di Antonio De Luca

ANTONIO DE LUCA 26 ottobre 2013

Etna. 12 gennaio 2011. Otto anni e un giorno fa.

Partiamo da Catania per andare a vedere da più vicino quello che accade al Cratere di Sud-Est dove da qualche giorno è un crescendo di fenomeni. Partiamo alle 20.30 in direzione di Piano del Vescovo.

Le strade sopra Zafferana Etnea sono buie, il freddo comincia a farsi sentire anche attraverso i finestrini chiusi. Durante gli ultimi tornanti alziamo lo sguardo verso quel puntino rosso pulsante, notiamo qualcosa: sotto le esplosioni si sta facendo più forte una luce rossa, estremamente debole ma ferma, al contrario delle esplosioni che continuano a zampillare appena sopra. Con maggiore fretta raggiungiamo il piccolo spiazzo e iniziamo a montare treppiede e videocamera.

Adesso lo riusciamo a vedere bene, da qualche minuto da quella bocca ha fatto la sua comparsa un trabocco che con il passare dei minuti diventa sempre più vivo. Ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo avuto ad essere lì nel momento in cui la lava ha ripreso a fuoriuscire dal suo guscio solido dopo ben un anno e mezzo dal suo ultimo affacciarsi. E quello che vediamo non è che l’inizio.

Intanto prendiamo il binocolo e guardando all’interno vediamo esplosioni sempre più forti. Senza voler esagerare i miei ricordi vanno alle immagini viste e riviste del Cratere Laghetto o Monte Escrivà (Luglio-Agosto 2001) e al suo ribollire di lava con getti che arrivavano a centinaia di metri d’altezza. L’attività è diversa ma come allora i lapilli partono verso l’alto e nel ricadere all’interno dello stesso cratere impattano con gli altri in risalita ed è un trionfo di giochi di fuoco.

Mentre ancora lo stupore veste il nostro viso per quella colata che si allunga sempre di più ci accorgiamo che le esplosioni sono più continue rispetto ad appena 10 minuti prima. La lancetta più lunga dell’orologio fa solo qualche giro prima di poter dire di stare assistendo ad un parossismo vero e proprio, massima interpretazione del Cratere di Sud-Est, come ci ha abituato da diversi anni. Hanno un leggero tremore le mie mani nel cercare l’inquadratura giusta, misto tra emozione e un vero tremore che man mano cresce sotto i nostri piedi. Il rombo dei boati che inizialmente era appena percettibile adesso echeggia fortemente sul pianoro.

Ci guardiamo le mani, riusciamo a vedere una sfumatura di rosso. Il bianco, quello della mezza Luna, è andato lentamente a scomparire, nascosto dalla cromaticità preponderante di questo straordinario vulcano. La sua luce è filtrata da un enorme nuvolone che ci passa sopra, sale per poi deviare verso sud.

Non ce ne accorgiamo subito ma il piazzale è già pieno di gente, all’esclamazione di “scassau a muntagna” si parte per avere un posto in prima fila. L’Etna diventa anche situazione sociale e così ci si ritrova a commentare la serata davanti gli occhi affascinati di qualche straniero che non aveva mai visto uno spettacolo così affascinante. Ormai le fontane sono alte centinaia di metri. La colata attraversa quel poco di neve che ancora resiste lassù in quota e alte nuvole di vapore si aggiungono alla scenetta. Decidiamo di riscendere verso le case di Zafferana per osservare meglio l’evolversi della colata. Prima però una volpe ci attraversa la strada, indietreggia al mio pormi verso di lei con la videocamera, quasi mi sento in colpa per averla infastidita. La piazza centrale di Zafferana Etnea ci appare con sorpresa deserta, l’atmosfera è strana, ci siamo solo noi e l’Etna anche se non mi è più tanto chiaro chi è l’osservatore e chi è osservato.

Rimaniamo pochi minuti per poi tornare a spostarci in direzione di Milo, lì lo scenario dell’eruzione ci appare in tutta la sua grandiosità: una valanga di lava scorre verso la Valle del Bove, ed è da lasciare senza fiato il colpo d’occhio che ne esce fuori.  Ma l’eruzione è ormai scemata, solo le ultime e più basse fontane riescono ad illuminare il cielo del paesino, qualcuno teme lo scendere della lava troppo in basso, in realtà sappiamo bene che non c’è pericolo anche se l’effetto ottico che ne viene fuori per qualche minuto fa barcollare le nostre convinzioni, ma è solo un momento.

Lo spettacolo è finito, la videocamera è ormai fissa da diversi minuti verso la lava in raffreddamento, continua ad avanzare qualche braccio più fluido ma ormai il suo destino è segnato da un buio che entro poche ore tornerà protagonista come se nulla fosse.
La situazione è un po’ triste, da l’aria di qualcosa che finisce senza dare una data per l’arrivederci.

Tornando a casa, pregustiamo l’idea del video, per la prima volta sul nostro PassioneEtna apparirà qualcosa di acceso, sicuramente tanto aspettato e l’Etna quella sera non poteva farci un regalo migliore. E’ solo un video, ma può rappresentare qualcosa di molto più importante. Qualcosa che sicuramente porteremo per sempre con noi. Ricordi importanti, bellissimi, tracce delle nostre vite in cui sicuramente da sempre e per sempre protagonista sarà l’Etna.

Testo di Antonio De Luca
Riprese e montaggio di Antonio De Luca e Klaus Dorschfeldt

 

Antonio De Luca

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