“La vera scuola dev’essere la natura libera, i cui vasti paesaggi inebriano l’occhio, e che offre sì larga materia di studio: non solo la montagna può giovare all’intelligenza dell’uomo, ma gli ostacoli e i pericoli che presenta servono a ringagliardire il suo carattere. […] Che si conceda ad essi la gioia d’immergersi nei torrenti e nei laghi della montagna, si permetta loro di passeggiare sui ghiacciai e sui campi di neve; s’imponga loro tratto tratto la fatica delle grandi ascensioni ed anche il rischio, se occorre, delle ardite scalate…”. (1880, Storia di una Montagna, del geografo Élisée Reclus)

RIGGIO 1di Giuseppe Riggio

Il Pollino come l’Etna? Dopo la tragedia del Raganelloundici vite travolte dalla piena del fiume, inizierà anche da quelle parti una vicenda di divieti ed accompagnamenti coatti? E’ possibile, ma è bene ricordare le ragioni per le quali la frequentazione della natura non è assimilabile alla sicurezza in un posto di lavoro.

Ovviamente si resta sconvolti dinanzi alla tragedia avvenuta in uno dei posti più belli della Calabria, che tante volte abbiamo frequentato. Occorre però ricordare e ricordarsi che andare in un ambiente naturale significa allontanarsi dalla quotidianità per sperimentare qualcosa di diverso, in cui occorrono sensibilità e conoscenze specifiche. Nessun essere umano può escludere in maniera assoluta il verificarsi di eventi potenzialmente pericolosi quando si va in montagna. Il rischio esiste nei nostri comportamenti quotidiani, figuriamoci quando affrontiamo ambienti insoliti, in cui entriamo magari solo poche volte durante la nostra intera esistenza.

Possiamo non frequentare la natura, è una decisione legittima, per carità, possiamo preferire morire “normalmente” di tumore o di incidente automobilistico. Ma nessun provvedimento amministrativo e nessuna guida potrà cancellare del tutto il rischio legato ad una svista o anche ad una errata valutazione del fenomeno atmosferico.

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A quanto pare qualche mese fa il Comune di Civita aveva emanato un editto simile a quello emanato dai nostri sindaci etnei. Ma ovviamente il sindaco non aveva i mezzi per verificare l’applicazione del divieto e del resto anche una povera guida naturalistica che accompagnava turisti da 20 anni è morto nella gola del Raganello. Come accade per la verità regolarmente sulle Alpi, dove gli accompagnatori di alta montagna non solo sono consapevoli di non poter garantire in assoluto la sicurezza dei loro clienti, ma talvolta purtroppo restano loro stessi vittime della montagna insieme ai clienti. Come è accaduto oltretutto sul nostro vulcano nella famosa esplosione freato-magmatica del marzo 2017, quando ad osservare la colata che scendeva sulla neve c’erano anche delle guide.

Insomma rispettiamo i morti del Raganello, senza alzare inutili polveroni mediatici. Senza ricorrere a provvedimenti che servono solo a chi li firma per liberarsi da responsabilità. Alle guide continueremo a chiedere di darci una mano a vivere in maniera consapevole e profonda le esperienze di conoscenza della natura che mi auguro sperimenteremo ancora, anche sul magnifico Pollino.

(Gaetano Perricone). Mentre già impazza lo “scaricabarile” tipico di queste tristi storie, molto volentieri riporto e condivido l’opinione di Giuseppe Riggio, assolutamente coerente con quanto da lui espresso in altre occasioni su vicende e questioni riguardanti l’Etna. Aggiungo che, nel pieno rispetto della libertà cosciente e consapevole anche del rischio da parte di coloro che frequentano la natura, rafforzare al massimo l’informazione minuziosa nei luoghi più frequentati dagli escursionisti (come sono le Gole del Raganello sul Pollino e com’è certamente l’Etna) – sia per la loro conoscenza, che sui possibili pericoli a cui si va incontro – può e deve avere un’importanza fondamentale per la prevenzione. Non sto dicendo nulla di nuovo, ma è sempre utile ribadirlo.

Con il titolo: le Gole del Raganello (dal web)

Giuseppe Riggio

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