di Santo Scalia

SANTO SCALIA AGHIOS

Era l’anno della cometa. La cometa di Halley.

Avevo aspettato quell’evento sin da bambino. Da appassionato amante delle stelle sapevo che 1P/Halley (con questo nome l’hanno catalogata gli astronomi), rispettosa delle leggi della meccanica celeste, avrebbe raggiunto il perielio nell’aprile dell’anno successivo, ma che già a dicembre del 1985 sarebbe stata visibile nell’emisfero boreale. Era ancora in fase di avvicinamento alla Terra, ma con un cielo limpido, con l’ausilio di un binocolo e sapendo dove guardare la si poteva già individuare. E dove, se non sull’Etna, magari nel versante settentrionale, si poteva trovare un cielo limpido? E dove, nel versante settentrionale dell’Etna, si potevano trovare delle strade percorribili ed un buon albergo dove pernottare, lontano dai centri abitati e dalle loro luci, tanto odiate dagli osservatori del cielo?

ANNO COMETA

Presto detto: a Piano Provenzana, nel Bosco Ragabo. Lì si trovava l’albergo Le Betulle, a 1800 metri di quota, in un ampio pianoro tutto circondato da altissimi pini larici che facevano da scudo alle luci dei paesi sottostanti, situato nel versante opposto a quello dove si trovava Catania, la principale fonte di inquinamento luminoso.

Così, muniti di treppiedi, binocolo, giacche a vento e copricapi, dopo aver riservato una camera presso l’albergo Le Betulle, io e mia moglie partimmo alla volta di Piano Provenzana. Strada facendo, però, visto come diminuiva rapidamente la temperatura (eravamo alla vigilia del Natale) man mano che salivamo di quota, resici conto che presto saremmo stati sottozero e che… la nostra automobile non era stata adeguatamente rifornita di antigelo e che ormai era tardi per farlo… decidemmo di tornare sui nostri passi e trovare sistemazione in un altro hotel a Zafferana Etnea. Una rapida telefonata al Le Betulle per scusarci e disdire la camera, e poi sulla terrazza, alla ricerca della cometa.

A dire il vero lo spettacolo fu molto al di sotto delle nostre aspettative. Quell’anno, infatti, dal punto di vista delle osservazioni, si rivelò essere il peggiore nella storia dei passaggi della cometa. Il precedente, quello del 1910, era stato invece molto spettacolare.

ANSA – dagli archivi fotografici de l’Unità

Quella notte però rimase indimenticabile per noi, e non per lo spettacolo della cometa. Alle 3:39 di quel mercoledì 25 fummo svegliati dall’inconfondibile scuotimento di un terremoto, seguito dallo strano rumore di una pioggia innaturale che si rivelò essere una pioggia di lapilli. A Muntagna aveva scassato, non c’erano dubbi. Poche ore dopo fummo raggiunti da una telefonata da parte di nostri parenti, ai quali avevamo comunicato i nostri spostamenti: «State tutti bene? Avete saputo cosa è successo? L’albergo Le Betulle è crollato! Sembra che ci siano delle vittime!».

In questi casi si dice che il sangue si gela nelle vene; so che è solo un modo di dire, ma rende terribilmente bene la sensazione che ci pervase. Quella notte noi avremmo dovuto trovarci lì, avremmo potuto vivere quegli attimi di terrore e chissà, avremmo potuto non esserci più!

Prima pagina del quotidiano La Sicilia

Un morto e 14 feriti, questo il tragico bilancio del terremoto, stimato del settimo grado della Scala Mercalli all’epicentro.

Carmelo Di Stefano aveva 30 anni. Aveva deciso di trascorrere lì il Natale, insieme alla sua famiglia. Dopo aver portato in salvo il figlio di venti mesi rientrò per recuperare una coperta, per coprirlo. Proprio in quell’istante il tetto crollò, seppellendolo. Funzionario di banca, come la maggior parte delle comuni persone non sapeva che, proprio in prossimità di quell’albergo si trovasse l’ormai nota faglia della Pernicana, responsabile di quasi tutti i terremoti che avvengono in quella zona. Contemporaneamente al terremoto, del quale sicuramente è stata la causa, una colata di lava scese all’interno della Valle del Bove, lungo il costone della parete che ne delimita il limite occidentale.

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Temendo possibili repliche, non sapendo come l’eruzione sarebbe evoluta, la protezione civile preparò immediatamente delle tendopoli nella zona di Zafferana a Santa Venerina. Oltre al crollo dell’albergo anche un’altra struttura di Piano Provenzana risultò seriamente danneggiata, quella che ospitava la guardia medica.

Fortunatamente, contrariamente alle più pessimistiche previsioni, dopo quasi 24 ore l’eruzione terminò e la crisi sismica si esaurì, non dopo aver replicato il forte terremoto della notte precedente.

Un ringraziamento va all’amico Salvatore Lo Giudice per le sue foto dell’eruzione e dei danni alle strutture che mi ha concesso di inserire nella fotogallery.

 

ARTICOLO 2The New York Times (26 dicembre 1985)

 

 

 

 

 

 

Con il titolo: la drammatica immagine dell’Hotel Le Betulle crollato

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Appena letto l’articolo del Vulcanico, il dottore Franz Zipper,  caro amico e grande medico del Soccorso Alpino, che quest’anno ha ricevuto la prestigiosa Targa d’argento del premio internazionale di solidarietà alpina di Pinzolo per il suo straordinario lavoro i tanti anni sulla nostra Muntagna, ci ha mandato questo suo struggente ricordo, che molto volentieri pubblichiamo, come preziosa integrazione del magnifico “pezzo” di Santo Scalia:

“Ricordo, purtroppo, anche questo episodio. Notte e giorno interminabili. Quella notte di Natale ero di servizio medico. Mi chiamarono, e non appena potei lasciare l’Ospedale, salii in montagna. Desolazione! Venne all’atterraggio a Piano Provenzana un elicottero della Marina Militare, pilotato dal Comandante Carlo Castelli, mio grande amico, che mi prelevò ed andammo sul teatro eruttivo per capire esattamente i fenomeni in corso. A bordo dell’elicottero vi era il compianto Romolo Romano, vulcanologo dell‘INGV. L’eruzione durò alcuni giorni, ed all’inizio del nuovo anno si esaurì. Vorrei ricordare il comportamento assolutamente esemplare, di grande coraggio e coscienza civica dell’ottimo Franco Emmi, Guida del Parco, e del compianto Franco Lo Coco, anch’egli Guida Alpina, che non esitarono ad entrare tra le macerie pericolanti dell‘Albergo Le Betulle, per aiutare le persone rimaste bloccate. Onore assoluto al merito”