di Adolfo Fantaccini (ANSA)

ADOLFO TISTUZZA DI MINCHIA

Il compleanno di Franco Causio, per tutti il ‘Barone’, è quasi un enigmistico rompicapo che ruota attorno al 7, il numero cucito sulla sua maglia bianconera, e al 70, il numero dei suoi anni. Nato il primo febbraio 1949, settanta anni fa come oggi, a Lecce, Causio è pronto a tagliare un altro importante traguardo in una vita fin troppo intensa, vissuta fra serpentine sulla fascia destra, colpi di tacco e veroniche, saltando avversari come birilli.

In questa foto ormai leggendaria per gli appassionati di calcio, Franco Causio gioca con Zoff, il ct. Bearzot e il presidente Sandro Perini in aereom dopo la vittoria dell'Italia ai Mondiali '82 in Spagna
In questa foto ormai leggendaria per gli appassionati di calcio, Franco Causio gioca con Zoff, il ct. azzurro Bearzot e il Presidente Sandro Pertini in aereo, dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali ’82 in Spagna

Ha sbeffeggiato i terzini di tutto il mondo, non è riuscito però a dribblare il tempo, che gli pone una destinazione simbolo di saggezza. Anche per questo, ma non solo, ha organizzato una megafesta nel cuore della Dacia arena, a Udine, la città dove vive, chiamando a raccolta i campioni del mondo dell’82 per un brindisi solenne. Ci saranno anche i suoi tre figli e gli amici di sempre, anche quelli che arriveranno da Palermo, giocò in maglia rosanero in Serie A nella stagione  1969-70 (22 presenze, 3 gol) e dove è ancora molto popolare e amato .

il "Barone" nel Palermo 1969-70: è il terzo da destra, accosciato
il “Barone” nel Palermo 1969-70: è il terzo da destra, accosciato

Causio è sinonimo di calcio spumeggiante e spettacolare, di tecnica sopraffina, ma anche di eleganza (non a caso gli è stato affibbiato il soprannome ‘Barone‘) e savoir-faire. Non solo: è stato uno degli interpreti più significativi del ruolo di ala tattica, che ha segnato gli anni ’70 (riecco il 7) del calcio italiano.

Sono contento che anche lui sia entrato a far parte del clan dei 70enni, io ci sono da un paio di anni. Lo saluto con affetto e grandissima stima“. Claudio Sala è l’uomo giusto per dipingere i tratti calcistici – e non solo – del ‘Barone‘, al quale contese per alcune stagioni la maglia azzurra. Causio era parte integrante della Juve di Trapattoni e Boniperti, Sala – denominato il ‘Poeta del gol’ – era il capitano del Torino di Radice, apostrofo granata (1976) fra gli scudetti bianconeri del 1975, 1977 e ’78. “Perdemmo il titolo 1977 per un solo punto: loro arrivarono a 51 su 60, noi a 50 – ricorda Sala -: quella fu la nostra rovina. Frequentai Causio in Nazionale, lui ha condizionato la mia carriera. Prima c’erano riusciti Mazzola e Rivera: io giocavo da 10, Radice arrivò al Toro e mi spostò sulla fascia destra. Divenni così rivale diretto di Causio in azzurro, ma da lui e dall’allora ct (Bearzot, ndr) ricevetti le briciole. In Nazionale c’era il blocco Juve, noi del Toro faticavamo a trovare spazio, sebbene fossimo in otto (Patrizio e Claudio Sala, Zaccarelli, Castellini, Mozzini, Pecci, Pulici e Graziani). Otto juventini erano titolari, noi faticavamo a trovare spazio”.

Franco Causio e Claudio Sala, grandi rivali in maglia bianconera e granata
Franco Causio e Claudio Sala, grandi rivali in maglia bianconera e granata

Sala ricorda un paio di aneddoti legati alla storia della Nazionale: “Mi lamentai perché, in una partita giocata a Torino contro la Finlandia (6-1 il finale, ndr), pensavo di trovare posto nel secondo tempo, invece rimasi in panchina. Fu una delusione, ci tenevo tanto a giocare al Comunale, il ‘mio’ stadio. In Argentina, ai Mondiali del 1978, venni schierato nel secondo tempo della semifinale persa contro l’Olanda; forse si pensava che l’Italia fosse già in finale, mentre sarebbe stato più logico cambiare formazione nell’ultima delle tre partite di qualificazione contro l’Argentina, visto che eravamo già alla fase successiva”.

Di Franco Causio, Claudio Sala riconosce “la straordinaria professionalità”.Con lui – ricorda – c’è sempre stata ammirazione reciproca, grande rispetto. Io ho sempre cercato di metterlo in difficoltà, di rendergli la vita difficile; la rivalità è sempre stata per lui un incentivo in più a fare meglio. Ripeto: prima di lui mi era capitato con Mazzola e Rivera, entrambi mi chiudevano in un ruolo che successivamente non sarebbe stato più il mio. Il Toro di quei tempi giocava all’olandese, un calcio moderno, con pochi riferimenti tattici: terzini che giocavano all’ala, centrocampisti a tuttocampo, ci divertivamo e divertivamo. La Juve era tradizionalista e la Nazionale lo specchio del campionato: Causio era inserito nel blocco bianconero e, mentre noi del Toro – fatta eccezione per Graziani – sparimmo in blocco, lui diventò campione del mondo in Spagna nell’82, con i compagni di sempre”.

Il gol di Franco Causio che, al 117' dei supplementari, valse la sesta Coppa Italia della storia juventina, nella finale di Napoli contro il Palermo
Il gol di Franco Causio che, al 117′ dei supplementari, valse la sesta Coppa Italia della storia juventina, nella finale di Napoli contro il Palermo

(Gaetano Perricone). Ringraziando il mio carissimo amico e giornalista sportivo con i fiocchi Adolfo Fantaccini –  come sempre miniera di ricordi e splendidi aneddoti del calcio di tutto il mondo – per questo suo magnifico pezzo che con gioia ospito sul mio blog, mi associo di cuore agli auguri di buon compleanno al “Barone” Causio, uno di quei giocatori che da adolescente mi ha fatto divertire con la sua classe e fantasia e i formidabili dribbling. E’ stato uno di quegli assi del pallone che, quando indossò la maglia del Palermo nella stagione 1969-70 e io già andavo sempre allo stadio della Favorita, contribuì a farmi amare questo sport comunque meraviglioso. Lo ricordo con affetto, nonostante il suo odioso e indimenticabile gol allo stadio San Paolo di Napoli, che il 20 giugno 1979 suggellò l’amara fine del sogno rosanero di vincere la Coppa Italia, consegnandola alla Juventus. Tanti cari auguri, grande “Barone”  !

Con il titolo: Franco Causio e Claudio Sala, due storici “baffi” del calcio italiano, grandi rivali in campo. Tutte le foto dal web

 

Adolfo Fantaccini

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