Jasmine

di Jasmine Basile

“Le mie aspettative sono state ridotte a zero quando avevo 21 anni. Tutto da allora è stato un bonus“.

Nato 300 anni dopo Galileo Galilei e morto il 14 marzo del 2018, 139 anni dopo la nascita di Albert Einstein, i bonus Stephen William Hawking, se li è saputi guadagnare col fervore della sua intelligenza. Eminenza scientifica nel campo della matematica, della fisica teorica, dell’astrofisica e della cosmologia e vincitore di numerosi premi, applicò i suoi studi sui buchi neri e la loro termodinamica, sulla cosmologia quantistica, sull’origine dell’universo, sulla radiazione di Hawking e sullo stato di Hartle-Hawking ( la teoria cosmologica sull’inizio senza confini dell’universo). E, tramite la collaborazione con altri scienziati contribuì all’elaborazione di teorie fisiche e astronomiche quali il multiverso, la formazione ed evoluzione galattica e l’inflazione cosmica.

Per decenni ha rappresentato il punto di riferimento della ricerca moderna, grazie alle spiegazioni semplici e scorrevoli e ai testi estremamente scientifici ma è innegabile che la sua grandezza stia quanto più nella sua capacità di pensiero, nella sua ironia arguta e piccante e, soprattutto, nella sua forza come uomo e come filosofo.

4 Stephen-Hawking

Anche se non posso muovermi e devo parlare attraverso un computer, nella mia mente sono libero, disse una volta Hawking, (frase celebre pronunciata anche nell’ultima scena del capolavoro di James Marsh “La teoria del tutto” dall’attore, quanto mai sublime, Eddie Redmayne), a dimostrare che la grave malattia che lo affliggeva, la Malattia del Motoneurone, non poteva nulla contro la sua curiosità di comprendere l’universo e,  soprattutto, a dimostrare che non bisogna necessariamente avere un corpo perfettamente funzionante per realizzare se stessi se si ha semplicemente la forza di portare avanti i propri desideri e le proprie idee.

Di certo una “semplice” espressione della sua vita ma, implicitamente e forse neanche tanto, visto l’impegno sociale che Hawking ha sempre dimostrato verso i suoi “compagni” disabili, un modo per incitare quegli uomini e quelle donne affetti da deficit motori a non lasciarsi andare e a supplire le funzioni del corpo con le funzioni dell’intelletto. E anche un modo per aprire gli occhi all’umanità “perfetta” per dimostrare che non esiste perfezione se non quella della capacità di ragionamento e che il corpo è solo un bozzolo che deve contenere il suo cuore sacro: la mente. Un appello all’uguaglianza delle menti, a lasciar andare le apparenze per guardare oltre, dentro, fino alle radici della coscienza che ci garantisce lo status di esseri umani.

“Confinare la nostra attenzione alle questioni terrestri significherebbe limitare lo spirito umano”. Ad essere uguali nell’eccezionalità di ognuno per ciò che si sa fare e per ciò che si è, senza la necessità di dimostrare strenuamente a nessuno di esserne per forza capaci, senza sperperare energie per convincere qualcuno che siamo capaci di qualcosa. Forte dignità, intramontabile sicurezza, roccia di determinazione e mente acuta e sopraffina nel cogliere le sfumature dell’umanità. Cervello. Mente. Cuore. Personalità.

Prima ancora di essere scienziato ecco chi era Stephen Hawking. E andrebbe ricordato più per questo dai giovani, piuttosto che per le sue scoperte. Andrebbe ricordato per il patrimonio umano che ci ha lasciato.

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