di Sergio Mangiameli

Sergio Mangiameli sul palco della cerimonia finale di "Storie sotto il vulcano 2017" a Le Ciminiere di Catania, con me e Jasmine Basile
Sergio Mangiameli sul palco della cerimonia finale di “Storie sotto il vulcano 2017” a Le Ciminiere di Catania, con me e Jasmine Basile

C‘è questa volta una formula originale.

La formula è quella di un legame chimico, in cui sono presenti la molecola d’acqua, il carbonio, l’azoto, e qualcosa che, fino a prova contraria, non si trova da nessun’altra parte dell’Universo: l’uomo. La colla universale si annida nelle pieghe dell’idea del concorso “Storie sotto il vulcano”, quella che ha bisogno dell’animo umano per l’emozione, che ferma il tempo e lo contorna di unicità; quella che alimenta l’innato senso di appartenenza dell’uomo al luogo in cui è nato e si è formato.

La prima parola di questo concorso per ragazzi – letterario era, adesso, alla fine gloriosa della sua terza edizione, è diventato creativo – è “storie”, ossia invenzione nelle forme scritte, disegnate, fotografate; cioè: ragazzi, scatenate il cuore, a raccontare voi stessi in questa terra! Fatelo come volete, ma metteteci dentro l’anima.

E l’hanno fatto, i nostri figlioli, con numeri ancora in crescendo: più di duemilacinquecento. Spinti dai professori, sostenuti dagli sponsor e dagli enti locali, alla fine hanno vinto loro, gli sbarbatelli e le signorine che sanno scrivere, disegnare, fotografare. Che sanno già vivere da uomini e donne, dimostrando originale attaccamento al loro territorio sotto-il-vulcano.

Sulla littorina di Storie sotto il Vulcano 2017: con Marisa Mazzaglia, Paolo Sessa, Sergio Mangiameli e Riccardo La Spina
Sulla littorina di Storie sotto il Vulcano 2017: con Marisa Mazzaglia, Paolo Sessa, Sergio Mangiameli e Riccardo La Spina

Ecco la colla, dell’uomo aderente a se stesso nel tempo che vive sulla sua terra. Ecco la forza della speranza, che non ha niente a che fare con lezioni e semine e roba impartita dagli adulti. I ragazzi sono stati lasciati liberi di esprimere se stessi e noi li stiamo ascoltando. Forse, è una lezione al contrario per chi crede di sapere e di avere il diritto di colonizzare menti giovani. Certamente, Storie-sotto-il-vulcano, pesca nella radice dell’uomo, dove c’è la culla dell’anima, che è sempre una storia: raccontami, ancora, mamma…

Baricco, nel suo minutissimo monologo Novecento, faceva dire che fin quando abbiamo una storia da raccontare e chi ci ascolta, siamo salvi. Perché da A a B ci spostiamo con la scienza, ma da A in qualsiasi altro posto, possiamo farlo solo con l’immaginazione – la creatività -, puntualizzava Einstein.

Non sono migliori o peggiori di noi, questi ragazzi. Sono uomini e donne in nuce, che troveranno nella loro radice, motivazioni di speranza – inimmaginabili per noi – e salvaguardia di questo territorio e di loro stessi.

C’è questa volta solo una cosa: via dal nido. Il volo oltre lo Stretto, sotto altri vulcani e altre montagne d’Italia. Per raccogliere altre storie di colla umana al territorio. E tanti auguri, Monica Maimone, mamma di Storie-sotto-il-vulcano.

Sotto, le copertine delle bellissime pubblicazioni della terza edizione appena conclusa di “Storie sotto il vulcano”, editore Giuseppe Maimone, che raccolgono i racconti, disegni, foto e fumetti partecipanti al concorso

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Sergio Mangiameli

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