Natura e Divulgazione Archivi - Il Vulcanico https://ilvulcanico.it/category/natura-e-divulgazione/ Il Blog di Gaetano Perricone Sun, 05 Jul 2026 04:55:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.2 Etna, il gran ritorno del Cratere Centrale. Osservazioni sul campo https://ilvulcanico.it/etna-il-gran-ritorno-del-cratere-centrale-osservazioni-sul-campo/ Sun, 05 Jul 2026 04:55:18 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26422 di Vincenzo Greco L’Etna riesce sempre a suscitare grande interesse e meraviglia. Non perché ogni sua manifestazione sia necessariamente unica o imprevedibile, ma perché il vulcano possiede una straordinaria varietà di modalità eruttive che, pur rientrando spesso in schemi già osservati e studiati nel corso del tempo, continuano a rappresentare un laboratorio naturale di eccezionale […]

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di Vincenzo Greco

L’Etna riesce sempre a suscitare grande interesse e meraviglia. Non perché ogni sua manifestazione sia necessariamente unica o imprevedibile, ma perché il vulcano possiede una straordinaria varietà di modalità eruttive che, pur rientrando spesso in schemi già osservati e studiati nel corso del tempo, continuano a rappresentare un laboratorio naturale di eccezionale valore scientifico e umano. L’attività eruttiva che interessa attualmente la parte sommitale dell’Etna, iniziata il 26 giugno 2026, rappresenta ancora una volta una dimostrazione della straordinaria vitalità del vulcano. Si tratta di una manifestazione che rientra pienamente nelle caratteristiche delle attività terminali e subterminali che hanno contraddistinto numerose fasi eruttive del vulcano nel corso della sua storia recente e che, soprattutto, non desta alcuna preoccupazione per i centri abitati o per le principali aree turistiche del territorio.

I PRIMI SEGNALI DI CAMBIAMENTO. In realtà, i segnali che qualcosa stesse cambiando erano già osservabili nei giorni precedenti al 26 giugno. Il Cratere di Nord-Est aveva infatti mostrato un progressivo incremento dell’attività esplosiva intracraterica, con esplosioni localizzate sul fondo del condotto che, pur rimanendo pienamente all’interno delle normali dinamiche del vulcano, stavano gradualmente aumentando in frequenza e intensità. Anche dopo gli eventi effusivi che avevano caratterizzato il periodo compreso tra il 1° e il 13 gennaio 2026, il sistema vulcanico aveva continuato a manifestare alcuni segnali di dinamismo, senza però mostrare evidenze chiare di una nuova imminente fase eruttiva. Nel corso del mese di giugno, inoltre, si sono osservati fenomeni di subsidenza e deformazione delle aree sommitali, chiari indicatori di un sistema che stava progressivamente rispondendo alle pressioni interne. La conoscenza delle dinamiche che caratterizzano questo tipo di fenomenologie ha consentito, attraverso l’osservazione diretta sul campo, di riconoscere alcuni segnali che indicavano una possibile evoluzione del sistema vulcanico.

Le osservazioni effettuate nei giorni precedenti all’inizio dell’attività effusiva, e in particolare quelle svolte nella mattinata del 26 giugno, mi hanno infatti consentito di interpretare le modificazioni morfologiche che stavano interessando l’area sommitale, mettendole in relazione con fenomenologie analoghe osservate durante precedenti episodi eruttivi dell’Etna. Questa capacità di lettura del territorio nasce dall’osservazione continua del vulcano e dall’esperienza maturata nel corso di circa ventisette anni di frequentazione costante dell’ambiente etneo, che permette di riconoscere quelle variazioni, anche minime, che spesso precedono l’evoluzione di un’attività eruttiva.

La mattina del 26 giugno, intorno alle ore 10, durante una mia osservazione diretta sul campo, ho avuto modo di constatare come nell’area interessata dall’attività del Cratere Centrale, lungo il pendio orientale in prossimità della zona già coinvolta dall’attività eruttiva del 6 luglio 2014, tra i coni di scorie presenti nell’alta Valle del Leone, si stessero sviluppando evidenti sistemi di fratture radiali accompagnati da fenomeni di degassamento. L’osservazione di queste strutture mi ha immediatamente fatto ipotizzare che il sistema vulcanico stesse attraversando una nuova fase evolutiva. Per questo motivo ho provveduto a condividere tempestivamente le informazioni raccolte sia con l’ente di ricerca preposto al monitoraggio del vulcano sia con i colleghi che operano quotidianamente sul territorio. Questo aspetto rappresenta uno degli elementi fondamentali del lavoro delle guide vulcanologiche. La nostra presenza costante sul vulcano ci porta infatti a svolgere anche un’importante funzione di osservazione e di sentinella del territorio, contribuendo a segnalare tempestivamente eventuali variazioni dell’attività e collaborando, ciascuno nel proprio ruolo, al mantenimento delle migliori condizioni di sicurezza possibili. Ogni cambiamento osservato sul vulcano, anche quello apparentemente meno significativo, assume infatti un’importanza rilevante sia per la tutela delle persone che accompagniamo durante le attività escursionistiche, sia per la gestione complessiva del contesto operativo nel quale svolgiamo quotidianamente la nostra professione. Per questo motivo osservare, documentare, confrontarsi e condividere le informazioni rappresenta una parte essenziale del nostro lavoro sul campo. In quel momento ho avuto la sensazione che il sistema fosse ormai prossimo a una nuova evoluzione. La conferma è arrivata poche ore dopo. Intorno a mezzogiorno, il vulcano ha deciso di manifestare la propria energia attraverso l’apertura di una nuova frattura eruttiva e l’emissione della prima colata lavica.

LA NUOVA ATTIVITA’ NELL’ALTA VALLE DEL LEONE.  L’attività si è sviluppata nel settore dell’alta Valle del Leone, in prossimità dell’area interessata anche dall’attività del luglio 2014, tra i caratteristici coni di scorie presenti alla base orientale del Cratere Centrale. Dal 26 giugno fino ai primi giorni di luglio, l’eruzione ha mostrato un comportamento relativamente stabile, con tassi di emissione lavica variabili ma generalmente contenuti. Le colate hanno raggiunto lunghezze complessive inferiori ai due chilometri, sviluppandosi progressivamente all’interno di canali lavici costruiti dal flusso stesso. Ho avuto la possibilità di osservare questa attività in diverse occasioni, sia autonomamente sia insieme ai colleghi, non soltanto per documentarne l’evoluzione, ma anche per fornire informazioni aggiornate a chiunque chiedesse chiarimenti sulla situazione in corso. È importante sottolineare come questa attività si sviluppi in un ambiente di alta quota, estremamente remoto e distante dai centri abitati e dalle principali aree turistiche dell’Etna. Per questo motivo, pur trattandosi di un fenomeno di grande interesse scientifico e naturalistico, esso non rappresenta alcun motivo di preoccupazione per la popolazione.

IL RITORNO DI UNA TIPICA ATTIVITA’ SUBTERMINALE. Quella a cui stiamo assistendo è la classica attività subterminale dell’Etna, una tipologia eruttiva che il vulcano ha manifestato numerose volte nel corso della sua storia recente. Negli ultimi anni, tuttavia, la straordinaria attività del Cratere di Sud-Est, con le sue spettacolari fontane di lava e i numerosi episodi parossistici, aveva inevitabilmente catturato l’attenzione di osservatori, appassionati e studiosi. Anche le intense manifestazioni della Voragine nel 2024 avevano contribuito a modificare la percezione collettiva delle dinamiche eruttive etnee. Fenomeni come quello attuale ci ricordano invece un altro volto dell’Etna: quello delle eruzioni generalmente meno violente, più durature e, sotto molti aspetti, anche meno pericolose rispetto ai grandi episodi parossistici che hanno caratterizzato gli ultimi anni.

PERCHE’ IL CRATERE CENTRALE RIMANE SEMPRE IL CRATERE CENTRALE. Per quanto mi riguarda, però, il Cratere Centrale resta sempre il Cratere Centrale. Vederlo tornare protagonista rappresenta ogni volta qualcosa di speciale. Negli ultimi anni il ruolo principale sulla scena eruttiva dell’Etna è stato occupato soprattutto dal Cratere di Sud-Est, che con la sua straordinaria frequenza di attività ha inevitabilmente attirato l’attenzione di tutti. Per molti, il Cratere di Sud-Est è diventato il simbolo dell’attività recente dell’Etna. Eppure il Cratere Centrale, con i suoi tempi e le sue modalità, non ha mai smesso di ricordarci il proprio ruolo fondamentale all’interno del sistema vulcanico etneo. Dopo i parossismi del 2015, le attività del 2016 e le successive fasi eruttive del 2019, del 2020, del 2021 e del 2024, il Cratere Centrale è tornato ancora una volta a prendersi la scena, mostrando quella straordinaria capacità di rinnovarsi e di sorprendere che da sempre caratterizza il nostro vulcano.

UN AMBIENTE SPETTACOLARE, MA DA AFFRONTARE CON RISPETTO. L’attività è ancora in corso e il sistema continua a evolversi. Non si può escludere che nelle prossime settimane possano verificarsi ulteriori variazioni dell’attività eruttiva. L’area interessata dall’eruzione presenta caratteristiche geomorfologiche e vulcanologiche che meritano particolare attenzione. Si tratta infatti di un settore caratterizzato da estesi sistemi di fratturazione, dalla presenza di accumuli nevosi residui ancora sepolti dai depositi vulcanici recenti e più antichi, oltre che da una morfologia estremamente complessa. La presenza della lava in un ambiente di questo tipo richiede particolare cautela, anche perché le interazioni tra il magma e gli elementi superficiali possono produrre fenomenologie secondarie che devono essere attentamente valutate. La Valle del Leone e il settore superiore della Valle del Bove rappresentano ambienti vulcanici di straordinaria bellezza, ma allo stesso tempo estremamente impegnativi. Si tratta di aree remote, difficili da raggiungere e caratterizzate da condizioni ambientali che possono cambiare rapidamente. Per questo motivo consiglio sempre a chi desidera avvicinarsi a questi fenomeni di informarsi preventivamente e di evitare iniziative improvvisate. In particolare, suggerisco di non addentrarsi all’interno della Valle del Bove o delle aree sommitali senza un’adeguata conoscenza del territorio e delle condizioni vulcaniche del momento. La presenza diffusa di fratture, che rappresentano la risposta fragile del terreno alle risalite magmatiche, testimonia la continua evoluzione di questo settore del vulcano e costituisce uno degli elementi che richiedono maggiore attenzione durante le fasi eruttive.

IL RUOLO DELLE GUIDE VULCANOLOGICHE. In questo contesto, il ruolo delle guide vulcanologiche assume un’importanza fondamentale. La nostra attività si svolge sempre nel rispetto delle normative vigenti, delle procedure operative e delle indicazioni predisposte dal Collegio Regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia, oltre che delle eventuali disposizioni emanate dalle autorità competenti. Ci autoregoliamo costantemente in funzione dell’evoluzione del fenomeno, delle condizioni ambientali e del quadro di rischio presente sul vulcano. Il nostro compito non consiste solamente nell’accompagnare le persone, ma soprattutto nel fornire tutte le informazioni necessarie affinché chi visita l’Etna possa comprendere le caratteristiche dell’ambiente vulcanico, i rischi associati e le corrette modalità di fruizione del territorio. La valutazione del rischio rappresenta uno degli aspetti più importanti della nostra professione. In qualità di professionisti e conoscitori del territorio, siamo chiamati quotidianamente a effettuare valutazioni continue delle condizioni operative, assumendoci la responsabilità di condurre le persone esclusivamente nelle aree e nelle situazioni in cui siano presenti adeguati margini di sicurezza. Quando le condizioni del vulcano, le normative vigenti e il quadro generale della sicurezza lo consentono, organizziamo le nostre attività seguendo procedure consolidate e sistemi di gestione del rischio strutturati, sempre con l’obiettivo primario della tutela delle persone.

UN VULCANO CHE CONTINUA AD EMOZIONARE. Osservare oggi il Cratere Centrale nuovamente in attività rappresenta, ancora una volta, un privilegio straordinario. Nonostante gli anni trascorsi a studiare, osservare e vivere l’Etna quotidianamente, assistere al ritorno dell’attività del Cratere Centrale continua a suscitare le stesse emozioni di sempre. Perché, se è vero che oggi gli strumenti di monitoraggio consentono di riconoscere con sempre maggiore precisione i segnali che precedono una variazione dell’attività vulcanica, è altrettanto vero che ogni fase eruttiva possiede una propria evoluzione, una propria storia e caratteristiche che continuano a rendere l’Etna uno dei sistemi vulcanici più affascinanti e studiati al mondo. Ed è forse proprio questo il motivo per cui il vulcano continua, ancora oggi, a regalare emozioni e insegnamenti a chi ha la fortuna e il privilegio di poterlo osservare da vicino.

Tutte le splendide foto e il magnifico video sono di Vincenzo Greco

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Festival Vulcani, dal 26 al 28 giugno a Trecastagni la quarta edizione. Continua l’affascinante viaggio nelle “montagne viventi”, al confine del mondo https://ilvulcanico.it/festival-vulcani-dal-26-al-28-giugno-a-trecastagni-la-quarta-edizione-continua-laffascinante-viaggio-nelle-montagne-viventi-al-confine-del-mondo/ Thu, 25 Jun 2026 04:39:46 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26406 di Giuseppe Riggio * Torna il Festival Vulcani a Trecastagni. La manifestazione che, giunta alla quarta edizione, continua ad attingere al vastissimo giacimento di miti, prima, e di studi, dopo, che i crateri hanno saputo suscitare. Del resto, i vulcani rappresentano, quasi per definizione, il confine del mondo, la soglia oltre la quale si entra […]

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di Giuseppe Riggio *

Torna il Festival Vulcani a Trecastagni. La manifestazione che, giunta alla quarta edizione, continua ad attingere al vastissimo giacimento di miti, prima, e di studi, dopo, che i crateri hanno saputo suscitare. Del resto, i vulcani rappresentano, quasi per definizione, il confine del mondo, la soglia oltre la quale si entra nel divino o nell’inferno.

Efesto, dio greco del fuoco e dei metalli, era ritenuto figlio di Zeus, ma le leggende lo descrivevano, innanzitutto, come portatore di una umanissima storia di disabilità. Oggi verrebbe raccontato come un sopravvissuto a un infanticidio, che seppe reagire e trovò la sua strada. Per il suo successore di epoca romana, Vulcano, si prescriveva prosaicamente che i luoghi di culto costruiti in suo onore venissero eretti fuori dalle aree abitate, visto che comunque si trattava di un culto incendiario.

La locandina del Festiva 2026

Quest’anno sarà ospite del Festival uno dei più famosi organizzatori francesi di viaggi avventura, Guy de Saint Cyr, che da una vita porta i suoi clienti ad osservare i vulcani in eruzione. Turisti che mettono a rischio la propria incolumità per raggiungere il limite, il punto esatto in cui è possibile osservare la Terra di dentro e quella di fuori. Perché lo fanno? Forse perché in quei luoghi il mito sembra tutto sommato reale e credibile.

D’altra parte, bisogna prendere atto che non sempre quelli che abitano alle pendici delle “montagne viventi” hanno pienamente contezza dell’eccezionalità dei luoghi che si trovano quotidianamente a frequentare. Ecco perché, ormai da quattro anni, abbiamo avviato, con la Fondazione Trecastagni Patrimonio dell’Etna, presieduta da Giovanni Barbagallo, il progetto Festival Vulcani. Un anno dopo l’altro realizziamo l’unico evento in Italia completamente dedicato ai molteplici aspetti delle terre vulcaniche.

Guy De Saint Cyr

Dal 26 al 28 giugno nel centro storico di Trecastagni, vero “salotto dell’Etna”, si svolgeranno numerosi eventi dedicati all’esplorazione di un “pianeta” che ha caratteri particolari e distintivi. Quest’anno, oltre a Guy de Saint Cyr, protagonista di viaggi al limite del possibile, ci saranno esperti internazionali di vulcanologia. Dalla direttrice dell’Osservatorio Vesuviano INGV, Lucia Pappalardo, sino a Sara Barsotti, responsabile del servizio islandese di sorveglianza sulle attività vulcaniche.   Confermerà la sua presenza anche Stefano Branca, direttore del dipartimento vulcani INGV, che aprirà la manifestazione con una conferenza sullo scienziato-fotografo Gaetano Ponte, insieme a Daniele Musumeci, ricercatore UNICT. Per la prima volta sarà ospite della manifestazione Franco Foresta Martin, per oltre trent’anni giornalista scientifico al Corriere della Sera, per raccontare la “sua” Ustica.

Franco Foresta Martin

In questa quarta edizione saranno a fianco della Fondazione organizzatrice l’Associazione Italiana di Vulcanologia, il Comune di Trecastagni, la Regione Siciliana (Assessorati Turismo e Territorio e Ambiente), l’Assemblea Regionale Siciliana, oltre alle Associazioni Federescursionismo ed Etnaviva e alla Funivia dell’Etna. A conferma della originalità di una formula che garantisce autorevolezza scientifica, ma anche spettacolo e divulgazione appassionante, supportata da video e immagini. Tutto questo con l’ambizione di costruire anche un percorso identitario, destinato a chi vive sull’Etna. L’obiettivo è quello di fornire, innanzitutto agli abitanti delle terre vulcaniche, conoscenze e testimonianze che possano renderli consapevoli e orgogliosi di abitare parti di questo pianeta che hanno caratteristiche veramente stra-ordinarie. Con il Festival intendiamo, in definitiva, offrire delle buone ragioni a quanti vogliono innamorarsi dell’Etna, e delle terre nere in generale, ed aiutare, nel frattempo, tutti coloro i quali si interrogano per scoprire le ragioni della loro incontenibile passione per l’Etna.

*Direttore Festival Vulcani

Con il titolo: Etna, 23 giugno 2026, foto di Gaetano Perricone

 

 

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La “Casermetta di Monte Spagnolo” al CAI Sicilia https://ilvulcanico.it/la-casermetta-di-monte-spagnolo-al-cai-sicilia/ Mon, 23 Feb 2026 10:36:38 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26210 Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Club Alpino Italiano, Gruppo Regionale Sicilia  COMUNICATO STAMPA Assegnata dal Comune di Randazzo. Il presidente nazionale del sodalizio, Antonio Montani, ha visitato la struttura che entrerà a far parte della rete dei rifugi CAI Lo storico rifugio “Casermetta di Monte Spagnolo” è stato assegnato dal Comune di Randazzo, ente proprietario, […]

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Club Alpino Italiano, Gruppo Regionale Sicilia 

COMUNICATO STAMPA

Assegnata dal Comune di Randazzo. Il presidente nazionale del sodalizio, Antonio Montani, ha visitato la struttura che entrerà a far parte della rete dei rifugi CAI

Lo storico rifugio “Casermetta di Monte Spagnolo” è stato assegnato dal Comune di Randazzo, ente proprietario, al Gruppo Regionale del Club alpino italiano. L’edificio si trova a circa 1500 metri di quota sul versante settentrionale dell’Etna. Entro breve tempo la struttura potrà diventare un prezioso punto di riferimento per gli escursionisti che vorranno frequentare quel versante del vulcano.

Monte Spagnolo, la firma dell’accordo

Dopo l’espletamento di una evidenza pubblica, il contratto di comodato è stato firmato presso l’ufficio tecnico del Comune, alla presenza di due componenti della Commissione straordinaria che amministra l’Ente. Successivamente i rappresentanti del CAI hanno preso possesso dell’immobile. Si avvia così a conclusione l’iter di rilancio di un edificio comunale, risalente al periodo fascista, che da circa dieci anni è stato ristrutturato, restando però del tutto inutilizzato. “Siamo molto grati all’ufficio tecnico comunale e alla intera Commissione straordinaria che amministra il Comune di Randazzo– ha dichiarato Giuseppe Riggio, presidente regionale di CAI Sicilia – per aver saputo sbloccare in pochi mesi l’utilizzo di una risorsa di fondamentale importanza per il turismo escursionistico etneo. Saremo impegnati, con la passione dei volontari ma avvalendoci anche della secolare esperienza del Club alpino italiano, a rendere disponibile questo prezioso fabbricato a quanti vogliono scoprire il versante più integro del Parco dell’Etna”.

Anche il presidente nazionale del Club alpino italiano, Antonio Montani, presente sull’Etna nei giorni scorsi, ha voluto andare a visitare la nuova struttura assegnata a CAI Sicilia insieme a Mario Vaccarella, componente del consiglio direttivo centrale del sodalizio: “Il CAI attraverso le sue strutture territoriali ha sviluppato competenze profonde nella gestione di circa 700 strutture montane – ha spiegato Montani  siamo ben felici che anche CAI Sicilia abbia un compatto, ma attrezzato edificio da dedicare all’accoglienza sul vulcano”.

L’importanza della “Casermetta di Monte Spagnolo” è legata al fatto che si trova lungo la pista forestale che circonda due versanti dell’Etna, per una lunghezza di circa 35 chilometri. La struttura potrà garantire il pernottamento lungo il Sentiero Italia CAI e come posto tappa del Gran Tour Etneo a circa 10 ospiti. Dal rifugio si può inoltre agevolmente accedere alla famosa Grotta del Gelo e alla splendida, circostante faggeta.

Presente al primo sopralluogo alla struttura anche il presidente del Gal terre dell’Etna e dell’Alcantara, Ignazio Puglisi, che ha sostenuto il Comune di Randazzo nel percorso di recupero della struttura e di restituzione alla pubblica fruizione, e i soci della Sottosezione CAI di Randazzo, con il suo reggente Stefano Castellana, che collaboreranno alla conduzione del rifugio. Nei pressi della Casermetta è operativo anche un bivacco forestale gestito dal Dipartimento sviluppo rurale della Regione Siciliana

Con il titolo: la Casermetta di Monte Spagnolo

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Pantelleria, l’isola che resiste: viaggio in un avamposto di vento, lava e umanità https://ilvulcanico.it/pantelleria-lisola-che-resiste-viaggio-in-un-avamposto-di-vento-lava-e-umanita/ Wed, 04 Feb 2026 06:01:45 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=26149 di Marco Neri Pantelleria non si limita ad accoglierti: ti mette alla prova. Appena scendi dall’aereo, il vento ti sorprende di lato, improvviso e deciso, come un guardiano antico che ti ricorda chi comanda davvero. È un’isola lontana, geograficamente e simbolicamente, un avamposto italico alle porte dell’Africa, sospeso tra il blu profondo del mare e […]

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di Marco Neri

Pantelleria non si limita ad accoglierti: ti mette alla prova. Appena scendi dall’aereo, il vento ti sorprende di lato, improvviso e deciso, come un guardiano antico che ti ricorda chi comanda davvero. È un’isola lontana, geograficamente e simbolicamente, un avamposto italico alle porte dell’Africa, sospeso tra il blu profondo del mare e il nero della lava, tra la memoria di ciò che è stato e la tenacia di ciò che continua a essere.

Sono arrivato in occasione di un evento del Parco Nazionale, ma la sensazione è stata quella di entrare in un mondo a parte. Pantelleria non si concede subito: ti osserva, ti misura, ti chiede rispetto. La sua terra scura, aspra, modellata dal fuoco e dal vento, parla una lingua antica, più vicina alla geologia che all’uomo. La vegetazione è bassa, rada, piegata da un vento che non conosce tregua. In pieno inverno, il suo ululare diventa una presenza costante, una colonna sonora che accompagna ogni passo, ogni sguardo, ogni pensiero. Solo quando cambia direzione concede qualche ora di silenzio, come un respiro trattenuto.

Cartina di Pantelleria (dal sito del Parco Nazionale)

Il mare, pur onnipresente, rimane sullo sfondo. Pantelleria guarda verso l’interno, verso le sue colline scure, verso le sue contrade. Il porto è piccolo, essenziale, quasi timido. Non è il cuore dell’isola, ma un punto d’appoggio, un luogo di passaggio. La vera anima è altrove: nelle persone. Dirette, fiere, consapevoli. Non hanno bisogno di raccontarti quanto amino la loro terra: lo vedi nei gesti, nelle parole misurate, nella cura con cui parlano di ogni pietra, di ogni vigneto, di ogni sentiero. Cercano il contatto, fanno domande, vogliono capire e farsi capire. È una comunità che non teme il confronto, anzi lo desidera, forte della propria storia e del proprio carattere.

Anche la cucina racconta questa identità: non rincorre il sofisticato globale, ma si concentra sulla cura del prodotto locale. Usano ciò che la terra concede loro — capperi, uva zibibbo, erbe spontanee, pesce del giorno — e questo basta per appagare anche i sensi più esigenti. È una cucina che non vuole stupire, ma convincere. E ci riesce.

Foto di gruppo a conclusione del V Meeting delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale Isola di Pantelleria

Le guide del Parco Nazionale sono un altro tesoro dell’isola. Giovani, entusiasti, colti, versatili, capaci di muoversi tra geologia, botanica, storia e tradizioni con naturalezza sorprendente. Hanno quella rara capacità di adattarsi ai contesti, di leggere le persone, di modulare il racconto senza mai perdere profondità. Sono estremamente disponibili, ricchi di risorse, innamorati di ciò che fanno e del suolo che calpestano con rispetto, senza mai profanarlo. Vederli all’opera significa osservare Pantelleria attraverso occhi che la conoscono e la custodiscono. La loro presenza conferma ciò che l’isola suggerisce in ogni suo angolo: Pantelleria è un laboratorio vivente di resilienza, un luogo in cui la natura non è un concetto astratto, ma una compagna esigente che richiede conoscenza, cura, attenzione.

Pantelleria è un luogo che, se non lo ami, ti respinge. Non per ostilità, ma per coerenza. Non si traveste, non si addolcisce, non cerca di piacere. È un muro di diffidenza per chi arriva distratto, ma diventa una porta aperta per chi sa ascoltare. E quando si apre, rivela un patrimonio umano e naturale che ha il sapore dell’antico: una comunità che ha imparato a vivere con il vento, con la lava, con la distanza, trasformando la fatica in identità.

Un’isola che non si lascia raccontare facilmente, ma che, una volta entrata, non ti lascia più. Un luogo che resta

Con il titolo: il porto di Pantelleria visto al decollo. Uno scorcio aereo che rivela l’essenza dell’isola: un approdo discreto incastonato tra terra vulcanica e mare profondo, dove l’architettura umana si adatta al paesaggio più che dominarlo. Un punto di partenza e di ritorno, simbolo della resilienza e dell’identità isolana

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L’eleganza dell’Etna, presenza viva e mutevole, negli scatti di Massimo Siragusa https://ilvulcanico.it/leleganza-delletna-presenza-viva-e-mutevole-negli-scatti-di-massimo-siragusa/ Sat, 29 Nov 2025 07:16:49 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25996 FONTE: comunicato stampa Con ETNA, il fotografo Massimo Siragusa firma un’opera edita da Cavallotto edizioni, che rompe gli schemi della narrazione visiva tradizionale e restituisce al lettore l’immagine autentica di un vulcano vivo, imprevedibile e in continua trasformazione. Il libro, con testi in italiano e in inglese, è appena arrivato in libreria ed è un […]

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Etna, Ferragosto 2025, emozioni forti. Il fuoco che cammina https://ilvulcanico.it/etna-ferragosto-2025-emozioni-forti-il-fuoco-che-cammina/ Sat, 16 Aug 2025 09:52:38 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25872 di Giovinsky Aetnensis  Per la gioia di lettori e visualizzatori del Vulcanico.it, ecco un altro strepitoso video della bravissima Giovinsky Aetnensis che ancora una volta ci regala emozioni forti con immagini semplici, bellissime, di grande forza evocativa della colata lavica di Ferragosto 2025. Il fuoco che cammina, lo scruscio della lava che scorre, la meravigliosa […]

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di Giovinsky Aetnensis 

Per la gioia di lettori e visualizzatori del Vulcanico.it, ecco un altro strepitoso video della bravissima Giovinsky Aetnensis che ancora una volta ci regala emozioni forti con immagini semplici, bellissime, di grande forza evocativa della colata lavica di Ferragosto 2025. Il fuoco che cammina, lo scruscio della lava che scorre, la meravigliosa macchina geologica del vulcano Patrimonio Mondiale dell’umanità che si manifesta in tutta la sua affascinante potenza. Null’altro da aggiungere, solo guardare. Grazie sempre alla cara Giovinsky per la disponibilità e soprattutto per il preziosissimo lavoro divulgativo (Gaetano Perricone) 

Poche, ma belle e sentite le parole di Giovinsky: “Caro Gaetano, con le parole non riesco ad esprimere quelle emozioni che provo quando sono in quota a seguire la mia amata Etna, credo che non esistano aggettivi e parole per descrivere quello che sento dentro di me. Posso solamente provare a dirti che in un scatto o ripresa video cerco di catturare le sensazioni, i profumi di quel momento; per poterle riviverle in qualsiasi altro momento”.

Per la descrizione scientifica, ecco l’ultimo comunicato dell’INGV-OE (Osservatorio Etneo), delle ore 16,46 del 15 agosto 2025

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica che l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza e satellitari e le osservazioni vulcanologiche, indicano che il flusso lavico alimentato dalla bocca eruttiva posta alla quota stimata di 2980 mt s.l.m. è ancora attivo. In particolare, alle ore 08:00 GMT di oggi, il flusso lavico aveva un’estensione stimata di 500 mt e si stava propagando in direzione Sud. Il fronte più avanzato si attestava alla quota di 2770 mt s.l.m.. Continua con intensità variabile la modesta attività esplosiva al cratere di Sud-Est con episodica produzione di cenere che si disperde rapidamente in area sommitale.
Il tremore vulcanico si è mantenuto nella fascia dei valori medi con ampie oscillazioni, solo occasionalmente ha raggiunto di poco i valori alti. Le localizzazioni delle sorgenti ricadono tra i 2800 e i 3000 metri di quota in una zona compresa tra cratere di Sud Est e cratere di Nord Est. L’attività infrasonica è moderata con eventi localizzati al cratere di Sud Est e al cratere di Nord Est in entrambi i casi l’ampiezza degli eventi è bassa. Il conteggio e la localizzazione degli eventi infrasonici potrebbero essere influenzati dalle condizioni meteorologiche. I segnali delle reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non mostrano variazioni significative

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Nasce “Etna Social Hub”. Per un ambiente digitale più sano https://ilvulcanico.it/nasce-etna-social-hub-per-un-ambiente-digitale-piu-sano/ Sun, 27 Jul 2025 05:08:48 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25797 di Antonio De Luca Trattare l’Etna sui social è un fronte su cui sono impegnato ormai da svariati anni. Quando ho visto nascere i primi siti per la condivisione di immagini e notizie, ho capito subito le enormi potenzialità di questa nuova tecnologia, tuttavia non mi ero ancora imbattuto nel suo lato più negativo: la […]

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di Antonio De Luca

Trattare l’Etna sui social è un fronte su cui sono impegnato ormai da svariati anni. Quando ho visto nascere i primi siti per la condivisione di immagini e notizie, ho capito subito le enormi potenzialità di questa nuova tecnologia, tuttavia non mi ero ancora imbattuto nel suo lato più negativo: la disinformazione, l’allarmismo e la discordia che aleggiano tra i vari utenti che vivono il web. Un nemico subdolo che può creare dei danni enormi.

Ma i social non hanno colpa propria, sono semplicemente uno strumento neutro, la cui efficacia è determinata dall’uso che se ne fa. Ho iniziato il mio progetto Passione Etna nel 2009, inizialmente con le idee poco chiare, il primo video voleva raccontare più un’escursione tra amici che altro, ma poi ha preso i connotati di un vero e proprio documentario, ancora acerbo, ma che mi ha spinto a rafforzare l’impegno verso la divulgazione, perseguendo una comunicazione sempre più responsabile.

Con il tempo la mia speranza di poter contribuire a un ambiente digitale più sano è rimasta una costante. Non sempre è facile, a volte abbiamo assistito, proprio a causa dei social, a delle vere e proprie valanghe mediatiche di grande impatto, che hanno fatto male all’Etna e alla sua fruizione. Valanghe da cui mi sono spesso sentito travolgere, ma mai abbastanza da rimanerne sepolto. In fondo, proprio grazie ai social ho conosciuto anche tante persone che condividono la passione verso l’Etna con me e che hanno un modo di vedere questo vulcano che sento in linea con il mio.

Con alcuni di questi amici è nata l’idea di organizzare un evento che mettesse insieme quel che di buono lega questo vulcano con i social e con le persone che curano le tante pagine ad esso dedicate. Si chiamerà Etna Social Hub, proprio perché sarà un punto di incontro, dal vivo, di tutte le persone che si impegnano ogni giorno alla diffusione di informazioni corrette sul nostro vulcano e il cui merito va riconosciuto. L’incontro si svolgerà domenica 28 settembre 2025 presso l’Ecomuseo del Castagno dell’Etna di Fornazzo, una struttura con significative potenzialità ancora non pienamente valorizzate.

Sono previsti interventi, proiezioni ed aree espositive che arricchiranno vari momenti della giornata. I diversi partecipanti racconteranno il vulcano attraverso le loro attività: ci saranno sia divulgatori che artisti; tutte persone che stimo per il loro operato e che potranno mostrare un lato dell’Etna particolare, personale, quindi unico. Il nostro obiettivo è chiaro: dimostrare il potenziale dei social media come strumenti efficaci di divulgazione, capaci di rendere le informazioni sul territorio più accessibili e coinvolgenti, in armonia con i canali ufficiali. Aspetto determinante di questa iniziativa infatti è riconoscere nel lavoro istituzionale dell’Università e della Ricerca la fonte primaria da cui attingere informazioni, sottolineandone sempre il valore.

Il nostro è un evento che considero “aperto”, in continuo divenire, con la speranza che possa ripetersi in futuro e magari coinvolgere a rotazione tutte le persone che nutrono un legame con l’Etna, perché da tutti c’è qualcosa da imparare. Inoltre ci sarà tanto spazio anche per i ragazzi, con attività che partiranno la mattina e si concluderanno con la premiazione del miglior cortometraggio dedicato al vulcano. Chissà, magari il primo di una lunga serie.

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La fiamma eterna dell’Etna giovedì 24 luglio si accenderà a Manhattan https://ilvulcanico.it/la-fiamma-eterna-delletna-giovedi-24-luglio-si-accendera-a-manhattan/ Tue, 22 Jul 2025 06:20:16 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25786 FONTE: https://www.ingv.it/stampa-e-urp/stampa/comunicati-stampa Il 24 luglio l’Etna arriva a Manhattan con un evento che unisce arte, scienza e territorio Negli spazi della galleria d’arte contemporanea TOTAH, nel cuore di New York, il prossimo 24 luglio si terrà il finissage di “Etna Eternal Flame”, progetto internazionale promosso e curato dall’associazione culturale Basaltika, che per oltre un anno ha trasformato il […]

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FONTE: https://www.ingv.it/stampa-e-urp/stampa/comunicati-stampa

Il 24 luglio l’Etna arriva a Manhattan con un evento che unisce arte, scienza e territorio

Negli spazi della galleria d’arte contemporanea TOTAH, nel cuore di New York, il prossimo 24 luglio si terrà il finissage di “Etna Eternal Flame”, progetto internazionale promosso e curato dall’associazione culturale Basaltika, che per oltre un anno ha trasformato il vulcano attivo più alto d’Europa in un palcoscenico di arte “site-specific” e ricerca geologica.

Al centro dell’evento il contributo dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV – OE), con l’intervento del Direttore Stefano Branca, chiamato a raccontare come si sono evoluti nel tempo i metodi di rappresentazione delle eruzioni storiche dell’Etna a partire dal XVI secolo fino all’avvento della fotografia al pubblico newyorkese e a portare la voce della ricerca italiana oltreoceano:

Il coinvolgimento dell’INGV”, spiega Branca, “ha dato profondità scientifica e autorevolezza al progetto. L’Etna non è solo uno spettacolo naturale, ma un laboratorio a cielo aperto di fenomeni geologici che meritano di essere compresi e valorizzati anche attraverso l’arte contemporanea”.

Il progetto Etna Eternal Flame, avviato tra il 2023 e il 2024 sull’Etna Sud a quota 1980 metri, ha visto la partecipazione di quattro artisti di fama internazionale: lo scultore newyorkese Aleksandar Duravcevic, l’artista tedesco Johannes Pfeiffer, la pittrice siciliana Samantha Torrisi e la fotografa Oriana Tabacco, presidente di Basaltika e docente di Storia dell’Arte.

Le opere, installate nel teatro lavico dell’eruzione del 2001, hanno dialogato con il paesaggio vulcanico per oltre un anno, diventando un raro esempio di arte contemporanea su un vulcano attivo.

L’evento newyorkese, curato da Ysabel Pinyol Blasi della Monira Foundation e sostenuto dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina, rappresenta la conclusione simbolica di questo percorso.

Durante l’incontro verrà presentato anche un video documentativo dell’intero progetto, introdotto da Oriana Tabacco, che sottolinea: “Il nostro intento era portare il vulcano oltre i suoi confini geografici, renderlo simbolo di rinascita, trasformazione e bellezza. L’arte è stato il mezzo, la scienza il fondamento”.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sui canali social ufficiali di Basaltika, consolidando l’obiettivo di diffusione internazionale del progetto.

Etna Eternal Flame è stato realizzato con il patrocinio del Parco dell’Etna, dell’INGV – OE, del Comune di Nicolosi e dell’Associazione Italiana di Vulcanologia (AIV).

Infowww.basaltika.it

Link utili:

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)

Parco dell’Etna

Comune di Nicolosi

Associazione Italiana di Vulcanologia (AIV) 

Con il titolo: l’installazione “Prometheus 2023” di Johannes Pfeiffer (foto dal web)

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Etna, cosa pensi di noi umani? Lo sapremo al Festival Vulcani 2025, dal 27 al 29 giugno a Trecastagni, alla scoperta di terre indimenticabili https://ilvulcanico.it/etna-cosa-pensi-di-noi-umani-lo-sapremo-al-festival-vulcani-2025-dal-27-al-29-giugno-a-trecastagni-alla-scoperta-di-terre-indimenticabili/ Wed, 25 Jun 2025 04:39:03 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25721 di Giuseppe Riggio* Siamo arrivati alla terza edizione continuando a seguire la stessa ispirazione: donare all’Etna un Festival che racconti il mondo dei vulcani. Siamo gli unici in Italia ad avere inventato una manifestazione con questo filo conduttore. E del resto dove farla se non sull’Etna, su uno dei vulcani più attivi al mondo? Quest’anno […]

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di Giuseppe Riggio*

Siamo arrivati alla terza edizione continuando a seguire la stessa ispirazione: donare all’Etna un Festival che racconti il mondo dei vulcani. Siamo gli unici in Italia ad avere inventato una manifestazione con questo filo conduttore. E del resto dove farla se non sull’Etna, su uno dei vulcani più attivi al mondo?

Quest’anno proviamo a comunicare agli spettatori che ci troviamo di fronte a “terre indimenticabili”, che per altre ragioni abbiamo già definito “in movimento”, ma anche “straordinarie”. Chi è ammaliato da crateri e colate sa di cosa stiamo parlando. Per la terza edizione del Festival Vulcani – organizzato dalla Fondazione Trecastagni Patrimonio dell’Etna, presieduta da Giovanni Barbagallo dal 27 al 29 giugno a Trecastagni– abbiamo provato a immaginare anche una intervista all’Etna, per dare la parola alla sua anima femminile e chiederle cosa ne pensa di noi umani che ne abitiamo le pendici, delle nostre ossessioni e delle nostre paure.

Il programma del Festival Vulcani 2025

Ci saranno, ovviamente, nel corso della manifestazione momenti di alta divulgazione scientifica curati da INGV (il suo direttore Stefano Branca insieme al professor Luigi Ingaliso presenteranno una nuova e lussuosa edizione di una storica opera di Sartorius Von Walterhausen, mentre Eugenio Privitera spiegherà i sistemi di allertamento precoce di Etna e Stromboli), da parte sua Marco Viccaro, docente universitario e presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, coordinerà per la prima volta un corso di introduzione al vulcanismo che si terrà nella sede della Fondazione organizzatrice, rivolto innanzitutto ai giovani.

Dalla prima edizione del Festival, nel 2023

Come di consueto, verrà aperta una finestra sul mondo degli “altri” territori segnati dalla lava. Quest’anno sarà la volta di Pantelleria, che verrà raccontata da Antonietta Valenza, Francesco Ciancitto e da Marco Marcialis, wine ambassador di Cantine Nicosia. Del resto, sono molteplici le strategie di avvicinamento ai “camini della Terra”. Ognuno può scoprire una chiave per scoprirne originalità e caratteri distintivi. Maria Teresa Moscato indagherà ad esempio le tematiche del mito, che da sempre ha avuto un riferimento privilegiato con i luoghi “infernali”.  Daniele Musumeci offrirà le sue competenze di biografo di Alfred Rittmann, uno dei più grandi vulcanologi del Novecento di origine svizzera, ma venuto a morire in Sicilia, dopo avervi lungamente abitato. Rosario Fichera, giornalista e divulgatore, racconterà il suo viaggio a piedi e in bicicletta dalle Dolomiti all’Etna in nome dell’inclusione, unendo due siti Unesco e due luoghi fondamentali della sua vita.

Nella prima edizione, uno spazio fu dedicato anche a questo nostro blog

Siamo convinti che ancora una volta le terre vulcaniche non mancheranno di stupire. Il programma del Festival Vulcani 2025 si rivolge innanzitutto a chi abita sull’Etna, per aiutare gli etnei ad avere consapevolezza delle caratteristiche naturali e antropologiche di questa parte di universo, ma intende ovviamente rivolgersi anche ai turisti desiderosi di scoprire la vera essenza del luogo che vengono a visitare. Nei tre giorni della manifestazione, quest’anno ospitata nell’elegante centro storico di Trecastagni, ci sarà spazio anche per citare Franco Battiato, nella proposta della brava Rita Botto. Solo qualche brano per richiamare il suo modo di abitare il vulcano, la speciale sensibilità verso la terrà da cui Battiato partì e dove poi decise di ritornare.

*Direttore Festival Vulcani 

Con il titolo: eruzione dal cratere di Sud Est, 19 giugno 2025  (la bellissima foto di Giovinsky Aetnensis) 

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Etna, 11 aprile 2025: magia di una notte https://ilvulcanico.it/etna-11-aprile-2024-magia-di-una-notte/ Sat, 12 Apr 2025 18:39:30 +0000 https://ilvulcanico.it/?p=25512 (Gaetano Perricone) Godiamoci senza troppe parole le meravigliose immagini, piene di infinita bellezza e potenza dell’attività eruttiva dell’Etna della serata dell’11 aprile 2025, che ancora una volta la bravissima e appassionatissima Giovinsky Aetnensis, con questo breve ma intenso video, ha reso pubbliche su Youtube per la gioia di chi ama in ogni parte del mondo il […]

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(Gaetano Perricone) Godiamoci senza troppe parole le meravigliose immagini, piene di infinita bellezza e potenza dell’attività eruttiva dell’Etna della serata dell’11 aprile 2025, che ancora una volta la bravissima e appassionatissima Giovinsky Aetnensis, con questo breve ma intenso video, ha reso pubbliche su Youtube per la gioia di chi ama in ogni parte del mondo il Vulcano sito naturale del Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco. Con l’ennesimo grazie di vero cuore a Giovinsky a  nome anche dei lettori del Vulcanico.

Vale la pena, per completezza d’informazione, riportare una parte del testo del comunicato dell’INGV Osservatorio Etneo delle 23,59 dell’11 aprile, che descriveva così l’attività già conclusa: “L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica che dalle telecamere di sorveglianza si osserva un flusso lavico da tracimazione dal cratere di sud-est, contestualmente continua l’attività stromboliana alimentata dallo stesso cratere con un regime ed intensità variabile. Dal punto di vista sismico, il tremore vulcanico ha mostrato dopo le 17:30 UTC una fase di decremento mantenendosi tuttavia ancora su valori alti. La localizzazione delle sorgenti del tremore permane in corrisponde Cratere di Sud-Est ad una quota di circa 2900 metri s.l.m”

 

 

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