cronaca Archivi - Il Vulcanico https://ilvulcanico.it/category/cronaca/ Il Blog di Gaetano Perricone Fri, 17 Jul 2026 10:55:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.2 Finché c’è democrazia, c’è speranza https://ilvulcanico.it/finche-ce-democrazia-ce-speranza/ Fri, 17 Jul 2026 10:55:02 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26444 di Gaetano Perricone   Per titolare questo mio pensiero, scelgo una facile parafrasi: quella di un noto film del 1974, Finché c’è guerra, c’è speranza, di e con il grande Albertone Sordi. In quel caso, con amaro e feroce sarcasmo che potrebbe essere estremamente attuale, era la guerra a dare speranza di bieco arricchimento ai […]

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di Gaetano Perricone

 

Per titolare questo mio pensiero, scelgo una facile parafrasi: quella di un noto film del 1974, Finché c’è guerra, c’è speranza, di e con il grande Albertone Sordi. In quel caso, con amaro e feroce sarcasmo che potrebbe essere estremamente attuale, era la guerra a dare speranza di bieco arricchimento ai trafficanti di armi come il protagonista. Nel caso di questa mia riflessione, la speranza si chiama democrazia: un humus nel quale ho avuto la fortuna e il privilegio di nascere, crescere, vivere fino ai miei attuali settant’anni, ma che oggi non sembra più essere tra i “desiderata” dei popoli, soprattutto e in gran parte europei, che sono andati avanti con questa forma di governo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi. Sembra sempre più farsi avanti, dimenticando completamente la storia, una nuova voglia di regimi, di uomo/donna forte al comando. Di “democratura”, cioè di dittatura camuffata da regole democratiche come la chiamano oggi, nella migliore delle ipotesi; di dittatura direttamente nella peggiore. Seconda la mia opinione, ovviamente, che fino a oggi posso esprimere nel mio Paese in libertà e non è poco.

Ho pensato da cittadino, vecchio professionista dell’informazione, di farlo qui sul mio blog, che è mia creatura da dieci anni, perché lo ritengo il luogo più appropriato. Su Ilvulcanico.it, da oggi, non più e non solo tanta Etna con poco contorno di altro, ma le mie opinioni – quando lo riterrò opportuno – su tutti gli argomenti sui quali mi sentirò di esprimerle. Per una ragione a mio avviso semplicissima: la delicatezza e complessità del momento che stiamo vivendo ci impone di dire la nostra. Di esprimerci e schierarci quando necessario.

A proposito di democrazia, hanno suscitato in me profonda inquietudine due fatti accaduti a distanza di poche ore: la nuova legge elettorale approvata alla Camera, che prevede un imponente premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) per la coalizione che raggiunga il 42 per cento in ognuno dei due rami del Parlamento; il frettolosissimo e grossolano avvio da parte del Ministro della Giustizia di un provvedimento di grazia – subito bloccato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che lo ha ricevuto al Quirinale “per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006” (fonte: quirinale.it) –  per Mario Roggero, il gioielliere che inseguì e uccise con la sua pistola due rapinatori il 28 aprile 2021, condannato a 14 anni per essere andato oltre la legittima difesa. Due eventi che mi hanno definitivamente convinto, mettendo da parte ogni sottovalutazione, del percorso politico più che reazionario intrapreso dal potere dominante nel nostro Paese.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Ho immaginato la fine del 2027. La destra, alleata inevitabilmente e inesorabilmente con il nerissimo generale, vince con oltre il 42 per cento, conquista il premio di maggioranza, può fare quello che vuole, ha i numeri. Elegge nel 2029, forse anche prima se riesce a fare dimettere Mattarella, la sua leader di oggi prima donna Presidente della Repubblica più forte che mai politicamente  la quale nella migliore della ipotesi nomina Primo Ministro il suo sottosegretario più esperto e di fiducia, nella peggiore e davvero più drammatica il generale, che certamente e comunque dovrà essere premiato per il suo decisivo apporto alla vittoria con un incarico molto importante, il Ministero per esempio dell’Interno.

Fantapolitica? Non credo proprio. Considerata anche, almeno fine a oggi, la consistenza numerica, la coesione, soprattutto la proposta politica dell’opposizione di centro sinistra, del tutto insufficienti per fermare l’onda nera che monta. Né credo molto a un ruolo significativo del centro moderato alleato con la destra: sono tutti pronti, come sempre, a salire sul carro del vincitore. E allora la domanda, per me inquietantissima, non può che essere una sola: siamo destinati a rivivere in Italia un nuovo fascismo, populista e razzista, in versione terzo decennio degli anni Duemila? Inizialmente democratura, con il tempo di fatto dittatura, come ad esempio accadde a lungo in Ungheria con Viktor Orban? La mia paura è grande e ragionevole: non è un “mantra” come qualcuno ha commentato, l’evocazione del rischio di un ritorno del fascismo, peraltro mai sparito dalle nostalgie di non pochi italiani. Ma finché c’è democrazia, in un Paese di fatto ancora diviso a metà, c’è speranza

Con il titolo: il duce del fascismo Benito Mussolini pronuncia in Parlamento il suo discorso, 17 novembre 1922 (fonte https://museonazionaleresistenza.it/)

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Dalla Terra (di nuovo) alla Luna https://ilvulcanico.it/dalla-terra-di-nuovo-alla-luna/ Thu, 02 Apr 2026 05:03:07 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26303 FONTE: https://www.ansa.it/  E’ partita a mezzanotte e trentacinque minuti dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral la missione spaziale Artemis II, che segna il ritorno alla Luna a 54 anni dalla chiusura del programma Apollo. Il Il razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente e sta portando la navetta Orion (alimentata da un modulo […]

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Il lancio della missione Artemis (fonte NASA live)

FONTE: https://www.ansa.it/  E’ partita a mezzanotte e trentacinque minuti dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral la missione spaziale Artemis II, che segna il ritorno alla Luna a 54 anni dalla chiusura del programma Apollo. Il Il razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente e sta portando la navetta Orion (alimentata da un modulo costruito dall’Agenzia Spaziale Europea) verso l’orbita lunare. A circa otto minuti dal lancio, i motori del primo stadio del razzo Sls si sono spenti e in seguito è avvenuta la separazione dallo stadio superiore. In quel momento la navetta Orion ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari per caricare le batterie e, con il suo equipaggio, ha iniziato a navigare nello spazio. La navetta ha continuato a percorrere la sua orbita intorno alla Terra finché, circa 49 minuti dopo il lancio, il motore si è acceso per portare la navetta al perigeo, ovvero nel punto più vicino alla Terra, alla quota di160 chilometri. Circa un’ora più tardi il motore si è acceso nuovamente per portare la navetta su un’orbita ellittica più alta, dove resterà per circa 23 ore. Questo sarà il tempo che gli astronauti avranno a disposizione per sperimentare i sistemi di bordo. Quindi, una volta raggiunto il punto dell’orbita più vicino alla Terra, piloteranno Orion manualmente per circa due ore, in quella che viene chiamata ‘dimostrazione di operazioni di prossimità’. Che vista magnifica, abbiamo appena osservato il sorgere della Luna” ha trasmesso a Terra il comandante Reid Wiseman.

di Santo Scalia

Prendo in prestito il titolo di uno dei più famosi e antichi romanzi di fantascienza nati dalla fervida immaginazione di Jules Verne, per introdurre un ricordo di 58 anni fa. Era il 1865 quando veniva pubblicato De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes, seguito cinque anni dopo dal secondo dei due romanzi di Verne a tema interplanetario, Autour de la Lune (“Intorno alla Luna”, n.d.A.).

Ancora nessuno aveva mai visto volare qualcosa che fosse stato costruito dall’uomo: ciò sarebbe accaduto 38 anni dopo, il 17 dicembre 1903, quando i fratelli Orville e Wilbur Wright riuscirono a far volare il loro trabiccolo alato. Eppure, la fantasia di Verne aveva portato l’umanità molto più lontano, a circa 384.000 chilometri dalla superficie terrestre.

Torno adesso al ricordo del quale avevo accennato, quello di 58 anni fa: cosa accadde nel 1968? Molti dei lettori ancora forse non erano nati, ma alcuni ricorderanno che i media di allora (radio, televisione, quotidiani e settimanali) parlavano di un’impresa che stava per avverarsi. Parlavano di Apollo 8, una missione spaziale che avrebbe, per mezzo di un mastodontico razzo, portato tre astronauti a raggiungere la luna, girarle attorno e tornare sani e salvi – almeno così si sperava – sulla Terra.

Il logo della missione Apollo 8 (Nasa)

Apollo? Sì, era il nome attribuito dalla NASA (National Aeronautics and Space Administration, cioè l’Ente Nazionale per le attività Aeronautiche e Spaziali degli Stati Uniti d’America. Apollo (il cui nome greco è Απόλλων) era una divinità dell’antica religione greca, figlio di Zeus e di Leto (Latona); sembra che il nome del dio della musica, della poesia, della profezia e della medicina e di tanto altro ancora, noto per la sua bellezza, sia stato attribuito dall’Ente spaziale al programma in quanto ritenuto un simbolo appropriato per gli obiettivi di esplorazione e scoperta propri della missione (secondo it.scienceaq.com).

L’equipaggio della missione Apollo 8 (NASA)

Tre astronauti, stipati in una minuscola capsula spaziale conica (alta 3 metri e larga, alla base, quasi 4) per 6 giorni (dal lancio avvenuto il 21 dicembre 1968 fino all’ammaraggio nell’Oceano Pacifico il 27 dicembre), si erano, per la prima volta nella storia dell’Umanità, allontanati di poco più di 384.000 chilometri; avevano abbandonato la gravità terrestre per entrare in quella di un altro componente del Sistema Solare; erano stati dall’altra parte del satellite naturale terrestre; avevano visto con i propri occhi la faccia nascosta della Luna, quella che si conosceva soltanto per le foto inviate dalle sonde automatiche.

Si chiamavano Frank Borman (il comandante), James Arthur Lovell Jr., detto Jim (il pilota del modulo di comando) e William Anders (il pilota del modulo lunare). Oggi sono pochi coloro che ricordano questi nomi, in un’epoca in cui alcuni, forse troppi, plagiati e traviati da gruppi complottisti, credono financo che lo sbarco sulla luna sia tutta una mistificazione!

Pochi mesi dopo, nel luglio del 1969, i primi due uomini scendevano sul suolo lunare ed imprimevano l’orma dell’uomo sulla polvere del nostro satellite. Questa, però, è un’altra storia.

L’equipaggio di Artemis-II (NASA)

Oggi l’avventura ricomincia: è stata lanciata stanotte, alle 00,35 ora italiana, Artemis-II, primo passo per tornare sulla Luna. Rimanendo nell’ambito mitologico greco, Artemide, identificata dai romani con Diana, è sorella di Apollo. Il progetto che si ripropone di far scendere degli astronauti sul suolo lunare resta per così dire… in famiglia. Stavolta i componenti sono quattro, e non tre come nel programma Apollo: Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch (specialista di missione) e Jeremy Hansen (astronauta canadese della Canadian Space Agency, CSA).

Così come nel caso dell’Apollo 8, anche Artemis-II non porterà gli astronauti sulla superficie lunare ma, con un viaggio che durerà dieci giorni, li porterà a girare attorno alla Luna per poi rientrare sulla Terra. Sarà, come fu 58 anni fa, la prova generale per testare i vari aspetti che poi porteranno, con Artemis-III (o forse Artemis IV), nuovamente l’Uomo sulla Luna.

Con il titolo: Apollo 8 earthrise – La Terra “sorge” sull’orizzonte lunare (photo NASA)

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Linate, 8 ottobre 2021. La negligenza. Gli errori. La strage. “La Memoria e il Debito”. Un documentario da Oscar https://ilvulcanico.it/linate-8-ottobre-2021-la-negligenza-gli-errori-la-strage-la-memoria-e-il-debito-un-documentario-da-oscar/ Mon, 13 Oct 2025 05:00:27 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25911 di Gaetano Perricone “Bastava pochissimo perché non succedesse. Sarebbe bastato pochissimo”. “Non era possibile morire in questo modo”. “Prima succede un fatto, poi si scrive … Forse non si è fatto abbastanza per i familiari”. “La sicurezza degli aeroporti è fatta dagli uomini”. “C’è differenza tra vivere e sopravvivere”. “Il primo anno è per rompere […]

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di Gaetano Perricone

“Bastava pochissimo perché non succedesse. Sarebbe bastato pochissimo”. Non era possibile morire in questo modo”. “Prima succede un fatto, poi si scrive … Forse non si è fatto abbastanza per i familiari”. La sicurezza degli aeroporti è fatta dagli uomini”. “C’è differenza tra vivere e sopravvivere”. “Il primo anno è per rompere tutti i fili della vita. All’inizio del secondo anno sai che non c’è più niente da rompere”“Approfittiamo di quello che abbiamo, cerchiamo di essere felici e andare avanti”. “Però un desiderio ce l’ho: condividere un abbraccio con tutti voi”.

Una testimonianza dopo l’altra. Senza sosta, incalzanti. Commuovono, indignano. Sono le voci e le parole dei parenti delle vittime, di esperti e investigatori. Chiare e forti, dolorosissime, implacabili. Coraggiose. Dirompenti nella loro immensa dignità. Da mozzare il fiato. Rendono in pieno, senza filtri, il senso di vuoto per perdite devastanti, ingiuste, inaccettabili. Lo fanno per 94 minuti, l’intera durata dello straordinario documentario La Memoria e il Debito, scritto e diretto da Francesca La Mantia e Massimiliano Napoli, produzione indipendente che squarcia il velo di un lungo, troppo lungo silenzio sull’incidente aereo sulla pista dell’aeroporto milanese di Linate l’8 ottobre 2001, con 118 vittime – elencate nei titoli di coda – il più grave mai accaduto in Italia. Non ho alcuna esitazione a esprime il mio umilissimo giudizio di cronista di vecchio mestiere su quest’opera, che ho avuto l’opportunità di vedere in privato, senza timore di essere tacciato di eccessivo entusiasmo: merita sicuramente di concorrere per l’Oscar dedicato a questo tipo di produzioni e mi piacerebbe molto essere buon profeta.

Copio e incollo, dal comunicato stampa, la efficace sintesi di questo lavoro estremamente importante, venuto alla luce pubblicamente l’8 ottobre 2025“Proiettato in occasione del ventiquattresimo anniversario della tragedia all’aeroporto di Linate, il film restituisce un racconto intenso e necessario su uno dei più gravi disastri dell’aviazione civile europea. Attraverso testimonianze dirette, materiali d’archivio e immagini esclusive delle indagini, il documentario ricostruisce le circostanze dell’incidente, in cui persero la vita 118 persone ridando voce e dignità alle vittime e ai loro familiari ma anche all’unico superstite, Pasquale Padovano”.

Un momento della presentazione

Tutto questo, il documentario La Memoria e il Debito lo fa con asciuttezza estremamente professionale, senza indulgere neanche per un attimo alla compassionevole retorica che spesso caratterizza queste operazioni televisive o cinematografiche di recupero della memoria sulle grandi tragedia. Le immagini sono scioccanti al punto giusto, senza inutile spettacolarità, restituiscono tutta la incredibile gravità di un incidente spaventoso e assurdo nella sua dinamica: due aerei, uno più grande e uno più piccolo, che si scontrano in pista in una situazione di visibilità quasi nulla per la nebbia. Il più piccolo va in pezzi, il più grande finisce la sua corsa in fiamme contro un hangar dell’aeroporto senza radar. Sconvolgente la catena di errori, di negligenze, di carenze, emerse nell’inchiesta giudiziaria, culminata in una serie di condanne dei responsabili, cancellate da un indulto.

E insieme alla immagini, montate con grande bravura per tenere incollati gli occhi dello spettatore allo schermo, come ho già scritto è la potenza evocativa, fortissima e drammaticissima, delle parole, delle testimonianze, a rendere questo documentario meravigliosamente unico nel suo genere. Profondamente toccante la parte dedicata al Bosco dei faggi, costituito dai 118 alberi voluti e piantati dalla comunità delle 118 vittime. Emozionante l’idea di cominciare e finire questo lavoro dalla sala per il tango con la testimonianza del compagno di una vittima, incontrata lì per la prima volta. Commovente la presenza-assenza, silenziosa ma intensissima, di Pasquale Padovano, unico sopravvissuto, in realtà la 119esima vittima per tutte le conseguenze che ancora porta addosso. E poi c’è tanto altro che non anticipo.

Francesca La Mantia, regista bagherese

Ho avuto il grande piacere e il prezioso arricchimento di conoscere qualche tempo fa Francesca La Mantia, docente di Italiano e latino, sceneggiatrice e regista cinematografica e teatrale, scrittrice originaria di Bagheria, splendida cittadina alla porte di Palermo, che ha dato i natali a grandi personaggi della cultura italiana come il pittore Renato Guttuso, il regista Giuseppe Tornatore, il poeta Ignazio Buttitta. Ho letto, scrivendoci su con entusiasmo, un suo bellissimo libro, Un uomo senza paura, dedicato alla triste storia di Cosimo Cristina, corrispondente da Termini Imerese del giornale L’Ora a me carissimo – ci sono cresciuto come giornalista e come uomo – , primo giornalista assassinato dalla mafia il 5 maggio 1960. Rimasi molto colpito non solo dalla ricca documentazione storica e dunque dalle capacità di ricerca di Francesca, ma anche dalla sua grande passione civile.

Caratteristiche che emergono con forza anche nel  documentario. Ho fatto un paio di domande a Francesca La Mantia: perché questo lavoro, perché quel titolo. Le sue lapidarie e incisive risposte: “Mi sono voluta cimentare in questo film perché quanto accaduto è stato coperto dall’oblio per troppi anni e per questo volevo togliere la nebbia. Il debito è nei confronti delle persone che non ci sono più e sul sangue dei quali sono migliorate le regole in tutti gli aeroporti. Verissimo: c’è voluta la tragedia di Linate dell’8 ottobre 2001 per spingere gli organismi responsabili a potenziare le strutture e le procedure di sicurezza in tante piste italiane.

Non mi resta che citare doverosamente chi va citato, con un abbraccio affettuoso e solidale ai parenti delle vittime. Autori, come già detto, sono Francesca La Mantia e Massimiliano Napoli. Il documentario è prodotto da Piero De Vecchi per DenebMedia, – in collaborazione con Bravagente Sound Agency, Filmservice, Video Elf, Torrevado studio; con il contributo di Daniela Comini, Laura Mazzola, Andrea Quadrini e il supporto di Paola e Maria Laura Baronti, Franco Carlo Guzzi Gruppo Consorti Rotary Club Massa Carrara, Serena Pruno Paola, Daniela e Andrea Venturini – e realizzato grazie al sostegno di centinaia di donatori attraverso la piattaforma Produzioni dal Basso. Una raccolta fondi in “crowdfunding”, fondamentale per la realizzazione. La Memoria e il Debito sarà nelle sale cinematografiche a gennaio 2026, andatelo a vedere.

 

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Dell’autostrada impossibile. Del treno lentissimo. Dello scecco. Della Sicilia irredimibile https://ilvulcanico.it/dellautostrada-impossibile-del-treno-lentissimo-dello-scecco-della-sicilia-irredimibile/ Sun, 29 Jun 2025 07:43:36 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25749 di Gaetano Perricone Il mio pensierino del primo mattino di questa già torrida domenica 29 giugno 2025, San Pietro e Paolo, è brutto e triste: mi faccio proprio pena, quasi compassione. Non solo perché sono vedovo, solo e con il cuore spezzato, ma perché mi rendo sempre più conto di vivere in una terra tanto […]

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di Gaetano Perricone
Il mio pensierino del primo mattino di questa già torrida domenica 29 giugno 2025, San Pietro e Paolo, è brutto e triste: mi faccio proprio pena, quasi compassione. Non solo perché sono vedovo, solo e con il cuore spezzato, ma perché mi rendo sempre più conto di vivere in una terra tanto bella, quanto complicata e vergognosamente irredimibile.
Fonte di questa avvilita ispirazione sono due momenti televisivi: 1) il quotidiano report del TGR Rai Sicilia che su questo argomento sta facendo ottimo servizio pubblico, sulle ore e ore di coda al solleone dei poveri automobilisti e camionisti che devono raggiungere Palermo a causa dell’ormai atavico a asfissiante, scandaloso, ossessionante restringimento di corsia dell’autostrada A19 a Casteldaccia per i soliti, interminabili lavori (fine annunciata febbraio del prossimo anno); 2) il nuovo, brillante spot “L’emozione di essere italiani” delle Ferrovie dello Stato, realizzato nelle stile di italica gloria tipico della pubblicità nazionali del nostro tempo di fascio camuffato da democrazia della sicurezza, che mostra con orgoglio tutta la grande operatività super tecnologica delle nostre strade ferrate, con tanto di dolce sorriso finale incoraggiante della bella ferroviera.
Visto tutto ciò e, da palermitano-etneo sentendomi preso abbastanza per il culo, la domanda mi è sorta spontanea: come farò, cosa dovrò fare per andare la prossima volta nella mia città, per raggiungere Palermo da San Giovanni La Punta dove vivo? Aggiungo che, essendo un vecchio pensionato inutile, che se c’è o non c’è interessa quasi a nessuno, mi si potrà rispondere: statti a casa tua, non ti muovere. Cosa che non è possibile dire a chi deve viaggiare ogni giorno tra le due maggiori città siciliane per lavoro o esigenze gravi e primarie.
Comunque provo a rispondermi ed è che qui mi faccio pena, compassione. La gloriosa italica ferrovia, vale la pena ribadirlo visto che fra l’ossessione trumpiana e quella del Ponte del politico nazionale più minchiataro della storia non se ne parla più, è obiettivamente da scartare: da Catania a Palermo, con la più veloce opportunità quotidiana, ci vogliono 4 ore e 15 minuti, prendendo prima un autobus che arriva e Caltanissetta Xirbi e proseguendo fino a destinazione con un regionale veloce; in direzione opposta, la soluzione più veloce dura 4 ore e 23 minuti, prendendo il treno per Messina e proseguendo poi per Catania. Per quanto riguarda l’autostrada A19, l’unica scelta praticabile e intelligente, per non farsi del male, potrebbe essere quella di viaggiare nelle ore notturne per cercare di scansare il grosso del traffico e il caldo boia. Ma anche questo pensiero è avvilente.
Mi ritorna in mente, con un paragone tristissimo ma sostanzialmente adeguato, la locuzione latina di Tito Livio “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. La rese celeberrima il Cardinale di Palermo Salvatore Pappalardo, scandendo quelle dure parole il 4 settembre 1982 durante la cerimonia funebre dopo l’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nella sua storica omelia, il presule ne offrì anche la traduzione: “Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. E questa volta non è Sagunto. Ma Palermo, povera Palermo”. Io aggiungerei, a distanza di 43 anni: ma Sicilia, povera Sicilia. Il presidente della Regione, che si sbraccia facendo ogni giorno cazziatoni a destra e manca contro ogni inefficienza e chiedendo le dimissioni di tutti gli inadempienti, forse di fronte alla realtà del collegamento quasi impossibile – e senza soluzioni concrete in tempi brevi – tra le due città più importanti dovrebbe guardarsi allo specchio con serenità e dirsi: ora chiedo di dimettere me stesso. Mentre quelli che stanno all’opposizione su questo argomento dovrebbero fare una battaglia quotidiana di bandiera.
Mi faccio pena e compassione, sì. Ma visto che ci sono cose ben più gravi e che l’ironia deve alla fine sempre vincere, ritrovo e ripubblico due foto che mi offrono due ulteriori, possibili alternative per il mio eventuale (meglio mettere le mani avanti) viaggio a Palermo: il cavallo e l’asino, u sceccu, come il mitico e simpaticissimo Gianni che conobbi qualche anno fa a Bronte, immortalato con me nella foto di apettura. Viva Palermo e Santa Rosalia. Viva Catania e Sant’Agata. Viva lo scecco

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Etna: abitare in zone sicure, la “delocalizzazione selettiva” https://ilvulcanico.it/etna-abitare-in-zone-sicure-la-delocalizzazione-selettiva/ Sun, 12 Jan 2025 07:23:19 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25308 FONTE: https://www.ingv.it/stampa-e-urp/stampa/comunicati-stampa Un innovativo studio multidisciplinare analizza la delicata situazione di coloro che abitano e lavorano in aree soggette a rischi naturali Promuovere la possibilità di costruire abitazioni e attività lontano da zone situate lungo la faglia sismica dell’Etna e nelle sue immediate vicinanze, evitando la ricostruzione nelle aree già colpite. Questa la linea adottata […]

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FONTE: https://www.ingv.it/stampa-e-urp/stampa/comunicati-stampa

Un innovativo studio multidisciplinare analizza la delicata situazione di coloro che abitano e lavorano in aree soggette a rischi naturali

Promuovere la possibilità di costruire abitazioni e attività lontano da zone situate lungo la faglia sismica dell’Etna e nelle sue immediate vicinanze, evitando la ricostruzione nelle aree già colpite. Questa la linea adottata dalla Struttura Commissariale Ricostruzione Area Etnea (SCRAE). La decisione è motivata dalla ripetuta sismicità dell’area che rende pericoloso ed economicamente svantaggioso ricostruire nelle zone vulnerabili.

L’inedita strategia di “delocalizzazione selettiva” ha attirato l’attenzione di un gruppo di ricerca interdisciplinare dell’Università di Catania e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che ha condotto lo studio Risk Faults – Relocation, Displacement, and Homemaking on the Slopes of Mount Etna”, recentemente pubblicato sulla rivista ‘Antropologia Pubblica’.

Mario Mattia

“Nella notte del 26 dicembre 2018, un terremoto di magnitudo 5.02 ha colpito il fianco orientale dell’Etna, con epicentro nei pressi dell’abitato di Fleri, nel comune di Zafferana Etnea (Catania). Nonostante la magnitudo moderata, la ridotta profondità del sisma ha provocato ingenti danni a case e attività produttive nella fascia orientale etnea”, spiega Mario Mattia, primo Tecnologo dell’Osservatorio Etneo INGV

L’evento ha riaperto il dibattito sulla ricostruzione: ricostruire “dov’era e com’era” o optare per soluzioni alternative?

“La ricerca, condotta attraverso metodi tipici degli studi antropologici, ovvero il dialogo, la raccolta di testimonianze orali e l’osservazione attenta delle emozioni, delle pratiche, dei gesti dei sopravvissuti, ha evidenziato che la scelta innovativa della SCRAE, indirizzata verso una strategia di prevenzione definita “delocalizzazione selettiva”, ha considerato aspetti fondamentali spesso trascurati nelle politiche di ricostruzione post-disastro. Il primo è l’adattamento socio-culturale delle famiglie colpite, che hanno progressivamente riorganizzato il proprio rapporto con il territorio, riconfigurando gli orizzonti di senso legati all’abitare in una zona a rischio sismico. Il secondo è l’importanza della mediazione istituzionale, una mediazione che, nel caso preso in esame, è stata capace di trovare un punto di incontro tra le esigenze dei cittadini e le necessità dello Stato. E, infine, l’analisi della leva economica, in quanto la valutazione dei beni perduti e l’erogazione delle somme necessarie alla ripresa hanno favorito una sintonizzazione non solo rispetto alle politiche dell’abitare, ma anche rispetto alla percezione culturale del rischio”, aggiunge Mara Benadusi, docente di Antropologia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania.

“Dove ha tremato, tornerà a tremare”, affermava nel ‘700 il naturalista Leclerc de Buffon.

Gli autori dello studio sottolineano come la “delocalizzazione selettiva” rappresenti una strategia promettente per affrontare eventi calamitosi ricorrenti come terremoti, eruzioni vulcaniche, fenomeni bradisismici e alluvioni.

“Al di là degli aspetti economici, la priorità resta la salvaguardia della vita umana. L’esperienza etnea potrebbe rappresentare un modello replicabile in altre aree del mondo esposte a rischi naturali ricorrenti”, conclude Mario Mattia.

Il gruppo di ricerca, consapevole della necessità di coinvolgere attivamente le comunità locali, proseguirà gli studi per sviluppare modelli di delocalizzazione partecipata e resiliente.

Link allo studio

Link utili:

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) 

Università di Catania

Struttura Commissariale Ricostruzione Area Etnea (SCRAE)

Con il titolo e nell’articolo: foto INGV-UNICT

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La notte di Cutro e i migranti nelle strutture d'”accoglienza”: mostra fotografica da stasera a Catania https://ilvulcanico.it/la-notte-di-cutro-e-i-lager-dellaccoglienza-dei-migranti-mostra-fotografica-da-stasera-a-catania/ Sun, 25 Feb 2024 05:51:49 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=24707 FONTE: Onirica-Spazio Creativo Oggi pomeriggio, domenica 25 Febbraio, alle ore 18,30, a Onirica Spazio Creativo – Catania in via Ingegnere 34, angolo via Etnea, alle ore 18,30, inizierà una settimana di mostre e incontri sul tema delle migrazioni, per cercare di dare un senso alla morte di tanti esseri umani. Nella notte tra il 25 […]

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FONTE: Onirica-Spazio Creativo

Oggi pomeriggio, domenica 25 Febbraio, alle ore 18,30, a Onirica Spazio Creativo – Catania in via Ingegnere 34, angolo via Etnea, alle ore 18,30, inizierà una settimana di mostre e incontri sul tema delle migrazioni, per cercare di dare un senso alla morte di tanti esseri umani.

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, un anno fa, nelle acque di fronte alla frazione di Steccato di Cutro (CZ) un barcone si disintegrò su una secca a poche centinaia di metri dalla spiaggia. Novantotto persone, donne, bambini, uomini, morirono guardando le luci dell’Italia. In quei giorni Domenico Fabiano si trovava sul posto ed ha potuto raccontarci, con i suoi video e le sue fotografie, ciò che rimase di quell’evento tragico. A completare la mostra “La notte di Cutro”, che chiuderà domenica 3 marzo, le foto di Giuseppe D’Amico, per alcuni anni legale in una struttura di accoglienza, che raccontano la condizione sospesa di chi è sopravvissuto al viaggio in mare.

Ringraziamo Giuseppe D’Amico e Domenico Fabiano che ci dà l’opportunità di presentare questa mostra, sicuramente da visitare, di grande significato e valore in questa ricorrenza fra le più tragiche nella storia delle migrazioni: le foto che pubblichiamo nella gallery non sono riprese interamente per non rivelare in anticipo i lavori esposti dai due fotografi.

 

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Tefra (cenere) dell’Etna, da rifiuto a risorsa. In arrivo dalla Regione Sicilia le istruzioni per il riuso https://ilvulcanico.it/tefra-cenere-delletna-da-rifiuta-a-risorsa-in-arrivo-dalla-regione-sicilia-le-istruzioni-per-il-riuso/ Sat, 10 Feb 2024 07:54:37 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=24685 FONTE: https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/ Le ceneri vulcaniche emesse dall’Etna (scientificamente qualificabili come tefra, dal greco, l’insieme dei materiali piroclastici prodotti durante un’eruzione) potranno essere utilizzate in sostituzione di materie prime nei cicli produttivi. Lo stabilisce un decreto dell’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro. Il provvedimento indica i procedimenti che Comuni e […]

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FONTE: https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/

Etna, 16 febbraio 2021, fungo di cenere (foto di Gaetano Perricone)

Le ceneri vulcaniche emesse dall’Etna (scientificamente qualificabili come tefra, dal greco, l’insieme dei materiali piroclastici prodotti durante un’eruzione) potranno essere utilizzate in sostituzione di materie prime nei cicli produttivi. Lo stabilisce un decreto dell’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro. Il provvedimento indica i procedimenti che Comuni e imprese dovranno seguire per la valorizzazione delle ceneri non contaminate o inquinate depositate su strade, tetti e altre aree aperte in occasione delle eruzioni vulcaniche che dovessero verificarsi in futuro.

«Da problema per i Comuni, per la pulizia e lo smaltimento, le ceneri vulcaniche possono diventare una risorsa per le aziende che potranno utilizzarle nelle fasi di produzione – spiega Di Mauro –. In base alla normativa nazionale, le ceneri vulcaniche sono escluse dalla disciplina dei rifiuti. Era necessario un disciplinare con le opportune precisazioni di carattere operativo per il corretto riutilizzo a fini produttivi che non danneggino l’ambiente o creino rischi per la salute umana. Faremo partire una campagna di comunicazione per sensibilizzare anche i privati cittadini a una raccolta delle ceneri vulcaniche che ne favorisca il riuso».

Le linee guida sono frutto del lavoro svolto dai tecnici dell’assessorato regionale con quelli dell’Arpa, della sezione catanese dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e del dipartimento di Ingegneria civile dell’Università di Catania, che ha curato un progetto di ricerca specifico. Il decreto sarà pubblicato nei prossimi giorni su sito istituzionale della Regione Siciliana.

Sull’effetto-cenere legato all’attività dell’Etna, riproponiamo un brano descrittivo dal libro di Gaetano Perricone “La mia Etna. Dialogo con la Muntagna”, Giuseppe Maimone, 20o4 (https://ilvulcanico.it/etna-effetto-cenere/) e un esplicativo articolo dal sito INGVVulcani di Alessandro Bonforte e Rosario Trovato (https://ilvulcanico.it/etna-quando-la-cenere-si-deposita-un-problema-gestionale/)

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Colletta Alimentare, “oceano di gratuità”: più 22 per cento grazie al grande cuore della Sicilia https://ilvulcanico.it/colletta-alimentare-oceano-di-gratuita-piu-22-per-cento-grazie-al-grande-cuore-della-sicilia/ Tue, 21 Nov 2023 11:41:15 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=24394 FONTE: Ufficio Stampa Banco Alimentare della Sicilia ODV Alla Giornata Nazionale della  Colletta Alimentare di sabato 18 novembre hanno aderito11.800 supermercati (+ 6% sul 2022) e oltre 140.000 volontari che hanno raccolto 7.350 tonnellate (+9% rispetto alla scorsa edizione) di prodotti a lunga conservazione, grazie ai tantissimi cittadini che ancora una volta, con grande generosità, hanno scelto di fare “un gesto concreto […]

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FONTE: Ufficio Stampa Banco Alimentare della Sicilia ODV

Alla Giornata Nazionale della  Colletta Alimentare di sabato 18 novembre hanno aderito11.800 supermercati (+ 6% sul 2022) e oltre 140.000 volontari che hanno raccolto 7.350 tonnellate (+9% rispetto alla scorsa edizione) di prodotti a lunga conservazione, grazie ai tantissimi cittadini che ancora una volta, con grande generosità, hanno scelto di fare “un gesto concreto insieme”, nonostante le difficoltà che in molti stanno incontrando.

I prodotti donati, tra quelli che Banco Alimentare fa più fatica a reperire nella sua attività quotidiana di recupero delle eccedenze, nelle prossime settimane saranno distribuiti a quasi 7.600 organizzazioni partner territoriali convenzionate (mense per i poveri, case-famiglia, comunità per i minori, centri d’ascolto, unità di strada, etc..) che sostengono circa 1.700.000 persone.

In tutta la Sicilia i prodotti donati nella sola giornata della Colletta sono stati 454.664 kg in 1.140 supermercati, contro i 372.723 kg che erano stati raccolti con la Colletta 2022. Un risultato che registra un ottimo +22% sul 2022 e che è stato possibile raggiungere con il grande cuore delle persone, il numero più alto di volontari (oltre 12.000 quest’anno) e di supermercati.

I chilogrammi raccolti corrispondono a 909.329 pasti che verranno distribuiti a 724 organizzazioni caritative, convenzionate con Banco Alimentare in tutta la Sicilia, tramite cui vengono aiutate quotidianamente oltre 284.000 persone.

Questo il dettaglio di quanto raccolto per provincia: Agrigento kg 36.983,80 pari a 73.968 pasti (+12% sul 2022) – Caltanissetta kg 23.102,20 pari a 46.204 pasti (+16% sul 2022) – Catania kg 202.118 pari a 202.118 pasti (+27% rispetto al 2022) – Enna kg 15.086, 30 pari a 30.173 pasti (+34% sul 2022) – Messina kg 62.930,60 pari a 125.861 pasti (+25% sul 2022) – Palermo kg 99.359,60 pari a 198.719 pasti (+21% sul 2022) – Ragusa kg 28.756 pari a 57.512 (+23% sul 2022) – Siracusa kg 34.901,80 pari a 69.804 pasti (+45% sul 2022) – Trapani kg 52.458 pari a 104.970 pasti (+6% sul 2022).

“Sono molto grato per il risultato ottenuto durante questa Colletta – ha commentato Pietro Maugeri, presidente Banco Alimentar della Sicilia ODV -. Al di là dei numeri: +9% a livello nazionale e +22% a livello regionale, sono continuamente sorpreso da questo oceano di gratuità, fatto di volontari, persone comuni e ragazzini di tutte le età che, insieme, hanno donato con gioia. È anche grazie a questi momenti che insegniamo ai più giovani che si può costruire un mondo più giusto e creare reale coesione sociale”.

Ha aggiunto Giovanni Bruno, Presidente di Fondazione Banco Alimentare: Il gesto della Colletta si è ripetuto per il 27esimo anno consecutivo, senza mai interruzioni neanche durante la pandemia. Un “gesto” che porta in sé un significato capace di far sperimentare e indicare la carità come dimensione fondamentale del vivere, come presupposto per una convivenza capace di costruire una prospettiva di pace, di solidarietà e di crescita comune. Con la Colletta Alimentare abbiamo aderito alla Giornata Mondiale dei Poveri indetta  da Papa Francesco. Ringraziamo tutti coloro, in particolare i tantissimi giovani volontari, che con il loro sostegno, il loro impegno e il loro sacrificio hanno reso possibile il manifestarsi di una così grande condivisione e solidarietà” – conclude il Presidente.

Sono sempre di più le persone in povertà assoluta nel nostro Paese: se ne contano oltre 5,6 milioni secondo i dati Istat sul 2022 e per l’anno in corso Banco Alimentare ad oggi registra un incremento di richieste di aiuto di oltre 50mila persone.

E’ ancora possibile donare la spesa online su alcune piattaforme dedicate: per conoscere le varie modalità di acquisto dei prodotti e le insegne aderenti all’iniziativa è possibile consultare il sito https://www.bancoalimentare.it/colletta-alimentare/fai-la-spesa-online

(Gaetano Perricone). Un ringraziamento particolare alla professionalità e disponibilità di Monica Adorno, responsabile dell’ufficio stampa dell’iniziativa, ancora una volta puntuale e precisa nell’informare e documentare 

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Occhio ai Campi Flegrei: origine degli sciami sismici e monitoraggio, tutto quello che c’è da sapere https://ilvulcanico.it/occhio-ai-campi-flegrei-origine-degli-sciami-sismici-e-monitoraggio-tutto-quello-che-ce-da-sapere/ Wed, 27 Sep 2023 06:02:29 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=24008 (Gaetano Perricone). Dal blog INGVVulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dopo la nuova, potente scossa di stanotte e lo sciame sismico che l’ha accompagnata ci sembra molto utile condividere queste importanti informazioni sui Campi Flegrei da fonti autorevolissime, compreso il presidente dell’Istituto e il direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Per il lettori del Vulcanico, tutto quello […]

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(Gaetano Perricone). Dal blog INGVVulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dopo la nuova, potente scossa di stanotte e lo sciame sismico che l’ha accompagnata ci sembra molto utile condividere queste importanti informazioni sui Campi Flegrei da fonti autorevolissime, compreso il presidente dell’Istituto e il direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Per il lettori del Vulcanico, tutto quello che c’è da sapere su questo sito vulcanico, seguito con crescenti attenzioni e anche qualche preoccupazione

FONTE: https://ingvvulcani.com/

LE ULTIME NOTIZIE

Comunicazione del Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, aggiornamento sciame sismico ai Campi Flegrei, 27. settembre 2023, ore 6.30

Dalle ore 05:06 del 26/09/2023 è in corso uno “sciame sismico ai Campi Flegrei” costituito da circa 64 eventi con magnitudo (Md) ≥ 0 e magnitudo massima 4.2 ± 0.3, registrati dalla Rete di Monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Gli epicentri sono localizzati nell’area Accademia-Solfatara (Pozzuoli) e nel Golfo di Pozzuoli. Il terremoto di magnitudo maggiore è avvenuto nell’area compresa tra Bagnoli e Pozzuoli, ad una profondità di 2.7 km. Mauro Di Vito, Direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, dichiara: “La dinamica dei Campi Flegrei è costantemente monitorata dalle reti di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, in stretto contatto con il Dipartimento della Protezione Civile. I parametri geofisici e geochimici analizzati, sia in pozzo che nelle emissioni idrotermali, indicano il perdurare della dinamica in corso, con sollevamento del suolo, che presenta nell’area di massima deformazione al Rione Terra una velocità media di circa 15 mm/mese dagli inizi del 2023, in lieve incremento negli ultimi giorni, e assenza di variazioni geochimiche significative nell’ultima settimana. Anche l’analisi dei dati di deformazione planimetrica del suolo non mostrano variazioni significative rispetto alla caratteristica forma radiale dall’area centrale di Pozzuoli. Allo stato attuale non si evidenziano elementi tali da suggerire significative evoluzioni del sistema a breve termine, fermo restando che una eventuale futura variazione dei parametri monitorati (sismologici, geochimici e delle deformazioni del suolo) può comportare una diversa evoluzione degli scenari di pericolosità”.

L’ORIGINE DEGLI SCIAMI SISMICI

di Mauro Di Vito, Francesca Bianco e Carlo Doglioni

Da millenni la caldera dei Campi Flegrei è sede di intensa attività vulcanica. La vitalità di quest’area irrequieta è manifestata anche dal rilascio concentrato di gas lungo delle sorte di camini che producono le fumarole, e dal bradisismo, cioè il lento sollevamento o abbassamento del suolo, fenomeno quest’ultimo accompagnato anche da attività sismica. Gli episodi più recenti di instabilità che si sono manifestati con sollevamento e sismicità sono stati quelli del 1969-72 e del 1982-84, quando molti abitanti dell’area, soprattutto quelli del centro storico di Pozzuoli, furono costretti ad abbandonare le proprie case. Dal 2005 a oggi è di nuovo in atto un lento sollevamento del suolo che a luglio 2023 ha raggiunto circa 113 centimetri nell’area del Rione Terra.

In questi mesi, come riportato nell’ultimo bollettino settimanale di sorveglianza vulcanica (relativo ai dati rilevati dalle reti di monitoraggio dell’INGV Osservatorio Vesuviano al 3 settembre 2023), il valore medio della velocità di sollevamento nell’area di massima deformazione permane a circa 15±3 mm/mese. Nelle ultime settimane si stanno verificando più frequentemente sciami sismici, come quelli avvenuti il 18 agosto e il 7 settembre, con diverse decine di eventi la cui magnitudo massima è 3.8 ± 0.3. L’area sismogenetica principale, già a partire dalla crisi degli anni 80,  è compresa tra Pozzuoli, Solfatara, Pisciarelli e Agnano, con eventi che dal 2018  sono presenti anche nel Golfo di Pozzuoli. Le profondità raramente superano i 4 km.

L’ultimo evento rilevante (19:45 del 7 settembre 2023) è avvenuto nell’area della Solfatara ad una profondità di 2.5 km ed ha avuto una Magnitudo durata (Md) pari a 3.8, al momento è il più energetico della fase bradisismica attivatasi alla fine del 2005 attualmente in corso. Tale evento è stato percepito non solo nell’area flegrea, ma in tutta la città di Napoli. Le caratteristiche  dell’evento nonché il meccanismo di rottura estensionale sono analoghi a quanto osservato per la maggior parte degli eventi avvenuti nell’area flegrea, in particolare  di quelli più energetici.

Figura 1 – Epicentri (in mappa) e ipocentri (nelle sezioni E-O sotto e N-S a destra) dei terremoti con magnitudo Md≥0.0 localizzati ai Campi Flegrei nel periodo 1 agosto – 7 settembre 2023. L’evento di Md= 3.8 è indicato con il cerchio rosso più grande.

La deformazione del suolo

L’area che si solleva è centrata sul Rione Terra (Pozzuoli, parte storica) o poco più a sud, e presenta una deformazione radiale, in rapida attenuazione verso la periferia della caldera, con una forma “a campana”. I valori di deformazione locale sono misurati attraverso una fitta rete GNSS e tiltmetrica, integrata con osservazioni satellitari. Dal 2005, e in particolare negli ultimi periodi, la forma della deformazione si è mantenuta simile, a testimonianza che il processo, e soprattutto la sorgente, non mostrano modifiche significative.

Figura 2 – Mappa degli spostamenti GNSS orizzontali (a) e verticali (b) registrati nell’area flegrea da gennaio 2016 ad agosto 2023.

 

La causa del sollevamento

Le misure periodiche geochimiche e quelle in continuo da stazioni fisse sia su fumarole che in pozzo continuano a mostrare che il processo di aumento di pressione del sistema geotermico sub-superficiale è ancora in corso e determina una forte risalita di fluidi maggiormente concentrati nell’area di Solfatara-Pisciarelli. Si ricorda che le misure sono effettuate anche nella parte sottomarina della caldera, nel Golfo di Pozzuoli, dove sono presenti punti di fuoriuscita di gas caldi, come il caso delle “Fumose” a sud di Monte Nuovo, l’apparato conico vulcanico formatosi in pochi giorni a fine settembre-primi di ottobre del 1538.

Gli ultimi sciami sismici dimostrano come il fenomeno non mostri cambiamenti sostanziali, seppure avvenga con pulsazioni che si ripetono nel tempo. La causa del sollevamento del suolo e quindi della sismicità può essere dovuta a una forte risalita di gas e una maggiore pressurizzazione del sistema idrotermale profondo. Un’altra possibilità è che si stiano iniettando nel sottosuolo delle lingue di magma alimentate dal sistema magmatico profondo, strutture cosiddette a sill, a circa 3-4 km di profondità. L’origine del sollevamento è dunque legata alla spinta verso l’alto generata dalla messa in posto dei fluidi o fusi magmatici, e il bombamento conseguente genera un inarcamento e allungamento della crosta sovrastante con conseguenti fratture e faglie che generano terremoti e facilitano la risalita dei fluidi idrotermali.

La sismicità è piuttosto concentrata nelle zone di massimo sollevamento e a una bassa profondità (fino a 3-4 km, raramente 5) per l’alta temperatura della crosta terrestre sotto i Campi Flegrei, che fa sì che sotto quelle profondità le rocce si comportino solo in modo visco-plastico; i terremoti avvengono dunque prevalentemente nella stessa area e anche i loro meccanismi sono per lo più gli stessi. Negli ultimi anni la sismicità si è leggermente allargata, evidenza che dimostrerebbe come i fluidi o il magma si stanno lentamente espandendo lungo questa discontinuità orizzontale.

I dati attualmente disponibili indicano perciò che l’origine del sollevamento può essere prodotto da una risalita, probabilmente pulsante, di fluidi di origine magmatica. I fluidi si generano a profondità probabilmente superiori a 6-8 km, all’interno di una vasta e articolata camera magmatica profonda presente sotto i Campi Flegrei, ipotizzata da vari tipi di studi e indagini indirette. Da questo magma provengono le grosse quantità di gas che risalgono per gradienti di densità e quindi di pressione, verso la superficie. In particolare, i gas interagiscono con le rocce superficiali e con il sistema idrotermale superficiale, presente nei primi 2-3 km di profondità. La sorgente di spinta, dedotta dalla modellazione della deformazione del suolo, sembra essere posta intorno a 4 km. La quantità di gas rilasciata è ragguardevole: solo nell’area di Solfatara-Pisciarelli determina, in media, la fuoriuscita di oltre 3000 tonnellate di CO2 al giorno, in buona parte derivante dal degassamento magmatico profondo e dall’interazione del magma con rocce carbonatiche.

La sorveglianza vulcanica ed il monitoraggio, effettuati in continuo dalla sezione dell’INGV-Osservatorio Vesuviano attraverso la sua fitta rete strumentale multiparametrica, mira proprio a definire tutti i possibili cambiamenti nel sistema superficiale e profondo per determinare possibili risalite magmatiche verso la superficie che potrebbero produrre un’eruzione vulcanica.

Figura 3 – Reti di monitoraggio multiparametrico dei Campi Flegrei dell’INGV-Osservatorio Vesuviano.

Evoluzione della crisi bradisismica

Attualmente la probabilità di una eruzione vulcanica è relativamente bassa, proprio perché non vi sono evidenze di risalita di magma verso la superficie. Inoltre, il volume crostale sollevato al momento è pari a dimensioni molto inferiori al km3, vincolando le dimensioni dei fluidi nell’area di alimentazione del sollevamento. I dati sismici, geochimici, le deformazioni del suolo, le variazioni termiche superficiali e in pozzo, le variazioni gravimetriche non forniscono, allo stato attuale, indicazioni che il magma stia risalendo verso la superficie. Tuttavia, il vulcano ha la sua inarrestabile naturale evoluzione e, prima o poi, tornerà a eruttare. L’attenzione dell’INGV-OV è massima nella raccolta, studio e interpretazione dei dati e ogni variazione viene e sarà sempre discussa e comunicata tempestivamente agli organi di Protezione Civile nei suoi vari livelli.

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IL MONITORAGGIO 

di Mauro Di Vito e del personale dell’INGV Osservatorio Vesuviano

Il monitoraggio attraverso reti strumentali multiparametriche, ovvero in grado di misurare più informazioni fisiche e chimiche dei vulcani a cadenza regolare o in tempo reale, è uno dei principali metodi utilizzati dall’INGV-Osservatorio Vesuviano per comprendere lo stato attuale e ipotizzare il comportamento futuro dei vulcani campani. Il monitoraggio è integrato con campagne di misura periodiche ed analisi in situ ed in laboratorio.

I ricercatori dell’INGV-Osservatorio Vesuviano analizzano ed elaborano i dati al fine di individuare possibili variazioni dei principali fenomeni osservati (sismicità, deformazioni del suolo, emissioni idrotermali, temperature del suolo e delle falde acquifere, campo gravimetrico, ecc.), integrandoli con le conoscenze disponibili, con i risultati di campagne di misura geofisiche e con la storia eruttiva del vulcano monitorato. In tal modo è possibile individuare eventuali variazioni nello stato e nel comportamento del sistema vulcanico e possibili segnali di ripresa dell’attività eruttiva.

Le deformazioni del suolo dei Campi Flegrei sono monitorate attraverso la Rete GNSS, che misura le variazioni di quota in corrispondenza di punti specifici grazie a stazioni che sfruttano la rete GPS satellitare, e la Rete Tiltmetrica che misura le inclinazioni del suolo sia in superficie che in pozzo (Figura 1). Misure di deformazioni nel golfo di Pozzuoli sono effettuate utilizzando la rete multiparametrica marina MEDUSA.

Rete GNSS e Tiltmetrica

Figura 1 – Rete GNSS e rete tiltmetrica INGV Osservatorio Vesuviano dei Campi Flegrei

La sismicità dei Campi Flegrei è monitorata dalla Rete Sismica Permanente, che conta 28 siti di installazione terrestre e marina e dalla Rete Sismica Mobile che è costituita da 12 stazioni (Figura 2). Le stazioni sismiche nel golfo di Pozzuoli sono integrate nella rete multiparametrica marina MEDUSA.

Reti sismiche

Figura 2 – Reti sismiche permanente e mobile INGV Osservatorio Vesuviano dei Campi Flegrei

parametri geochimici delle fumarole e della falda acquifera, quali la temperatura, il flusso di CO2, la composizione dei gas, ecc. sono misurati dalla Rete Geochimica Permanente e dalla Rete Permanente all’Infrarosso Termico (Figura 3). Misure di flusso di gas e campionamenti di acque e fumarole sono eseguiti a cadenza almeno mensile anche in aree più ampie. L’ubicazione dei pozzi monitorati è mostrata nella figura 3.

Rete Geochimica e IR

Figura 3 – Rete Geochimica permanente e rete permanente all’infrarosso termico INGV Osservatorio Vesuviano dei Campi Flegrei.

La Rete Gravimetrica e la Rete Mobile all’infrarosso Termico eseguono misure periodiche rispettivamente del campo gravimetrico (cadenza semestrale) e delle temperature di aree fumaroliche (misure mensili) (Figura 4). Le misure all’infrarosso sono eseguite anche con l’ausilio di droni.

Misure periodiche

Figura 4 – Rete Gravimetrica e Rete Mobile all’infrarosso termico INGV Osservatorio Vesuviano dei Campi Flegrei.

Tabella Reti OV

Le Reti di Monitoraggio sono in costante evoluzione: si ha infatti sia il progressivo aumento delle stazioni sia l’aggiornamento tecnologico della parte sensoristica e della modalità di trasmissione e processamento del dato, migliorando così la qualità della misura e aumentando l’estensione delle aree investigate.

Con il titolo: mappa degli eventi sismici avvenuti durante il presente sciame di Magnitudo (Md) ≥ 1

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“Così ho visto morire un olivo secolare dell’Etna” https://ilvulcanico.it/cosi-ho-visto-morire-un-olivo-secolare-delletna/ Sat, 23 Sep 2023 18:48:16 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=23954 (Gaetano Perricone). Dal blog del grande collega e amico Enzo Signorelli, fotografo, giornalista e olivicoltore pluripremiato per le sue pregiate produzione, per sua gentile concessione pubblichiamo questa tristissima testimonianza “in diretta” dell’ennesimo, drammatico scempio di ignoti assassini della natura. Con un sentito ringraziamento a Enzo, per lui e per noi a certi fatti orribili va […]

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(Gaetano Perricone). Dal blog del grande collega e amico Enzo Signorelli, fotografo, giornalista e olivicoltore pluripremiato per le sue pregiate produzione, per sua gentile concessione pubblichiamo questa tristissima testimonianza “in diretta” dell’ennesimo, drammatico scempio di ignoti assassini della natura. Con un sentito ringraziamento a Enzo, per lui e per noi a certi fatti orribili va data la massima diffusione

FONTE: https://enzosignorelli.wordpress.com/

di Enzo Signorelli

Un pomeriggio di ordinaria follia: cronaca di un incendio tra gli olivi secolari dell’Etna. I nostri alberi salvati a due metri dal fuoco dalla squadra antincendio della Forestale di Nicolosi. Tutto vero, purtroppo

23/9/2023

Ragalna, Mount Etna, Italy – Wild fire in abandoned olive groves. [© Enzo Signorelli photographer]

Quando sono arrivato in oliveto il cancello era spalancato, la serratura forzata. Lampeggianti accesi, mezzi antincendio, operai della Forestale erano nel pieno di un intervento. Qualcuno nel tardo pomeriggio soffocante aveva pensato bene di dare fuoco ai rifiuti che abbondano ormai da anni lungo la strada che unisce e separa i comuni di S.M. di Licodia e Ragalna. L’incendio è partito da una zona brulla e rocciosa, vastissima e abbandonata, incenerita ogni anno da roghi furiosi e dolosi, dove poi qualcuno porta a pascolare le pecore. Dopo il fuoco si sa, l’erba ricresce. Il nostro amico incendiario ha aspettato il momento propizio, lui è del mestiere, è un habitué del posto. Ha dato fuoco quando si è levato il vento torrido da sud. E così, oltre a bruciare la landa desolata, lunare, dove poi ricrescerà l’erba gratuita e preziosa per fare quattro forme di formaggio, il fuoco inferocito ha attaccato gli olivi secolari, attraversando in pochissimo tempo proprietà coltivate, terreni abbandonati, lambendo casali di pietra che ne hanno viste tante, troppe, negli ultimi cento anni.

Ci sono parecchie aziende agricole in quell’area, piccole e grandi, alcune famose. Ci sono tante famiglie che coltivano la propria terra da generazioni. Gente che lavora tanto e dorme poco, sette giorni su sette. Il paesaggio è bellissimo. Ci siamo anche noi, con i nostri oliveti biologici che hanno ottenuto il Presidio degli Olivi Secolari, arrivato per la prima volta sull’Etna. Ma il fuoco non guarda in faccia nessuno, come il suo padre padrone. Rozzo e ignorante, spietato, avanza divorando tutto quello che incontra.

Ragalna, le 8 avril 2023, Oliveraie de Enzo Signorelli, en Sicile sur l’ Etna © Sedrik Nemeth

All’interno dell’oliveto trovo la squadra antincendio del corpo Forestale di Nicolosi. Con il vecchio Defender sono riusciti ad avvicinarsi al fronte del fuoco. Mi passano una lancia che spara acqua a pressione, voglio aiutarli anch’io, il capo squadra è perplesso, insisto. Gli altri forestali saranno contenendo il fuoco sotto gli alberi spalando terra alla luce delle torce. Non è facile, oltre alle fiamme ci sono pietre, arbusti, ostacoli, spine dappertutto. Ormai è buio e il turno di lavoro sarebbe finito già da un pezzo.

Spruzzo acqua con la lancia nelle della cavità dell’olivo che sta bruciando dentro. Un albero di 150 anni sta morendo, inesorabilmente, a due metri dal nostro oliveto. C’è silenzio, dopo il tramonto il vento è cessato. L’olivo muore e la sua anima sembra andarsene con i tizzoni ardenti sparati rabbiosamente fuori dal getto d’acqua. Accanto un’altro olivo secolare è già morto. Si contorcerà nel corso della notte. Stamattina all’alba lo troveremo riverso sul suolo, nero e fumante. Carbonizzato.

Spargiamo altra acqua. Silenzio intorno, non si sentono gli uccelli. I Forestali ritornano, c’è un altro focolare da spegnere e loro sono di nuovo in turno. Mi fanno notare che non sono solo le piante a morire. Rettili, piccoli animali, tartarughe, conigli, insetti utili, tutto muore insieme alla flora. La Biodiversità che tutti ci invidiano si estingue.

Un imprenditore proprietario di un oliveto, attaccato dal fuoco praticamente ogni anno, mi dice che vuole vendere. I sui alberi sono rigogliosi e carichi di belle olive, nonostante la stagione vedrà pochissimo olio prodotto a causa del clima impazzito. È fortunato. Peso le parole, rispondo con gentilezza che abbiamo tre oliveti sull’Etna, e purtroppo ci bastano. Non possiamo investire i nostri soldi e quelli dei nostri partner, il lavoro di tutta l’azienda su un territorio dove gli olivi bruciano, la biodiversità muore e il formaggio è buonissimo, a buon mercato. Il costo ambientale. Il tempo che ci vorrà affinché tutto torni come prima è meglio non calcolarlo.

Questa è la triste storia che ogni anno si ripete lungo la Strada di fora. Così si chiama questa via tra gli oliveti antichi dove qualcuno getta rifiuti di ogni genere, dove altri appiccano il fuoco, dove altri ancora lavorano e creano reputazione e ricchezza. “Non abbiamo soldi” dicono i sindaci. Ed è vero. Molte volte, a più riprese, imprenditori e proprietari abbiamo chiesto l’installazione di telecamere di sorveglianza. “Non abbiamo soldi” ripete sconsolato un sindaco, “e nemmeno personale”. Ed è così, purtroppo. Un altro primo cittadino preferisce leggere e non rispondere agli appelli di cui è evidentemente stanco e disinteressato. Ci ha provato anche il parco dell’Etna, incassando un “niet” dalla quasi totalità dei comuni che lo costituiscono. Nemmeno dieci anni dell’Etna nella lista UNESCO dei siti Patrimonio dell’Umanità hanno cambiato qualcosa. Nè qui e nemmeno in Regione. Alla cerimonia del decennale per gli enti locali c’era solo il sindaco di Nicolosi, rigorosamente in abito scuro, e la giovane, brava e determinata vicesindaco di Biancavilla a rappresentare l’assessore regionale all’Ambiente. Da Palermo c’era solo lei.

Ragalna, Mount Etna, Italy – The Vincenzo Signorelli family olive groves. [©Valentina di Mauro photographer]

Per il momento terremo i nostri tre oliveti biologici, e difenderemo il Presidio degli Olivi Secolari sull’Etna che ci è stato assegnato da Slow Food. Fino a quando? Nel frattempo cercherò di dimenticare l’olivo che ha visto passare tre o quattro generazioni di uomini, testimone di fatica, dolore e gioia, maestoso, eretto e orgoglioso, scintillante di verde e argento, “vagliardo” si dice in dialetto: valoroso. Morto silenziosamente e senza clamore sotto il mio sguardo. Ci vorrà un po’ di tempo, temo…

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