di Gaetano Perricone

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“Davanti a noi: l’Etna, grande attore che esplode con il suo spettacolo due o tre volte ogni secolo e  io venivo a cinematografare la sua fantasia tragica. Tutto un versante della montagna era una festa di fuoco.  L’incendio si trasmetteva alla parte arrossata del cielo. A venti chilometri di distanza, il rumore arrivava a tratti come da un lontano trionfo, da migliaia di applausi, da una immensa ovazione.

In quale teatro un attore tragico ha mai conosciuto un simile uragano di successi, la terra sofferente, ma dominata, che  si incrina a ogni richiamo. Un tremore secco scosse all’improvviso il suolo dove noi posavamo i piedi. L’Etna telegrafava le scosse estreme del suo disastro. Poi si fece un gran silenzio …

… A Linguaglossa i mulattieri ci aspettavano dinanzi il fronte lavico, nera, e crepata di porpora come un bel tappeto. Questo muro di brace avanzava per crolli successivi. Sotto la sua forza le case, mal protette dalle immagini sacre, crollavano con uno strepitio di noci schiacciate. I grandi alberi abbattuti ai loro piedi si infiammavano di colpo, dalla radice alla sommità e bruciavano come tante torce crepitando. Spuntava il giorno. I muli inquieti, le narici dilatate, piegavano le orecchie. Degli uomini, impotenti, gironzolavano. Stupendo vulcano ! Mai ho visto espressioni comparabili alle sue. La bruciatura aveva ricoperto tutto dello stesso colore senza colore, grigio, matto, morto. Ciascuna foglia di ogni albero passava, a vista d’occhio, per tutte le tinte e tutte le screpolature dell’autunno, contorte, poi bruciate, cadevano al soffio del fuoco. E l’albero, nudo, nero, rimaneva dritto un istante nel suo inverno ardente …

Eruzione del 1923, cratere Monte Pizzillo (foto Gustavo Zuler)

… La lava cadeva con il rumore di milioni di piatti rotti tutti in un sol colpo. Sacche di gas si aprivano fischiando dolcemente come serpenti. L’odore del rogo, un odore senza odore, ma pungente e amaro, avvelenava fino in fondo al petto. Sotto il cielo, pallido e secco, regnava la morte vera” (da Jean Epstein, “Le cinematographe vu de L’Etna“, Il cinematografo visto dall’Etna, Parigi 1926, Les Ecrivans Reunis. Tratto dal volume “L’Etna nel cinema”, Sebastiano Gesù, Giuseppe Maimone Editore, pagina 109).

La storia … Vulcanica della domenica è questa straordinaria, appassionata testimonianza di un grande personaggio del cinema e della cultura del Novecento, il regista e teorico francese  degli anni Venti Jean Epstein. Un racconto intenso, di grande potenza evocativa – stralciato da uno dei più significativi saggi del cinema muto – da parte di un grande professionista dell’arte cinematografica, che dimostra ancora una volta come, anche agli occhi di un profondo  conoscitore ed esperto dell’immagine, la Muntagna ha sempre rappresentato un luogo unico e quasi magico.

Jean Epstein

Sin dagli albori della storia del cinema, infatti, l’Etna – il Vulcano più studiato, monitorato, raccontato nella storia dell’umanità, come ben ci ricorda la motivazione dell’inserimento nella Word Heritage List dell’Unesco il 21 giugno del 2013 – ha esercitato una vera e propria “attrazione fatale” per cineasti, documentaristi, videoamatori. Come scrive nella sinossi del suo eccellente, già citato libro, il critico e storico cinematografico Sebastiano Gesù, “… Inserendosi, dunque, nella tradizione letteraria, poetica, pittorica, anche il cinema ha raccontato l’Etna, utilizzandolo e descrivendolo nelle sue più svariate accezioni, mostrandone il suo magnifico scenario, adattandolo e trasformandolo a piacimento: ora mondo favolistico, ora metafisico, ora realtà del vivere esistenziale”.

Tornando a Jean Epstein, il famoso e celebrato cineasta fu dunque inviato in Sicilia nel 1923 dalla altrettanto famosa Casa cinematografica Pathé per realizzare La montagne infidèle, film- documentario sulla eruzione che quell’anno, per poco più di un mese, dal 16 giugno al 18 luglio, colpì il versante nord orientale dell’Etna, distruggendo l’abitato di Catena e interrompendo la Ferrovia Circumetnea. Il risultato del suo lavoro di ripresa fu un documento molto importante, con una lunghezza della pellicola, per quei tempi piuttosto insolita, di 660 metri. E a seguito di quella esperienza vissuta sulla Muntagna, dopo tre anni dalle riprese il regista pubblicò lo storico saggio Le cinematographe vu de L’Etna”, dal quale abbiamo tratto il bellissimo stralcio con le impressioni di Epstein – letteralmente ammaliato dal più alto vulcano attivo d’Europa con il suo fascino e la sua potenza – e che vi suggeriamo di leggere.

Ancora eruzione del 1923

Le affascinanti foto in bianco e nero sono tratte da cartoline postali dell’epoca, per le quali ringrazio gli amici delle Guide Alpine e Vulcanologiche dell’Etna, e dal libro “L’Etna nel cinema muto”.

 

Gaetano Perricone

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