di Sergio Mangiameli

SERGIO 1

Abbiamo ricevuto  dalla Fondazione Stopard questa … originale notizia. Sergio Mangiameli ha intervistato il noto professore Plug.

Importantissimo rilevamento sulla costa settentrionale della Sicilia. Portati alla luce resti della cultura del Succhio, ascrivibili al Paleolitico superiore. La notizia è di straordinaria rilevanza e, in esclusiva per Ilvulcanico.it., il prof. Richard Plug, dell’università britannica di Fichetown, ci concede un’intervista.

Per la sua lunga e ricchissima esperienza internazionale, Plug ha condotto la campagna di scavi, coordinando un pool di esperti archeologi della Sovrintendenza dei Peni Annientali regionali, col sostegno anche della famosa Fondazione Stopard, il cui presidente onorario è il famoso antropologo culturale Sir Joe Manganelli.

D: Prof. Plug, dove si trova esattamente il sito archeologico e quanto tempo c’è voluto, perché venisse restituita al patrimonio culturale, questa preziosa opera d’arte antica?

R: Non posso rivelarlo esattamente, per ragioni di ordine pubblico e diritto di tutela del bene culturale. Fino a quando non saranno sistemate infrastrutture necessarie a garantire la visita in sicurezza, non possiamo divulgare il nome del luogo di ritrovamento. Posso dire però che si trova lungo la costa palermitana, poco distante dal mare. Abbiamo cominciato circa sei anni fa, per preciso intento del presidente di allora, che ringrazio molto per non aver mai smesso di crederci: lui è un grande uomo di cultura, che ha vissuto questa ricerca con altrettanto trasporto e passione.

D: Perché è così importante, questo ritrovamento?

R: E’ stato estremamente lungo e faticoso il lavoro svolto. Il ritrovamento appartiene al Magdaleniano superiore, alla fine della glaciazione del Wurm, dunque a circa 10.000 anni fa, ed è l’unica testimonianza del genere presente nell’Italia insulare. Si pensava fino a ieri che i manufatti di quest’epoca fossero solo “microliti”, cioè di piccole dimensioni. Invece, questo siciliano cambia le certezze e ci costringe a rivedere le tabelle cronologiche e la stessa evoluzione antropologica. Questo ritrovamento di così grandi dimensioni, pensiamo sia stato favorito non solo dal clima mite, che a queste latitudini concedeva la possibilità di dedicarsi all’aperto, all’ispirazione ritrovata per la creazione artistica, ma anche ad altro.

D: Vuole dire che dietro c’è un messaggio?

R: Esattamente. La scritta sembra contenere i caratteri fondamentali della cultura del Succhio, che finora si è sempre supposta e mai comprovata. I primi abitanti delle coste europee del Mediterraneo centrale erano appartenenti alla sottospecie Neanderthal, che non è riuscita a lasciare niente di materiale ai posteri. Tuttavia, c’è stato un momento in cui i nuovi Sapiens hanno incontrato i Neanderthal e convissuto nelle stesse caverne, incrociandosi e scambiandosi usi, costumi e saperi. Il Neanderthal articolava male le parole per mancanza dell’osso ioide, dunque possedeva un linguaggio limitato, come oggi può averlo un bambino di circa due anni. Ma possedeva contemporaneamente una cultura tribale molto antica, che gli aveva permesso di resistere a glaciazioni e carestie. La comunità scientifica crede che tale bagaglio di sapere sociale, che permetta di superare attriti familiari e scongiurare pericolose guerre, sia stato conosciuto e sperimentato proprio dal Neanderthal. E che questo uomo dall’aspetto grezzo, ma dal cervello fino, abbia potuto tramandare al Sapiens la sua preziosa conoscenza, con ripetute affermazioni e intenzioni espresse verbalmente. Un segreto di vita migliore, quindi. Un messaggio consegnato a uomini nuovi, capaci di scolpirlo nella roccia a ricordo e ispirazione per le generazioni future.

D: E’ uno scoop…

R: Di più: un messaggio di speranza per l’umanità intera. Si apre la possibilità di porre fine a qualsiasi guerra piccola o grande che sia, la pace in terra ritrovata. Per tutti.

E’ dell’ultim’ora la notizia di un presidio di opposizione, disunito e scomposto, a Palazzo d’Orleans, che si definisce come i “Gilet rossi”. Il motivo della protesta è il ventilato proposito delle forze politiche al potere di bloccare il tesoro, rivendicando prima il diritto agli italiani. Pare che un vecchio uomo di Arcore stia convincendo la maggioranza al governo che, per esperienza vissuta, l’apertura agli stranieri – come per gli antenati Neanderthal – sia un beneficio culturale per tutti.

L’immagine con il titolo è di Riccardo La Spina

 

 

 

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