Domenica 18 novembre 2018, alle ore 18, presso la Drogheria artistica Vladivostok a Catania (Via Crociferi 24/26/28), verrà presentato il nuovo libro pubblicato da #villaggiomaoriedizioni, “I libri delle donne. Case editrici femministe degli anni Settanta”, opera prima di Vera Navarria (prezzo 15 euro).

COPERTINA VERA 1

<<Ogni donna che oggi viene pubblicata senza stupore, vince un premio letterario, svetta sulla classifica dei best seller, è recensita con attenzione da un critico mentre cinquant’anni fa sarebbe stata ignorata, ha un debito di riconoscenza verso le femministe e loro case editrici di quegli anni>>

Vera Navarrìa, ricostruendo il fervore culturale nato dalle istanze femministe e il ruolo svolto dalle case editrici che «vivevano per un fine ideale, dare voce alle donne, alla loro differenza, alla loro creatività», fa un quadro dell’editoria femminista europea, si sofferma su quella italiana e svela di avere «appreso con stupore che per alcuni anni il mondo ha conosciuto un circuito editoriale diverso […]che nelle sue spinte più utopiche ambiva a fare da sé, a fare a meno del compromesso con l’editoria “tradizionale”, capitalista, “degli uomini”, […] colpevole di non pubblicare abbastanza autrici e di essere il primo anello di trasmissione di una cultura pensata esclusivamente dagli uomini, dalla quale le donne si sentivano non rappresentate ed escluse».

Di queste case editrici Navarrìa racconta genesi, modo di lavorare, copertine e storie personali di donne certe di avere qualcosa da dire e di poter rivendicare un ruolo rilevante. Tanto da far asserire a Monica Romano, nella postfazione, che «ancora oggi, sono le parole di altre donne a mettermi in salvo».

(Gaetano Perricone). Posso dire che conosco Vera Navarria da ragazzina, da quando nel 1998 ebbi la fortuna e il privilegio di venire a lavorare all’Ente Parco a Nicolosi, alle pendici dell’Etna. La sua mamma, Agata Puglisi, donna di grandi capacità e di formidabile determinazione, è stata per 18 anni una mia straordinaria collega di lavoro al Parco e insieme siamo stati tra i protagonisti della meravigliosa avventura che ha portato la nostra Muntagna nel Patrimonio dell’Umanità. Oggi Agata è tra le mie più care amiche, insieme all’amabilissimo Saro, papà della nostra autrice. Ho seguito la crescita e il brillante percorso culturale di Vera, ragazza di non molte parole ma di grande intelligenza, attraverso gli orgogliosi racconti della madre; sono stato, dunque, estremamente contento nell’apprendere la notizia di questa sua interessantissima “opera prima”, significativa ricerca su un pezzo importante della cultura italiana contemporanea e le ho subito chiesto, con grande piacere, di presentarla con una sua riflessione su questo blog. Eccola, semplice e profonda, intensa e appassionata, la nota di Vera Navarria, alla quale auguro con tutto il cuore un luminoso futuro da scrittrice e, soprattutto, che ogni suo desiderio si avveri. Ad maiora, cara Vera !

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di Vera Navarria

foto piazza Elsa Morante

È giovedì 8 novembre, un dopopranzo come tanti, quando mi dicono che il mio primo libro è arrivato da Fano, dove è stato stampato, a casa sua, a Catania, in via Sant’Elena, nella sede dell’editore Villaggio Maori. Per un po’ provo a fregarmene, a fare la sostenuta, ad andare avanti con gli impegni della giornata, a non buttare all’aria tutti i progetti per quello che mi sembra un cedimento alla vanità.

Poi capisco il mio errore, mi vesto letteralmente con le prime cose che mi capitano a tiro e corro a prenderlo finché in redazione c’è ancora qualcuno. Eccolo. Che strano. È un oggetto insieme familiare e alieno, come tutte le cose che hanno richiesto un lungo lavoro per poi assumere una forma nuova. C’è il mio nome in copertina, e ho imparato a non darlo per scontato. Quando le donne hanno iniziato a scrivere per essere pubblicate, i loro nomi in copertina non c’erano. L’ho sempre saputo ma in qualche modo l’ho capito davvero proprio col mio libro, mentre facevo le ricerche sulla casa editrice Virago di Londra, che ha pubblicato molti romanzi di autrici di fine Ottocento e dei primi anni del Novecento, alcune delle quali avevano dovuto scrivere sotto pseudonimo.

Il libro lo presento domenica 18, e i miei genitori sono orgogliosi, gli amici persino più felici di me, ho ricevuto le congratulazioni di tutti. In passato, quando una donna scriveva qualcosa, l’annuncio della sua nuova opera non suscitava la felicità di nessuno, semmai sconcerto e preoccupazione, oltre che tentativi di boicottaggio più o meno riusciti.

E di cosa parla, questo mio libro? Di quelle coraggiose che, negli anni ’70, hanno fatto in modo che ledonne, quasi sempre rifiutate dagli editori maggiori, fossero invece pubblicate, mettendo su intere case editrici perché ciò avvenisse; case vissute come il prolungamento del loro impegno femminista, nelle quali hanno lavorato spesso gratis.

È stata una grande impresa collettiva, che tra gli anni ’70 e gli ’80 ha portato alla nascita di oltre 140 case editrici femministe in tutto l’Occidente. Carmen Callil (Virago), Laura Lepetit (la Tartaruga), Manuela Fraire (Edizioni delle donne), Adela Turin (Dalla parte delle bambine), Antoinette Fouque (Éditions des femmes) sono solo alcune delle donne a cui devo la mia riconoscenza.

Perché in qualche modo sento che è merito loro, se su questo libro c’è il mio nome, se l’editore l’ha pubblicato, se i miei genitori sono contenti, e se in qualche modo ho superato la vergogna di averlo scritto.

BIOGRAFIA 
 Vera Navarrìa è nata a Catania nel 1986. Si è laureata in Lettere moderne con una tesi su Goliarda Sapienza. La passione per i libri l’ha portata a Milano, dove ha collaborato con la casa editrice Il Saggiatore e si è specializzata in Cultura e storia del sistema editoriale.  È una femminista e un’attivista per i diritti Lgbt. I libri delle donne è la sua prima opera.

 

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Gaetano Perricone

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