di Santo Scalia

Santo2019

1 CANNA D'ORGANOC’è chi le chiama canne d’organo, e a ragione. Sono delle particolari formazione rocciose, molto belle a vedersi; nell’area dell’Etna ci sono vari siti in cui è possibile ammirale. Le canne d’organo, o come preferisco chiamarle, i basalti colonnari, si possono trovare ad Acitrezza, nell’area del porto, al Faraglione grande, soprattutto sul lato che dà verso il mare aperto; a Santa Maria la Scala, in quello che rimane della cosiddetta Grotta delle Palombe, omonima di quella ben più nota nella zona dei Monti Rossi di Nicolosi; più a nord, alle Gole dell’Alcantara, luogo dove affiorano in grande quantità. Andando sul versante occidentale del vulcano, li ritroviamo lungo la strada SP 211, in vicinanza di Bronte. A sud del vulcano, a Motta Sant’Anastasia, abbelliscono la mòtta rialzo di terreno, poggetto, è voce viva nella toponomastica… », come ci ricorda Treccani) su cui sorge il castello, che di fatto è un neck vulcanico, ovvero ciò che rimane dalla solidificazione del magma all’interno di un camino vulcanico.

2 BASALTI COLONNARI

Cosa sono i basalti colonnari? Ci affidiamo ancora una volta a Treccani: « caratteristica fessurazione, per contrazione da raffreddamento, di colate o espandimenti lavici con suddivisione della massa eruttiva in colonne o prismi allungati più o meno normalmente alla superficie esterna di raffreddamento: è comune nelle rocce effusive basiche e particolarmente frequente nei basalti, che prendono perciò il nome di basalti colonnari…»

3 BASALTI COLONNARI

I fenomeni di erosione, successivi alla loro formazione, a volte li mettono a giorno parallelamente al loro asse longitudinale, o trasversalmente, mettendone in evidenza la sezione. Quest’ultima, dal punto di vista geometrico, si presenta esagonale, pentagonale o quadrangolare, in modo più o meno regolare.

In questa rassegna ho volutamente sorvolato sulle formazioni presenti nella rupe del Castello di Aci e nell’area della ex stazione ferroviaria di Acicastello. In questo caso, infatti, le particolari formazioni sono dovute al raffreddamento della lava in ambiente sottomarino, generando ciò che si definisce lava a pillows.

Non a caso, cominciamo la rassegna dei siti nei quali sono presenti ed evidenti dei basalti colonnati partendo da Aci Trezza. Come, in modo chiaro, ci spiegano gli amici Salvo Caffo e Sergio Mangiameli nel loro volumetto “Etna patrimonio dell’umanità” (Giuseppe Maimone Editore, 2016, vedi ilVulcanico.it del 18 novembre 2016), proprio qui, circa 570.000 anni fa, si manifestarono le prime eruzioni al disotto delle argille del fondale marino di quello che era l’immenso golfo che si estendeva in tutta l’area oggi occupata dallo stratovulcano etneo.

BASALTI ACITREZZA 1

Una passeggiata nella zona del porticciolo del paese ci permetterà di ammirare le forme geometriche portate alla luce dai movimenti bradisismici che hanno sollevato tutta l’area; per ammirare da vicino le canne d’organo che costituiscono i faraglioni bisognerà noleggiare una barca, o avere la possibilità di sorvolare le incantevoli Isole dei Ciclopi (nella fotogallery altre immagini delle formazioni basaltiche, foto 1 – 6).

Basalti Acitrezza 2

Poco più a nord, sempre lungo la costa ionica, appena oltre il porticciolo di Santa Maria la Scala, c’è ciò che resta della Grotta delle Palombe, luogo di incontri amorosi – secondo la mitologia – tra la ninfa Galatea ed il pastore Aci (foto 7 – 9); proseguendo ancora verso nord, arrivati alla foce del fiume Alcantara, si potrà ammirare, seguendo la strade verso l’interno dell’isola, la più grande concentrazione di basalti colonnari siciliani. Lì infatti si trovano le cosiddette Gole dell’Alcantara. Di esse si è già occupato ilVulcanico.it, ed il luogo, sbalorditivo e pieno di fascino, merita una visita, magari nel periodo estivo. Le foto 10-12 sono solo alcune delle innumerevoli formazioni prismatiche che l’azione erosiva delle acque fluviali, nel corso di tanti millenni, ha messo a nudo.

PARETE A CANNE d'ORGANO

Continuando a “circumnavigare” (in senso antiorario) l’Etna, dopo l’abitato di Bronte, superato Monte Barca e abbandonando la Strada Statale 284 e spostandosi più a valle, nella Provinciale 211 che costeggia il fiume Simeto, si raggiunge la contrada Barrili: procedendo verso sud, lungo l’imponente banco lavico – che si troverà a sinistra della strada – si potrà ammirare una intera parete costituita da canne d’organo (foto 13). Infine, a sud dell’Etna, nell’area delle argille marnose, affiora un’altra delle più antiche manifestazioni vulcaniche etnee, il neck di Motta Sant’Anastasia, un’intrusione di magma poi messo a nudo dall’erosione (foto 14 e 15).

Tra i tanti siti esteri dove si trovano basalti colonnari in Europa mi limiterò a ricordare i luoghi da me visitati: in Francia a Bort Les Orgues, nel dipartimento della Corrèze, regione della Nuova Aquitania (foto 16 – 18 della Fotogallery), e in in Alvernia, presso Les Roches Tuilière et Sanadoire (foto 19); di queste la prima, la Tuilière, a sinistra nella foto, altro non è che ciò che rimane di un vecchio camino vulcanico – neck, nella letteratura vulcanologica anglofona (foto 20) – mentre la Sanadoire, a destra, è una parte dello smantellato cono vulcanico.

In Germania, nella regione dell’Eifel, troviamo la cosiddetta Deutsche Vulkan Straβe (foto 21), un percorso turistico lungo il quale si possono visitare luoghi di particolare interesse geo-vulcanologico, musei, esposizioni scientifiche e svariate cave (turisticamente attrezzate) di basalti colonnari (foto 22).

In Gran Bretagna, basalti colonnari si osservano nelle Isole Ebridi, sull’Isola di Skye (foto 23 e 24); nell’Irlanda del Nord, si trova il cosiddetto Selciato dei Giganti (Giant’s Causeway, foto 25-27): 40000 antichissime colonne di basalto esagonali che emergono dal mare, risultato di un’attività vulcanica sotterranea risalente a circa 60 milioni di anni fa, che si estese fino all’isola di Staffa. Ma è forse l’Islanda, isola interamente vulcanica posta a cavallo della dorsale medio-oceanica atlantica, il luogo dove si trova la maggiore distribuzione di queste particolari formazioni; tra di esse ricorderò le più conosciute, presso le cascate di Svartifoss (foto 28 e 29), di Goðafoss (foto 30 e 31) e nella località di Kirkjubæjarklaustur (foto 32-34).

CIMITERO DI HOFN

Anche tantissimi altri luoghi dell’isola sono caratterizzati dalla presenza di tali formazioni. L’abbondanza è tale che in Islanda, nei cimiteri, è molto facile trovare alcune di queste colonne utilizzate come lapidi. La foto seguente ne mostra un esempio, nel cimitero della cittadina meridionale di Höfn.

Questa breve rassegna di siti geologici interessanti per la presenza di basalti colonnari non sarà certamente esaustiva. Sarò grato a chi volesse suggerire, nel territorio dell’Etna, altri luoghi in cui ammirare queste particolari formazioni.

Con il titolo: Santa Maria La Scala, Grotta delle Palombe