di Milena Di Bella

NUOVA MILENA CON ELIA E BIANCA
Milena con i bellissimi Elia e Bianca

La notizia è arrivata anche qui, da noi, nel nostro caldo e solare Sud, come un fulmine a ciel sereno.  Il presidente del Consiglio e il Ministro dell’istruzione confermano la chiusura delle scuole fino al 15 marzo, per adesso. Oltre a tutte le precauzioni a contorno, da seguire e far seguire ai bambini. E ora, che si fa? Come mi organizzo coi bimbi e col lavoro? Come faccio capire ai bambini che col coronavirus devono lavare le mani più volte? Come faccio a spiegare il buonsenso ai bambini?

Mille domande mi attanagliano la mente mentre cerco di capire come organizzare la nostra nuova vita con un pò di libertà in meno e qualche rinuncia in più. Ed ecco che il piano dei prossimi due giorni è bello e pronto, con mio marito che collabora e grazie a Dio può farlo, ed io che mi ritengo fortunata perché lavoro in una azienda seria che rispetta il lavoratore.

Ed eccoci qui, al primo giorno di vacanza da scuola per il coronavirus, con mio marito che fa il mammo a casa, ed io a lavoro. Ci diamo il cambio ad ora di pranzo, quando lui inizia il suo turno ed io finisco il mio. Ecco, e ora? Dove vado adesso coi bambini? Che facciamo? “Dai bambini, visto che siamo in zona, andiamo da Ikea, vi porto allo Smaland così nel frattempo acquisto una cosa che serviva a casa“. Ma non avevo fatto i conti col coronavirus anche qui, Smaland chiuso quindi, giustamente, infatti, ok, come non detto. Li porto con me dentro Ikea, un gelatino e qualche corsetta di troppo, e si esce.

Bianca ed Elia da Ikea
Bianca ed Elia da Ikea

Ops, vero, sono quasi le 16, ci sarebbe la scuola di danza per la bimba, con qualche accorgimento in più da tenere, viste le nuove disposizioni. Ma mi scoccia un po’ portare 3 paia di scarpe (motivi igienici, dicono, giustamente) per un’ora di danza della bimba, e sono felice che lei voglia rinunciare perché la sua amica del cuore non va. Allora, dove si va adesso? Si va dal parrucchiere, Elia deve tagliare i capelli perché sono lunghi, ed io devo per forza per fare il colore. Certo, il parrucchiere è dentro il centro commerciale, potrebbe esserci un sacco di gente in giro, non sarà peggio che stare a scuola? Eppure trovo il centro commerciale insolitamente con poca gente in giro, mi sembra una situazione da rifugio post atomico. Vabbè, meglio non pensarci, e trascorriamo due ore dal parrucchiere, uscendone rigenerati.

Solo che il frigo è quasi vuoto, forse è meglio approfittare e comprare qualcosa per cena? Posso evitare di fare la spesa per essere coerente con le disposizioni? No, il frigo è vuoto, ed io non ho come fare diversamente. Entri quindi al supermercato, stando comunque attento alle distanze, anche se tenere i bambini a bada è più complesso. Passa mezz’ora e pfui, spesi a finita, esci che è già buio, respiri l’aria aperta del centro commerciale chiedendoti se tutto quello che sta succedendo è reale, anche se è surreale.

Sei comunque felice di stare un pò di più coi bimbi, e di allentare un pò il ritmo perché forse è il momento per tutti di riflettere sul senso della vita, su dove sta andando questo pianeta e questo piccolo mondo che è un puntino nell’universo, così piccolo e fragile. Eppure i bambini ti aiutano anche a non pensarci a queste cose, ti aiutano a sentirti leggera … sanno di questo coronavirus, dicono che l’hanno portato i cinesi, ed io puntualmente li smentisco, ma dico loro di lavare sempre le mani, e di evitare di mettere le mani in bocca.

Il weekend si avvicina e il piano di prossima settimana è bello e fatto, tra nonni sitter che si trasferiscono da noi e turni di lavoro alternati con mio marito, conditi con un pò di lavoro da casa. Per i bambini è un momento di festa, di dolce far meno del solito, “i compiti li faccio prima che ricominci la scuola”, mi dice mio figlio. Eh no, Elia, devi studiare e sentirti come a scuola, non è una vacanza come le altre, non sappiamo quanto durerà. Dopo il 15 comunque sia, si vedrà, intanto navighiamo a vista, per fortuna senza grossi problemi per tenere i bimbi.

E poi mi chiama Laura, che lavora e ha difficoltà, senza nonni e senza marito. Fa un lavoro che non le permette di stare a casa. Come farà, adesso ? OK, una cosa per volta, cercherò di capire come aiutare anche lei, alla faccia del coronavirus, sperando che tra qualche settimana sarà diventato solo un brutto ricordo, che mina la salute e la libertà.

Con il titolo: un’aula vuota, foto dal web

Milena Di Bella

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