di Santo Scalia

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Erano altri tempi. Internet non c’era ancora. Chi voleva mandare dei saluti ad amici e conoscenti utilizzava la cartolina postale. E chi voleva mandare dei saluti dall’Etna acquistava una cartolina in tema, un francobollo, scriveva qualche parola sul retro e poi la imbucava nell’apposita cassetta per le lettere.

C’era quindi una grande produzione di cartoline illustrate, e molte di queste, dalle nostre parti, raffiguravano immagini relative all’attività eruttiva dell’Etna. Tra le grandi eruzioni etnee quella dell’aprile-giugno del 1971 è forse quella che è stata, più delle altre, immortalata nelle cartoline postali.

Tutta

Ho voluto selezionare 83 di queste cartoline della mia personale collezione e riproporle tutte insieme, oltre che singolarmente nella fotogallery, stavolta eccezionalmente ricca.

Può sembrare che alcune si ripetano, ma a guardare con attenzione si notano sempre delle piccole ma significative differenze: l’inquadratura è leggermente diversa rispetto alla precedente, varia l’angolo di ripresa, oppure un ramo della colata lavica è più o meno attivo che nelle altre. La splendida cascata di lava prodottasi nel Vallone Cubania risulta con una portata maggiore o minore, o il numero e la larghezza dei vari bracci lavici presso le bocche di Serracozzo sono diversi nelle varie cartoline.

Eruzione 1971 – l’agonia del vecchio Osservatorio vulcanologico di quota 3000 (foto S. Scalia)
Eruzione 1971 – l’agonia del vecchio Osservatorio vulcanologico di quota 3000 (foto S. Scalia)

L’eruzione del ’71 è stata per me particolarmente significativa: per la prima volta, ancora studente liceale, ho avuto modo di accostarmi ad una colata di lava, sentirne il calore sulla pelle, ascoltare il particolare rumore del suo scorrere; per la prima volta ho potuto  raggiungere e ammirare da vicino le bocche esplosive a quota 3000, udirne il fragore e vedere l’edificio del vecchio Osservatorio vulcanologico agonizzare sotto le ondate di lava.

Eruzione 1971, le bocche di quota 1800 e 1850 in contrada Serracozzo (foto S. Scalia)
Eruzione 1971, le bocche di quota 1800 e 1850 in contrada Serracozzo (foto S. Scalia)

Già in precedenza avevo visto, ma da lontano, i parossismi del Cratere 2 Eruzione 1971 – le bocche di quota 1800 e 1850 in contrada Serracozzo (foto S. Scalia)Centrale, nel 1960 e nel 1964; avevo visto, sempre da lontano, la lava del 1968 scaturita dalla parete occidentale della Valle del Bove; avevo osservato l’attività stromboliana al Cratere di Nord-Est. Ma la percezione che ne avevo avuto, a causa della distanza, era tutt’altra cosa rispetto al coinvolgimento di quasi tutti i cinque sensi che nel ’71 furono coinvolti: uno spettacolo visivo, acustico, olfattivo e tattile che ricorderò per sempre. E per la prima volta ho avuto modo, con la mia allora nuovissima Kodak Instamatic 133, di fotografare l’attività eruttiva dell’Etna.

Eruzione 1971 – Bocche di Serracozzo: produzione artigianale di portacenere di lava (foto S. Scalia)
Eruzione 1971 – Bocche di Serracozzo: produzione artigianale di portacenere di lava (foto S. Scalia)

L’eruzione, iniziata il 5 aprile, durò in tutto 68 giorni. Ma in poco più di due mesi arrecò notevolissimi danni alle strutture e all’economia locale: vennero distrutti il già ricordato Osservatorio vulcanologico di quota 3000, la stazione di arrivo della funivia, i piloni della stessa che si trovavano al Piano del Lago, tre ponti della strada Mareneve, lì dove questa scavalcava il torrente Cubania e alcuni villini e casolari rurali.

Per la seconda volta, nel XX secolo, un intero paese – in questo caso Fornazzo – fu evacuato (succederà ancora una volta, sempre a Fornazzo, nel 1979). Prima era toccato a Mascali, nel 1928, ma in quell’occasione il paese fu meno fortunato.

La stazione di arrivo della funivia, prima di essere distrutta (foto S. Scalia)
La stazione di arrivo della funivia, prima di essere distrutta (foto S. Scalia)

L’eruzione terminò il 12 giugno. Fu caratterizzata da tre fasi: la prima, detta fase dell’Osservatorio, vide la nascita, a qualche centinaio di metri da questo, di cinque bocche esplosive che generarono in breve tempo dei crateri alla base dei quali delle colate di lava invasero il Piano del Lago.

MAPPA ERZIONE 1971Successivamente l’attività “ruotò”, variando il suo azimuth, e si aprirono delle fessure che portarono la lava a riversarsi nella Valle del Bove, fuoriuscendo da bocche a quote sempre più basse (2670, poi 2570, 2450, 2220 ca.) e avvicinandosi alla Serra delle Concazze. Infine, le fratture superarono la Serra e due bocche principali si aprirono al di fuori della Valle, in prossimità del Rifugio Citelli: a quota 1850 e 1800. Le colate di lava si incanalarono nel vicino torrente, raggiungendo la quota di 550 metri s.l.m., e ciò salvò il paese di Fornazzo.