di Santo Scalia

“L’inizio dell’attività eruttiva si fa risalire sulla base di datazioni assolute a circa 500.000 anni dal presente, durante il Pleistocene medio. In questo periodo l’area dove sorge l’Etna attuale era in parte occupata da un golfo in cui si verificavano delle eruzioni sottomarine. I prodotti vulcanici di queste eruzioni sono ben conservati nella zona di Aci Castello, Ficarazzi e Aci Trezza». Questo è ciò che ci dice la scienza (Ingv).

L’insieme dell’Isola Lachea e dei Faraglioni di Acitrezza (Foto S. Scalia)

E proprio ad Aci Trezza, di fronte al paese, maestose si ergono dal mare delle splendide formazioni vulcaniche, dette localmente I Faraglioni, o anche gli Scogli dei Ciclopi, ed un’isola, piccola, chiamata Lachea (forse dall’aggettivo greco λάχεια, che vale “bassa”, “piatta”).

L’Uomo, contemplando le “cose mirabili” della Natura, sente la necessità di trovare delle spiegazioni comprensibili; per ciò, molto prima che la scienza fornisse le sue inoppugnabili spiegazioni, mito e letteratura si occuparono delle Isole dei Ciclopi.

Così, nella nascita di queste formazioni particolari intervengono «figure favolose della mitologia greca, di statura gigantesca e fornite di un solo occhio situato in mezzo alla fronte» [Treccani], i ciclopi, ed in particolare uno, Polifemo, figlio di Posidone. Il personaggio, un po’ facile all’ira, lo abbiamo già incontrato, trattando del mito di Aci e Galatea: lo abbiamo visto risolvere una controversia amorosa in modo sbrigativo, atterrando sotto il peso di un grande masso il suo rivale in amore.

Stavolta lo troviamo a scontrarsi con l’astuzia delluomo dal multiforme ingegno (Odisseo, ovvero Ulisse, nel suo difficile ritorno ad Itaca dalla guerra di Troia). «Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον […]» sono infatti le prime parole scritte nell’Odissea di Omero (Dimmi, o Musa, di quell’uomo di multiforme ingegno…).

E nel libro IX dell’opera troviamo infatti la risposta alla domanda: come si sono formati, Faraglioni e Isola? Ce lo racconta proprio Ulisse-Nessuno, dopo essere sfuggito, con i compagni superstiti, al Ciclope che li aveva fatti suoi prigionieri e, nelle sue intenzioni,   futuro pasto!

«Così dissi e quello allora si adirò nel suo cuore ancora di più. Divelse la cima di una grande montagna e la lanciò: la fece cadere davanti alla nave dalla scura prora. Si gonfiò il mare sotto l’impeto del macigno che venne giù: l’onda rifluente riportò all’indietro la nave verso terra, come maroso che venga dal largo, fino a toccare la riva».

Polifemo. Tela di Jean-Léon Gérôme (1824-1904). (Immagine da Google

Poco dopo, sempre nella traduzione di Vincenzo Di Benedetto e Pierangelo Fabrini (BUR 2013, edizione digitale): «E allora, sollevato di nuovo un macigno, ma molto più grande, lo fece roteare e lo lanciò, e vi impresse forza smisurata; e lo fece cadere dietro la nave dalla prora scura, e poco mancò che colpisse l’estremità del timone. Si gonfiò il mare al cadere giù del macigno: l’ondata portava più avanti la nave, e la spinse a toccare la riva».

Ecco dunque come le Isole dei Ciclopi sono nate dall’inconsulta e sovrumana reazione del ciclope Polifemo, beffato ed umiliato dall’astuzia di un uomo, Ulisse.

Ma torniamo nuovamente alla scienza, che ci assicura che faraglioni ed isola sono figli non di Polifemo, ma dell’attività vulcanica di circa mezzo milione di anni fa: «L’affioramento più noto di queste antiche manifestazioni vulcaniche sono le colate a “pillows” che formano la Rupe di Aci Castello, e il corpo subvulcanico intruso nelle argille del Pleistocene inferiore-medio che costituisce l’Isola Lachea e i Faraglioni. In seguito, il graduale sollevamento della costa della Sicilia orientale ha causato la scomparsa dell’antico golfo e quindi l’inizio di un’attività eruttiva di tipo subaereo

Due immagini delle strutture presenti sull’Isola (Foto S. Scalia)

Il Centro Universitario per la tutela e la gestione degli ambienti naturali e degli agro-ecosistemi dell’Università di Catania (Cutgana) è l’Ente gestore, tra le altre, della Riserva naturale integrale Isola Lachea e Faraglioni dei Ciclopi di Aci Trezza. Nelle sue pagine internet possiamo così trovare ulteriori dettagli sull’Isola Lachea, che, essendo riserva integrale, non è accessibile se non sotto la guida di personale incaricato: «L’isola Lachea, costituita prevalentemente da rocce basaltiche in più punti sormontate da argille pleistoceniche metamorfosate, è la più grande fra le Isole dei Ciclopi».

«Situato nella parte sommitale dell’Isola Lachea, il Museo della Stazione Studi sul Mare ospita una vasta collezione di fauna marina e terrestre oltre che di avifauna e un erbario. E ancora una collezione di formazioni geologiche, mineralogiche e reperti archeologici. […] Per quanto concerne la flora sono state raccolte, dopo la fase di essiccazione e conservazione in apposite cassette da ostensione, circa 50 specie di piante presente sull’Isola. All’interno del museo sono anche custoditi i reperti archeologici rinvenuti sul territorio dell’Isola Lachea».

Lucertola della sottospecie Podarcis siculus ciclopica (Foto S. Scalia)

Sull’isola è presente inoltre una rarità faunistica, un endemismo relativo ad una lucertola della sottospecie Podarcis siculus ciclopica; il rettile in questione, avvistato unicamente sull’isola, si è via via differenziato dalle lucertole simili che vivono in Sicilia, acquistando una sua tipicità.

Come già detto, alcune zone dell’isola, così come la parte sommitale del Faraglione Grande (quello più vicino alla Lachea), sono sormontate da argille pleistoceniche metamorfosate. Questo ci testimonia il fatto che le intrusioni magmatiche avvenute nelle prime fasi dell’evoluzione del vulcano – che poi sarebbe divenuto l’Etna – sono avvenute in ambiente sottomarino, e non hanno raggiunto nemmeno il fondo del mare del cosiddetto Golfo pre-etneo.

Una parte delle argille pleistoceniche metamorfosate (Foto S. Scalia)

I magmi, una volta solidificatisi, insieme a tutta l’area hanno subito un processo di sollevamento regionale e, una volta raggiunta la superficie marina, nonostante i fenomeni di erosione che si sono protratti per migliaia di anni, hanno mantenuto traccia della copertura di argille che li sovrastava, argille che proprio perché a contatto con il magma hanno subito processi di metamorfosi.

Prima di chiudere questa nota sull’Isola Lachea voglio proporre due mie foto che riproducono visioni inconsuete per chi è abituato a vedere le Isole dei Ciclopi dalla costa: l’isola vista dalla parte del mare aperto, con sullo sfondo il paese di Aci Trezza, e la parte orientale del Faraglione grande, nella quale più si apprezzano le strutture colonnari della roccia cristallizzata. Altre foto e immagini si possono trovare nella Fotogallery allegata.

La parte rivolta al mare aperto dell’Isola Lachea (Foto S. Scalia)
Le strutture colonnari del Faraglione grande, con l’edificio dell’Etna sullo sfondo (Foto S. Scalia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con il titolo: l’Isola Lachea