(Gaetano Perricone). Quando il mio fraterno amico Adolfo Fantaccini, eccellente giornalista sportivo dell’agenzia Ansa ed esperto fra l’altro anche di vela, mi ha segnalato per Il Vulcanico questa bellissima intervista realizzata a Valencia, in Spagna, al “figlio del vento”  Giovanni Soldini, mitico e popolarissimo velista, realizzata quasi sette anni fa (il 1 maggio del 2007) ma ancora incredibilmente attuale, l’ho ringraziato di cuore e non ho esitato a pubblicarla.

I temi sono quelli, quanto mai caldi e fondamentali, di oggi: la salute della terra, i cambiamenti climatici, i consumi eccessivi, le fonti energetiche alternative, ecc. Soldini, grande uomo di sport ma anche profondo conoscitore e appassionato della natura, soprattutto del mare, ci offre il suo punto di vista e le sue interessantissimi riflessioni.

di Adolfo Fantaccini

Adolfo Fantaccini, firma sportiva nazionale
Adolfo Fantaccini, firma sportiva nazionale

Il figlio del vento avverte che la tempesta è in arrivo. Per Giovanni Soldini la salute del pianeta rischia di diventare un incubo: le brezze che cambiano, si indeboliscono e aumentano repentinamente sono sinonimo di catastrofi. Il velista che in solitario ha attraversato gli Oceani sa che il pianeta è malato e che bisogna darsi da fare per salvare il salvabile.

Soldini solca le onde dei mari di tutto il mondo a bordo di imbarcazioni di ogni stazza e si accorge che molto è cambiato. A cominciare dal vento. «Il surriscaldamento della terra – spiega il velista milanese, che ha vinto più volte il giro del mondo a vela – ha una grande influenza anche sull’intensità dei venti. Si è tanto parlato dell’assenza della brezza che ha determinato diversi rinvii nell’Americas Cup, in questi giorni a Valencia, ma c’è da stupirsi solo fino a un certo punto: sulle coste del Mediterraneo non si era mai manifestata così a lungo, soprattutto in primavera, la bonaccia. Non è normale, ma ovvio».

Giovanni Soldini
Giovanni Soldini

Soldini in passato ha anche collaborato con Greenpeace, nella campagna per la salvaguardia dei cetacei: il velista milanese ama la natura, gli animali, il mare, ma in particolare si preoccupa per la salute del mondo: «Penso che, per cambiare lo stato delle cose, occorra agire sui consumi e mettere a punto determinate strategie, cambiare il modo di vivere della gente. Non si può consumare energia elettrica più del dovuto, né ci si può più affidare ai tradizionali sistemi di distribuzione e di gestione dell’energia, bisogna cambiare, trovare nuove fonti. Una di questa è il sole, un’altra il vento».

L’Italia è ancora troppo indietro nell’applicazione delle energie alternative o rinnovabili, le centrali eoliche in molte località sono un sogno per il momento proibito. «Per fortuna – ammette Soldini – qualcosa si sta muovendo, ma ci vorrà del tempo. Non è solo una questione di cultura, ci vuole dell’altro: snellezza nelle procedure, dunque meno burocrazia, ma soprattutto tanta buona volontà. Se a qualcuno le pale in cime a una collina non piacciono, perché sono antiestetiche, peggio per lui. Forse è più estetica una centrale di carbone sotto casa, o un inceneritore?».

La politica entra in gioco nel momento in cui ci sono da prendere delle decisioni importanti. Anche i Paesi che rappresentano le grandi multinazionali stanno cominciando a manifestare grande preoccupazione sullo stato di salute della terra. I vertici sull’ambiente si susseguono, le problematiche connesse al clima sono sempre all’ordine del giorno. «Qualcosa si muove anche in questa direzione – sottolinea Soldini – anche il nostro Paese sta cominciando a investire nel solare. È difficile che i grandi della terra possano trovare un accordo sull’emergenza-terra, perché altrimenti sarebbero costretti ad andare contro i loro interessi; prima o poi, però, bisognerà ricominciare da capo. Tuttavia sono pessimista per i prossimi 20-30 anni, il dio denaro continua a condizionare ogni scelta. Negli ultimi cinquant’anni Stati Uniti ed Europa hanno fatto il bello e il cattivo tempo, ma adesso anche gli indiani e i cinesi entrano nelle grandi decisioni».

SOLDINI

Cambiare modello di sviluppo, è questa la parola d’ordine. Altrimenti… «Saranno guai – avverte Soldini – I dati dell’Onu sul clima sono il frutto di anni di studi, scienziati e meteorologi sono d’accordo. Se uno scienziato un giorno dirà a Tony Blair che, per colpa dei danni provocati da una cattiva gestione dell’ambiente, il Pil dell’Inghilterra crollerà, qualcosa forse potrebbe accadere. Speriamo non sia troppo tardi. E poi, c’è il mare, che è come una spugna: assorbe e respinge, diventando un’altra fonte di calore. Anche per questo, quindi, cambiano le correnti. La velocità con la quale si riscalda la terra è preoccupante».

Adolfo Fantaccini

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