di Santo Scalia

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Nel marzo del 1669 la storica, terribile eruzione dell’Etna distrusse anche l’intero paese di Misterbianco: in soli due giorni, dal 29 al 30 marzo due bracci di lava lo circondarono ricoprendolo completamente. Contrariamente a quanto era avvenuto a Mompileri che, poco più di 6 chilometri più a nord, in poche ore fu sommerso dalla lava, gli abitanti di Misterbianco ebbero 17 giorni per realizzare che anche il loro paese sarebbe stato distrutto, portare via quanto possibile e mettersi in salvo nelle terre circostanti.

La Chiesa Madre - Olio del pittore Domenico Agosta
La Chiesa Madre – Olio del pittore Domenico Agosta

Tra quanto preservato dagli abitanti di Misterbianco, oltre alle statue e agli arredi della Chiesa Madre – intitolata alla Madonna delle Grazie – fu possibile portare giù dal campanile le campane, tra le quali la più grande, quella che pesava 18 cantàra, secondo l’unità di misura in uso allora. Nella vecchia Misterbianco (Monasterium Album, nella dizione antica più diffusamente attestata), la Chiesa Madre era posta su un’altura che dominava il paese. Possiamo ammirare una ricostruzione ideale del paese circondato dalla lava in un bellissimo quadro del pittore Domenico Agosta, con una ricostruzione della Chiesa, il cui prospetto era rivolto ad Oriente, composta da una sola navata e con il campanile posto, come ancora oggi possiamo vedere, lungo il prospetto di mezzogiorno. La chiesa si raggiungeva tramite una ampia scalinata. Nel quadro di Agosta, raffigurazione ideale di eventi reali, si vedono i paesani intenti a “scendere” le campane dal campanile della chiesa.

L’Aliva ‘Mpittata (Foto S. Scalia)
L’Aliva ‘Mpittata (Foto S. Scalia)

La tradizione ci dice che dopo la distruzione del paese gli abitanti si dispersero, sbandati, nelle terre circostanti. Coloro che avevano salvato le campane, percorrendo quella che oggi viene indicata come Via Madonna degli Ammalati, raggiunsero un poderoso albero di ulivo e qui, sempre secondo la tradizione, appesero la campana grande ad uno dei suoi rami più robusti: cosicché al suono (si dice veramente armonioso) dei suoi rintocchi i paesani, attoniti e terrorizzati, potessero trovare un conforto ed un punto di riferimento, aggregandosi e facendosi coraggio a vicenda. L’ulivo in questione – aliva, in dialetto – esiste ancora.

Da allora, per ricordare l’evento, e per sottolineare quanto robusto fosse questo esemplare di ulivo pluricentenario, gli si dette il nome di Aliva ‘Mpittata, cioè che sta a fronte per combattere, o contrastare, che sta a petto, per obsistere, resistere (dal Vocabolario siciliano etimologico italiano e latino III – 1789 – di M. Pasqualino).

La lapide che ricorda l’evento (foto S. Scalia)
La lapide che ricorda l’evento (foto S. Scalia)

Il 31 marzo del 1965, lungo il muretto a secco che delimita la proprietà nella quale si trova la pianta, fu posta una lapide su cui è inciso:

INCALZATO DALLA COLATA LAVICA DEL MARZO 1669 IL POPOLO DI MISTERBIANCO A QUESTO ALBERO CARO ALLA TRADIZIONE APPESE LA STORICA CAMPANA DELLA CHIESA MATRICE TRAVOLTA”.

L’Aliva ‘Mpittata – da Misterbianco nella Storia di Alfio Longo, edito dalla Società Storica Catanese (1972)
L’Aliva ‘Mpittata – da Misterbianco nella Storia di Alfio Longo, edito dalla Società Storica Catanese (1972)

Dobbiamo ancora una volta a Domenico Agosta una ricostruzione dell’avvenimento, nella quale si vedono gli sfollati con le loro masserizie e la campana, posta ad un ramo dell’Aliva:

Questo commovente episodio è stato anche celebrato dal poeta misterbianchese Titta Abbadessa, che ha scritto una poesia dal titolo All’Aliva ‘Mpittata:

Bassorilievo
Bassorilievo dedicato a Titta Abbadessa – Lapide posta dal Comune di Camporotondo Etneo, posta a Piano Tavola

Carrica d’anni, viva e rigugliusa, Si’ sempri virdi, «Aliva ‘mpittata»; Si’ forti e ccu’ssa frunna maistusa;

Si’ la Rigina, Tu, di di sta cuntrata. E intra di sta terra ginirusa, china di focu, …e di suli vasata, nasci la To’ liggenda gluriusa di fidi e divuzioni rinnuvata.

Ricordi a tutti un’ebbica luntana: quannu sutta di chissa virdi frunna surriggisti ‘na profuga campana…

 Lu fascinu ch’attornu ti circunna è fidi vera, fidi cristiana, ca iù ti cantu e lu me’ cori abbunna.

La nuova campana
La nuova campana

Le storie legate alle campane della vecchia Misterbianco non finiscono qui: il 24 luglio del 2010 la comunità realizzò una nuova campana, da porre sui resti del campanile della vecchia Matrice, a Campanarazzu. Ovviamente, nel corso della processione per il trasporto del nuovo bronzo, fu d’obbligo una sosta presso l’Aliva ‘Mpittata.

Cartolina commemorativa del trasporto della nuova campana (Collezione personale)
Cartolina commemorativa del trasporto della nuova campana (Collezione personale)

La nuova campana, dal peso di 300 chilogrammi, fu posta in cima ad un traliccio in metallo realizzato all’interno del campanile di Campanarazzu: per la prima volta dopo 341 anni una campana tornava a suonare nel luogo dove era sorto Monasterium Album.

Campanarazzu 2019
Campanarazzu 2019

Ma… a fine febbraio del 2014, in occasione di un sopralluogo nel sito dove erano in corso i lavori di scavo e sistemazione dei resti della vecchia Matrice, ci si accorse che la campana… era stata trafugata (La Sicilia del 24/02/2014).

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