1256806_copertina_frontcover_icon200

“Ne risultava rinvigorita la forza interiore che avrebbe consentito di sfidare la morbida resistenza di quella roccia destinata a piegarsi sotto il volere caparbio, deciso e inossidabile di uomini semplici che conducevano giornalmente una lotta per la sopravvivenza fatta di sofferenze e disagi, ma costellata di atmosfere gioiose che rendevano la vita meno amara.” Nino Pràstani,  dirigente scolastico in pensione e figura di grande spessore e rilievo nel mondo scolastico e culturale etneo, è nato il nel 1946 a Belpasso, cittadina situata sul versante Sud dell’Etna. Ha scritto alcuni racconti inediti e qualche centinaio di articoli. Ha pubblicato i romanzi “L’improvvisa ricomparsa dell’assurdo” (2011) e “Le macchie chiare della luna” (2016), nonché la raccolta di poesie “Odore pungente di mimosa” (2017).

Con la sua interessantissima opera “La ‘morbida’ resistenza della roccia” ha voluto documentare il duro lavoro dei ‘pirriaturi‘ di un tempo, dediti al taglio ed alla rifinitura manuale dei preziosi prodotti del basalto lavico dell’Etna. Presentato di recente a Belpasso, il libro è stato donato dall’autore alla Biblioteca Comunale del suo paese d’origine.

 

di Nino Prastani

Nino Prastani

Di recente mi è capitato di osservare gli operai impegnati nelle varie attività di lavorazione del basalto lavico. Il cantiere brulicava di moderni mezzi di movimentazione dei materiali, mentre nell’aria si diffondevano gli assordanti rumori delle segatrici elettriche. Sono stato indotto a riflettere sulle loro condizioni e ciò ha determinato un rifiorire di vecchi ricordi legati alle esperienze vissute negli anni Cinquanta, quando da ragazzo frequentavo la cava gestita da mio padre.

Da quel momento ho deciso di riprendere vecchi appunti rimasti nel cassetto per molti anni ed ho cominciato a rielaborarli, con l’intento di offrire un contributo alla conservazione della memoria. Le maestranze di un tempo padroneggiavano tecniche ed abilità che oggi sono inimmaginabili. La lavorazione era basata sull’utilizzo manuale di utensili pesanti e spesso pericolosi che consentivano agli addetti di ottenere risultati eccezionali.

Con la pubblicazione del libro ho voluto onorare l’eroicità di una categoria che svolgeva un lavoro rischiosissimo per l’incolumità degli addetti, costantemente esposti a pericoli di ogni genere.

FOTO PIRRIATURI 2

I ‘pirriaturi’ di un tempo, infatti, oltre a sostenere l’enorme fatica scaturente dall’utilizzo di attrezzi da lavoro pesantissimi e dalla necessità di maneggiare, far rotolare o sollevare enormi blocchi di basalto, erano costretti a vivere in un ambiente di lavoro letteralmente disseminato di insidie e di imprevedibili e spesso inevitabili situazioni di pericolo. Costantemente consapevoli di tali rischi, però, essi dimostravano eccezionali capacità di attenzione, di autocontrollo, di decodificazione di qualsiasi rumore che potesse segnalare una minaccia, ed erano capaci di affrontare il pericolo con atteggiamenti di divertita disinvoltura, spesse volte espressa con battute sarcastiche che producevano uno scaramantico effetto esorcizzante.

L’avvento dei moderni macchinari ha radicalmente modificato i processi di estrazione, taglio e rifinitura della pietra lavica, tanto che oggi è difficile immaginare la grande fatica che dovevano sostenere tutti coloro che lavoravano nelle ‘pirrere’. Un giovane di oggi non ha la minima idea di quali sacrifici e difficoltà accompagnassero la vita e l’impegno dei ‘pirriaturi’.

Con la loro affannosa opera, quelle maestranze hanno contribuito a vitalizzare lo sviluppo economico del territorio etneo nel periodo postbellico, valorizzando quella pietra lavica che ancora oggi costituisce una preziosa ricchezza per la nostra realtà locale.

 

Le due bellissime foto su “pirriaturi” e “pirrere”, quella con il titolo e quella dentro l’articolo, sino state fornite all’autore dell’articolo (e del libro) dalla Società Scud Lavica S.r.l. di Belpasso