di Santo Scalia

Parlando dell’eruzione etnea che generò il cratere che oggi definiamo La Montagnola, evento che avvenne nel 1763, bisogna sempre ricordare anche il mese, cioè giugno ed il versante interessato, cioè quello meridionale. Questo perché proprio nel 1763, a febbraio, era già avvenuta un’altra eruzione, ma nel versante occidentale del vulcano, ed in quell’occasione si formarono due nuovi coni eruttivi, che furono denominati Monte Nuovo e Monte Mezza Luna (anche se per quest’ultimo rimane qualche dubbio sulla datazione riportata da Sartorius Von Waltershausen).

Da Storia naturale e generale dell’Etna di Giuseppe Recupero (1815)

Non era trascorso nemmeno un secolo dalla grande e devastante eruzione del 1669 quando «a 18 giugno 1763 s’intese nel bosco di Paternò un terremoto. Il giorno appresso [] sulle ore 19 si udì uno scoppio ben gagliardo sull’Etna, e videsi all’istante sollevarsi in aria un grosso globo di nero fumo. Il luogo d’onde sortì, si chiamava la Rocca della Pomice sull’estrema punta dell’ultimo piano dell’Etna rimpetto a mezzogiorno []»; così, nell’opera Storia Naturale e Generale dell’Etna descrive l’inizio dell’eruzione il Canonico Giuseppe Recupero.

Trascorsi altri due giorni, «il dì 20 sulle ore diciassette cominciò a declinare il fumo, ed alle ore 20 udironsi i primi scoppii, e tuoni. Fattasi poi notte comparve il fuoco, ma non era fluido, né scorreva come lava; erano bensì materiali roventi, che uscivano da quattro buchi ben distinti fra loro».

Finalmente il giorno 21, dunque 257 anni fa, «[…] cominciò a sboccar fuori la materia fusa […]» che si insinuò nel letto del vallone sottostante, il Vallone della Pomice; il Recupero aggiunge che «la lava è sempre stata scarsa e lenta. E questa eruzione pare aver dato più arena che lava». L’eruzione continuò con fasi alterne fino al 10 settembre, quando – è sempre Recupero che scrive – «cessò interamente l’incendio, e restò tutta la conca infuocata e così terminò questa eruzione dopo il corso di tre mesi».

Cartina da La singolare eruzione dell’Etna del 1763 di Carmelo Sturiale

L’eruzione del giugno-settembre 1763 è stata definita infatti “inusualmente esplosiva”. La maggior parte delle colate di lava formarono degli spessi campi lavici, anche sovrapposti. La lunghezza massima delle colate non superò il chilometro; il loro volume si stima in circa 65 milioni di metri cubi, mentre il volume dei prodotti espulsi dal cratere si aggira intorno a circa 35.

Altri autori hanno descritto l’attività del 1763, ma spesso hanno attinto alla stessa fonte, quella del Canonico Recupero: Francesco Ferrara (1818); Giuseppe Alessi (Storia critica delle eruzioni dell’Etna, 1832); lo stesso Carlo Gemmellaro (1858) ed il Barone Sartorius Von Waltershausen (1880).

L’eruzione della Montagnola cambiò significativamente la topografia del versante meridionale dell’Etna, intorno a quota 2500, lì dove termina il cosiddetto Piano del Lago. Non solo: il toponimo denominato Schiena dell’Asino (a causa della sua conformazione) prima dell’eruzione identificava una cresta che si trovava ad occidente di quella che oggi porta lo stesso nome.

Nella cartina qui riportata, (tratta dalla pubblicazione del ricercatore Carmelo Sturiale La singolare eruzione dell’Etna del 1763), si può facilmente vedere la precedente localizzazione della Schiena dell’Asino, ad ovest del Vallone della Pomice, luogo interessato dalla colata del nuovo cratere La Montagnola.

Il toponimo Schiena dell’Asino oggi (dalla carta 1a 50.000 dell’I.G.M.)

Alla fine dell’eruzione che portò alla formazione del nuovo cono eruttivo lì dove era la località dette Rocca della Pomice, e che incanalò le colate nell’omonimo Vallone, la denominazione Schiena dell’Asino non andò perduta, ma fu attribuita alla cresta che, più ad oriente, collega oggi la Serra del Salifizio con la struttura detta La Montagnola.

Cartolina postale dei primi del Novecento, nella prospettiva da Acireale: a sinistra svetta il cono della Montagnola, a destra invece i Pizzi Deneri (Collezione personale)

La Montagnola divenne così l’elemento scenografico di fondo del Piano del Lago e, nella prospettiva etnea a me più cara, quella cioè che si ammira lungo la costa tra Acireale e Riposto, elemento simmetricamente contrapposto, sulla sinistra per l’osservatore, ai Pizzi Deneri, che invece nella medesima visione si trovano a destra.

 

 

 

Con il titolo: la Montagnola (in secondo piano) ed il Cratere del 2001 visti dai Crateri Barbagallo (Foto S. Scalia)