di Santo Scalia

Recentemente ho acquisito nella mia collezione una cartolina postale fotografica che raffigura una casa interamente circondata dalle colate laviche e caratterizzata dalla presenza di un’alta palma, sopravvissuta al grande calore dell’eruzione.

Avevo già visto quella casa così caratteristica, con un’ampia terrazza sul davanti, una bella cisterna, una rampa di scale che scende giù verso un arido mare di nera lava – che un tempo sarà stata invece una verdeggiante distesa di “giardini”, come i siciliani chiamano le coltivazioni di agrumi – e una palma che svetta da dietro l’edificio. Ma questa inquadratura, con le presenze umane in essa contenute, risultava a me inedita.

Il mio pensiero è immediatamente andato a Maurits Cornelis Escher, ad un interessante articolo apparso il 19 gennaio 2014 nel blog mascali1928 e ad un bel documentario che di questa casa aveva già trattato.

Maurits Cornelis Escher (da The M.C. Escher Foundation)

Ma andiamo con ordine: chi era Escher?

Nato in Olanda, a Leeuwarden, nel 1898, è stato un artista grafico conosciutissimo in tutto il mondo soprattutto per la sua produzione di xilografie, litografie, disegni a graffio, ecc., che nella seconda parte della sua vita divengono fantastiche e visionarie, caratterizzate da forme geometriche basilari, ripetute in serie contigue, poi sostituite da figure zoomorfe, che passano attraverso una serie infinita di metamorfosi (da Treccani). Per un periodo della sua vita l’artista visse a Roma (dal 1923 al ‘35), e da lì ebbe modo di visitare ed illustrare paesaggi e luoghi di varie regioni italiane, Sicilia compresa.

Proprio in Sicilia, principalmente negli anni 1932 e 1933, illustrò luoghi come Sperlinga, Caltavuturo, Monreale, Sclafani, Randazzo, Bronte, Cesarò, e l’Etna, vista da Castelmola. Ma le opere che più ci interessano, in questo contesto, sono due litografie oggi custodite da  The M.C. Escher Foundation; la prima raffigura un nero serpente di colate laviche, ancora fumanti, che scende dal vulcano e lambisce l’abitato di Nunziata, intitolata Lava Flow of 1928 from Mount Etna, Sicily, realizzata nell’aprile del 1933.

Lava Flow of 1928 from Mount Etna, Sicily (da The M.C. Escher Foundation)

La seconda, ancor più interessante, è denominata Huis omring door lava, Nunziata. Augustus 1936 (da The M.C. Escher Foundation) [Casa circondata da lava, Nunziata] e fu realizzata nell’agosto del 1936.

Huis omring door lava, Nunziata. Augustus 1936 (da The M.C. Escher Foundation)

Solo otto anni prima quella nera distesa di massi era stata una tenaglia infuocata di lava, la stessa che poco più in là aveva abbattuto e seppellito l’intero paese di Mascali.

Conoscevo Escher soprattutto per le sue ardite ed affascinanti raffigurazioni di architetture  prospetticamente impossibili, ma ho appreso dell’esistenza di due litografie legate all’eruzione di Mascali proprio dal blog mascali1928 gestito da Leonardo Vaccaro. Ho appreso inoltre dal documentario che la casa in questione era appartenuta alla famiglia Barabini.

Analizzando la litografia di Escher colpisce un particolare: rispetto ad altre sei raffigurazioni fotografiche della stessa scena (che vedremo in seguito) è come se l’artista avesse eseguito la sua opera invertendo il lato destro con il sinistro.

Fotogramma dal documentario “La Casa nella Lava”

Grazie alle fonti già citate ero a conoscenza di cinque diverse fotografie della casa: la prima, tratta dal filmato, raffigura il palazzo Barabini poco tempo dopo la fine dell’eruzione: si notano infatti le lave ancora in parte fumanti; inoltre parte della balconata in ferro, le colonnine di sostegno e i vasi ornamentali sono ancora integri.

Foto da Associazione Culturale “Mascali1928”

La seconda immagine, proposta sul blog dell’Associazione Culturale “Mascali1928”, ci mostra invece l’edificio ormai privo delle balconate metalliche e dei vasi ornamentali, elementi di un certo valore e ancora riutilizzabili.

La terza e la quarta foto, qui sotto, purtroppo di modesta risoluzione, sono state reperite nella rete internet (mio malgrado non sono riuscito a risalire alla fonte originaria)

 

La quinta foto – di Leo Wehrli e datata 1932 – fa parte dell’Image Archive Online dell’ETH Zürich (Eidgenössische Technische Hochschule Zürich):

Aetna, Mascali-Lavastrom vom Nov. 1928, verschontes Haus mit Palme

 

 

 

 

La nuova immagine acquisita (Collezione Santo Scalia)

Ed ecco infine la foto acquisita di recente nella mia collezione, la sola “colorata”: testimonia l’atto dell’asportazione delle imposte ancora superstiti. Da questa immagine apprendiamo che probabilmente l’intonaco di Casa Barabini, come spesso nella tradizione etnea avviene, era colorato con il tipico rosa ancora oggi riscontrabile nei borghi e nelle campagne. Un gruppo di persone saluta festante; alcuni si mettono in posa in prossimità della cisterna, il cui arco è ancora in sito. Cronologicamente quindi, a mio parere, questa immagine si pone tra la terza e la quarta delle immagini già note.

Attingendo nuovamente all’Image Archive Online dell’ETH si trova una foto presa dall’aereo dal Ten. Zanchi alle ore 10:30 del fatidico 6 novembre 1928. 

Foto aerea del Ten. Zanchi presa alle ore 10:30 del 6 novembre 1928Attingendo nuovamente all’Image Archive Online dell’ETH si trova una foto presa dall’aereo dal Ten. Zanchi alle ore 10:30 del fatidico 6 novembre 1928. 

 

 

 

 

 

Vi si possono facilmente notare la colata di lava che scorre nell’alveo del torrente Vallonazzo (in alto a sinistra), un gruppo di abitanti di Mascali che osserva, attonito, l’avanzare della lava (al centro) e, in basso a sinistra, il Palazzo Barabini.

La Casa Barabini nella foto aerea del Ten. Zanchi

Qui accanto, la Casa Barabini nella foto aerea del Ten. Zanchi

 

 

 

 

 

 

In occasione delle commemorazioni per il 90° anniversario dell’eruzione dell’Etna del 1928, tenutesi a Mascali a novembre del 2018, Maria Aloisi (laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Catania), insieme a Giuseppe Distefano e Marco Restivo (entrambi cofondatori diMy Etna Map) hanno ritrovato, ed intervistato, la signora Francesca Failla, pronipote ed ultima erede della famiglia Barabini e realizzato il documentario  già citato.

La signora Francesca Failla, erede della famiglia Barabini (frame da “LA CASA NELLA LAVA 2018”)

Dai suoi album di famiglia sono usciti così ricordi di momenti felici, ed immagini della Casa, o meglio – come tiene a precisare la signora Francesca – «Palazzo Barabini, è così che si chiama la casa nella lava, dal nome della mia famiglia».

Una foto dall’album della signora Francesca Failla, erede della famiglia Barabini (frame da “LA CASA NELLA LAVA” 2018)
La terrazza e la cisterna della Casa Barabini (frame da “LA CASA NELLA LAVA 2018”)

 

 

 

 

 

 

 

 

Non solo, ma in seguito ad accurate ricerche sul terreno, i tre autori sono riusciti a ritrovare e documentare anche ciò che, dopo più di 90 anni, rimane di quella casa. Pochi ruderi, abbandonati all’incuria del tempo, in un terreno incolto di proprietà privata.

Frame da “LA CASA NELLA LAVA 2018”
Frame da “LA CASA NELLA LAVA 2018”

 

Con il titolo: la nuova immagine acquisita (Collezione Santo Scalia)