di Santo Scalia

Santo2019-197x300L’Etna dalla A19 (Foto I. Scalia)Vi sarà capitato, forse, percorrendo l’autostrada A19 (Palermo – Catania), tra gli svincoli Dittaino (km. 136) e Catenanuova (km. 156), di essere rapiti dalla meravigliosa visione del vulcano Etna che in quel tratto si presenta al viaggiatore. Una ventina di chilometri, durante i quali tutto il versante occidentale etneo si offre all’osservazione in uno scenario ampio e non ostruito alla vista da nessun ostacolo.

Visione montagna da A 19
Visione montagna da A 19

Così, guardando da sinistra verso destra, lo sguardo segue il ripido pendio che sale dal grande cono di Monte Minardo fino a Punta Lucia, raggiunge poi il Cratere di Nord-Est, quindi il Cratere Centrale e accanto ad esso il complesso del Cratere di Sud-Est, il rilievo di Monte Frumento Supino ed i Crateri Barbagallo, nati nel 2002; e poi ancora il Cratere Laghetto (del 2001) e alla sua destra la Montagnola (cratere del 1763). Da qui il pendio scende decisamente, verso l’area del Rifugio Sapienza, fino al cono dei Monti Rossi presso Nicolosi.

La rottura del pendio presso Punta Lucia (Foto S. Scalia)
La rottura del pendio presso Punta Lucia (Foto S. Scalia)

Ad un occhio più attento però non sfugge una caratteristica morfologica peculiare: guardando attentamente la parte sinistra, si nota che l’angolo del pendio, più ripido – prima – si addolcisce notevolmente proprio in corrispondenza della cosiddetta Punta Lucia, a 2934 metri di quota. Questa rottura di pendio individua proprio uno dei margini di quello che viene definito, tra i toponimi etnei, Cratere Ellittico.

Per capire cosa sia il Cratere Ellittico bisogna tornare indietro nel tempo di parecchie migliaia di anni, all’incirca 57: infatti, come teorizzano i vulcanologi, intorno a cinquantasettemila anni fa iniziò la fase detta dello Strato-Vulcano quando, terminata l’attività dei centri eruttivi dell’area della Valle del Bove, l’attività stessa si spostò ulteriormente verso nord-ovest.

Ipotetica ricostruzione del Vulcano Ellittico, alto più di 3600 metri (da una foto dell’autore)
Ipotetica ricostruzione del Vulcano Ellittico, alto più di 3600 metri (da una foto dell’autore)

In conseguenza di questa migrazione si formò il più imponente cono eruttivo della struttura del Monte Etna, un tipico strato-vulcano, quello definito per l’appunto il Vulcano Ellittico. L’intensa attività sia effusiva, sia esplosiva, nel tempo generò «un imponente strato cono poligenico che raggiunse una quota massima di circa 3.600 m.» (fonte INGV).

L’attività eruttiva di questo centro eruttivo ebbe termine all’incirca 15.000 anni fa «durante un’intensa fase esplosiva caratterizzata da una serie di eruzioni pliniane, che hanno causato la formazione di una caldera e di una serie di depositi piroclastici ampiamente distribuiti sui fianchi dell’Etna» (fonte già citata).

La depressione del Cratere Ellittico (circa 4 chilometri per 3) è ancora oggi individuabile tramite alcune evidenze nella morfologia del vulcano attuale (quello detto il Mongibello) che nel corso delle 15 migliaia di anni trascorse ha colmato l’area del Cratere Ellittico con i suoi prodotti: «i bordi originali sono ancora visibili a NE presso Pizzi Deneri, e a NO a Punta Lucia. Verso Sud, la caldera si trova mascherata dai prodotti recenti del Cratere Centrale, ma il suo limite è reso evidente da una brusca rottura del pendio, nei pressi della Torre del Filosofo» (fonte L’Etna e il mondo dei vulcani di Patanè, La Delfa e Tanguy – Maimone Editore).

L’area approssimativamente occupata dal Cratere Ellittico (su carta TCI 1:50.000)
L’area approssimativamente occupata dal Cratere Ellittico (su carta TCI 1:50.000)

Alcuni ipotizzano che l’altezza raggiunta dal Vulcano Ellittico abbia sfiorato i 3800 metri. I prodotti emessi da questo vulcano durante le sue violentissime attività esplosive hanno portato alla formazione di colate piroclastiche e colate di fango (lahars), come testimoniano i depositi presenti lungo il versante sud occidentale dell’edificio etneo, che si possono riscontrare in particolare presso l’abitato di Biancavilla (depositi noti come ignimbrite Biancavilla-Montalto).

La curvatura del bordo occidentale dell’Ellittico dallo spazio – (Foto NASA)
La curvatura del bordo occidentale dell’Ellittico dallo spazio – (Foto NASA)

Come curiosità, infine, mi piace ricordare che la denominazione “Cratere Ellittico” fu formulata dallo studioso tedesco Sartorius Von Waltershausen nel 1880.

 

 

 

 

Con il titolo: il vulcano Etna visto da Catenanuova (Foto S. Scalia)