di Antonella De Francesco
Un film per immagini in cui magnificamente la regista Emma Dante, ridensificando le scene già portate in teatro, dà vita e dignità a quei corpi caricaturizzati sulle scene che ora assumono contorni vivi e strazianti. Si tratta dell’adattamento cinematografico di una pièce che ha conquistato a Emma Dante il Premio Ubu, massimo alloro del teatro, per il migliore spettacolo e la migliore regia.
Le sorelle Macaluso siamo tutti noi, i nostri sogni mai realizzati, il trascorrere del tempo con la ritualità dei nostri gesti sempre uguali in età diverse, i dolori custoditi nelle nostre case, le immagini dei traumi che ci accompagneranno per sempre, i ricordi nelle cose che in vita abbiamo accumulato, le parole che ci hanno stregato, le colpe che ci hanno attribuito, le ricostruzioni di fatti accaduti nel modo in cui ognuno li ha percepiti. Immagini così ravvicinate di vita e di morte, di giovinezza e di vecchiaia, piccole brecce nei muri da cui poter spiare il mondo per riscoprire noi stessi.
Gli unici a poter volare sono i colombi, alti sopra le nostre miserie, ma che tornano sempre a casa.
Nel film la casa ha la sacralità di un tempio, dove le stanze prima piene e poi vuote raccontano di chi non c’è più attraverso inquadrature che non lasciano scampo, perché non trascurano i dettagli. Molte scene commoventi stringono il cuore in una morsa, perché qualunque sia stata la nostra esistenza, una parte di essa è li, tra le mura della casa e nella vita umile e modesta delle Sorelle Macaluso .
Da non perdere.

Gaetano Perricone

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