione seduta stante.
Dunque non parteciperò al “tiro all’Ulisse“. Qualcosa terra terra tuttavia la dico. Da vecchio bambino settantenne incolto e dai facili entusiasmi mi sono goduto queste 2 ore e 52 minuti di filmone, di grande spettacolo cinematografico hollywoodiano, di notevole pregio tecnico e altrettanta potenza commerciale; mi ha fatto molto piacere vedere la sala piena di gruppi di ragazzi dell’ultima generazione con insegnanti e genitori che non hanno come me avuto la fortuna di vedere Ulisse di Camerini e il magnifico sceneggiato televisivo di Franco Rossi e che dunque hanno seguito questa per loro prima trasposizione cinematografica dell’opera omerica con partecipazione ed emozione; al di là delle tante stravaganti non corrispondenze nei contenuti e nei costumi al testo originale, mi è sembrata bella e ricca di stimoli la visione di grande attualità del regista di imperniare il filo del racconto del viaggio di Ulisse e del tormento interiore dell’eroe omerico sulla denuncia dell’orrore della guerra di Troia come denuncia universale di tutte le guerre; il film non mi è sembrato affatto sessista come ho letto da qualche parte e le donne di cui si è ricordato Nolan (Penelope-Anne Hathaway, Atena-Zendaya, Calipso- Charlize Teron, Elena nera- Lupita Nyong, Circe-Samantha Norton, brave tutte secondo me, in particolare l’ultima), rappresentate in modo diverso, nuovo e originale, hanno ruolo direi fondamentale nel film; è stato bello e mi ha molto piacere riconoscere tanta meravigliosa ambientazione siciliana, da Favignana alle Eolie; infine Matt Damon a mio umilissimo avviso è un Ulisse guerriero-navigatore dal profondo travaglio fisico e umano, fedelissimo alla sua Penelope e non fimminaro come nell’originale, all’altezza delle tre ore del film e anche suo figlio Telemaco, il popolarissimo volto di Tom Holland–Spiderman, si fa valere.
Passo e chiudo, ho scritto fin troppo e temo che ne pagherò le conseguenze. Scherzo, davvero. PS: per i fans come me di Polifemo dall’unico occhio, questo di Odissea è magnificamente orrendo, più brutto del Ciclope di Kirk Douglas
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di Antonella De Francesco
Mi unisco al commento positivo sul film di Gaetano Perricone e aggiungo qualche mia ulteriore, personale riflessione.
L’Ulisse di Nolan, magistralmente interpretato da Matt Demon, resta un eroe ma è ossessionato dalla guerra, dalle atrocità e dalle perdite in termini di vite umane che questa comporta. La guerra è finita da anni eppure non è mai davvero finita. È ovunque: nei silenzi, negli incubi, nelle scelte di ogni personaggio.
L’Ulisse di Nolan ricorda e si chiede dove siano i compagni prima ancora della famiglia, perché è un uomo maturo che sta per concludere il suo viaggio, non soltanto quello verso casa, ma soprattutto quello dentro se stesso. Nolan va oltre l’uomo Omerico dal multiforme ingegno perché gli attribuisce una nuova sensibilità e la capacità di fare autocritica perfino alle sue stesse gesta eroiche.
Le riprese e le ambientazioni sono magnifiche, grandiosi gli spazi. L’incontro nell’Ade di dantesca memoria, con tutti i caduti in guerra che inseguono Ulisse e il suo equipaggio superstite, dà il pieno senso del peso della memoria che opprime e che non potrà mai svanire nel suo cuore.
E poi ci sono le donne: streghe, dee, regine, prigioniere, mai oggetti ma piuttosto soggetti presenti e reattivi, in molti casi esempi di autodeterminazione e di emancipazione. Penelope lascia intendere al figlio che dopo tanti anni potrebbe governare da sola. Elena è consapevole di essere stata solo il pretesto della guerra e la sua pelle nera sembra voler rappresentare il volto di tutti quei popoli che pagano guerre decise dagli altri. Le sirene non cantano per sedurre sessualmente, ma per affliggere Ulisse con tutte le promesse non mantenute.
In sintesi Nolan resta fedele alla storia ma i suoi protagonisti sono diversi: hanno anime nuove perché il tempo non può passare invano

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Le visioni, i colori, il talento di Monarc https://ilvulcanico.it/le-visioni-i-colori-il-talento-di-monarc/ Wed, 27 May 2026 05:09:31 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26377 (Gaetano Perricone). Oggi, mercoledì 27 maggio, al Mondadori Bookstore di Piazza Roma Catania, ultimo giorno (ore 16-20) della mostra “Monarc Vision”, grafiche ed illustrazioni. Ho avuto l’opportunità e il piacere di visitarla nei giorni scorsi e di conoscere e apprezzare le visioni, i colori, l’indubbio ed elegante talento della mano ed evidentemente anche dell’anima di […]

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(Gaetano Perricone). Oggi, mercoledì 27 maggio, al Mondadori Bookstore di Piazza Roma Catania, ultimo giorno (ore 16-20) della mostra “Monarc Vision”, grafiche ed illustrazioni. Ho avuto l’opportunità e il piacere di visitarla nei giorni scorsi e di conoscere e apprezzare le visioni, i colori, l’indubbio ed elegante talento della mano ed evidentemente anche dell’anima di Andrea Urzì, in arte “Monarc”, l’artista che ha realizzato le opere, alcune delle quali vedrete qui nella fotogallery che molto volentieri voglio condividere con i lettori di questo blog. Mi hanno particolarmente colpito, è il mio personale parere, i geniali e raffinati ritratti di alcuni personaggi celebri. Curiosità: Monarc non è solo il monarca, la figura dominante, ma anche una famosa specie di farfalla migratrice nordamericana.  A seguire, conosciamo meglio Andrea “Monarc” dalla sua auto presentazione, nella locandina della mostra. Augurandogli di cuore le fortune che merita 
Mi chiamo Andrea Urzì, nome d’arte Monarc, classe ’92, sono un artista emergente catanese Sono Cresciuto fra pastelli,  matite, pennelli , fortemente appassionato di disegno e poi di grafica. È il mio modo istintivo, una forte ed pulsione, attraverso la quale trasferisco nell’immediato sensazioni, vissuti reali, visioni oniriche, riflessioni sociali ed intime, con un  tratto molto singolare e una ricercata originalità, che le renda facilmente riconoscibili
Possiedo un vissuto già assai “articolato”, denso di esperienze segnanti portatrici di forte carica empatica e spiccata sensibilità nei confronti di problematiche personali e sociali, giovanili e non. Utilizzo tratti, curve, linee irregolari,  colori impattanti, forti, talvolta su sfondi più scuri, totalmente bianchi  o variegati. Sono presenti spesso simboli ricorrenti.
Ho un carattere schivo, poco incline ad espormi ed apparire, ma produttivo. Ho partecipato a diverse esposizioni su Palermo e Catania, eventi e manifestazioni, con un gradimento di pubblico assolutamente trasversale. Realizzo disegni, illustrazioni, ritratti su commissione sia per privati che per professionisti , attività sempre concernenti il campo artistico visivo ma applicabili a svariati settori
In occasione delle varie attività, sono stati pubblicati articoli su diversi siti, stampa di settore, i quotidiani La Sicilia di Catania  ed il Giornale di Sicilia di Palermo
Contatti:
cellulare: 353 4306596
Instagram: Monarcvision

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Muori, Amore mio. Quell’ossessione fatale https://ilvulcanico.it/muori-amore-mio-quellossessione-fatale/ Mon, 01 Dec 2025 09:17:53 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26026 di Antonella De Francesco Il film Die my love, della regista Lynne Ramsay, tratto dal romanzo di Ariana Harwicz e prodotto da Martin Scorsese è un pugno allo stomaco dall’inizio alla fine, un viaggio nella mente di una giovane donna che ha appena partorito. Un film di poche parole dove il messaggio arriva per immagini […]

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di Antonella De Francesco
Il film Die my love, della regista Lynne Ramsay, tratto dal romanzo di Ariana Harwicz e prodotto da Martin Scorsese è un pugno allo stomaco dall’inizio alla fine, un viaggio nella mente di una giovane donna che ha appena partorito. Un film di poche parole dove il messaggio arriva per immagini e non lascia spazio a fraintendimenti.
Il corpo di Jennifer Lawrence nei panni di Grace, giustamente candidata all’ Oscar come miglior attrice protagonista, ci mette di fronte all’inferno che può scatenarsi nella mente di una donna dopo il parto quando la “madre” e la “femmina” (concedetemi questo termine ), si trovano a convivere, quando quell’essere a cui devi tutte le premure e le attenzioni e al quale sei inesorabilmente legata per sempre, ti prende ogni linfa vitale, ti toglie il sonno e ti relega all’unico ruolo di cui ha bisogno, ma che a te non basta. Il suo pianto c’è sempre nella mente di una madre, anche quando non c’è, sarà capitato anche a voi di alzarvi nel cuore della notte per controllare se il bimbo piange, ma Grace ne è ossessionata. Ogni giorno l’accudimento fatto di routine e pochi gesti estenuanti e senza fine scavano nella sua mente un baratro che l’allontana progressivamente e inesorabilmente dal mondo esterno e dagli altri affetti.
Che ne è stato della donna sensuale a cui il marito non poteva resistere e perché lui torna sic et simpliciter alla vita di prima, fatta di lavoro e di rapporti sociali, mentre lei resta con quel minuscolo esserino tra le braccia, lontana da tutti e invisibile ai più? È un declino graduale ma irreversibile in un abisso di emozioni, allucinazioni, simboli e sogni che lo spettatore non sa mai se immaginari o reali, mentre guarda lo schermo in un crescendo di tensione emotiva e di pena, ecco che arriva lo schianto di Grace (metaforico e reale) da qualche parte, su uno specchio o contro un vetro. Grace sta male e non sa esprimerlo se non attraverso le sue folli azioni e la sua aggressività verbale che si placano solo con il suo bambino. A lui resta sottomessa, da lui è vinta, lui che è tutto il suo mondo, ma un mondo che non le basta più e dal quale non può scappare.
Il film parla anche di solidarietà femminile perché la suocera Pam, magistralmente interpretata da Sissy Spacek, le è vicina. Lei, anziana , segnata dalla vita e dalla morte del marito (Nick Nolte) è la prima a carpire il suo malessere, lo riconosce, ci è già passata, avvisa il figlio, Jackson (Robert Pattinson) , lo mette in guardia, cerca di dare una mano se non fosse che Grace rifiuta ogni collaborazione, allontana chi le tende la mano, prova sdegno per tutto ciò che è “normale” perché per lei semplicemente non è così .
Il film si distingue per una regia cruda e mai melensa che alterna sapientemente riprese in ambienti claustrofobici, che sembrano chiudersi addosso a Grace, a distese boschive senza confini, quasi da western, dove il senso di smarrimento e solitudine si fa ancora più profondo. Questi contrasti visivi riflettono lo stato d’animo della protagonista: la casa diventa prigione, mentre la natura sconfinata non offre comunque vie di fuga, ma ne amplifica il senso di isolamento. Gli occhi di Grace, che diventano il filo conduttore emotivo del film, sono una costante richiesta di aiuto a tutti noi e riportano l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato, soprattutto dal mondo maschile: la sofferenza psicologica delle madri nel periodo post-partum.
Per pochi/e e selezionati, da vedere.
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di Gaetano Perricone
Ci sono anch’io, stavolta. Ho avuto, per la prima volta, il grande piacere e l’esperienza interessantissima di vedere questo film così difficile, impegnativo, duro,  insieme all’autrice di questa ancora una volta straordinaria recensione. Riesco ad apprezzarne ancora di più il valore proprio perché i miei occhi erano accanto ai suoi nel guardare immagini che dicono tutto, sentire poche parole quasi sempre dolorosissime, pensare e giudicare quello che vedevamo. E non ho alcuna difficoltà, da giornalista di vecchio mestiere, a confermare un’opinione già espressa: Antonella De Francesco è un eccellente critico cinematografico, lo scrivo al maschile perché non riesco a fare diversamente.
Sui contenuti di Die, my love ho ben poco da aggiungere. Non solo perché Antonella ha detto e scritto tutto con analisi perfetta e chiarissima, anche di fronte a un film per niente facile, pieno di complessità e aspetti psicologici, psicanalitici, psichiatrici diversi. Non sono proprio in grado di aggiungere altro perché non essendo mai stato padre, non ho mai fatto l’esperienza diretta di stare accanto a una madre che abbia attraversato le problematiche post parto che, nel film, dilaniano tragicamente la vita di Grace. Dopo il film, Antonella De Francesco commentava, ragionevolmente, che è una storia soprattutto per donne. Ma è altrettanto vero che un uomo giovane e non solo che guarda in Die, my love cosa può accadere, in modo estremo nel caso di Grace ma drammaticamente possibile, dopo che la mamma di suo figlio lo ha messo al mondo, può riflettere profondamente e perfino attrezzarsi a una più forte e solidale vicinanza. Oppure, finisco con una provocazione semplicistica e brutale da uomo mai padre, pensarci cento volte prima di mettere su famiglia …

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Una battaglia dopo l’altra, dei diritti contro il potere che prevarica https://ilvulcanico.it/una-battaglia-dopo-laltra-dei-diritti-contro-il-potere-che-prevarica/ Sun, 05 Oct 2025 09:33:22 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25901 di Antonella De Francesco Un film che non si dimentica l’ultima fatica di Paul Thomas Anderson, che per la verità ha fatto tutti capolavori indimenticabili ( Il filo nascosto, Magnolia, Il petroliere, solo per citarne alcuni). Una battaglia dopo l’altra, tratto dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon, è una magnifica allucinazione collettiva sulle rivoluzioni che […]

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di Antonella De Francesco
Un film che non si dimentica l’ultima fatica di Paul Thomas Anderson, che per la verità ha fatto tutti capolavori indimenticabili ( Il filo nascosto, Magnolia, Il petroliere, solo per citarne alcuni). Una battaglia dopo l’altra, tratto dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon, è una magnifica allucinazione collettiva sulle rivoluzioni che abbiamo o non abbiamo fatto, sul mondo in cui viviamo, in cui potere (politico e militare) e diritti si contrappongono, il primo a voler prevaricare l’altro. E niente suona più attuale di così, anche alla luce degli ultimi fatti di politica internazionale e nazionale in cui le piazze si animano, la protesta rinasce, perché la coscienza è desta.
Non parlerò della tecnica filmica perfetta, delle riprese con camere mobili per cui ti schianti con i protagonisti e addirittura avverti il vuoto d’aria per una discesa a tutta velocità (la sequenza dell’inseguimento meriterebbe di per se già già l’Oscar), del sottofondo musicale per mano di Jonny Greenwood che sottolinea, esalta e accompagna tutto il film nel suo ritmo serrato e a tratti ossessivo, né delle interpretazioni memorabili dei protagonisti Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio Del Toro, Teyana Taylor, perché mi preme sottolineare la profondità del contenuto dietro la parodia.
In questi giorni ci siamo chiesti tutti a chi giovino le manifestazioni di piazza, ecco il film ce lo spiega. Forse troppo a lungo noi come Leonardo Di Caprio nei panni di Bon Ferguson, padre amorevole ma frustrato dal fallimento della sua rivoluzione perché “in fondo il mondo non è cambiato poi tanto”, abbiamo voluto proteggere i nostri ragazzi dalle guerre, dal caos, dalle piazze rumorose, in un clima di pace apparente in cui il bene prevale sul male e i diritti hanno la meglio sulle ingiustizie.
Le rivoluzioni ce le siamo lasciate alle spalle con la complicità degli studi a scuola che per lo più le hanno ignorate. Ma Anderson ci mostra quello che da mesi forse ormai nessuno può far finta di non vedere: il mondo è in guerra di nuovo in quel percorso ciclico della storia che troppo spesso dimentichiamo. Anderson ci mostra le piazze in fiamme e gli oppressi che urlano per i loro diritti, che sfilano e protestano per dire no. E quelle immagini rimandano a quelle di questi giorni in cui quei figli che volevamo proteggere dalla violenza, quegli “ sdraiati” con le cuffie che a malapena ti rispondono quando entri in camera loro, ecco proprio loro vogliono dire no.
Non vi svelerò il finale ma il senso è chiaro: l’unico ricongiungimento possibile è quello dell’abbraccio, quel “riconoscimento” tra padri e figli, perché si torna sempre lì ed è da lì che si riparte . Finché ci saranno diritti calpestati, migranti respinti, guerre senza ragione, bambini uccisi, donne violate ci saranno piazze pronte ad esprimere dissenso in una battaglia dopo l’altra. Stavolta saranno i giovani a combatterla: è questa per Anderson l’unica certezza e per noi anche l’ultima speranza.
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(Gaetano Perricone). “Noi abbiamo fallito, figlia mia. Ma spero che voi riuscirete a cambiare il mondo”.
Che magnifico filmone, ragazzi! Capolavoro non lo definisco, so che sono in tanti ad arricciare il naso quando si scrive così, in effetti accade troppo spesso, di un film, di un libro, di un’opera d’arte comunque. Ma che per me sia strepitoso lo scrivo senz’altro.
Grandissimo cinema, al top. Difficile immaginare che “Una battaglia dopo l’altra”, adrenalinico apologo della rivoluzione necessaria e perfino inevitabile magistralmente diretto da Paul Thomas Anderson, regista dagli ottimi precedenti, non faccia incetta di premi alla prossima cerimonia degli Oscar: come miglior film dell’anno, per l’attualissima tematica – la lotta per la vita e i diritti fondamentali di neri e messicani contro l’orrendo e feroce imperversare del suprematismo bianco negli Stati Uniti – e qualità tecnica; per gli effetti speciali, eccezionali e coinvolgenti; per la infinita bravura degli attori di un cast davvero superlativo, i nemici Leonardo di Caprio-Bob e Sean Penn-colonnello Lockjaw, Benicio Del Toro-Carlos e le splendide donne guerriere, Teyana Taylor-Perfidia, Regina Hall- Deandra e Chase Infiniti- Willa; una colonna sonora fantastica; il bellissimo, commovente finale, dedicato all’importanza della trasmissione tra le generazioni, tra genitori e figli, dell’inestinguibile, indispensabile, vitale voglia di migliorare il mondo e l’umanità, la qualità del vivere. Che è stata ed è l’essenza di ogni rivoluzione.
Solo il clima politico trumpiano, certamente non favorevole ai contenuti espressi dal film, potrebbe fermare la conquista di diverse statuette per “Una battaglia dopo l’altra”; ma le giurie di Los Angeles hanno dimostrato negli anni di non lasciarsi condizionare nelle loro scelte dal potere della Casa Bianca.
Sono rimasto due ore e quaranta, 160 minuti, incollato alla poltrona del cinema con gli occhi allo schermo, spettacolo elettrizzante ed entusiasmante, senza distrarmi neanche un attimo, per quello che non ho esitazioni a definire uno dei film più belli che abbia mai visto. Me lo sono goduto da solo, ormai sono piacevolmente abituato. Unico neo, incomprensibile: è vero che era lo spettacolo delle 16, ma quattro persone me compreso in una sala da 336 posti (li ho contati facilmente) per un film del genere sono un dato scoraggiante. E’ la conferma che la gente sempre di più preferisce tenersi lontana da argomenti che in qualche modo possono inviate alla riflessione.
Ripropongo, qui a seguire, il link pubblicato sul mio blog con la meravigliosa recensione della mia cara amica Antonella De Francesco, che ancora una volta mi ha sapientemente invogliato alla visione. Se vi piace il bel cinema, con tutte le sue componenti, non potete mancare di vedere questo film.

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La fiamma eterna dell’Etna giovedì 24 luglio si accenderà a Manhattan https://ilvulcanico.it/la-fiamma-eterna-delletna-giovedi-24-luglio-si-accendera-a-manhattan/ Tue, 22 Jul 2025 06:20:16 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25786 FONTE: https://www.ingv.it/stampa-e-urp/stampa/comunicati-stampa Il 24 luglio l’Etna arriva a Manhattan con un evento che unisce arte, scienza e territorio Negli spazi della galleria d’arte contemporanea TOTAH, nel cuore di New York, il prossimo 24 luglio si terrà il finissage di “Etna Eternal Flame”, progetto internazionale promosso e curato dall’associazione culturale Basaltika, che per oltre un anno ha trasformato il […]

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FONTE: https://www.ingv.it/stampa-e-urp/stampa/comunicati-stampa

Il 24 luglio l’Etna arriva a Manhattan con un evento che unisce arte, scienza e territorio

Negli spazi della galleria d’arte contemporanea TOTAH, nel cuore di New York, il prossimo 24 luglio si terrà il finissage di “Etna Eternal Flame”, progetto internazionale promosso e curato dall’associazione culturale Basaltika, che per oltre un anno ha trasformato il vulcano attivo più alto d’Europa in un palcoscenico di arte “site-specific” e ricerca geologica.

Al centro dell’evento il contributo dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV – OE), con l’intervento del Direttore Stefano Branca, chiamato a raccontare come si sono evoluti nel tempo i metodi di rappresentazione delle eruzioni storiche dell’Etna a partire dal XVI secolo fino all’avvento della fotografia al pubblico newyorkese e a portare la voce della ricerca italiana oltreoceano:

“Il coinvolgimento dell’INGV”, spiega Branca, “ha dato profondità scientifica e autorevolezza al progetto. L’Etna non è solo uno spettacolo naturale, ma un laboratorio a cielo aperto di fenomeni geologici che meritano di essere compresi e valorizzati anche attraverso l’arte contemporanea”.

Il progetto Etna Eternal Flame, avviato tra il 2023 e il 2024 sull’Etna Sud a quota 1980 metri, ha visto la partecipazione di quattro artisti di fama internazionale: lo scultore newyorkese Aleksandar Duravcevic, l’artista tedesco Johannes Pfeiffer, la pittrice siciliana Samantha Torrisi e la fotografa Oriana Tabacco, presidente di Basaltika e docente di Storia dell’Arte.

Le opere, installate nel teatro lavico dell’eruzione del 2001, hanno dialogato con il paesaggio vulcanico per oltre un anno, diventando un raro esempio di arte contemporanea su un vulcano attivo.

L’evento newyorkese, curato da Ysabel Pinyol Blasi della Monira Foundation e sostenuto dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina, rappresenta la conclusione simbolica di questo percorso.

Durante l’incontro verrà presentato anche un video documentativo dell’intero progetto, introdotto da Oriana Tabacco, che sottolinea: “Il nostro intento era portare il vulcano oltre i suoi confini geografici, renderlo simbolo di rinascita, trasformazione e bellezza. L’arte è stato il mezzo, la scienza il fondamento”.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sui canali social ufficiali di Basaltika, consolidando l’obiettivo di diffusione internazionale del progetto.

Etna Eternal Flame è stato realizzato con il patrocinio del Parco dell’Etna, dell’INGV – OE, del Comune di Nicolosi e dell’Associazione Italiana di Vulcanologia (AIV).

Info: www.basaltika.it

Link utili:

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)

Parco dell’Etna

Comune di Nicolosi

Associazione Italiana di Vulcanologia (AIV) 

Con il titolo: l’installazione “Prometheus 2023” di Johannes Pfeiffer (foto dal web)

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“Sotto le foglie”, quand vient l’automne, nessuno dice mai tutta la verità https://ilvulcanico.it/sotto-le-foglie-quand-vient-lautomne-nessuno-dice-mai-tutta-la-verita/ Sun, 13 Apr 2025 05:12:59 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25503 di Antonella De Francesco Se avete voglia di un film meravigliosamente francese, andate a vedere l’ultima fatica di François Ozon Sotto le foglie. Meglio però rifarsi al titolo originale Quand vient l’automne che dà più senso a tutto il film. L’autunno infatti è la stagione dei rimpianti, dei ricordi , del tempo che è passato, […]

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di Antonella De Francesco
Se avete voglia di un film meravigliosamente francese, andate a vedere l’ultima fatica di François Ozon Sotto le foglie. Meglio però rifarsi al titolo originale Quand vient l’automne che dà più senso a tutto il film. L’autunno infatti è la stagione dei rimpianti, dei ricordi , del tempo che è passato, delle Les feuilles mortes come cantava Ives Montand.
Si tratta di un film molto particolare che cambia continuamente registro: dal dramma, alla commedia al noir, un po’ come succede nella vita reale. Un giorno sei sereno e il giorno dopo tutto è cambiato. Un giorno dormi bene e il giorno dopo non riesci a prendere sonno .
Nella campagna bucolica francese della Borgogna, laddove la natura in autunno si esprime con colori magnifici, Ozon osserva il cuore delle persone, le storie della gente comune, le vite di tutti , solo in apparenza tranquille. Anche lui, come ha fatto pure di recente nel suo ultimo film Il caso di Belle Steiner , un altro regista francese Jacqot, guarda alla provincia francese, ai suoi segreti e al suo malcelato pregiudizio.
In una chiesa affollata in cui il sermone invita i fedeli a non disprezzare Maria Maddalena, siede pure una vera ex prostituta, Michelle, ormai avanti negli anni, che conosce molto bene la sua storia e la sorte che le è toccata e sa bene quanto non conti mai abbastanza per gli altri quello che di fatto lei è sempre stata. Ozon ce la presenta a poco a poco con grazia, ci invita a non giudicare ma piuttosto ad apprezzare i suoi modi affabili, il suo garbo, l’amore per il nipote, per la sua amica e il figlio di lei, la sua generosità . Ce la mostra nell’intimità della sua casa dove vive da sola, quando scosta le tende al mattino per far entrare la luce e quando le chiude perché il mondo deve restare fuori, mentre rifà il letto in attesa della figlia, Valerie, mentre cucina il suo piatto preferito  mentre cerca di impegnare il tempo che la separa dal rivedere lei e il nipote e rende magnificamente l’idea di quanto possa essere lunga una giornata da soli, di quanto sia lento il tempo per gli anziani, mentre i giovani corrono via. Loro che lavorano anche nel tempo libero per riempire i vuoti esistenziali che essi stessi hanno, loro che inseguono rapporti virtuali sui cellulari e non hanno tempo per la vita vera e per chi li stava aspettando.
Ed è lì che il film cambia ancora una volta registro, da dramma a thriller e la trama si tinge di nero mentre prevale l’ambiguità di tutti, al punto che non sai più a chi credere , ti perdi nelle mezze frasi , provi a dare un senso alle coincidenze per poi arrenderti al fatto che in fondo la verità è che nessuno dice mai tutta la verità

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Parthenope, che viene dal mare e prende a morsi la vita https://ilvulcanico.it/partenope-che-viene-dal-mare-e-prende-a-morsi-la-vita/ Tue, 29 Oct 2024 07:07:44 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25198 di Antonella De Francesco  L’ultima fatica di Paolo Sorrentino, Parthenope, è un film complesso e difficile da spiegare. È un film a lento rilascio dalla cui visione si esce ammaliati e per certi aspetti ossessionati. Un film esagerato, felliniano, onirico a tratti, anticlericale, profano, che parla di bellezza, di gioventù, di sogni , di dolori, […]

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di Antonella De Francesco 
L’ultima fatica di Paolo Sorrentino, Parthenope, è un film complesso e difficile da spiegare. È un film a lento rilascio dalla cui visione si esce ammaliati e per certi aspetti ossessionati. Un film esagerato, felliniano, onirico a tratti, anticlericale, profano, che parla di bellezza, di gioventù, di sogni , di dolori, insomma di vita vissuta.
L’ennesimo omaggio del regista alla sua splendida e detestabile Napoli che ci mostra attraverso gli occhi di Parthenope. La storia prende vita dall’acqua perché è lì che nasce Parthenope, viene dal mare come la figura mitologica protettrice di Napoli ed è il mare che fa da sfondo costante alla vicenda: che si tratti di amore, di rimpianti, di lutti o di semplici riflessioni, il mare condiziona la vita di chi ci abita e lo attrae con una forza e una prepotenza che dura per sempre.
Parthenope, interpretata da Celeste Dalla Porta, è la storia di una donna bellissima e libera che non indietreggia mai davanti ad una nuova esperienza, ma piuttosto vi partecipa con grande curiosità. La sua straripante bellezza non condiziona il suo modo di essere, perché lei non è solo quello, lei è anche altro: è colta, legge, è riflessiva, studia per trovare risposte e quindi, al di là di quello che la sua beltà suscita negli altri, questa donna si salva, sopravvivendo al tempo che passa e al fisiologico sfiorire della sua divina beltà, a differenza delle altre figure femminili, l’attrice Greta Cool, interpretata da Luisa Ranieri e il suo agente Lidia Rocca, interpretata da Isabella Ferrari che dalla bellezza hanno tratto tutto per vivere e che inevitabilmente, allo sfiorire di questa, si ritrovano sconfitte perché intente a lottare unicamente nel vano tentativo di mantenerla ad ogni costo.
Su questo Sorrentino è fin troppo chiaro: la bellezza sfiorisce anche nelle persone più belle e perfette, la vita non fa sconti, alla giovinezza, che forse dura troppo poco, segue inesorabilmente l’età adulta. Ma la giovinezza, se pur fugace, resta per ciascuno di noi come in È stata la mano di Dio, il tempo delle illusioni, dei primi amori, anche di quelli mancati, dell’ingenuità, dei sogni, delle amicizie fraterne, delle domande, degli affetti familiari, delle esperienze e anche, ahi noi, della scoperta del dolore. Alla nostra giovinezza tutti facciamo ritorno di tanto in tanto per trovare conforto, ricordare un tempo diverso in cui niente ci mancava, in cui il tempo era disteso davanti a noi, in cui cercavamo le risposte. Ma come spesso si dice c’è una ricetta per non avere rimpianti o averne pochi: vivere con pienezza. Buttarsi nella vita, prenderla a morsi, sperimentare, lasciarsi andare, perdersi per poi ritrovarsi, per non doversi dire, un giorno, che è troppo tardi.
Nella vita dovremo scegliere e cercare di capire, sperimentare come Parthenope, cambiare l’assetto se è necessario, senza smettere mai di cercare le risposte anche quando ci sembrerà di non avere più domande. Solo così, voltandoci indietro, sorrideremo alla vita passata e a noi stessi, come Partenope adulta (Stefania Sandrelli) e saremo indulgenti verso gli errori che inevitabilmente avremo commesso, continuando a sorprenderci della vita che ancora c’è da vivere.
Parthenope è un film esagerato e al tempo stesso indimenticabile: dal ballo a tre sulle note di Riccardo Cocciante “era già tutto previsto” che ricorda i meravigliosi Jules e Jim di Francois Truffaut, allo stupore davanti alla creatura gigantesca di acqua e sale di Spielbergeriana memoria, figlio del professore (ottimo Silvio Orlando), alle scene barocche dal retrogusto felliniano di Parthenope e Tesorone (il mefistotelico Beppe Lanzetta) .
Per questo va visto e per tanto altro, perché a ciascuno questo film riserva la sua intima visione.
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M’INNAMORAI DI PARTHENOPE 
di Gaetano Perricone
Finalmente ho visto su Netflix questo magnifico filmone di Paolo Sorrentino, sul quale ho letto e ascoltato fin troppe chiacchiere. E dopo averla “mommiata” (adorabile termine palermitano, che significa ammirata da guardone), ascoltata, metabolizzata per due ore e un quarto, alla fine m’innamorai perdutamente di Parthenope. Della sua ammaliante, ipnotizzante Bellezza. Della sua Libertà. Della sua Passione. Del suo Amore per la vita. Della sua Intelligenza, Ironia, Cultura. Della sua Determinazione. Della sua Generosità. Della sua Napoli. A conferma, in questo caso platonicamente cinematografica, di una mia teoria di sempre, che non mi sono mai vergognato di esternare: che non è vero affatto che non si possano amare, contemporaneamente e in modi e sentire diversi, donne (persone) diverse.
Parthenope, la splendida e bravissima Celeste Della Porta, è tutto quello che ho scritto sopra e tanto altro, protagonista e filo conduttore della trama di un film a mio avviso solo da godere. Come grande esempio di bel cinema, per genialità, regia, tecnica; come viaggio attraverso l’intero caleidoscopio dei sentimenti vivi dentro l’anima umana; come tour appassionante nella storia degli ultimi 75 anni, fino al secondo scudetto della squadra che fu di Diego Armando Maradona, di una città straordinaria e memorabile come Napoli. E accanto a Parthenope, sono deliziosamente pennellati i tratti umani che la circondano: quelli maschili, tutti inevitabilmente innamorati di lei, l’ottimo attore palermitano Dario Aita che è il Sandrino a lei vicinissimo fino all’ultimo, Daniele Rienzo nei panni del fratello Raimondo, l’adorabile e tormentatissimo Silvio Orlando-professor Marotta, il magnificamente orrido Peppe Lanzetta che è il vescovo porcello Tesorone, dulcis in fundo il memorabile Gary Oldman. E le favolose donne, attrici maiuscole: Isabella Ferrari, Luisa Ranieri e Stefania Sandrelli nel gran finale. Età diverse, la bellezza che non sfiorisce, ma comunque il tempo che passa e la giovinezza che ci lascia, come Sorrentino ama con grande franchezza ricordarci.
So che rivedrò Parthenope, per godermi ancora la celestiale Celeste, per amarla platonicamente. Lo farò da solo, ma anche con la mia adorata guerriera quando tornerà e a casa e avrà certamente molto piacere di vedere questo grande film di donne, di vita, della irripetibile Napoli, culla di bellezza e orrore e di tutti i sentimenti.
Chiudo applaudendo ancora una volta la carissima e bravissima Antonella De Francesco, che nella sua recensione al film qui sopra ha scritto magistralmente che “Parthenope prende a morsi la vita“. Come dovremmo fare tutti, attimo dopo attimo, visto che ne abbiamo una e soltanto una
Con il titolo e nell’articolo: Parthenope, scene dal film

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Dalla Germania a Pedara per accostarsi al canto lirico con Lara e Michael, tedeschi dell’Etna. Von Deutschland nach Pedara, um sich dem Gesang zuzuwenden, mit Lara und Michael, Deutsche vom Ätna https://ilvulcanico.it/dalla-germania-a-pedara-per-accostarsi-al-canto-lirico-con-lara-e-michael-tedeschi-delletna/ Wed, 20 Mar 2024 05:36:58 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=24831 di Lara Venghaus Ho due passioni nella mia vita: il canto lirico e la terra dell’Etna. La prima è la mia professione e quella include non solo fare concerti, nonostante mi piaccia tantissimo esibirmi, ma anche insegnare il canto fa parte del mio amato lavoro. Vedere crescere gli allievi, accompagnare il loro sviluppo sia ai […]

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di Lara Venghaus

Ho due passioni nella mia vita: il canto lirico e la terra dell’Etna. La prima è la mia professione e quella include non solo fare concerti, nonostante mi piaccia tantissimo esibirmi, ma anche insegnare il canto fa parte del mio amato lavoro. Vedere crescere gli allievi, accompagnare il loro sviluppo sia ai primi passi, sia da un punto avanzato, mi riempia il cuore.

Da dieci anni al campo concertistico posso congiungere le due passioni, sempre in estate, presentando, insieme col mio accompagnatore, il rinomato direttore d’orchestra Maestro Michael Hoyer, i nostri programmi nei Paesi Etnei. Ogni volta che racconto dai miei soggiorni qui e spedisco le foto di questa terra meravigliosa ai miei allievi, si stupiscono.

Finalmente, in questa primavera del 2024, posso offrire a loro la possibilità di apprendere di persona entrambe le mie passioni. Dal 21 al 28 marzo avrà luogo un corso di canto a Pedara e quattro ragazzi tedeschi verranno a partecipare. Iniziando con un bel concerto inaugurale, eseguito da noi stessi, presentando esempi del Lied tedesco di Franz Schubert, canzoni italiani di Ruggero Leoncavallo ed arie liriche di Verdi e Wagner, spenderemo insieme una settimana piena di allenamento al canto e di dolce vita siciliana. Ovviamente scenderemo a Catania per visitare il Teatro Bellini e la casa Bellini, senza dimenticare il Duomo, dove si trova la tomba del grande compositore catanese e l’elefante di fronte. Ma saliremo anche al Rifugio Sapienza per scalare i crateri Silvestri e godere il panorama unico. E son certo che tutti noi mangeremo benissimo e anche troppo! Alla fine, il giorno 28, avrà luogo un concerto finale, nel quale gli allievi avranno l’occasione di dimostrare tutto quello che avranno imparato.

Ma non solo i tedeschi parteciperanno a questo corso, che è anche aperto a tutti coloro che sono interessati di prendere un assaggio del canto lirico. Il corso di accostamento al canto lirico permette un percorso didattico base sui primi approcci. Organizzato dall’Assessorato arte e spettacolo del comune di Pedara daremo a tutti la possibilità di iscriversi e scoprire la propria voce. Così potremo anche mettere i ragazzi tedeschi in contatto con i pedaresi e dare un contributo all’intesa fra i popoli della Westfalia e della Sicilia. Sono molto grata di avere questa possibilità di congiungere entrambe le mie passioni.

A SEGUIRE LA TRADUZIONE IN TEDESCO

Ich hege zwei große Leidenschaften: den Gesang und das Land um den Ätna. Die erste habe ich zu meinem Beruf gemacht, und dieser umfasst nicht allein den Auftritt bei Konzerten – wenngleich ich zugeben muss, dass es mir außerordentlich zusagt, mich dem Publikum zu präsentieren – sondern auch Gesang zu unterrichten. Die Schüler an ihren Aufgaben wachsen zu sehen und sie bei ihren ersten Schritten oder in ihrer weiteren Entwicklung zu begleiten, erfüllt mich mit Freude.

Seit nunmehr zehn Jahren kann ich, was den Bereich der Konzerte angeht, meine beiden Leidenschaften miteinander verbinden, indem ich, zusammen mit meinem Begleiter, dem Kapellmeister Michael Hoyer, unsere Programme in den Paesi Etnei vorstelle. Jedesmal, wenn ich meinen Schülern von meinen Aufenthalten hier berichte und ihnen Fotos von diesem wunderbaren Stück Erde sende, sind sie davon fasziniert. In diesem Frühjahr nun kann ich ihnen endlich eine Gelegenheit bieten, meine beiden Leidenschaften selbst mitzuerleben.

Vom 21. bis zum 28. März veranstalten wir einen Gesangskurs in Pedara, und vier meiner Schüler reisen an, um daran teilzunehmen. Eröffnet wird er mit einem Konzert, in dem Michael Hoyer und ich Lieder von Franz Schubert, italienische Canzonen von Ruggero Leoncavallo sowie Opernarien von Verdi und Wagner vortragen. Anschließend folgt eine Woche voller Gesangsübungen und Literaturstudien, aber auch mit dolce vita alla siciliana. Natürlich fahren wir nach Catania, um das Opernhaus und das Geburtshaus Bellinis zu besichtigen, aber gleichfalls auch den Dom mit dem Grab des berühmten cataneser Komponisten und die Säule mit dem Elefanten gegenüber. Aber wir fahren auch zum Rifugio Sapienza, um die Crateri Silvestri zu ersteigen und von dort das einzigartige Panorama zu genießen. Und ich bin sicher, wir werden alle ausgezeichnet und viel zu viel essen.

Am 28. März findet dann ein Abschlusskonzert statt, in welchem die Schüler zeigen können, was sie gelernt haben. Doch nicht nur deutsche Schüler werden an diesem Kurs teilnehmen, vielmehr steht er allen offen, die Interesse daran haben, sich im Operngesang zu erproben. Der Kurs zur Annäherung an den Operngesang bietet einen didaktischen Erstzugang zu dieser Materie. Organisiert wird er vom Assessorat für Kunst und Kulturveranstaltungen der Stadt Pedara und bietet jedem die Möglichkeit, sich einzuschreiben, um die eigene Stimme zu entdecken. Auf diese Weise werden auch unsere deutschen Schüler in Austausch mit den Pedaresi treten und, sodass wir einen Beitrag zur „Völkerverständigung“ zwischen Sizilianern und Westfalen leisten können. Für die Möglichkeit, meine beiden Leidenschaften verbinden zu können, bin ich überaus dankbar.

 

 

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