di Emilia Neri *

Il 10 marzo 2021, sarà l’anniversario del lockdown generale in Italia. A un anno da questo evento,  possiamo soffermarci a riflettere su cosa è cambiato da un punto di vista psicologico. I dati che emergono dalle ricerche sono molto impegnativi.

Secondo una ricerca condotta dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, il 18% della popolazione italiana è colpita da depressione e il 40% dall’ansia. Questo aggravamento della salute psicologica delle persone può essere dovuto alla paura per il
Covid, al vivere una vita con molte limitazioni rispetto a prima e, soprattutto, alle incertezze sul futuro, soprattutto da un punto di vista economico.

Inoltre, abbiamo assistito a un aumento dell’utilizzo di psicofarmaci, in particolare ansiolitici e antidepressivi. Questo è anche dovuto alla carenza di supporto psicologico: basti pensare all’assenza di figure come gli psicologi di base. Nella nostra società è ancora troppo radicata l’idea che il problema psicologico sia in realtà un problema esclusivamente cerebrale. Non si tratta di demonizzare i farmaci, ma di superarli come unica o fondamentale risposta offerta ai cittadini. Andare dallo psicologo è ancora un tabù, si pensa che questa figura curi la malattia mentale, mentre il focus del supporto psicologico è la promozione della salute e delle risorse delle persone.

Tempo fa ha fatto notizia la scelta del Belgio di istituire la figura del knuffelcontact, il “compagno di coccole”, o meglio una persona fra le tue conoscenze autorizzata a frequentare casa tua. Per quanto il nome possa fare sorridere, questa è una misura seria, presa per salvaguardare la salute mentale delle persone durante il lockdown e per ovviare al problema della solitudine.

Questi dati, che a un primo impatto possono allarmare, vanno contestualizzati. Per esempio, dobbiamo considerare che le notizie che vengono diffuse maggiormente hanno una valenza negativa, ottenendo l’effetto di alimentare vissuti di ansia e paura. Ancora oggi viene dato troppo poco spazio a quelle notizie che possono ispirare un cambiamento o contribuire a stimolare una riflessione. Inoltre, è vero che queste problematiche sono in aumento, ma è vero anche che vengono attenzionate maggiormente rispetto al passato.

La pandemia e le sue conseguenze non hanno fatto altro che accentuare delle fragilità e delle problematiche che erano già presenti nella maggior parte delle persone. Questa situazione ha contribuito a dare rilevanza alla salute psicologica delle persone e a quanto
il nostro paese sia inadeguato a rispondere a questo bisogno. Ci deve fare ben sperare il fatto che sempre di più si parli dell’importanza della salute psicologica, paragonata ormai a quella fisica, la quale prima veniva vista come prevalente. Sempre più persone riescono a fare “coming out” riguardo il loro malessere psicologico e questo lo dobbiamo proprio al fatto che, piano piano, si sta radicando l’idea che la salute mentale è un diritto dell’individuo.

Per quanto riguarda, invece, più direttamente il tema lockdown, voglio parlare di quelle persone che sono riuscite a sfruttare l’isolamento in modo efficace, mettendo in atto strategie diverse e scoprendo parti di sé che prima trascuravano. Persone che hanno
avuto il coraggio di chiedere aiuto a familiari, amici o professionisti della salute mentale. Persone che hanno deciso di sfruttare il tempo in compagnia di sé stessi per tirare le somme della loro vita in modo da acquisire più consapevolezza. Persone che sono riuscite a dirsi “prima pensavo di vivere bene, pensavo che la mia fosse una bella vita, questo lockdown mi ha costretto a rifletterci e mi sono reso conto che non era così”.

Sono storie di cui i media parlano poco, che avvengono in punta di piedi, ma esistono, accadono, e io stessa ho avuto la fortuna di sentirne alcune.

Questo articolo non vuole sminuire le difficoltà che porta la situazione che stiamo vivendo, ma vuole fornire una prospettiva diversa rispetto a quella che sentiamo ogni giorno in televisione o che leggiamo sui giornali (altrimenti, tanto valeva non scriverlo
neanche, no?). Affrontare il proprio malessere non è facile, ma una volta che si ha consapevolezza si può scegliere di cambiare cosa ci fa stare male nella nostra vita e cercare di individuare strategie più funzionali per migliorare il nostro benessere e, di conseguenza, anche quello delle persone che abbiamo intorno e che per noi sono importanti.

*psicologa, psicoterapeuta in formazione

Con il titolo e all’interno dell’articolo: foto di Cottonbro da Pexels