foto profilo vulcanico FRANCO PALAZZO

di Francesco Palazzo

Gennaio deve essere un mese fatidico per i palermitani, deve essere un mese in cui decidono di mettere a posto quello che non va. Deve essere colpa delle feste natalizie, dei festeggiamenti di fine ed inizio anno, allorquando è facile sperare che arrivi finalmente la svolta tanto attesa. Invece, passati i primi giorni di gennaio, anche i palermitani – oserei dire, perfino, visto che in genere sono inguaribili sognatori – si rendono conto che nulla cambia così, per miracolo. Ed i palermitani, che è gente che sa benissimo quando sia venuto il momento di abbandonare i barocchismi mentali, cioè quelle civetterie nobiliari retaggio della forte influenza culturale lasciata dalla lunga dominazione spagnola, non ci stanno a pensare due volte e sfasciano tutto.

Solo così si può spiegare il perché il 12 gennaio del 1848 scoppiano a Palermo, prima città d’Europa, i moti che poi presero nome di “moti del ‘48 e che diedero un forte scossone al potere austriaco ed agli assolutismi caratterizzanti le monarchie dominanti.

Solo così si può spiegare, dato che, stando ai documenti storici che è facile reperire, le cose sembra che siano iniziate come per caso.

Riferisce infatti Denis Mack Smith nella sua “Storia della Sicilia medievale e moderna”:

I primi giorni del 1848 furono caratterizzati da un’eccezionale agitazione a Palermo. Correvano nell’aria voci di una nuova costituzione. Tumulti di studenti provocarono la pericolosa decisione di chiudere l’università e fu decretato l’arresto di undici eminenti cittadini noti per le loro idee liberali, diversi dei quali appartenevano alla nobiltà. Uno dei radicali meno noti fece circolare un manifesto non firmato in cui si annunciava, a nome di un comitato rivoluzionario forse inesistente, che una ribellione per la libertà siciliana darebbe cominciata in coincidenza con le feste per il compleanno del re, il 12 gennaio. Lo stratagemma riuscì, perché sebbene le autorità non potessero prendere sul serio una tale dichiarazione pubblica di intenti, la notizia era tale da diventare argomento generale di conversazione e di creare un’atmosfera di attesa”.

GENIO PALAZZO DELLE AQUILE
Il Genio di Palermo a Palazzo delle Aquile e quello di Piazza Rivoluzione

Evidentemente qualcosa o qualcuno li guidava dall’interno del loro animo e questo GENIO RIVOLUZIONEqualcuno non poteva che essere il Genio di Palermo, il Nume protettore della città che risaliva nientedimeno che alla fondazione ad opera dei fenici e che una volta spuntava dalle acque del porto, un’altra da quelle del fiume Oreto ed in ogni caso era presente in ogni corso d’acqua, come veniva frequentemente raffigurato al centro delle fontane. Ed i moti di Palermo, nati come per scherzo, da piccolo corso d’acqua si trasformarono prima in torrente tumultuoso e poi in un fiume in piena che tutto travolge. Evidentemente, il Genio aveva previsto tutto ed aveva saputo guidare gli animi dei palermitani. Le truppe borboniche, nonostante fossero forti di circa settemila soldati, cui presto si aggiunsero svariati rinforzi, non avevano piani di emergenza perché non era mai stata contemplata la possibilità che si verificasse una situazione del genere. Si trovarono perciò spiazzate e, dopo le prime scaramucce che le avevano viste soccombenti, decisero di bombardare la città. Questo suscitò la più viva indignazione, specie quando una cannonata diede fuoco al banco dei pegni municipale, dove il popolino portava le sue “ricchezze” ma di cui si servivano anche tante famiglie aristocratiche.

Il Genio del Porto di Palermo
Il Genio del Porto di Palermo

E di colpo la città fu messa a ferro e a fuoco. Il resto potete facilmente immaginarlo. Ben presto le truppe borboniche furono sbaragliate e si ritirarono velocemente ed il potere fu preso dai rivoluzionari, che però – sostanzialmente – non seppero che farsene, tanto è vero che già sul finire dello stesso 1848 re Ferdinando II aveva sostanzialmente riportato le cose allo statu quo ante. Ma qui interessa maggiormente ricordare come questo Nume tutelare della città, abbia voluto vestire i panni di spiritello, di folletto, come potremmo chiamarlo se non fosse per la tipicità nordica dei folletti. E nella qualità di spiritello come si sia arrogato l’altissimo compito di animare una popolazione di sottomessi (solo apparentemente) ed anche in questo caso si sia risvegliato e con il suo tridente (tipico scettro delle divinità di acqua) abbia saputo opportunamente pungolare i palermitani.

E a Palermo da sempre si dice che quando la città si agita contro il Potere a tutti i livelli ci sia dietro il Genio che fa i dispetti agli Dei più grandi e potenti e, come un monellino di strada, spesso risulta essere molto pernicioso.

Eugenio Corini
Eugenio Corini

Dopo quel famoso 1848, la più recente manifestazione del Genio sembra sia stata nel mondo del calcio. Infatti, proprio come uno spiritello dispettoso, l’ultimo faro distributore di palloni della squadra rosanero, Eugenio Corini, ha saputo consegnare ai tifosi palermitani gioie di imperitura memoria, come le vittorie contro squadroni come Juve, Milan, Roma, Napoli, ecc. in casa e fuori, perpetuando così la fama dello spiritello che fa i dispetti ai potenti.

Penso che il Genio si sia incarnato in un campione del calcio per fare capire ai palermitani che devono sapersi organizzare e che devono programmare perché le problematiche (chiamiamole eufemisticamente così) che affliggono la città devono essere affrontate con sistematicità,  in quanto non basta il solo spirito combattivo e rivoluzionario che di tanto in tanto si manifesta.

Con il titolo: la statua del Genio di Palermo a Villa Giulia (le foto dal Web)

Francesco Palazzo

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