di Santo Scalia

Santo2019

 

«La località dove scoppiò l’eruzione del 1892 era costituita da un vasto piano fortemente inclinato verso Sud, con la pendenza media del 20% ed è limitata a Nord dal grandioso cratere avventizio della Montagnola, a NNE dai crateri detti Calcarazzi, a sud da M.te Nero».

Così descrivevano l’area dove avvenne l’eruzione del luglio 1892 Annibale Riccò e Salvatore Arcidiacono nella loro relazione scientifica all’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania.

Effettivamente, se disponendo di una macchina del tempo tornassimo indietro di centoventisei anni e mezzo, e ci recassimo – a dorso di mulo, come si faceva allora – nell’area dove oggi sorge il Rifugio Sapienza, guardando da nord verso est, il nostro sguardo spazierebbe senza ostacolo, dalla Montagnola fino al Monte Serra Pizzuta Calvarina, passando per la Schiena dell’Asino, continuando per la Serra del Salifizio fino al Monte Pomiciaro e ancora oltre, verso sud-est.

Alcuni dei cartelli che oggi invitano a visitare i Crateri Silvestri
Alcuni dei cartelli che oggi invitano a visitare i Crateri Silvestri

I coni dei Monti Silvestri (o Crateri Silvestri), Superiore ed Inferiore, stavano allora per nascere. Non ci sarebbero 3 FOTO CARTELLOancora stati i vistosi cartelli che invitano i turisti a visitarli, né i locali che in seguito, proprio lì, sarebbero sorti.

1 Il teatro dell’eruzione del 1892 visto da Catania (Collezione Personale)
Il teatro dell’eruzione del 1892 visto da Catania (Collezione Personale)

 

L’eruzione, preannunciata l’8 luglio da intensi terremoti, si manifestò il giorno dopo, il 9, quando una frattura si aprì tra la Montagnola ed il Monte Nero e la lava cominciò a scorrere verso meridione. Lungo questa frattura si installarono diverse bocche che con le loro continue esplosioni cominciarono a generare dei conetti che di giorno in giorno crebbero in altezza.

Al giorno d’oggi migliaia di turisti ogni anno visitano la zona, ed è difficile che tutti riescano ad immaginare come dovesse essere la scena durante l’attività esplosiva. I crateri si disposero come dei bottoni allineati lungo la frattura (in vulcanologia è uso parlare di bottoniera quando più bocche esplosive si generano lungo una frattura eruttiva). Nella maggior parte dei casi, suppongo, i turisti meno informati non sanno neppure che i crateri che quei cartelli invitano a visitare, si siano formati nel 1892, né che si chiamino così in onore del vulcanologo Orazio Silvestri, morto due anni prima del manifestarsi di quell’eruzione.

I più in forma possono cimentarsi a scalare, lungo sentieri già da tempo tracciati, i 100 metri fino alla vetta del Superiore (m. 1995), godendo da lì di una splendida vista; altri meno intraprendenti possono limitarsi a percorrere il sentiero che gira lungo tutto il bordo dell’Inferiore, magari scendendovi dentro ed isolandosi per pochi minuti, visivamente e acusticamente, dalla moltitudine di automobili e bus che affollano la zona, circondandosi a 360 gradi da rocce rese rossicce e giallastre dalle alterazioni chimiche subite.

La bottoniera del 1892 (Collezione Personale)
La bottoniera del 1892 (Collezione Personale)

Per avere una visione della scena eruttiva, ho selezionato nove delle cartoline postali dell’epoca dalla mia collezione: nella fotogallery si possono ammirare così quello che verrà denominato Monte Silvestri Inferiore, e quello più a monte, oltre che più alto, che verrà chiamato Superiore, in piena attività esplosiva.

Soltanto poco più di mezzo secolo dopo, quando nascerà la stazione turistica Nicolosi Nord (o Etna Sud, come si definisce anche) verrà realizzata la strada provinciale per Zafferana, che attraverserà la sella tra i due crateri. Fino ad allora i due crateri, insieme ad altri meno appariscenti, ma formatisi nel corso della stessa eruzione, rimasero lì, meta di pochi avventurosi escursionisti.

Dei due, il Cratere Silvestri Inferiore ha avuto anche un particolare interesse speleovulcanologico: fino a circa 40 anni fa infatti, come documentato dalle altre sei immagini della fotogallery, al centro del cratere, raggiungibile in modo estremamente semplice, si apriva unbuco” che dava direttamente accesso al condotto craterico.

Dal punto di vista spoleogenetico le grotte laviche vengono classificate in grotte di scorrimento (o reogenetiche, come la grotte dei Tre Livelli, la grotta Cassone, quella dei Lamponi etc.), grotte di frattura (come la grotta delle Palombe, la grotta di Serracozzo, l’Abisso del 1923 etc.) e condotti craterici; proprio a quest’ultimo tipo apparteneva la grotta di Monte Silvestri Inferiore. La grotta in questione è stata inserita nell’Archivio Catastale delle Grotte dell’Etna con la sigla SiCT002. Nel volume Grotte Vulcaniche di Sicilia, curato da Fabio Brunelli e Blasco Scammacca, del C.A.I. di Catania, pubblicato nel 1975, si trova un’accurata descrizione della cavità.

La scheda della cavità realizzata da Brunelli e Scammacca
La scheda della cavità realizzata da Brunelli e Scammacca

«Itinerario: Al Km 19+175 della carrozzabile Nicolosi- Rifugio Sapienza, 500 m ad est della stazione della funivia, a valle della strada, si erge il M.Silvestri inferiore nel cui cratere si apre il pozzo.

Descrizione: Trattasi del camino di una delle bocche esplosive dell’apparato eruttivo orientale (apparato principale) dell’eruzione del 1892. Il primo tratto di questo camino è a cielo aperto, e leggermente inclinato. Le pareti sono di materiale piroclastico parzialmente saldato e pertanto assai instabile, sul quale si è andata depositando sabbia trasportata dal vento. Alla profondità di 20 m trovasi un piccolo terrazzo dal quale, attraverso un restringimento si accede al tratto inferiore del pozzo. Questo tratto si presenta abbastanza stabile perché le pareti sono rivestite di uno strato di lava; esso si allarga alquanto ed ha la forma di una campana. A 30 m di profondità si trova la sommità di un cono di pietrame e detriti vari innevato per buona parte dell’anno. A sud, attraverso una strettoia spesso sepolta da pietre, si accede ad un piccolo camino risalibile per un paio di metri. A nord si può scendere lungo un pendio giungendo nel punto più profondo della cavità. Sul soffitto si apre qui un camino restringentesi verso l’alto ed osservabile per 12 m. Durante l’inverno la cavità è spesso occlusa dalla neve.»

Silvestri inferiore -cavità

La facilità dell’accesso e l’elevato numero di persone che annualmente visitano il Cratere ha rappresentato per anni, soprattutto nel periodo invernale, un grande pericolo. L’accumulo di neve e detriti, infatti, in inverno ostruiva in modo precario l’orifizio, ma consentiva agli ignari visitatori di camminarvi sopra: solo per un caso fortuito non si sono verificati incidenti. In passato le autorità, ricevuta la segnalazione del pericolo, hanno provveduto a recintare l’area con corde e paletti che però, per la precarietà della loro natura, resistevano per poco tempo. Poi la cavità si è riempita definitivamente, per fortuna non mentre fosse in corso l’esplorazione di qualche gruppo di speleologi.

Personalmente avevo visitato la cavità, insieme ai miei amici e colleghi del Gruppo di Ricerca Speleologica di Acireale, nel luglio del 1980. Già allora la conformazione della grotta era mutata: il restringimento che avrebbe dato accesso alla parte inferiore non era più visibile ma, risalendo per circa cinque metri (con l’ausilio di chiodi da fessura, moschettoni, corde e scalette) si trovava l’accesso al condotto craterico, quasi perfettamente circolare, con le pareti intonacate dal magma. Ho ancora vivo il ricordo della discesa nel condotto dalle pareti pressoché levigate, illuminate dalla luce della lampada ad acetilene. La progressione su sola corda con l’ausilio del discensore (apposito attrezzo, di uso comune nella speleologia verticale) fu indimenticabile. Dopo circa una ventina di metri, all’improvviso, un pavimento perfettamente pianeggiante chiudeva il condotto, forse ciò che rimaneva della colonna di magma solidificata.

Schizzo della sezione della cavità
Schizzo della sezione della cavità

Ho messo a dura prova la mia memoria cercando di realizzare uno schizzo della sezione della cavità: il risultato non è certo dei migliori, non sono rispettate né la scala né le proporzioni; lo scopo era quello di dare un’idea dell’andamento della grotta, ed in questo spero di essere riuscito.

Oggi del Pozzo del Monte Silvestri Inferiore non rimane altro che le descrizioni nei cataloghi speleologici e… il nostro ricordo.

 

 

Con il titolo: i Crateri Silvestri alla fine dell’eruzione (collezione Santo Scalia)