di Giuseppe Riggio

RIGGIO 1Da 25 anni il rifugio di Monte Baracca, versante nord-est dell’Etna, accoglie ogni febbraio una manifestazione che promuove il vulcano nella sua veste invernale. All’inizio l’evento era dedicato esclusivamente allo sci da fondo escursionismo, ovvero a quella particolare disciplina che consente di andare per boschi e di godere il fascino selvaggio della stagione fredda. Da qualche anno l’incontro si chiama ormai “Vineve” ed è costantemente frequentato da centinaia di escursionisti.

All’inizio si trattava di pochi appassionati radunati da Leonardo Patti, instancabile “motore” dell’evento e da Nello Russo, indimenticabile presidente della Sezione CAI di Giarre. Gli inverni si sono succeduti con notevoli alternanze di precipitazioni nevose, ma “Vineve” non si è mai fermata. Nel 1996 subito dopo la prima edizione ci fu una straordinaria nevicata sotto la quale restarono sepolte per settimane delle auto nel parcheggio del rifugio Citelli, sino a quando non arrivarono le “frese” della Provincia di Catania che riuscirono a liberare la strada dopo un durissimo lavoro.

Poi si sono succedute soprattutto magnifiche giornate di sole che hanno illuminato distese di neve immacolate. Il senso del ritrovarsi intorno ad un rifugio che si trova nella bellissima fascia di contatto tra la pineta e le praterie d’alta quota lo ha spiegato bene Leonardo Patti nel corso di un convegno celebrativo del venticinquennale: “Abbiamo voluto dimostrare che l’inverno in montagna non significa solo piste e attrezzature per lo sci alpino, ma che c’è tutto un mondo da scoprire”.

Ed in effetti nel quarto di secolo di raduni al Baracca ed al Citelli sono cambiate anche le abitudini. Accanto agli amanti dello sci escursionismo si è moltiplicato l’utilizzo delle ciaspole, delle racchette da neve che consentono a tutti di apprezzare il volto nascosto dell’Etna. Così la frequentazione della manifestazione è aumentata notevolmente nell’ultimo periodo, con gruppi provenienti anche da altre parti della Sicilia e dalla Calabria. Ma è stato un cambiamento venuto dal basso, da parte degli stessi frequentatori della montagna, dalle guide che hanno deciso di proporre le ciaspole ai loro clienti.

2012

Non è successo quello che sperava probabilmente Leonardo Patti e tutti i volontari che si sono spesi per la manifestazione: che la fruizione “morbida” degli ambienti invernali diventasse patrimonio anche dell’Ente Parco e dei responsabili della fruizione turistica. Invece “Vineve” – con il suo patrimonio di fruitori sempre più numerosi dal volto raggiante e abbronzato- è rimasta un evento isolato. In realtà anche l’associazione Etnaviva organizza da anni, sul lato opposto dell’Etna, la traversata sci-escursionstica del versante ovest, ma si tratta di manifestazioni espresse dal volontariato che non si sono trasformate in progetto turistico condiviso dagli enti territoriali. I

Il CAI di Giarre ed il suo attuale presidente, Giuseppe De Giorgio, restano giustamente orgogliosi dello sforzo organizzativo che mettono in piedi ogni anno, soprattutto perché offrono lo spunto per immaginare il tanto altro ancora che si potrebbe fare per richiamare da tutto il mondo gli innamorati dell’escursionismo invernale. Nell’ultimo periodo “Vineve” oltre ad avere consolidato il rapporto con i produttori vinicoli del vulcano, altra felice intuizione di molti anni fa, ha incorporato ormai dal 2012 anche il Memorial Teresa Riggio, premiando i più giovani partecipanti alla manifestazione. Bambini che, sbuffando o ridendo, camminano o ciaspolano sino al rifugio circondato dai pini.

Con il titolo: la foto ricordo di domenica 16 febbraio, edizione 2020. Nella fotogallery, nell’ordine, quelle del 1996,1997,1999, 2005,2010,2013, 2015,2016,2017 e 2019.  Per le foto, un grande grazie a Leonardo Patti, promotore e memoria storica di “Vineve”

 

 

 

Giuseppe Riggio

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