di Nelly Palazzo

NELLY

Questa notte, a Palermo, un clochard è stato ucciso, bruciato vivo. Non è il primo caso del genere che si verifica nella nostra città, non è la prima volta che un uomo senza volto e senza nome rimanga vittima della violenza cieca colpevole solo di non avere una dimora sicura nella quale rifugiarsi.

Ma per noi, “Insieme per i Clochard”, rete di associazioni di volontari, quello non era un senza nome, era Marcello, e lo conoscevamo bene. Marcello, a causa di una triste vicenda personale, che non vi riporterò per non violare l’intimità di quest’uomo che non c’è più, era finito in mezzo alla strada, letteralmente. Era spesso alle cene organizzate dalla nostra rete, e quando non era lui a venire da noi, eravamo noi ad andare da lui, al suo giaciglio, come da tutti gli altri senzatetto della nostra città.

Infatti, è così che una parte della società civile si prende la briga di intervenire a favore di chi non ha nessuno dalla sua parte, di chi è stato abbandonato anche dalle istituzioni, rimboccandosi le maniche e offrendo volontariamente il proprio servizio a favore degli altri. I volontari di “Insieme per i Clochard” la notte sono per strada, a distribuire coperte e indumenti quando c’è freddo, a portare dei pasti caldi a chi, nella sua dimora di cartone non ha neppure di che mangiare.

L’episodio tragico accaduto a Marcello non è che l’ennesimo avvenimento che palesa il profondo disagio che alberga nelle nostre metropoli. Ma non sono solo i senzatetto a versare in condizioni di vita insostenibili: le nostre città sono piene di invisibili indigenti, di una massa consistente di persone, che non riescono neppure a sostentarsi, a coprire col proprio denaro i loro bisogni più elementari. La “Fondazione Banco delle Opere di Carità” della quale sono referente siciliana, si occupa in tutta Italia, tutti i giorni, di queste persone; noi, ogni giorno, combattiamo il disagio sociale e cerchiamo di aiutare le fasce più deboli della popolazione, e, in Sicilia, con il coordinamento della rete “Insieme per i Clochard”, anche dei senzatetto.

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Tutto ciò è costruito e portato avanti da volontari. Non è che le istituzioni siano completamente assenti, ma purtroppo ciò che fanno non basta. Esistono, ad esempio, associazioni incaricate dal Comune del monitoraggio dei senzatetto, ma il problema è tanto ampio che esse non riescono a coprirlo per intero. Alla luce dell’esperienza maturata sul campo dai nostri volontari, è sorta un’idea, una soluzione fattibile e concreta che intendo proporre pubblicamente tramite questo articolo.

Sappiamo tutti che l’ostacolo principale alla risoluzione dei problemi che affliggono la nostra città risiede nella scarsità di fondi. Per questo l’idea che proponiamo è un’idea a costo zero, che risolverebbe non solo il problema del mero sostentamento di queste persone, ma anche ne allevierebbe il disagio provocato dall’inattività e dall’emarginazione. Si tratta di un’idea semplice: un edificio, autogestito dai suoi abitanti, che lì dormirebbero, cucinerebbero, laverebbero le stoviglie e la biancheria, portando avanti da soli il proprio alloggio condiviso, facendone un ritrovo sociale e un impiego utile alla collettività. In questo modo, oltre alla semplice sopravvivenza, all’esistenza che non può svolgersi senza un luogo da chiamare “casa”, queste persone avrebbero a disposizione qualcosa di cui occuparsi, qualcosa da curare come propria, il che permetterebbe loro di reintegrarsi gradualmente nel tessuto sociale dal quale sono emarginati.

Naturalmente la presenza delle istituzioni sarebbe imprescindibile, sarebbe necessario che concedessero gli spazi dove ospitare un alloggio del genere, ma si tratta di un impegno una tantum, che non provoca alcun significativo aggravamento di spesa nei già magri bilanci della nostra Cosa Pubblica. Sottoscrivo dunque qui un appello: spesso si dice che è difficile trovare soluzioni concrete a certe problematiche sociali, o che le eventuali soluzioni proposte siano troppo dispendiose, ecco qui invece un modo concreto e fattibile per togliere queste persone dalla strada. Perché Marcello non sia stato ucciso invano, ma ciò sia utile almeno a scuotere le coscienze.