di Santo Scalia

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Sono trascorsi sessant’anni da quel tragico giorno. Due giovani lavoratori, Salvatore Asero e Alfio Mazzaglia, di appena 22 e 39 anni rispettivamente, rimasero coinvolti in un mortale incidente sull’Etna, intorno a quota 2800 metri.

A quel tempo la Funivia dell’Etna – realizzata a partire dal 1955 ed entrata in funzione il 25 maggio del 1959 – era composta da due tronconi: il primo, che copriva un dislivello di circa 500 metri, dalla stazione di partenza costruita accanto al Rifugio Sapienza, portava fino a quota 2500 circa, alla cosiddetta stazione intermedia in prossimità della Montagnola; il secondo troncone raggiungeva invece la stazione terminale di quota 2930, in prossimità dell’Osservatorio Vulcanologico, ai piedi del Cratere Centrale del vulcano.

La notizia sul quotidiano torinese La Stampa del 24 maggio 1960
La notizia sul quotidiano torinese La Stampa del 24 maggio 1960

Il 23 maggio, intorno alle 11 del mattino, i due operai si trovavano a bordo di una della cabine che dalla stazione superiore stava scendendo verso valle; cinque persone, tre turisti francesi e altri due operai si trovavano in un’altra delle cabine. Gli operai erano stati impegnati quel giorno nella sostituzione dei rulli gommati con cui le cabine erano ancorate ai cavi, e stavano rientrando alla stazione di partenza. All’improvviso, sembrò inizialmente a causa di una anomala e forte raffica di vento, la cabina subì lo “scarrucolamento” dalla fune portante rimanendo però agganciata al cavo traente, forse andando a sbattere contro uno dei piloni.

Il titolo del quotidiano milanese Corriere della Sera del 24 maggio 1960
Il titolo del quotidiano milanese Corriere della Sera del 24 maggio 1960

Nonostante la cabina non fosse rimasta libera dal vincolo con la fune traente, essendo però questa meno robusta e non in grado di sostenerne il peso, dopo un salto di circa venti metri, l’abitacolo andò a schiantarsi sulle rocce sottostanti.

Questa dinamica fece sì che nell’impatto la cabina con i malcapitati a bordo si deformasse: i due vennero violentemente espulsi attraverso gli sportelli apertisi, mentre la cabina, tirata dalla forza elastica della fune, veniva risollevata e continuava la sua discesa.

Il contraccolpo fu avvertito alle due stazioni (di partenza e di arrivo) e la funivia immediatamente arrestata. Le squadre di soccorso, immediatamente attivatesi, aiutarono gli altri occupanti rimasti bloccati nelle loro cabine a scendere, secondo i protocolli di soccorso previsti per questi casi.

Due immagini della vecchia funivia, da una cartolina postale (collezione personale) e dal settimanale Life
Due immagini della vecchia funivia: da una cartolina postale (collezione personale) e dal settimanale Life

LIFE

I due lavoratori furono trasportati al Rifugio Sapienza e da lì, con un’ambulanza che nel frattempo era giunta, alla volta dell’Ospedale Garibaldi di Catania. Purtroppo per il giovane Salvatore Asero non ci fu nulla da fare: spirò infatti ancor prima di essere posto nell’ambulanza.

Il giorno dopo un’altra triste notizia raggiunse il paese di Nicolosi, dal quale era originario anche il secondo degli operai feriti, Alfio Mazzaglia: anch’egli, nonostante fosse stato sottoposto ad intervento chirurgico, non era riuscito a sopravvivere all’incidente.

Dal quotidiano Corriere della Sera del 25 maggio 1960
Dal quotidiano Corriere della Sera del 25 maggio 1960

L’inchiesta istruita dal Procuratore della Repubblica con l’ausilio di esponenti della forza pubblica e di tecnici della Funivia, accertò che la causa dell’incidente non era da attribuire al vento, bensì alla rottura di uno dei perni che congiungevano la cabina ai quattro rulli che scorrevano sul cavo portante: da qui lo scarrucolamento della cabina.

La vecchia stazione di partenza della Funivia dell’Etna (Foto S. Scalia)
La vecchia stazione di partenza della Funivia dell’Etna (Foto S. Scalia)

Finora si è parlato di vecchia funivia e di vecchia stazione. Infatti la funivia presso la quale avvenne l’incidente del 1960 rimase in funzione fino ai primi giorni dell’aprile del 1971: in quel mese le strutture (piloni di Piano del Lago, stazione di arrivo presso l’Osservatorio Vulcanologico e la stazione intermedia) furono distrutte dalle colate laviche dell’eruzione dell’aprile-giugno del ’71.

La cabinovia oggi in funzione sull’Etna è stata realizzata successivamente a quella storica eruzione e utilizza soluzioni tecnologiche che hanno aumentato di molto la sicurezza.

 

Con il titolo: la “vecchia” Funivia dell’Etna (Santo Scalia, Cartolina postale. Collezione personale)