di Francesco Paolo Gallo

Francesco Paolo Gallo mentre legge in chiesa a Palermo il suo ricordo dell'amico
Francesco Paolo Gallo mentre legge in chiesa a Palermo, lunedì 11 marzo, questo suo splendido ricordo dell’amico

Ricordare Francesco è facile. Dimenticare Francesco è impossibile.

Ho condiviso con Francesco il percorso scolastico, essendo stato suo compagno alle elementari, e successivamente alla scuola media e al liceo classico Umberto I° di Palermo.

Francesco sin da ragazzo ha raggiunto livelli primari sia negli studi che nelle attività sportive (calcio, basket, pallavolo, pallamano), e con lui ho condiviso anche le soddisfazioni sportive, in particolare nella ginnastica artistica, quando appena tredicenni partecipammo ai Giochi della Gioventù a Roma, e grazie alle sue prestazioni al corpo libero e agli attrezzi (gli anelli in particolare) guidò la squadra della Polisportiva Beethoven di Palermo al terzo posto nazionale (conservo ancora la medaglia di bronzo che ci venne consegnata).

Ho condiviso con lui la passione per la musica, creando un complesso musicale dove lui suonava sia la chitarra acustica che quella elettrica, rivestendo anche in questo campo un ruolo di leader, scegliendo i brani musicali, e guidandoci nelle esecuzioni. Grande conoscitore ed interprete: ho ancora in mente la sua esecuzione del “Concerto d’Aranjuez” famoso brano musicale spagnolo.

Ho condiviso viaggi, tra cui quello che a sedici anni abbiamo fatto insieme visitando la Spagna, che ho amato grazie a lui che mi ha illustrato le bellezze e la storia dei posti che visitavamo. Ho in questa occasione conosciuto i nonni paterni che vivevano in un borgo marinaro della Spagna settentrionale Castro – Urdiales, che si affaccia sull’oceano e cha fa parte della provincia Basca.

Francesco Lo Coco nel luglio 1972 in Spagna, a Castro Urdiales, a casa degli zii
Francesco Lo Coco nel luglio 1972 in Spagna, a Castro Urdiales, a casa degli zii

E Francesco mi ha fatto vivere una delle emozioni più belle, la corsa dei tori che si effettua a Pamplona dal 7 al 14 luglio in occasione della festa di San Firmino, imponendomi di leggere prima il romanzo Fiesta di Hemingway, perché Francesco sempre sorridente, e di grande spessore culturale, era prodigo di suggerimenti, come lui li chiamava.

Le nostre strade si sono separate quando lui decise di iscriversi a Pisa alla facoltà di medicina.

E da allora nonostante ci sentissimo con frequenza, per modestia e riservatezza, non mi comunicava i suoi successi e i traguardi che raggiungeva, e le notizie dei suoi percorsi prima universitari e poi scientifici le avevo dal padre, il dott. Gaetano, grande amico di mio padre, e con cui ero in contatto per motivi professionali, e che mi voleva bene come un figlio, così come mi voleva bene la mamma di Francesco, la signora Sofia.

E sì perché io sono cresciuto a pane e casa Lo Coco, ricevendo insegnamenti, valori e principi.

Da allora oltre che conoscere l’uomo Francesco ho cominciato a conoscere il “professore, lo scienziato, il luminare”. E, scomparso il padre, che era la fonte delle mie informazioni, apprendevo ormai dai social che Francesco aveva ricevuto importanti e numerosi premi, tra cui il «Josè Carreras» nel 2018, il più prestigioso riconoscimento europeo in ambito ematologico. E quando lo chiamai per condividere con lui questo ennesimo successo lo minacciai che se non mi avesse comunicato l’evento del conferimento del premio nobel per la medicina, e fossi stato costretto ad apprenderlo dalle televisioni, questa volta gli avrei tolto il saluto.

La minaccia sortì l’effetto voluto, e così da questa estate Francesco mi informava delle interviste rilasciate, dei passaggi televisivi, e anche dei suoi progetti, e soprattutto mi rese partecipe dei traguardi che stava raggiungendo il figlio Gaetano, talentuoso direttore d’orchestra, comunicandomi anche con orgoglio che – sono parole di Francesco – “Gaetano aveva ottenuto alla maturità i voti più alti d’Inghilterra in letteratura, filosofia e storia dell’arte”.

Avevo così compreso che quando Francesco anni prima me lo aveva presentato, avevo conosciuto l’ennesimo talento della famiglia Lo Coco, e così come era stato per il nonno e il papà rimasi colpito ancora una volta per il sorriso spontaneo e contagioso di un componente di questa famiglia. E di Francesco, anzi del professore Francesco, ricordo una sua riflessione quando raccogliendo un suo sfogo telefonico mi riferì di essere contrariato, e mi piace citare testualmente lo stralcio di un intervista che ha rilasciato il 2/7/2018 alla giornalista Maria Ausilia Boemi del quotidiano La Sicilia:

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«Quando nel 1992 ero in America, la biblioteca restava aperta sempre, giorno e notte. Qui da noi, invece, per risparmiare sull’energia ad agosto e a Natale si chiudono i laboratori universitari e l’ateneo. Per venire a lavorare ad agosto, i miei ricercatori devono chiedere un permesso speciale: ma i malati o le malattie non chiudono per ferie. Questi sono i problemi, più che le menti. Non si capisce che il ricercatore deve essere messo nelle migliori condizioni possibili per operare. È come si prendesse un calciatore e, prima di farlo scendere in campo, gli si facessero fare mille altre cose: il suo rendimento sarà minore durante la partita».

Sono convinto, e lo dico con presunzione, che quello che Francesco, anzi il professore Francesco, ha lasciato all’umanità è già entrato nella storia mondiale della ricerca scientifica, in quanto paragono i suoi studi a quelle opere d’arte che rimangono immortali nel tempo e che vengono custodite nei musei.

E fra uno, dieci, trenta, cinquanta anni, esisterà sempre il professore Francesco Lo Coco, e tutti ricorderanno l’ematologo che ha rivoluzionato la cura della leucemia promielocitica acuta, nei cui confronti l’approccio è radicalmente mutato grazie a una scoperta avvenuta a seguito di un’intuizione di Francesco, o se preferite del professore, scienziato e luminare, Francesco Lo Coco.

Io cancellerò soltanto una giornata e una data, e ricorderò sempre i suoi 63 anni, quattro mesi e due giorni, e continuerò a parlare di lui ai miei familiari e ai miei amici, che pur non avendolo conosciuto ne hanno apprezzato le sue qualità umane e professionali.

(Gaetano Perricone). Ospito con grande emozione questo meraviglioso ricordo, struggente e intensa carezza per il cuore e nostalgico tuffo nel passato, che il mio carissimo amico e comune compagno di scuola al Liceo Umberto Ciccio Gallo – voglio chiamarlo così, come ho sempre fatto – ha dedicato a Francesco Lo Coco, leggendolo lunedì scorso in una chiesa affollatissima per il saluto palermitano all’ematologo tragicamente scomparso, a soli 63 anni, il 3 marzo a Roma. Lo ospito non solo perché tratteggia in modo straordinario la persona, l’anima, il carattere, la storia di un grande medico e un uomo di altissimo profilo, ma anche perché voglio, vogliamo, Ciccio Gallo, io, tutti gli amici che gli hanno voluto bene, lo hanno stimato, hanno percorso insieme a lui pezzetti vari della vita, vogliamo tutti che questo ritratto così bello e veritiero di Francesco Lo Coco resti a disposizione di chi vorrà ricordarlo nel tempo e che, nello stesso tempo, ci aiuti non solo a non dimenticarlo mai, ma anche a non dimenticare com’è assurdamente, incredibilmente, inspiegabilmente, bruscamente finita la sua vita. Senza un perché.

E a ricordare la bellissima figura di Francesco ci aiuteranno anche le memorabili foto recuperate con grande impegno da Ciccio Gallo, che non finirò mai di ringraziare. Con il titolo: Francesco Paolo Gallo e Francesco Lo Coco a Trafalgar Square, Londra, nel luglio 1973. Sono ancora insieme a Londra nella prima foto della gallery, all’Abbazia di Westminster; poi nella seconda, terza e quarta a Castro Urdiales in Spagna, dagli zii di Lo Coco; e ancora foto ricordo alla scuola media Pecoraro di Palermo (Francesco Lo Coco è in secondo accosciato da destra) e poi una rara foto scattata a Roma, ai Giochi della Gioventù, nella primavera del 1969 (Lo Coco e Gallo sono rispettivamente quinto e sesto da destra) e infine, per ricordare anche il nostro fantastico gruppo di liceali umbertini di Palermo, una foto scattata il 24 febbraio del 1972 alla formazione di pallamano della nostra classe che partecipò alla finale del campionato scolastico. Non c’è Lo Coco, ma ci sono anch’io, il primo accosciato a destra e Ciccio Gallo, il terzo in basso da destra. In omaggio a tempi e persone indimenticabili della mia vita, fra le quali Francesco Lo Coco ha e sempre avrà nel mio cuore un posto speciale.

Francesco Paolo Gallo

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