Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Vincenzo Greco

In questi giorni sento il bisogno di condividere un pensiero personale, legato alle vicende che stanno interessando la mia figura professionale come Guida Vulcanologica.

Quando ho scelto di lavorare sull’Etna, non l’ho fatto per togliere qualcosa a qualcuno, né perché mi sentissi migliore di altri. L’ho fatto semplicemente perché mi piaceva. Mi piaceva stare sul vulcano fin da bambino, e sognavo di trovare un lavoro che mi permettesse di farlo ogni giorno. Mi piaceva studiarlo, viverlo, capirlo, e ho deciso di trasformare questa passione in un lavoro attraverso studio, formazione, esami e competenze specifiche.

Per questo motivo trovo profondamente ingiusto e, a tratti, offensivo, sentire o leggere commenti che fanno passare chi ha acquisito una competenza come se avesse un “monopolio” o un’esclusiva indebita.

Non esiste alcun monopolio: esiste la competenza. Così come esistono maestri di sci, guide alpine, chef, tecnici, medici, artigiani specializzati. Nessuno di loro “toglie” qualcosa agli altri: semplicemente fa il lavoro per cui si è formato.

C’è poi un aspetto fondamentale che spesso viene dimenticato. Avendo scelto la strada di lavorare sui vulcani attivi e nelle aree attive, quindi in contesti dove possono essere presenti eruzioni in corso, questa scelta è stata fatta con la piena consapevolezza che esistono leggi e regolamenti che tutelano, riconoscono e disciplinano le competenze specifiche di determinate figure professionali in determinati ambienti.

Nessuno sta dicendo che una guida debba essere imposta. Chi vuole essere accompagnato sceglie liberamente. Ma quando un sindaco o un amministratore pubblico si trova a dover gestire, regolamentare o organizzare la fruizione di questi eventi naturali, proprio per tutelare le persone e garantire un minimo di ordine e sicurezza, è chiaro che la prima cosa che fa è verificare cosa dice la legge. E quindi va a individuare quali sono le figure professionalmente competenti, riconosciute ai sensi di legge, sia regionale che nazionale, per operare in quel settore specifico e in quel contesto territoriale.

La risposta non la danno le guide, né i singoli professionisti: la dà la legge. Ed è per questo che, nei regolamenti e nelle ordinanze, vengono citate e inserite le Guide Alpine e Vulcanologiche. Non per imporre una figura, non per creare esclusività, ma per regolamentare una scelta, tutelare chi decide di affidarsi a un professionista e cercare di organizzare in modo responsabile la fruizione di fenomeni naturali complessi.

Le ordinanze nascono quindi come strumenti di tutela e gestione, non come atti punitivi o discriminatori. E il fatto che una figura venga citata all’interno di un’ordinanza non è una colpa, ma la conseguenza naturale di ciò che la legge riconosce.

E allora mi chiedo: anche questo è una colpa? Se lo dice la legge, la colpa sarebbe di chi ha deciso di lavorare in quel settore? Lo dico da appassionato prima ancora che da professionista: sono il primo ad essere contento che la gente ammiri ciò che il nostro vulcano offre, con o senza guida.

Quello che non accetto è essere accusato o colpevolizzato per aver scelto di fare questo nella vita. Credo che, come tutti, si debba avere il diritto di scegliere che lavoro fare, almeno questo.

E allora mi chiedo ancora: la colpa di lavorare, di avere un’entrata economica dal lavoro che si è deciso consapevolmente di fare nella propria vita… è una colpa?

Arrivare a far sentire una persona in colpa per aver scelto un percorso professionale che ama, per aver investito tempo, sacrifici e responsabilità in una formazione riconosciuta, è qualcosa che non trovo normale. Sono arrivato perfino a pensare: cosa che non avrei mai immaginato, di sperare che :”l’eruzione finisse”, solo per il peso di tutto ciò che si è creato attorno al mio lavoro, accettando l’inevitabile danno che ne sarebbe derivato. Chi mi conosce sa quanto questo pensiero sia lontano da me.

È chiaro che ci sono sempre aspetti migliorabili: organizzazione, comunicazione, approccio. Su questo non mi sono mai tirato indietro. Ma una cosa deve essere chiara: le guide non esistono per mettere a rischio le persone. Chi si affida a un professionista lo fa proprio per avere sicurezza, responsabilità e tutela, e quella responsabilità ricade interamente su chi accompagna. La vita delle persone viene prima di tutto, sempre.

Io rispetto profondamente il lavoro e il percorso di chiunque abbia scelto una strada diversa dalla mia. Chiedo solo lo stesso rispetto per la scelta che ho fatto io: non per danneggiare, non per competere, non per togliere, ma perché è ciò che amo fare e che ho scelto consapevolmente come lavoro.

Volevo fare questa precisazione perché certi commenti e certe affermazioni, per come sono stati espressi, mi hanno sinceramente rattristato. Non cerco scontri, non cerco colpevoli. Cerco solo rispetto reciproco. GRAZIE

E allora mi chiedo ancora: che cos’è una colpa? Buon vulcano a tutti.

(Gaetano Perricone). Sono stato il primo, carissimo Vincenzo, a “scoprirti” sul mio blog IlVulcanico.it quando diventasti allora la più giovane guida vulcanologica d’Italia, sull’Etna. Apprezzai molto, nonostante la tua giovanissima età, la tua serietà, il tuo equilibrio, la tua passione infinita per l’Etna e con il passare del tempo sempre più la tua preparazione e crescente competenza nello svolgimento del mestiere che ti sei scelto. Questa tua riflessione, per quanto intrisa di legittima amarezza, conferma tutto quello che di buono ho subito pensato di te. E allora ti dico, con la stima e l’affetto di sempre: vai avanti con il tuo lavoro, con la tua passione, con il tuo impegno a servizio di chi vuole conoscere insieme a te il nostro meraviglioso vulcano Patrimonio dell’umanità e di tutto il resto … futtitinni 

 

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