Antonella De Francesco

di Antonella De Francesco

L’amore non lo puoi fermare. Puoi stentare a riconoscerlo e cercare, per un pò , di metterlo a tacere, ma alla lunga ti sconquasserà il cuore. Tutto quello che hai dentro ha una voce e tu, noi, dobbiamo prestarle orecchio e mai soffocarla.
È questo il messaggio dell’ultimo film di Luca Guadagnino (nato a Palermo), “Chiamami col tuo nome “, che non posso che definire un capolavoro cinematografico, sontuoso e forte nei contenuti, giustamente candidato a quattro premi Oscar e già apprezzatissimo negli Stati Uniti e non solo.

Racconta la storia di Elio, un adolescente amante dalla musica, colto e molto sensibile, nei cui panni troviamo un magistrale e giovanissimo Timothée Chalamet, classe 1995, ma dal talento recitativo raffinatissimo, che durante le vacanze estive nella sua casa familiare ospita un giovane americano Oliver, disinvolto e di una bellezza statuaria, interpretato da Armie Hammer, arrivato per ultimare la sua tesi di laurea seguito dal padre di Elio, professore di archeologia.

La storia si svolge un una magnifica dimora settecentesca ubicata nelle campagne nei dintorni di Crema, dove pure sono girate altre scene del film . La natura è magnifica, cornice ideale per questo viaggio che Elio conduce alla scoperta di se stesso e di Oliver, ma che diventa un viaggio universale per tutti noi, che almeno una volta nella vita siamo stati travolti dalla passione. Il suo incipit e la sua progressione si percepiscono ovunque nelle scene del film, grazie alla straordinaria recitazione di entrambi i protagonisti, magistralmente ripresi da Sayombhu Mukdeeprom, alle sue inquadrature fuori campo, alle panoramiche di ampio respiro, ai primi piani ravvicinati a camera fissa, che in definitiva non restano molto lontani dai prodigi che, in bianco e nero, ci ha regalato a suo tempo François Truffaut, in June e Jill, per citarne uno.

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Il giovanissimo protagonista Timothée Chalamet in una scena del film

Il titolo racchiude il se il significato più profondo e più sensuale del dono d’amore: mettere la propria anima nelle mani dell’altro, espropriandosi di tutto, persino del nome, fondendo la propria identità con quella di chi si ama. Il fatto che si tratti di un amore omosessuale, rende la vicenda forse un tantino più “complicata”, ma soltanto per la ragione che la scoperta della vera natura da parte di un adolescente, comporta per il giovane Elio momenti di instabilità e insicurezza . Ma quale viaggio dentro noi stessi non ha comportato la paura di scoprire ciò che non sapevamo ancora ma che volevamo ad ogni costo comprendere ?

Un viaggio difficile ma necessario per vivere in pienezzam per crescere, per acquisire consapevolezza del nostro corpo inesplorato, per sentirsi liberi di guardarsi tutti i giorni allo specchio, per dare dignità a quello che sentiamo di essere, alle emozioni che ci rendono unici e felici, anche se per poco .

Abbiamo tutti da imparare da questo film che porta sullo schermo ogni possibile forma d’amore: da quello amicale, a quello familiare, a quello passionale dentro coppie in cui non conta il sesso ma l’umanità, la purezza di quello che la natura risveglia fuori e dentro di ciascuno di noi. Non resterete scandalizzati, ma commossi anche dalle scene più forti e vi sorprenderete della grande grazia di tutti i personaggi della storia, della loro sensibilità sconfinata, del rispetto vero che trapela dalle loro parole. Vi specchierete negli occhi lucidi dei genitori di Elio e sarete solidali con il
padre di lui, quando, rovesciando lo stereotipo, almeno cinematografico, dei padri ostili alla omosessualità dei figli, ci farà provare la sua stessa tenerezza nel riconoscere nel figlio adolescente l’amore, incoraggiandolo per questa strabiliante scoperta di vita e di libertà .

Quanto alla colonna sonora, trattandosi di una storia ambientata negli anni ‘80, ci troverete molte delle hits che noi cinquantenni abbiamo ballato con i nostri amici , inconsapevoli, come il protagonista, che la vita stava appena iniziando. Ma la colonna sonora ( pure candidata all’Oscar) comprende anche brani di Sakamoto, Battiato, Bertè, Chopin e Bach, per cui vi consiglio di scaricarla appena potete, vi aiuterà a conservare più a lungo le emozioni del film e a riviverne tutta la struggenza .

Perché, dimenticavo di dire, come in molte storie d’amore, manca il lieto fine, a conferma che è nella essenza delle cose meravigliose non durare per sempre , se non dentro di noi, in fondo ai nostri occhi , nei nostri silenzi, nei nostri pensieri liberi ma anche del fatto che emozionarsi e continuare a farlo è forse l’unica vera forma di libertà e di vita.
Da vedere!!!!

Antonella De Francesco

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