di Santo Scalia

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Avevo quattordici anni quando ci andai per la prima volta.

Allora erano poche le famiglie che disponevano di una macchina propria e i giovani, allora, si incontravano in associazioni studentesche o in circoli culturali. E si organizzavano anche delle gite, col torpedone, anche per andare in montagna e trascorrere una giornata in allegra compagnia.

In gita sull’Etna con il torpedone (da “Le 36 vedute del Monte Etna” di Alessandro Viani)
In gita sull’Etna con il torpedone (da “Le 36 vedute del Monte Etna” di Alessandro Viani)

Una di queste gite ebbe come meta la Pineta di 1 IN GITA SULL'ETNALinguaglossa, e precisamente il Rifugio Conti. Partimmo presto la mattina, scarponi ai piedi, sciarpa al collo, guanti e zainetto di tela con dentro thermos e colazione. Era già quasi primavera ma alla Pineta, intorno ai 1300 metri, c’era ancora la neve. La corriera arrancava sui tornanti del Ragabo e in prossimità di quello che oggi è il Rifugio Brunek le chiazze di neve cominciarono a diventare più consistenti e a rappresentare una difficoltà alla marcia. Qualche curva ancora e poi… la corriera non riuscì ad andare oltre. Scendemmo per spingerla ancora per qualche metro…

Da una cartolina della mia collezione personale
Da una cartolina della mia collezione personale

Come si dice in questi casi… “gambe in spalla” e via, lungo la pista che fortunatamente cominciava solo qualche centinaio di metri più su. Fino al Rifugio Attilio Conti, a quota 1550 m.

Chi era Attilio Conti? Era un linguaglossese, socio della locale sottosezione del Club Alpino Italiano – quella che allora si definiva S.U.C.A.I. (Sottosezione Universitaria del C.A.I) – caduto a Tobruch, in Africa Settentrionale, nel corso della seconda guerra mondiale. La struttura, invero, era stata realizzata nel 1923 per dare asilo agli operai che allora lavoravano alla realizzazione della teleferica per il trasporto a valle del legname proveniente dalla Pineta; il legname allora rappresentava un’altra importante fonte di sostentamento del paese di Linguaglossa.

Il Rifugio negli anni 50, in una cartolina da foto del Cav. C. Greco (collezione personale)
Il Rifugio negli anni 50, in una cartolina da foto del Cav. C. Greco (collezione personale)

Nel 1929 il Comune di Linguaglossa assegnò la costruzione alla sezione del C.A.I. di Catania e questa a sua volta la affidò alla propria sottosezione di Linguaglossa. L’anno successivo i locali furono inaugurati quali Rifugio, e affidati dal 1933 ad un custode. Ampliato nel 1957 – con l’aggiunta di ulteriori stanze e cisterne, grazie all’interessamento dell’indimenticato Cavalier Carmelo Greco (vedi ilVulcanico.it) – fu base per le escursioni e per tantissime gare di sci negli anni seguenti. Proprio in quel periodo il rifugio fu intitolato al compianto Attilio Conti.

Il rifugio rimase attivo fino al 1971, anno in cui, in seguito ad una tremenda tormenta di neve, il soffitto crollò.

Poi l’abbandono. Qualche giorno fa mi è capitato di transitare nel Bosco Ragabo. Lasciata l’auto ho imboccato il Sentiero 721 e in mezz’ora sono giunto al Rifugio Conti, o meglio, ai ruderi di quello che una volta fu il Rifugio Conti. Non è stata una bella vista. Ho voluto comunque documentare lo stato dell’abbandono, ma anche dell’inciviltà di certuni che alla prima occasione si liberano di ingombranti rifiuti – prime fra tutte le gomme da fuoristrada – come se quelle bellezze non appartenessero anche a loro.

Nella Fotogallery, se volete, potete vedere lo sfacelo del Rifugio Conti, così com’è oggi.

Rifugio Conti 1

Rifugio Conti 2Rifugio Conti 3Prima di chiudere mi piace tornare con la memoria ancora una volta a quella gita del 1966. Fu una bellissima giornata: qualcuno aveva portato uno slittino! Lungo la strada del ritorno, per la prima e, purtroppo, unica volta ho provato l’ebbrezza di scivolare lungo una pista innevata, cercando di direzionare il mezzo puntando i talloni nella neve evitando di finire fuori dal tracciato, o peggio, contro un albero!

E mi piace riproporre ancora altre immagini del rifugio, così come era.