FONTE: INGVVulcani

di Boris Behncke

Vent’anni fa, nell’anno 2000, l’Etna attraversò un periodo eruttivo eccezionale: nel corso di 7 mesi, il più giovane dei suoi quattro crateri sommitali, il Cratere di Sud-Est, produsse un’imponente serie di 66 (sessantasei) episodi parossistici. Mai nella storia dell’Etna, o di altri vulcani conosciuti, si era assistito ad un comportamento simile.

Quando l’Etna si risvegliò nell’estate del 1995, dopo due anni di quiete, nessuno avrebbe potuto immaginare la frenesia delle eruzioni che si sarebbe scatenata negli anni successivi. Eruzioni che hanno coinvolto tutti i quattro crateri sommitali, cominciando da quello chiamato Bocca Nuova e poco dopo dal Cratere di Nord-Est, per estendersi, nel novembre del 1996, al Cratere di Sud-Est, il più giovane dei crateri sommitali etnei, e infine, nell’estate del 1997, al cratere Voragine.

Poi, tra il 15 settembre 1998 e il 4 febbraio 1999, il Cratere di Sud-Est  generò una lunga sequenza di circa 20 episodi parossistici. In seguito l’attività si spostò alla base di questo cratere con l’emissione di colate di lava poco alimentate ma durate molti mesi, fino a metà novembre 1999. Nel frattempo ai crateri Voragine (4 settembre 1999) e Bocca Nuova (ottobre-novembre 1999) erano avvenute spettacolari eruzioni, che avevano fortemente modificato la forma dell’area sommitale.

Dopo la fine dell’attività effusiva alla Bocca Nuova (5 novembre 1999) e al Cratere di Sud-Est (14 novembre 1999) l’Etna attraversò un periodo di relativa quiete che si interruppe bruscamente il mattino del 26 gennaio 2000.

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Figura 1 – Diverse fasi del parossismo del 26 gennaio 2000 al Cratere di Sud-Est, catturate dalla telecamera di sorveglianza posta sulla Montagnola, 3.2 km a sud del cratere. Gli orari nelle immagini sono in UTC (Coordinated Universal Time), che in inverno è un’ora indietro all’orario locale.

Un nuovo parossismo – 26 gennaio 2000

L’attività iniziò al Cratere di Sud-Est poco dopo la mezzanotte con esplosioni stromboliane, che si intensificarono gradualmente (Figura 1a) passando infine a fontane di lava (Figura 1b). All’acme dell’attività, il fianco meridionale del cono del Cratere di Sud-Est si fratturò, e una colata di lava si riversò sul terreno innevato alla base del cono (Figura 1c). Dopo un intervallo di minore attività, una seconda fase parossistica cominciò alcune ore più tardi (Figura 1d) e nel primo pomeriggio l’episodio eruttivo era sostanzialmente concluso.

Tre giorni dopo, il mattino del 29 gennaio, il fenomeno si ripetè sebbene con un’intensità e durata minori la fase parossistica durò meno di 30 minuti. Come nell’episodio precedente, al culmine dell’attività il fianco meridionale del cono si fratturò emettendo una piccola colata di lava. Un terzo episodio, praticamente identico a quello precedente, si verificò il primo febbraio ed un altro ancora il giorno dopo. Nelle tre settimane successive i parossismi si susseguirono freneticamente, ad una frequenza di uno-tre eventi al giorno (Tabella 1).

Etna Millennio 02
Figura 2Parossismo al Cratere di Sud-Est nel pomeriggio del 14 febbraio 2000 visto dall’area del “Belvedere”, a circa 1 km a sud-est dal cratere. Si nota l’evoluzione del fenomeno, da una bassa fontana di lava prodotta da una bocca sul fianco nord-orientale del cono (a,b), ad alte fontane di lava e colonna eruttiva (c,d e), all’esaurimento dei fenomeni esplosivi ed effusivi (f,g). L’evento durò, complessivamente, non più di una mezz’ora, la fase di fontane di lava solo circa 10 minuti.

La frenesia del Cratere di Sud-Est – febbraio 2000

Dopo pochi giorni si era stabilita una sorta di “coreografia”, fedelmente ripetuta, con piccole variazioni durante ogni parossismo: (1) una fase di riattivazione eruttiva e graduale intensificazione del fenomeno, che spesso consisteva in emissione di lava da una bocca posta sul fianco nord-orientale del cono del Cratere di Sud-Est (Figura 2a), a volte accompagnata da piccole esplosioni stromboliane alla bocca in cima al cono; (2) apertura di una frattura dalla bocca effusiva sul fianco nord-orientale verso la sommità del cono (Figura 2b) e rapido incremento dell’attività esplosiva con alte fontane di lava e produzione di una colonna di gas e materiale piroclastico (Figura 2c,d); (3) al culmine del parossismo, apertura della frattura sul fianco meridionale del cono ed emissione di lava dalla parte bassa della frattura; (4) rapida diminuzione e cessazione dell’attività esplosiva (Figura 2e,f) e successivo lento esaurimento dell’attività effusiva (Figura 2g). Nella maggior parte dei casi l’insieme di queste fasi non superava i 30 minuti di durata, mentre la fase di alte fontane di lava durava solo 10-15 minuti.

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Figura 3 – La crescita del “Sudestino” alla base meridionale del cono del Cratere di Sud-Est, febbraio-aprile 2000. (a) 25 febbraio; (b) 11 marzo; (c) 6 aprile; (d) 21 aprile.

La nascita del “Sudestino” – marzo 2000

Dopo il 20 febbraio 2000, il ritmo dei parossismi si attenuò, con pause di alcuni giorni fra un evento e l’altro (Tabella 2). In questa fase, la frattura che ogni volta si apriva sul fianco meridionale del cono si allungava oltre la base del medesimo. Là si andava formando una bocca particolarmente produttiva, che nel tempo diventò sempre più il fulcro dell’attività durante gli episodi parossistici. Le lave da essa emesse cominciarono a formare un piccolo scudo lavico (Figura 3 – vedi Glossario), informalmente chiamato “Sudestino”.

Nella prima metà di marzo, l’attività durante i parossismi si spostò via via dalle bocche in cima al Cratere di Sud-Est al “Sudestino”. In particolare, durante gli episodi del 12, 14 e 19 marzo, fu quest’ultimo a produrre  le fontane di lava, mentre le bocche sommitali del cono producevano principalmente cenere con sporadici getti di lava incandescente (Figura 4). Le colate di lava si espansero verso l’edificio di “Torre del Filosofo”, costruito alla fine degli anni Sessanta per servire come albergo ma mai inaugurato, situato a quota 2940 m e a 1 km a sud dal Cratere di Sud-Est. Il 14 marzo, la lava circondò completamente l’edificio e bruciò una capanna di legno delle guide dell’Etna, mentre lo scioglimento della neve generò un piccolo flusso di fango (lahar).

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Figura 4. Durante il mese di marzo 2000, alcuni episodi parossistici hanno maggiormente coinvolto la bocca denominata “Sudestino” alla base del cono del Cratere di Sud-Est: (a) 3 marzo; (b) 12 marzo; (c) 14 marzo; (d) 19 marzo. Immagini registrate dalla telecamera di sorveglianza sulla Montagnola. Gli orari nelle immagini sono in UTC (Coordinated Universal Time).

 

Dopo il parossismo del 19 marzo (Figura 4d), l’attività tornò per un periodo alle bocche sommitali del Cratere di Sud-Est, e gli episodi eruttivi del 22, 24 e 29 marzo ripresero la “coreografia” già osservata durante i parossismi di febbraio. A inizio aprile, alcuni episodi eruttivi avvennero senza l’apertura di fratture lungo il fianco sud del cono del Cratere di Sud-Est e sembrava che il “Sudestino” avesse già terminato la sua giovane vita. Tuttavia, alla fine del parossismo del 6 aprile, da questa bocca cominciò una lenta emissione di lava che durò per qualche ora. Successivamente, il Cratere di Sud-Est entrò in una pausa eruttiva che sarebbe durata 10 giorni, il più lungo intervallo osservato fino ad allora fra due parossismi in questa imponente serie di eventi eruttivi. In quel momento, il conteggio del numero di parossismi aveva raggiunto il considerevole numero di  49 in poco più di 2 mesi!

L’Etna gioca a ping-pong e fa flussi piroclastici – 16 aprile 2000

Il parossismo numero 50 arrivò il 16 aprile 2000, e fu un evento particolarmente spettacolare – ed anche pericoloso. Quel giorno, una soleggiata domenica primaverile, decine di persone erano salite alla “Torre del Filosofo” per ammirare l’attività che nella notte era ripresa al “Sudestino” con modeste fontane di lava (Figura 5a). Nel corso della mattinata, a più riprese, l’attività sembrava volersi spostare alle bocche sommitali del Cratere di Sud-Est per tornare poi indietro al “Sudestino” – fino alle ore 14:35 (locali) quando una forte esplosione dalla cima del Cratere di Sud-Est generò un denso getto obliquo di bombe vulcaniche (Figura 5b).

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Figura 5 – Parossismo al Cratere di Sud-Est, domenica 16 aprile 2000. (a) Fontana di lava al “Sudestino” (a destra) e graduale aumento dell’attività esplosiva alle bocche sommitali del Cratere di Sud-Est (a sinistra). Foto di Jean-Pierre Kloster, vista da sud-ovest. (b) Al culmine del parossismo, la telecamera di sorveglianza sulla Montagnola registra un denso getto obliquo carico di grosse bombe vulcaniche (nella foto l’orario è espresso in UTC (Coordinated Universal Time), corrispondenti alle ore 14:35 locali). (c) L’abbondante e pesantissima ricaduta del materiale lanciato dal getto obliquo genera un flusso piroclastico che passa a poche centinaia di metri da Torre del Filosofo (l’edificio visibile in basso a sinistra). Si possono notare numerose persone nei pressi dell’edificio. Foto di Jean-Claude Tanguy. (d) Una densa colonna eruttiva si alza dal Cratere di Sud-Est, mentre gli osservatori si precipitano sul versante sotto Torre del Filosofo generando un polverone. Fotografo sconosciuto.

 

L’abbondante ricaduta di questo materiale sul fianco del cono ha generato un flusso piroclastico che si espanse in direzione sud-ovest per circa 1 km (Figura 5c) sfiorando l’area di Torre del Filosofo dove si trovavano gli osservatori. Decine di persone si dettero alla fuga sollevando un denso polverone (Figura 5d) correndo giù per il versante sotto l’edificio – dove due anni dopo, durante l’eruzione del 2002-2003, si sarebbe formato un enorme nuovo cono, il Monte Barbagallo. Se il flusso piroclastico avesse preso una direzione solo poco più verso sud, avrebbe investito Torre del Filosofo e gli osservatori presenti.

Il parossismo del 16 aprile 2000 segnò il Gran Finale del “Sudestino”, che in seguito non mostrò più segni di vita e che fu interamente seppellito dalle lave del Nuovo Cratere di Sud-Est nel 2013.

Uno scontro nel cielo – 26 aprile 2000

Dopo 10 giorni di quiete, il Cratere di Sud-Est produsse un nuovo parossismo il mattino del 26 aprile e con questo evento ritornò alla classica “coreografia” con un’iniziale emissione di lava dalla bocca sul fianco nord-orientale del cono, propagazione delle bocche eruttive verso la sommità del cono e apertura della frattura sul fianco meridionale. Questo episodio entrò nella storia perché, al momento dell’acme del parossismo, un aereo appena decollato dall’aeroporto di Catania e diretto verso Milano passò sotto il pennacchio eruttivo. L’aereo fu “bombardato” dai lapilli, che fratturarono (fortunatamente senza romperlo) il parabrezza e un finestrino nella cabina di pilotaggio costringendo il pilota a tornare indietro per un atterraggio d’emergenza a Catania.

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Figura 6 – Sviluppo della colonna eruttiva durante il parossismo del 26 aprile 2000, visto da Sant’Agata li Battiati, sul versante meridionale dell’Etna. Foto di Giovanni Sturiale.

Parossismi verso l’estate – aprile-giugno 2000

Diversamente da quelli di febbraio, i parossismi di aprile-maggio-giugno durarono di più – a volte fino ad un’ora – e furono più violenti, producendo abbondanti quantità di materiale piroclastico (cenere e lapilli) e provocando ripetute ricadute di questo materiale su zone popolate intorno al vulcano. Anche gli intervalli fra un episodio e l’altro furono generalmente più lunghi rispetto al periodo febbraio-marzo, compresi fra 1 e 10 giorni; ad esclusione degli eventi del 15 maggio e del 1 giugno, quando avvennero due parossismi nella stessa giornata (Figura 7). Fra le due fratture che ogni volta si aprivano sui fianchi meridionale e nord-orientale del cono, ora era quest’ultima ad emettere i volumi di lava più grandi, e alla bocca più bassa, quella principale, si stava formando un piccolo cono, informalmente chiamato “Levantino”. L’emissione di lava da questa frattura cominciava sempre molte ore prima dell’inizio del fontanamento; la frattura meridionale si apriva solo all’acme dell’attività e solo nella sua parte più alta.

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Figura 7 – (a) e (b) Parossismo al Cratere di Sud-Est del 18 maggio visto da Zafferana Etnea. Come in molti altri eventi di questo tipo, nelle fasi finali del parossismo si sono osservate le esplosioni di enormi bolle di lava. Immagini prese da video registrato da David Bryant. (c) e (d) Il primo dei due parossismi del 1 giugno, da video registrato dalla telecamera di sorveglianza sulla Montagnola. Gli orari nelle immagini sono in UTC (Coordinated Universal Time).

L’ultimo parossismo, il 64° di questa eccezionale sequenza, avvenne la sera del 24 giugno 2000 (Figura 8). Come quasi tutti i suoi predecessori, fu preceduto da una lunga fase di emissione di lava dalla bocca sul fianco nord-orientale del cono, e la colata lavica emessa da questa bocca raggiunse una lunghezza di circa 3.7 km, la maggiore di tutto il periodo eruttivo.

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Figura 8 – Parossismo al Cratere di Sud-Est del 24 giugno 2000. (a) Immagine registrata dalla telecamera di sorveglianza sulla Montagnola, orario in UTC (Coordinated Universal Time). Si notano piccole colate laviche emesse dalla frattura sul fianco meridionale del cono. (b) Colata di lava emessa dalla bocca sul fianco nord-orientale del cono e diretta verso la Valle del Bove. Sullo sfondo le luci delle città lungo la costa ionica, da Acireale a Catania e, più distanti, Augusta e Siracusa.

 

Due nuovi episodi eruttivi, meno violenti rispetto a quelli di gennaio-giugno, avvennero al Cratere di Sud-Est il 28 e il 29 agosto 2000, con emissione di lava principalmente dalla frattura nord-orientale. Poi il Cratere di Sud-Est andò in letargo per diversi mesi, per risvegliarsi ancora una volta nella primavera del 2001, ma quella storia la racconteremo un’altra volta.

Alla fine dell’attività di gennaio-agosto 2000, il cono del Cratere di Sud-Est era almeno 40 m più alto rispetto a prima, ed era cresciuto notevolmente in larghezza, non per ultimo grazie all’accumulo dei due vasti “ventagli” di lava emessa dalle fratture sui fianchi meridionale e nord-orientale. La foto aerea in Figura 9a mostra come il cono fosse praticamente tagliato in due da questo sistema di fratture. Il volume totale dei prodotti emessi durante l’attività del 2000 è stato stimato in circa 47 milioni di metri cubi, di cui circa 37 milioni in forma di colate laviche. La mappa in Figura 9b mostra l’area coperta dalle lave delle eruzioni del 2000.

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Figura 9 – (a) Vista aerea da sud-est del Cratere di Sud-Est, 5 luglio 2000. Si nota come il sistema di fratture sui fianchi meridionale (a sinistra) e nord-orientale (a destra) tagli il cono in due. Sono indicate anche le due bocche principali formatesi nelle parti apicali delle due fratture, “Sudestino” e “Levantino”. (b) Mappa dei due campi lavici emessi dalle due fratture sui fianchi del cono del Cratere di Sud-Est fra gennaio ed agosto 2000. SEC = Cratere di Sud-Est; BN = Cratere Bocca Nuova; VOR = Cratere Voragine; NEC = Cratere di Nord-Est.

Con il titolo: parossismo al Cratere di Sud-Est dell’Etna, 16 aprile 2000, visto dal Porto di Ulisse a Catania.

Riferimenti

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