di Santo Scalia

«Accuminciaru i riuturi d’austu!» [sono iniziati gli stravolgimenti (meteorologici) d’agosto]. Così spesso si sentiva dire alle genti dell’Etna, quando in lontananza, quasi sempre a mare, si sentiva il rumore sommesso del tuono. E ciò, in genere, avviene nella seconda metà di agosto, quando comincia ad annunciarsi l’autunno, quello meteorologico.

Il termine “riuturi”, ormai quasi desueto, è stato portato alla conoscenza di molti da Franco Battiato, il grande cantautore siciliano, ripostese per la precisione, anzi nato a Jonia – comune ideato e realizzato nel ventennio fascista e che adesso non esiste più – in una sua lirica dal titolo Veni l’autunnu: «Veni l’autunnu / scura cchiù prestu / l’abiri peddunu i fogghi / e accumincia ‘a scola / da’ mari già si sentunu i riuturi / e a’ mari già se sentunu i riuturi ».

Questa premessa solo per dire che un’escursione all’aria aperta, o in montagna a volte però può risultare pericolosa, anche molto pericolosa, persino mortale. Sull’Etna, al centro del Mediterraneo, ciò è ancor più vero ai primi sentori dell’autunno.

A mia memoria ben cinque persone hanno perso la vita sull’Etna a causa di un fulmine: un turista israeliano nel 1999; due escursionisti svizzeri nel 2001; un francese nel 2004 ed un operaio della Forestale.

Il 29 agosto 1999 due giovani turisti israeliani stavano compiendo un’escursione nei pressi di Monte Conca, nel versante nord-orientale dell’Etna. Sorpresi dal temporale i due sono stati investiti non da uno, ma da due fulmini consecutivi: uno dei due giovani – poco più che ventenne – del quale gli organi di informazione non fornirono allora il nome, fu colpito dalla scarica elettrica alle spalle. Il grande calore sprigionato gli bruciò vestiti e scarpe, e l’onda d’urto lo scaraventò ad alcuni metri di distanza. Il compagno, Adiel Jaachov Benaeyahu, ventiquattrenne di Gerusalemme, sopravvisse in quanto non fu colpito direttamente dal fulmine, ma fu scaraventato a terra sbattendo la testa. Ricoverato all’Ospedale di Giarre gli furono riscontrate lievi ustioni ed un leggero trauma cranico.

Dal quotidiano Repubblica del 24 agosto 2001

Il 22 agosto 2001  due turisti svizzeri, Sabrina Pilara e Horst Karl Martin, stavano effettuando un’escursione lungo la pista di accesso ai crateri sommitali del versante nord. Sabrina Pilara, nata a Wettingen ma di nazionalità italiana e figlia di italiani, aveva 29 anni, compiuti il 10 giugno; Horst Karl Martin, di 45 anni, era originario di Krinau, ma residente a Zurigo. Stavano salendo verso la zona sommitale, provenendo da Piano Provenzana, da dove erano partiti nel primo pomeriggio. Intorno alle ore 17 un temporale li sorprese intorno a quota 3000, in prossimità di Punta Lucia.

Croce in memoria di Sabrina Pilara, posta lungo la pista del versante nord (Foto S. Scalia)

A causa delle pessime condizioni meteorologiche li trovarono il giorno dopo, morti, a detta del medico legale che aveva esaminato i corpi, per arresto cardiaco. Sul luogo della tragedia la madre della giovane pose una croce in ferro ed una targa a memoria.

Il 15 settembre 2004, mentre era in corso un’eruzione effusiva che riversava un fiume di lava in Valle del Bove, un turista francese di 49 anniEtienne Nicoladze Arnaud – era salito in prossimità della Montagnola per assistere allo spettacolo. La lava scorreva tranquilla già dal giorno 7 (l’eruzione si sarebbe protratta fino al 14 marzo dell’anno successivo) ma quel pomeriggio un intenso temporale si generò su quell’area, ed un fulmine colpì il malcapitato.

Dal quotidiano La Sicilia del 17 settembre 2004

Nessuno ne denunciò la scomparsa; il corpo fu ritrovato il giorno dopo da alcuni turisti di passaggio e recuperato dai militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi e dai Carabinieri della Compagnia di Paternò.

Il recupero del corpo di Arnaud (foto dal quotidiano La Sicilia 17 settembre 2004)

Arnaud lavorava per l’agenzia Grand Angle, specializzata in escursioni sui principali vulcani del mondo. Pare fosse sull’Etna per valutare la possibilità di definire un itinerario da inserire nei programmi dell’agenzia.

Tra i miei ricordi c’è anche quello di un operaio della Forestale intento a lavorare presso i Monti Rossi di Nicolosi; anch’egli, sorpreso da un improvviso temporale, fu colpito ed ucciso dalla scarica di un fulmine.

Ma cosa fare e come comportarsi in caso di temporali e fulmini? Il Dipartimento della Protezione Civile ci dà degli utili consigli: «Se senti i tuoni, anche se ti sembrano lontani, il temporale è a pochi chilometri, se non più vicino. In questo caso sei in pericolo, raggiungi immediatamente un luogo riparato». Il problema è che in montagna, molto spesso, un luogo riparato non c’è!

In questo caso, è sempre il Dipartimento a consigliare: «Scendi immediatamente di quota, evitando la permanenza su percorsi particolarmente elevati, esposti o di forma appuntita, come creste o vette, tenendoti alla larga dai percorsi attrezzati con funi e scale metalliche. Raggiungi rapidamente un percorso a quote inferiori, camminando, se possibile, lungo avvallamenti del terreno (conche, valloni, fossati ma fai attenzione a eventuali inondazioni in caso di forti piogge)».

Altri utilissimi consigli sono i seguenti: «se sei costretto a sostare all’aperto mantieni i piedi uniti, rendendo minimo il punto di contatto con il suolo, così da ridurre l’intensità della corrente in grado di attraversare il tuo corpo. Per lo stesso motivo, evita di sederti o, peggio, sdraiarti per terra. Sempre con i piedi uniti, puoi assumere una posizione accovacciata, meglio se frapponendo tra te e il terreno un qualsiasi materiale isolante».

Ricordiamo quindi che «i fulmini rappresentano il più temibile pericolo associato ai temporali. La maggior parte degli incidenti causati dai fulmini si verifica all’aperto: la montagna è il luogo più a rischio, ma lo sono anche tutti i luoghi esposti, specie in presenza dell’acqua, come le spiagge, i moli, i pontili, le piscine situate all’esterno. In realtà esiste un certo rischio connesso ai fulmini anche al chiuso. Una nube temporalesca può dar luogo a fulminazioni anche senza apportare necessariamente precipitazioni».

Con il titolo: Fulmini, da Noaa Photo Library