di Santo Scalia

Santo2019-197x300Centocinquantacinque anni fa, proprio il 30 gennaio 1865, cominciava nel versante nord-orientale dell’Etna una nuova eruzione. Nel corso del XIX secolo l’Etna aveva già più volte manifestato la sua vivacità: nel 1809, sempre a nord-est, ma più a monte; nel 1811 (in Valle del Bove, con la formazione del Monte Simone); nel 1819 (a sud-est del cono principale e nella sottostante Valle, con la formazione della Padellazza), nel 1832 (Monte Nunziata, nel versante occidentale); nel 1843 (minacciando il paese di Bronte) e nel 1852, creando i Monti Centenari, ancora in Valle del Bove.

Leggendo la relazione che Mariano Grassi, membro corrispondente dell’Accademia di Scienze e Lettere di Palermo, pubblicò nello stesso anno (Relazione storica ed osservazioni sulla eruzione etnea del 1865), apprendiamo che le bocche eruttive si aprirono a 500 metri ad est della base del Monte Frumento, a quota 1940 m.

Il vulcanologo Orazio Silvestri, nel suo lavoro “Sulla eruzione dell’Etna nel 1865; studi geologici e chimici del Prof. Orazio Silvestri” ci fa sapere che in tre giorni di attività « […] si erano costituiti specialmente 7 centri di attività distinti a più bocche distribuite in singoli gruppi, i quali col rigettare al di fuori una grande quantità di materiali scoriacei vennero a formare 5 elevazioni di forma conica incompleta […]».

I mezzi d’informazione dell’epoca, quotidiani e rotocalchi, ed in special modo quelli d’oltralpe, pubblicarono parecchie incisioni raffiguranti il quadro eruttivo, alcune delle quali sono riprodotte qui a seguire e nella fotogallery.

L'Etna pendant l'éruption du 16 février - da Le Monde Illustré N. 420 del 29 aprile 1865
L’Etna pendant l’éruption du 16 février – da Le Monde Illustré N. 420 del 29 aprile 1865
L'Etna pendant l'éruption du 10 mars - da Le Monde Illustré N. 420 del 29 aprile 1865
L’Etna pendant l’éruption du 10 mars – da Le Monde Illustré N. 420 del 29 aprile 1865
M.Fouquè, 1895 , schizzo dell’apparato eruttivo
M.Fouquè, 1895 , schizzo dell’apparato eruttivo

 

 

 

 

 

Il campo lavico fuoriuscito dai crateri si estese per circa 7,5 chilometri, raggiungendo la quota di 770 metri sul livello del mare. L’eruzione ebbe fine il 28 giugno dello stesso anno, dopo 130 giorni, quasi cinque mesi.

A questa eruzione è legato un avvenimento che si verificò il 5 febbraio: come spesso avviene nel corso delle eruzioni etnee, fu invocato l’intervento di San Leonardo, patrono della città di Mascali. Uno dei rami del vasto campo lavico, infatti, si era incanalato nell’alveo di un torrente e ciò lo avrebbe condotto proprio verso il paese. Il simulacro del Santo fu quindi portato in processione al fronte lavico, nella zona detta di Scorciavacca, a circa 800 metri sul livello del mare, e lì, miracolosamente – e contrariamente a quanto sarebbe avvenuto sessantatre anni dopo, nel 1928 – la lava si arrestò.

Altarino votivo eretto in ricordo della liberazione dalla minaccia della lava (Foto S. Scalia)
Altarino votivo eretto in ricordo della liberazione dalla minaccia della lava (Foto S. Scalia)

Ancora oggi, percorrendo la Strada Provinciale 59 Milo-Linguaglossa, nel tratto Altarino votivo 2Fornazzo-Bivio Vena (la SP 59iii), si può vedere un altarino che ricorda un altro segno dell’intervento del Cielo, avvenuto in quella zona il giorno successivo, il 6 febbraio. Stavolta il miracolo fu compiuto direttamente dalla Madre Divina.

Ai coni di materiale piroclastico formatisi nel corso dell’eruzione venne attribuito il nome di un vulcanologo tedesco, Wolfgang Sartorius, barone di Waltershausen, che per anni aveva studiato il nostro vulcano.

Il Barone Sartorius von Waltershausen ed una delle sue realizzazioni cartografiche dell’Etna
Il Barone Sartorius von Waltershausen e accanto una delle sue realizzazioni cartografiche dell’Etna

CARTA SARTORIUSSartorius infatti iniziò il suo lavoro sull’Etna nel lontano 1834, quando da giovane effettuò il primo dei suoi numerosi viaggi in Sicilia. Nonostante vari problemi di salute si occupò anche di questioni astronomiche e di gnomonica, oltre che della redazione di una carta topografica dell’Etna, l’Atlas des Aetnas, una delle prime carte topografiche del vulcano, in scala 1:50.000, completata nel 1843. Un’altro lavoro di Sartorius, opera fondamentale della vulcanologia etnea, è Der Ätna, pubblicato nel 1880, quattro anni dopo la morte dell’autore, ad opera di Arnold von Lasaulx.

I Monti Sartorius come si presentano oggi (Foto S. Scalia)
I Monti Sartorius come si presentano oggi (Foto S. Scalia)

I Monti Sartorius, distanti poco più di un chilometro dalI MONTI SARTORIUS oggi 2 Rifugio Citelli, e a poche centinaia di metri dalla diramazione della Strada Mareneve che conduce al rifugio, oggi sono meta quasi obbligata di tutte le escursioni proposte dagli operatori del settore turistico-naturalistico. Ciò per la bellezza e l’interesse vulcanologico del sito, unitamente alla facilità di accesso.

Il Parco dell’Etna in passato ha pubblicato un interessante pieghevole nel quale viene illustrato il Sentiero Natura “Monti Sartorius: in esso, oltre ad una utile mappa della zona sono riportati sei punti di osservazione dislocati lungo il percorso: per ciascuno di essi vengono indicate le particolarità di interesse botanico e geologico che si possono osservare.

MAPPA PARCO SARTORIUS08 IMG_20200104_113505Il sentiero natura Monti Sartorius è una facile escursione (lunghezza 4 chilometri, dislivello 100 metri), molto interessante dal punto di vista scientifico, a poche centinaia di metri dal noto Rifugio Citelli.

 

 

 

 

 

 

Con il titolo: i Monti Sartorius ancora fumanti, fotografati da Paul Berthier