di Santo Scalia 

La storia dell’Astronomia catanese inizia nel 1794 quando Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie, istituì, presso la Regia Università di Catania, la prima cattedra per l’insegnamento di tale disciplina. La stessa cosa era già avvenuta otto anni prima, a Palermo.

Fu solo nella prima metà del secolo XIX – nel 1839 – che, grazie al parere favorevole di Niccolò Cacciatore, allora direttore del primo osservatorio astronomico siciliano, quello di Palermo, si pensò alla realizzazione di un osservatorio sulla cima del vulcano.

L’astronomo Niccolò Cacciatore (1780-1841)

Passeranno ancora altri 37 anni prima di avere un progetto per tale

L’astronomo Pietro Tacchini (1838-1905)

realizzazione, grazie all’impegno dell’astronomo Pietro Tacchini. Nel 1876 Catania era in fermento per le celebrazioni dovute alla traslazione, dal cimitero monumentale del Père-Lachaise di Parigi, dei resti mortali dell’illustre concittadino compositore Vincenzo Bellini. Per l’occasione Tacchini fu chiamato a tenere una conferenza presso la locale Accademia Gioenia e nell’occasione, facendo vibrare l’orgoglio degli amministratori e della popolazione catanese, propose di intitolare a Bellini il futuro osservatorio etneo.

L’Osservatorio Vincenzo Bellini (cartolina postale – collezione personale)

Tacchini fu incaricato di redigere il progetto; la realizzazione della struttura, quasi a quota 3000 metri, iniziò nel 1879. Tra varie difficoltà economiche, amministrative, climatiche e logistiche, all’inizio dell’estate del 1880 venne collocata anche la cupola e l’osservatorio fu completato.

Presto però, a causa delle enormi difficoltà climatiche e di accesso a quota 3000, delle emissioni di ceneri e gas dal cratere del vulcano, l’osservatorio, in quanto tale, venne abbandonato: ricordiamo a tal proposito che non esisteva ancora la strada che da Nicolosi porta alla Casa Cantoniera, realizzata soltanto nel 1934.

La prima sede cittadina dell’Osservatorio Astronomico di Catania (Cartolina Postale inviata dal direttore Annibale Riccò – Collezione personale)

Nel frattempo, in pieno centro a Catania, veniva realizzato un osservatorio nei locali dell’ex convento dei Benedettini, dove era stata realizzata una cupola sul tetto dell’antirefettorio: lì fu installato un telescopio rifrattore con apertura di 15 cm. Era il 1885.

Fu nel 1890 che l’Osservatorio Astronomico di Catania mutò la propria definizione in  Osservatorio Astrofisico: una differenza piccola nella denominazione, ma grande nella sostanza: l’astronomia infatti è la scienza che si occupa dello studio dei movimenti, della catalogazione dei corpi celesti, delle loro caratteristiche; l’astrofisica, invece, si occupa specificamente delle proprietà fisiche dei suddetti corpi e dei processi che avvengono in essi.

L’Osservatorio Vulcanologico Etneo (cartolina postale – collezione personale)

L’Osservatorio di quota 2943 m., una volta abbandonato dagli astronomi, venne convertito agli studi di vulcanologia e di sismologia: nacque così il Regio Osservatorio Vulcanologico Etneo, del quale divenne direttore il Professor Orazio Silvestri. La cupola girevole fu smantellata e fu realizzata una copertura circolare in muratura.

L’Osservatorio Vulcanologico Etneo accerchiato dalle lave (Foto S. Scalia)

Nell’aprile del 1971, più volte investita dalle colate laviche nel corso di un’eruzione vulcanica, la struttura fu del tutto sommersa.

La storia dell’astrofisica sull’Etna però non si esaurisce con l’abbandono degli studi astronomici nell’osservatorio del 1880, né successivamente con la definitiva scomparsa della struttura a quota 3000: già nel 1966, grazie all’impegno dell’allora direttore Mario Girolamo Fracastoro – alla guida dell‘Osservatorio Astrofisico di Catania tra il 1956 ed il 1968 – furono inaugurate le due strutture tutt’oggi attive, la sede per studi stellari in contrada Serra La Nave, nel versante sud dell’Etna, a quota 1750 m, e la sede per studi solari presso la Città Universitaria sulla collina di Santa Sofia, a Catania.

La stazione etnea di Serra La Nave, intitolata all’astronomo Fracastoro, fu dotata inizialmente di due strumenti principali, ospitati in due belle strutture dalla cupola argentata immerse nella pineta: un telescopio riflettore (di tipo Cassegrain) con specchio del diametro di 91 cm., con montatura alla tedesca (bilanciata con contrappeso, per intenderci) ed un telescopio riflettore (di tipo Schmidt-Cassegrain) con specchio di 61 cm. montato a forcella.


Mi piace ricordare l’emozione provata nel corso della mia prima visita alla sede di Serra la Nave, e l’emozione nel leggere la targa posta all’ingresso della cupola che ospita il telescopio più grande, quello dallo specchio di 91 cm.: Porta del cielo – recita in latino – e riproduce una carta stellare della costellazione invernale di Orione.

Il telescopio Schmidt-Cassegrain da 61 cm., strumento adatto all’astrofotografia a grande campo, purtroppo, per motivi tecnici, mi risulta che attualmente non possa essere utilizzato.

Nel tempo sono state aggiunte altre strutture, con nuovi strumenti. Un edificio con tre cupole ospita oggi il cosiddetto Telescopio APT1 (un Cassegrain da 80 cm di diametro); il Telescopio APT2 (Cassegrain Ritchey-Chretien da 80 cm. ed il Telescopio da 40 cm.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stazione etnea di Serra La Nave vanta anche la presenza, dal 2014, di un prototipo di telescopio ASTRI-CTA per astronomia dei raggi gamma. ASTRI è l’acronimo di Astrofisica con Specchi a Tecnologia Replicante Italiana, che fa parte del progetto internazionale Cherenkov Telescope Array (CTA). Il particolare telescopio permetterà di investigare su alcune tra le più intense sorgenti celesti, sia galattiche sia extra-galattiche, che emettono alle altissime energie, sorgenti dei cosiddetti raggi gamma.

La struttura catanese sulla collina di Santa Sofia è sede della sezione di Astrofisica del Dipartimento di Fisica e di Astronomia dell’Università degli Studi di Catania, oltre che degli uffici di direzione dell’Osservatorio Astrofisico.  Sotto la cupola che sormonta l’edificio è installata una barra solare, cioè uno strumento multifunzionale che raccoglie alcuni strumenti ed ottiche adatte allo studio e monitoraggio giornaliero dell’attività solare.

La barra solare su montatura equatoriale a forcella (Foto OAC)

Presso la sede solare, ubicata all’interno della Città Universitaria catanese – ora dedicata alla memoria del Professor Annibale Riccò – ho avuto il piacere, e l’onore, durante la direzione del compianto Professore fiorentino Giovanni Godoli (1927-2006), di frequentare le lezioni relative alle materie specialistiche dell’orientamento astrofisico del Corso di laurea in Fisica, oltre a sviluppare e discutere la mia tesi di laurea.

La sede solare dell’Osservatorio Astrofisico di Catania (Foto OAC)

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Per un approfondimento può essere utile consultare il lavoro di Ileana Chinnici e Carlo Blanco L’Etna e le Stelle, la nascita dell’Osservatorio Astrofisico di Catania pubblicato negli Atti del XXXIII Convegno annuale SISFA – Acireale, Catania, Siracusa 2013 che mi è stato, per ciò che riguarda la parte storica, guida e riferimento nello scrivere il presente articolo.

 

 

Con il titolo: particolare da cartolina illustrata dal pittore svizzero Hans Beat Wieland (Collezione personale)