di Gaetano Perricone 
Nel senso che non scriverò alcuna riflessione, recensione o altro tipo di approfondimento particolare su Odissea dell’ottimo Cristopher Nolan, un film già fatto a pezzi dopo due giorni di programmazione da critici letterari, cinematografici, critici di tutto quanto compresa la loro puzza sotto il naso, perfino da gente che non solo non ha lo ha visto ma non conosce il poema epico di Omero. La verità è che mi spavento quasi a pronunciarmi, se scrivo cose positive rischio anch’io la fucilazione seduta stante.
Dunque non parteciperò al “tiro all’Ulisse“. Qualcosa terra terra tuttavia la dico. Da vecchio bambino settantenne incolto e dai facili entusiasmi mi sono goduto queste 2 ore e 52 minuti di filmone, di grande spettacolo cinematografico hollywoodiano, di notevole pregio tecnico e altrettanta potenza commerciale; mi ha fatto molto piacere vedere la sala piena di gruppi di ragazzi dell’ultima generazione con insegnanti e genitori che non hanno come me avuto la fortuna di vedere Ulisse di Camerini e il magnifico sceneggiato televisivo di Franco Rossi e che dunque hanno seguito questa per loro prima trasposizione cinematografica dell’opera omerica con partecipazione ed emozione; al di là delle tante stravaganti non corrispondenze nei contenuti e nei costumi al testo originale, mi è sembrata bella e ricca di stimoli la visione di grande attualità del regista di imperniare il filo del racconto del viaggio di Ulisse e del tormento interiore dell’eroe omerico sulla denuncia dell’orrore della guerra di Troia come denuncia universale di tutte le guerre; il film non mi è sembrato affatto sessista come ho letto da qualche parte e le donne di cui si è ricordato Nolan (Penelope-Anne Hathaway, Atena-Zendaya, Calipso- Charlize Teron, Elena nera- Lupita Nyong, Circe-Samantha Norton, brave tutte secondo me, in particolare l’ultima), rappresentate in modo diverso, nuovo e originale, hanno ruolo direi fondamentale nel film; è stato bello e mi ha molto piacere riconoscere tanta meravigliosa ambientazione siciliana, da Favignana alle Eolie; infine Matt Damon a mio umilissimo avviso è un Ulisse guerriero-navigatore dal profondo travaglio fisico e umano, fedelissimo alla sua Penelope e non fimminaro come nell’originale, all’altezza delle tre ore del film e anche suo figlio Telemaco, il popolarissimo volto di Tom HollandSpiderman, si fa valere.
Passo e chiudo, ho scritto fin troppo e temo che ne pagherò le conseguenze. Scherzo, davvero. PS: per i fans come me di Polifemo dall’unico occhio, questo di Odissea è magnificamente orrendo, più brutto del Ciclope di Kirk Douglas
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di Antonella De Francesco
Mi unisco al commento positivo sul film di Gaetano Perricone e aggiungo qualche mia ulteriore, personale riflessione.
L’Ulisse di Nolan, magistralmente interpretato da Matt Demon, resta un eroe ma è ossessionato dalla guerra, dalle atrocità e dalle perdite in termini di vite umane che questa comporta. La guerra è finita da anni eppure non è mai davvero finita. È ovunque: nei silenzi, negli incubi, nelle scelte di ogni personaggio.
L’Ulisse di Nolan ricorda e si chiede dove siano i compagni prima ancora della famiglia, perché è un uomo maturo che sta per concludere il suo viaggio, non soltanto quello verso casa, ma soprattutto quello dentro se stesso. Nolan va oltre l’uomo Omerico dal multiforme ingegno perché gli attribuisce una nuova sensibilità e la capacità di fare autocritica perfino alle sue stesse gesta eroiche.
Le riprese e le ambientazioni sono magnifiche, grandiosi gli spazi. L’incontro nell’Ade di dantesca memoria, con tutti i caduti in guerra che inseguono Ulisse e il suo equipaggio superstite, dà il pieno senso del peso della memoria che opprime e che non potrà mai svanire nel suo cuore.
E poi ci sono le donne: streghe, dee, regine, prigioniere, mai oggetti ma piuttosto soggetti presenti e reattivi, in molti casi esempi di autodeterminazione e di emancipazione. Penelope lascia intendere al figlio che dopo tanti anni potrebbe governare da sola. Elena è consapevole di essere stata solo il pretesto della guerra e la sua pelle nera sembra voler rappresentare il volto di tutti quei popoli che pagano guerre decise dagli altri. Le sirene non cantano per sedurre sessualmente, ma per affliggere Ulisse con tutte le promesse non mantenute.
In sintesi Nolan resta fedele alla storia ma i suoi protagonisti sono diversi: hanno anime nuove perché il tempo non può passare invano

Gaetano Perricone

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