di Santo Scalia

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Cosa sono i “maar”? Cosa è l’Eifel?

Prima di rispondere alla prima di queste due domande, sarebbe più corretto chiedersi cosa siano i maare, essendo questo il plurale del termine maar, in lingua tedesca. Ma preferisco non coniugarlo, trattandosi di un termine specialistico utilizzato in vulcanologia. Per evitare di dare delle interpretazioni non corrette, mi sono rifatto al vocabolario online della Treccani che così sinteticamente spiega il significato del termine: «In geologia, cavità imbutiforme (spesso riempita d’acqua, e formante un piccolo lago), di perimetro variabile da una a diverse centinaia di metri, originatasi per lo più in terreni vulcanici per esplosione di gas endogeni talvolta accompagnata da proiezione di frammenti rocciosi. Sempre Treccani, nella enciclopedia online, più precisamente specifica: «In vulcanologia, cavità imbutiforme, a sezione grossolanamente circolare, larga da alcune centinaia di metri fino a circa 3 km, che costituisce un cratere formatosi in seguito a eruzioni freatiche o freatomagmatiche. Il maar, il cui fondo giace al di sotto del locale livello del suolo, può essere profondo da 10 fino a 500 m, mentre il suo bordo si può innalzare da alcuni metri fino a circa 100 m rispetto al terreno circostante. I prodotti piroclastici che lo costituiscono generalmente consistono di ceneri stratificate.»

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Ed infine, la stessa fonte, ma nell’Enciclopedia Italiana online, aggiunge: «Spesso i maar sono riempiti di acqua e formano piccoli laghi.I maar in sezione appaiono circolari o ellittici con diametro da 100 a 1000 e più metri. Si riscontrano nell’Eifel, nella Svevia, nell’Alvernia e nell’America Centrale e sono per lo più ripieni d’acqua, ma non debbono confondersi con i crateri-lago di alcuni vulcani spenti

Alcuni dei maar dell’Eifel (Cartolina postale – collezione personale)

Dal punto di vista etimologico il termine maar nella lingua tedesca moderna è un vocabolo neutro, simile al termine antico meri e all’attuale meer; tutti questi termini comunque deriverebbero dal latino (mare, maris), che ha l’ovvio significato di una grande distesa d’acqua.

Rispondere alla seconda delle due domande poste al principio è invece più facile: guardando un atlante geografico si vede che l’Eifel è una regione della Germania, situata a sud di Bonn, confinante ad occidente con il Belgio. E’ un altopiano (altezza media 500 m s.l.m.) e arriva ad Est fino al fiume Reno.

La Deutsche Vulkanstraβe (Foto S. Scalia)
La Deutsche Vulkanstraβe (Foto S. Scalia)

Dal punto di vista geologico l’Eifel è la regione più attiva della Germania, ed è attraversata dalla cosiddetta Deutsche Vulkanstraβe (la “strada dei vulcani”); questa collega in un percorso organico le varie località correlate ai segni visibili, e visitabili, della passata attività vulcanica della regione.

Il Lava-Dome a Mendig (Foto S. Scalia)
Il Lava-Dome a Mendig (Foto S. Scalia)

Qualche anno fa ho visitato l’Eifel Facendo base a Mendig, cittadina tra le località di Mayen e Andernach e ho avuto modo di visitare le principali attrazioni geo-vulcanologiche dell’area, non presenti dalle nostre parti. Proprio a Mendig si trova il Lava-Dome, un’area espositiva di 700 metri quadrati, un mini-museo vulcanologico ben curato e strutturato.

Visita al Lavakeller, cava sotterranea di basalto. (Foto S. Scalia)
Visita al Lavakeller, cava sotterranea di basalto. (Foto S. Scalia)

1 Lavakeller

Appena fuori dall’abitato ecco il Lavakeller, una cava sotterranea di basalti colonnari, a 30 metri di profondità, e, cosa non trascurabile, il VulkanBrauerei, fabbrica di un’ottima birra – denominata, guarda caso Vulkan Beer.

Seguendo ancora la Deutsche Vulkanstraβe – che in totale è lunga 280 chilometri – nella cittadina di Mayen si trova il Terra Vulcania Discovery Centre, un grande parco naturalistico a testimonianza del lavoro dell’uomo e dello sfruttamento dei materiali vulcanici estratti dalla terra; annesso al parco è un interessante museo a carattere vulcano-antropologico.

Ed ancora, a Plaidt, c’è un interessante centro informazioni sulla storia vulcanica dell’Eifel, ad Andernach, nella valle del Reno, un particolare Geyser che ogni due ore emette una colonna d’acqua alta 60 metri, spinta dal biossido di carbonio che risale da antiche e profonde sorgenti vulcaniche.

il Laacher See ed, in basso, l’abazia di Laach (Cartolina postale – collezione personale)

Ma torniamo ai maar dell’Eifel: a circa 40 chilometri da Bonn, e vicinissimo a Mendig, si trova quello che molti, erroneamente, ritengono essere il più grande dei maar della regione, il Laacher See (ovvero Lago di Laach, nome che deriva dall’abazia benedettina che si trova nelle immediate vicinanze). In realtà i vulcanologi pensano si tratti di un vero e proprio cratere che circa 13000 anni fa ha dato origine ad una enorme eruzione di tipo pliniano (più importante ancora di quella del Vesuvio del 76 d.C.).

Alcuni maar dell’Eifel (da cartoline postali – collezione personale)
Alcuni maar dell’Eifel (da cartoline postali – collezione personale)

Tanti altri maar si trovano nei dintorni: Meerfelder Maar, Schalkenmehren Maar, Pulvenmaar, Weinfelder Maar, Gemündener Maar, Ulnemer Maar, Holzmaar, ed altri ancora. Questi, contrariamente al succitato Laacher See, sono stati generati da eruzioni freatiche o freatomagmatiche.

 

Il maar francese Lac Pavin (cartolina postale – collezione personale)
Il maar francese Lac Pavin (cartolina postale – collezione personale)

Anche in Francia, nella regione dellAuvergne (Alvernia) si possono ammirare splendidi maar, come il Lac Pavin, circondato da una bellissima area boschiva e formatosi più di 7000 anni addietro, o il Gour de Tazenat nato oltre 10000 anni fa.

Schema esplicativo della formazione del maar Lac Pavin (cartolina postale - collezione personale)

Tornando ancora una volta alle spiegazioni sintetiche fornite dalla Treccani, possiamo ritenere in generale che i maar siano «il risultato della potente spinta esercitata dal magma fino a rompere e a far saltare in aria gli strati compressi; difatti il loro fondo è per lo più chiuso da un neck». Una potentissima esplosione freatomagmatica è quindi all’origine di queste formazioni, generalmente poi colmate dall’acqua; una schema didattico sulla loro formazione (nel caso specifico relativo al Lac Pavin) è riportato qui di seguito:

Nella Fotogallery allegata, oltre ad altre immagini relative ai maar della Germania, troverete anche un altro schema, relativo alla formazione del Gour de Tazenat, realizzato dal geologo ed esperto di vulcani Pierre Lavina.